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Art. 157 Codice Penale — Anno 2026

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495 provvedimenti

Altri anni per Art. 157 Codice Penale

Danneggiamento seguito da incendio: colpa, dolo e pericolo
Un giovane ha appiccato ripetutamente il fuoco ai quadri elettrici di un immobile in ristrutturazione mediante l'uso di benzina. Il proprietario ha sorpreso l'autore sul fatto mentre le fiamme rischiavano di estendersi alla vegetazione e agli edifici vicini. La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità per il reato di danneggiamento seguito da incendio, respingendo le tesi difensive sulla presunta assenza di pericolo e sul dolo. La Suprema Corte ha precisato che il delitto sussiste quando l'agente intende solo danneggiare la cosa, ma crea un pericolo concreto per la pubblica incolumità. I giudici hanno tuttavia annullato senza rinvio la condanna alle spese per la parte civile, poiché il giudice d'appello aveva integrato illegittimamente la decisione con un provvedimento separato successivo.
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Prescrizione della ricettazione e recidiva: ricorso inammissibile
L'Imputato, condannato per il delitto di ricettazione, ha proposto ricorso per cassazione lamentando l'errata applicazione della recidiva reiterata e la maturata estinzione del reato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso totalmente inammissibile. I giudici hanno confermato la piena legittimità dell'aggravante della recidiva, motivata in modo logico e coerente dai giudici di merito. Tale contestazione produce effetti determinanti sul calcolo dei termini di legge: la prescrizione della ricettazione, considerata la recidiva qualificata e le cause di sospensione, si compie solo dopo ventidue anni dalla data del fatto. Il reato non era affatto prescritto al momento della decisione. La Suprema Corte ha confermato la condanna e ha sanzionato il ricorrente con le spese di giudizio e il pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Bancarotta fraudolenta patrimoniale: condanna cancellata dal tempo
L'amministratore di una società fallita subiva una condanna per il reato di bancarotta fraudolenta patrimoniale, commesso nel 2013. Il manager proponeva ricorso per Cassazione contestando la motivazione della Corte d'Appello circa la sussistenza degli elementi del reato e la responsabilità omissiva. I giudici di legittimità hanno ritenuto il ricorso ammissibile per difetto di chiarezza nella motivazione dei giudici territoriali. Tuttavia, in mancanza dei presupposti per un proscioglimento immediato nel merito e accertato il decorso del termine massimo previsto dalla legge senza sospensioni, la Suprema Corte ha dichiarato estinto il reato. La vicenda si è conclusa con l'annullamento senza rinvio della sentenza impugnata per intervenuta prescrizione.
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Prescrizione del reato di ricettazione: condanna annullata
I giudici di merito condannavano L'Imputato per un episodio contestato nel 2015. La difesa impugnava la decisione contestando vizi nella notifica degli atti e l'avvenuta estinzione dell'addebito. La Corte di Cassazione, pur ritenendo non manifestamente infondati i motivi di ricorso sui difetti procedurali, accertava il decorso del tempo massimo di legge comprensivo dei periodi di sospensione. I giudici di legittimità dichiaravano quindi la prescrizione del reato di ricettazione, cancellando la sanzione e annullando senza rinvio la precedente condanna.
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Reato di ricettazione: merce rubata in strada e recidiva
La Suprema Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un imputato per il reato di ricettazione, respingendo la richiesta di derubricazione in incauto acquisto. Le forze dell'ordine avevano sorpreso l'uomo a vendere in strada beni rubati pochi giorni prima. La difesa sosteneva inoltre l'avvenuta prescrizione del reato, contestando il calcolo della recidiva reiterata. I giudici hanno chiarito che la recidiva aumenta legittimamente sia il tempo base sia il termine massimo di prescrizione, senza violare il divieto di doppio giudizio. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese e alla Cassa delle ammende.
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Delitto di ricettazione: respinta la tesi sulla prescrizione
L'Imputato ha presentato ricorso per cassazione contro la condanna per il delitto di ricettazione, contestando la sussistenza dell'elemento psicologico del reato e invocando l'intervenuta prescrizione dei fatti avvenuti nel maggio 2017. La Corte Suprema ha dichiarato l'inammissibilità totale dell'impugnazione. I giudici hanno rilevato che il primo motivo ripeteva pedissequamente le argomentazioni già respinte in appello senza criticare la decisione dei giudici di secondo grado. Riguardo alla prescrizione, la Corte ha accertato che il termine massimo di dieci anni non era affatto trascorso al momento del giudizio. L'Imputato perde definitivamente la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese legali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Dichiarazione fraudolenta e fatture false: condanna confermata
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un amministratore societario condannato per dichiarazione fraudolenta mediante l'uso di fatture per operazioni inesistenti e per occultamento delle scritture contabili. L'imputato ha prima dichiarato di non possedere il libro inventari e poi ne ha consegnato uno palesemente manomesso, inserendo inoltre costi fittizi di una ditta terza i cui operai lavoravano altrove. La difesa ha tentato di far valere la prescrizione del reato e vizi di motivazione. I giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna penale: la prescrizione si calcola al momento della lettura del dispositivo di appello e l'inammissibilità impedisce l'estinzione del reato.
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Revisione della sentenza penale e prescrizione: no al ricorso
Un condannato per reati sugli stupefacenti ha richiesto la revisione della sentenza penale definitiva sostenendo l'estinzione del fatto per prescrizione prima della condanna. La richiesta nasceva dalla correzione della data del reato tramite procedura di errore materiale. I giudici hanno respinto l'istanza. La Suprema Corte ha confermato l'inammissibilità, stabilendo che la revisione della sentenza penale non può essere invocata per far valere la prescrizione non rilevata nei precedenti gradi di giudizio.
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Sicurezza sul lavoro: la prescrizione del reato cancella le pene
Il datore di lavoro riceve una condanna penale per varie violazioni delle norme sulla sicurezza aziendale. L'imputato presenta ricorso per Cassazione contestando la mancata valutazione della particolare tenuità del fatto da parte dei giudici di merito. La Suprema Corte accerta che il ricorso è ammissibile poiché il tribunale ha omesso del tutto di motivare il diniego della causa di non punibilità. Poiché l'impugnazione è valida, il decorso del tempo estingue gli illeciti contestati. La Cassazione dichiara la prescrizione del reato e annulla la condanna senza rinvio.
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Bancarotta fraudolenta documentale: reato estinto per prescrizione
La Corte d'Appello aveva confermato la condanna penale nei confronti di un imprenditore per bancarotta fraudolenta documentale a seguito del fallimento della sua società dichiarato nel 2013. Il manager ha proposto ricorso per Cassazione contestando la presenza del dolo e l'illogicità della motivazione. I giudici supremi hanno ritenuto l'impugnazione ammissibile e non manifestamente infondata. Tuttavia, il notevole lasso di tempo trascorso dalla dichiarazione di dissesto societario ha determinato l'estinzione del reato prima dell'esito finale. La Suprema Corte ha pertanto annullato la sentenza di condanna senza rinvio per intervenuta prescrizione, azzerando le conseguenze penali a carico dell'imputato.
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Furto di energia elettrica: la condanna dell’inquilino abusivo
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale nei confronti di un inquilino per furto di energia elettrica aggravato. L'imputato continuava a usufruire della corrente all'interno della propria abitazione in locazione nonostante il contatore fosse stato formalmente distaccato dalla società fornitrice. La difesa contestava l'identificazione dell'immobile a causa di una discordanza sui numeri civici del complesso residenziale ed eccepiva l'avvenuta prescrizione del reato. I giudici supremi hanno respinto ogni censura. La Corte ha chiarito che i diversi civici indicavano unicamente accessi secondari del medesimo immobile. Inoltre, il calcolo dei tempi di estinzione del reato proposto dal ricorrente era errato. La presenza di aggravanti speciali e della recidiva reiterata allunga in modo determinante i termini di prescrizione, impedendo l'impunità del responsabile.
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Reato di ricettazione per merce falsa senza fattura
Un commerciante esponeva nel proprio negozio capi di abbigliamento contraffatti e supporti digitali privi del contrassegno di legge, senza possedere fatture di acquisto o autorizzazioni. La difesa chiedeva la riqualificazione della condotta in acquisto di cose di sospetta provenienza e la conseguente prescrizione. La Corte di Cassazione ha confermato la sussistenza del reato di ricettazione. La totale assenza di documentazione commerciale e la scarsa qualità dei beni dimostrano l'accettazione consapevole della loro provenienza illecita. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, ma ha corretto l'errore materiale presente nel dispositivo di appello rideterminando la pena a otto mesi di reclusione.
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Prescrizione del reato di furto: il ricorso fallisce
Un imputato, condannato per il delitto di furto in abitazione, ha proposto ricorso per Cassazione contestando il mancato riconoscimento della prescrizione e delle attenuanti generiche. Il ricorrente sosteneva che il tempo per punire il fatto fosse scaduto prima della sentenza di secondo grado. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il conteggio difensivo ignorava i periodi di sospensione del procedimento, tra cui oltre otto mesi di astensione delle udienze. Di conseguenza, la prescrizione del reato di furto non è maturata. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese legali e a una sanzione di tremila euro.
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Prescrizione del reato: la Cassazione nega l’estinzione
Diversi imputati hanno proposto ricorso per cassazione contro la condanna per reati contravvenzionali commessi nel dicembre 2018. La difesa ha sostenuto l'avvenuta prescrizione del reato, invocando l'incostituzionalità della sospensione del termine prevista dalla disciplina transitoria introdotta dalle riforme succedutesi nel tempo. I giudici di legittimità hanno rigettato i ricorsi confermando la piena validità della sospensione della prescrizione introdotta dalla legge Orlando per i reati commessi tra il 3 agosto 2017 e il 31 dicembre 2019, alla luce della recente pronuncia della Corte Costituzionale. La Cassazione ha quindi confermato le condanne inflitte ai ricorrenti con addebito delle spese processuali.
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Traffico di sostanze stupefacenti: l’ortofrutta cela 300 chili
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per traffico di sostanze stupefacenti a carico di un trasportatore. Le forze dell'ordine avevano sequestrato trecento chili di hashish all'interno di un'autorimessa. L'imputato trasportava la merce illecita a bordo del proprio furgone, celandola sotto cassette di ortaggi e verdura fresca. L'indagato ha contestato la mancata acquisizione delle mappe delle telecamere stradali e ha invocato la prescrizione del reato. I giudici supremi hanno respinto ogni censura. La Corte ha chiarito che il giudice di appello può rifiutare nuove prove senza una motivazione complessa se il quadro probatorio risulta già completo. L'ingente quantità di droga allunga inoltre i termini di prescrizione fino a oltre dodici anni. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese.
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Reato di ricettazione: smentita la prescrizione
L'imputato subiva una condanna per porto di arma clandestina e ricettazione. Nel ricorso in Cassazione, la difesa chiedeva la prescrizione per il reato di ricettazione, sostenendo che l'acquisto dell'arma risalisse a circa dieci anni prima. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno osservato che il perfetto stato di conservazione dell'arma sequestrata smentisce la versione dell'acquisto remoto fornita dall'imputato, il quale peraltro non ha indicato il prezzo né il venditore. Di conseguenza, la Corte ha confermato la condanna a un anno e otto mesi di reclusione con ottocento euro di multa, condannando il ricorrente anche al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Prescrizione del reato: prevale sulla tenuità
La Corte d'appello confermava la non punibilità per particolare tenuità del fatto nei confronti di un imputato accusato di frode assicurativa, omettendo di dichiarare l'intervenuta prescrizione del reato maturata prima del secondo grado. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'imputato, stabilendo che la declaratoria di estinzione per decorso del tempo prevale sulla tenuità del fatto. La mera contestazione della recidiva non applicata in primo grado non estende i termini temporali, né i giudici d'appello possono aggravarli d'ufficio. La Suprema Corte ha annullato la sentenza senza rinvio ed eliminato ogni effetto civile.
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Reato di truffa e recidiva: condanna definitiva senza sconti
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a carico de L'Imputato per il reato di truffa patrimoniale. La difesa contestava l'esistenza degli elementi della frode, lamentava la mancata concessione delle attenuanti generiche ed eccepiva l'avvenuta prescrizione del reato, sostenendo l'inapplicabilità della recidiva. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. L'impugnazione si limitava a riproporre argomenti già ampiamente smentiti dalle prove raccolte nei precedenti gradi di giudizio, senza una critica puntuale alla decisione impugnata. Inoltre, la Corte ha ribadito che le attenuanti generiche non costituiscono un diritto automatico e che la recidiva reiterata, regolarmente applicata fin dal primo grado, ha esteso i termini di prescrizione, impedendo l'estinzione del reato. L'Imputato è stato condannato alle spese e a una sanzione di tremila euro.
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Fatture false o consulenza reale: la Cassazione annulla la condanna
I giudici di merito hanno condannato il legale rappresentante di una società di consulenza per il reato di emissione di fatture per operazioni inesistenti, finalizzato a far evadere l'IVA a una ditta terza. La difesa ha contestato la condanna, dimostrando l'effettivo svolgimento dell'attività di intermediazione commerciale e l'assenza del dolo di evasione. La Corte di Cassazione ha accolto le censure difensive: l'attività lavorativa era reale e i giudici d'appello hanno presunto il fine di evasione in modo automatico ed errato. Tuttavia, data la fondatezza del ricorso e il decorso del tempo massimo previsto dalla legge, i Supremi Giudici hanno annullato la sentenza senza rinvio per sopravvenuta prescrizione del reato.
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Prescrizione lottizzazione abusiva: i lavori prolungano il reato
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo che la prescrizione lottizzazione abusiva fosse già maturata prima dell'azione penale. Il ricorrente collocava la fine dei lavori a una data antecedente rispetto a quella accertata dai rilievi fotografici. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che questo reato urbanistico ha natura progressiva. L'illecito non cessa con i frazionamenti iniziali, ma continua fino all'ultima opera di completamento, come l'installazione di vetrate e coperture. Di conseguenza, il decorso del tempo non ha cancellato il reato e l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese.
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