LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 157 Codice Penale — Anno 2026

Pagina 4 di 25

495 provvedimenti

Altri anni per Art. 157 Codice Penale

Reato di evasione: condanna confermata e sanzione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per il reato di evasione. L'uomo contestava l'applicazione della recidiva, il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche e la presunta estinzione del reato per intervenuta prescrizione. I giudici supremi hanno rilevato che i motivi del ricorso erano generici e riproducevano semplicemente le censure già respinte nei precedenti gradi di giudizio, senza confrontarsi criticamente con la decisione impugnata. La Corte ha inoltre accertato che il termine di prescrizione non era maturato prima della pronuncia d'appello. L'imputato ha perso definitivamente la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese legali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Rinvio d’ufficio e richiesta di discussione orale
Due imputati impugnano la condanna della Corte di Appello. Il difensore eccepisce la nullità del giudizio di secondo grado per mancata comunicazione del rinvio dell'udienza, sostenendo che tale omissione abbia impedito di presentare la richiesta di discussione orale e nuove memorie. Inoltre, deduce la prescrizione per il reato contravvenzionale di porto di armi od oggetti atti ad offendere. La Corte di Cassazione chiarisce che il differimento d'ufficio dell'udienza non riapre i termini per domandare la trattazione orale se la scadenza per la prima udienza era già spirata. Tuttavia, i giudici accolgono il motivo relativo all'estinzione del reato contravvenzionale per prescrizione, annullano parzialmente la sentenza senza rinvio per uno degli imputati e rideterminano la pena finale a dieci mesi di reclusione, rigettando nel resto i ricorsi.
Continua »
Dalla condanna in appello alla prescrizione del reato
La Corte d'Appello confermava la condanna a nove mesi di reclusione per violazione della legge sugli stupefacenti di lieve entità. L'Imputato proponeva ricorso per Cassazione lamentando la mancata concessione della trattazione orale in appello e chiedendo il proscioglimento. I Giudici di legittimità hanno rilevato che l'istanza di discussione orale inviata telematicamente non presentava data certa ed era riferita ad altro adempimento difensivo. Tuttavia, poiché il motivo di ricorso non era manifestamente infondato, il rapporto processuale si è validamente costituito. Tale circostanza ha permesso alla Corte di rilevare il decorso del tempo massimo consentito dalla legge e dichiarare la prescrizione del reato, con conseguente annullamento senza rinvio della condanna.
Continua »
Prescrizione del reato di bancarotta: annullamento in Cassazione
L'Imputato, condannato nei gradi precedenti per reati fallimentari, ha proposto ricorso in Cassazione contestando la valutazione delle prove e la sussistenza della responsabilità penale. La Corte di Cassazione ha riscontrato che i motivi d'impugnazione presentavano una reale consistenza giuridica e non erano manifestamente infondati. Questa condizione ha consentito il regolare decorso del tempo processuale, determinando la prescrizione del reato di bancarotta prima della decisione finale. I giudici di legittimità hanno quindi annullato la sentenza impugnata senza rinvio, dichiarando l'estinzione dei reati residui e prosciogliendo l'amministratore da ogni conseguenza penale.
Continua »
Colpevolezza o tempo scaduto: la prescrizione del tentato furto
La Corte d'appello ha condannato un uomo per tentato furto pluriaggravato basandosi sui dati dei tabulati telefonici e sul riconoscimento vocale da parte delle forze dell'ordine. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione evidenziando gravi lacune probatorie sull'effettivo possesso del telefono la notte dell'evento e denunciando l'estinzione del reato per decorso del tempo. I giudici supremi hanno ritenuto non manifestamente infondate le contestazioni difensive sulle prove. Poiché il giudice di merito non ha applicato alcun aumento per la recidiva, tale circostanza non prolunga i tempi legali di estinzione. La Suprema Corte ha quindi dichiarato l'intervenuta prescrizione del tentato furto e ha annullato la sentenza senza rinvio.
Continua »
Prescrizione del reato: lesioni annullate ma condanna confermata
L'Imputato ricorre in Cassazione contestando la mancata dichiarazione di prescrizione per i reati di violenza a pubblico ufficiale e lesioni personali, entrambi aggravati dalla recidiva qualificata. La Corte di Cassazione accoglie parzialmente il ricorso. Con riferimento al reato di lesioni personali, i giudici rilevano che il termine massimo di prescrizione era gia decorso prima della pronuncia della sentenza di appello, tenuto conto degli aumenti per la recidiva e delle sospensioni procedurali. Di conseguenza, la Corte annulla senza rinvio la sentenza impugnata per il delitto di lesioni personali. Al contrario, la prescrizione del reato di violenza a pubblico ufficiale non si e ancora compiuta a causa della pena edittale piu elevata. La Suprema Corte ridetermina quindi la pena finale per L'Imputato in sei mesi di reclusione.
Continua »
Prescrizione del reato e assoluzione: quando il ricorso fallisce
Il Tribunale dichiarava la non punibilità di un uomo accusato di detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio per il decorso dei termini di legge. L'imputato proponeva ricorso in Cassazione contestando la decisione. Il cittadino chiedeva l'annullamento della sentenza per ottenere un proscioglimento pieno nel merito, sostenendo che il quantitativo e gli elementi sequestrati non dimostrassero lo spaccio. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito la relazione tra prescrizione del reato e assoluzione: l'assoluzione prevale sulla prescrizione solo quando l'innocenza dell'imputato emerge in modo evidente e immediato dagli atti, senza necessità di riesaminare le prove. Contestare la valutazione delle prove rende il ricorso inammissibile. L'imputato è stato condannato alle spese e al pagamento di tremila euro.
Continua »
Bancarotta semplice e prescrizione: cancellata la condanna
L'Imputato affronta un processo per reati connessi al fallimento di una società. In appello, i giudici assolvono l'Imputato dalla bancarotta patrimoniale e riqualificano la bancarotta documentale nel reato meno grave di omessa tenuta delle scritture contabili. L'Imputato ricorre in Cassazione per eccepire la maturata estinzione del reato. La Suprema Corte accoglie la doglianza evidenziando che, a seguito della nuova qualificazione del fatto, si applica il termine massimo di sette anni e sei mesi dal fallimento. Il temine risulta compiuto prima della condanna di primo grado. La Corte annulla la sentenza senza rinvio agli effetti penali e revoca integralmente le statuizioni civili di risarcimento. Trovano così applicazione le regole su bancarotta semplice e prescrizione.
Continua »
Concorso di persone nel reato: tra presenza e responsabilità
In occasione di una trasferta calcistica, un gruppo di tifosi ha sfilato in corteo commettendo danneggiamenti e lesioni. La Corte di Cassazione ha chiarito che il concorso di persone nel reato sussiste anche senza una previa pianificazione espressa. È sufficiente la partecipazione attiva al gruppo compatto che garantisce protezione e copertura a chi compie fisicamente gli atti violenti. La presenza fisica non costituisce semplice connivenza se rafforza l'azione illecita altrui. La Corte ha inoltre stabilito che nel giudizio abbreviato il risarcimento del danno deve avvenire prima dell'ammissione al rito per ottenere l'attenuante. Per gli imputati privi di recidiva applicata, i reati si sono estinti per prescrizione. I ricorsi dei soggetti con recidiva applicata sono stati invece rigettati, con conseguente conferma delle condanne.
Continua »
Assoluzione valida: inammissibilità del ricorso per prescrizione
Il Procuratore Generale ha impugnato una sentenza di assoluzione emessa a favore de L'Imputato, lamentando un difetto di motivazione da parte del giudice. La Corte di Cassazione ha analizzato la situazione e ha rilevato la inammissibilità del ricorso per prescrizione. Nello specifico, il reato addebitato si era già estinto per decorso dei termini di legge il 25 novembre 2025, data antecedente alla presentazione del ricorso stesso. Di conseguenza, l'accusa non possedeva alcun interesse processuale concreto nel proseguire il giudizio. La Suprema Corte ha quindi bloccato il ricorso senza entrare nel merito della motivazione, rendendo definitiva l'assoluzione del cittadino e chiudendo la vicenda penale.
Continua »
Usura aggravata: condannati i creditori che sfruttano la crisi
Due fratelli hanno erogato prestiti con tassi sproporzionati a un lavoratore agricolo in grave sofferenza economica, configurando il reato di usura aggravata. La vittima, a cui la banca aveva negato credito dopo il mancato pagamento di un mutuo, non aveva fondi nemmeno per comprare il carburante necessario al lavoro. Gli imputati hanno proposto ricorso in Cassazione sostenendo l'insussistenza dello stato di bisogno e l'assenza della qualifica di imprenditore, dato che l'azienda era intestata alla moglie. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili. I giudici hanno confermato le aggravanti, precisando che lo stato di bisogno riguarda la pressione psicologica e che l'aggravante dell'attività imprenditoriale si applica anche se la ditta è formalmente intestata al coniuge, purché i fondi servano all'impresa. Gli imputati dovranno pagare le spese processuali e un'ammenda.
Continua »
Ricettazione e incauto acquisto: dolo punito e ricorso rigettato
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando la condanna per il delitto di ricettazione. La difesa chiedeva la riqualificazione del fatto nella contravvenzione di acquisto di cose di sospetta provenienza, eccependo la sopravvenuta prescrizione del reato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato la presenza del dolo pieno, elemento che esclude l'ipotesi lieve contravvenzionale. Di conseguenza, la corretta qualificazione del fatto rende infondata l'eccezione di prescrizione. L'Imputato ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende. Il netto confine tra ricettazione e incauto acquisto ribadisce che la consapevolezza della provenienza illecita del bene impedisce sconti di pena.
Continua »
Prescrizione del reato in Cassazione: ricorso inammissibile
L'Imputato ha presentato ricorso in Cassazione per chiedere la Prescrizione del reato di ricettazione e contestare l'aumento di pena legato alla recidiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. I giudici hanno chiarito che la Prescrizione del reato non era stata tempestivamente eccepita durante il giudizio d'appello nei medesimi termini. Inoltre, il ricorso conteneva deduzioni generiche e non calcolava l'impatto della recidiva sui tempi necessari all'estinzione. Infine, la contestazione sulla recidiva non era mai stata sollevata nel grado precedente. La Suprema Corte ha confermato la condanna dell'Imputato, imponendo il pagamento delle spese del processo e il versamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Assegno rubato e condanna: inammissibilità del ricorso penale
L'Imputato ha consegnato alla vittima un assegno bancario risultato rubato, senza fornire alcuna giustificazione plausibile sul possesso del titolo. I giudici di merito lo hanno condannato per il reato contestato. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione per contestare la valutazione delle prove e sostenere in modo generico l'estinzione del reato per prescrizione. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso penale. I giudici hanno chiarito che la contestazione delle prove era del tutto generica e tesa solo a riesaminare i fatti. Inoltre il calcolo della prescrizione richiede la precisa indicazione delle fasi processuali e delle sospensioni. L'Imputato perde la causa e deve pagare le spese del processo oltre a tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
Continua »
Inammissibilità del ricorso in cassazione e condanna alle spese
L'imputato ha proposto ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione contestando la sentenza di condanna emessa dalla Corte d'Appello. La difesa ha riproposto argomenti inerenti al merito della vicenda, sollecitando la non punibilità per particolare tenuità del fatto e l'avvenuta prescrizione dei reati. La Suprema Corte ha pronunciato l'inammissibilità del ricorso in cassazione poiché i motivi proposti risultavano generici e privi di un reale confronto con le motivazioni della sentenza impugnata. I giudici hanno chiarito che la prescrizione non si era compiuta prima della decisione di secondo grado, tenuto conto dei periodi di sospensione. L'inammissibilità ha impedito la rilevabilità di ogni termine successivo. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
Continua »
Sospensione della prescrizione errata e confisca annullata
Un cittadino riceve una condanna per omessa dichiarazione dei redditi e subisce la confisca dei beni. La difesa ricorre in Cassazione contestando il calcolo del tempo per la prescrizione. La Corte accerta che due periodi di rinvio non dovevano bloccare il processo. La mancata notifica iniziale all'imputato prevale sull'adesione dell'avvocato allo sciopero. Di conseguenza, la sospensione della prescrizione calcolata dai giudici di merito risulta errata e il reato è prescritto. La Cassazione annulla la condanna ed elimina anche la confisca dei beni. L'orientamento giurisprudenziale sfavorevole non può essere applicato retroattivamente in danno dell'imputato.
Continua »
Prescrizione del reato e sospensione: il ricorso è inammissibile
L'Imputato ha impugnato la sentenza di condanna in Cassazione denunciando la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto, la carenza di dolo e la prescrizione del reato e sospensione ignorata dai giudici di merito. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. La Cassazione ha ribadito che il riesame delle prove e delle intenzioni dell'autore non spetta al giudizio di legittimità. Inoltre, la doglianza sull'avvenuta prescrizione è risultata infondata poiché l'Imputato non ha considerato la sospensione del processo per 578 giorni avvenuta nel giudizio di primo grado. La Corte ha confermato la condanna, ponendo a carico dell'Imputato le spese processuali e la sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
Continua »
Riparazione per ingiusta detenzione negata se c’è prescrizione
Un cittadino ha richiesto la riparazione per ingiusta detenzione dopo aver trascorso quasi due anni in custodia cautelare. Il processo penale si è concluso con l'assoluzione dall'imputazione principale di associazione a delinquere e con la declaratoria di prescrizione per un secondo reato. La Corte d'Appello ha rigettato l'istanza e la Corte di Cassazione ha confermato la decisione. I giudici hanno chiarito che l'estinzione per prescrizione del reato residuo impedisce il riconoscimento del rimborso. Tale reato, valutato con criterio ex ante, giustificava autonomamente la misura cautelare. L'imputato avrebbe potuto rinunciare alla prescrizione per cercare l'assoluzione nel merito. Inoltre, il presunto superamento dei termini di fase della carcerazione non determina un risarcimento automatico senza un'ingiustizia sostanziale della detenzione.
Continua »
Appropriazione indebita del dipendente: fiducia tradita e pena
Un lavoratore addetto alla gestione di un centro scommesse si è impossessato indebitamente di circa venticinquemila euro della società datrice di lavoro. Condannato nei primi due gradi di giudizio, l'imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la prescrizione del reato, l'insussistenza dell'aggravante dell'abuso di prestazione d'opera e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che i termini di prescrizione non erano maturati a causa delle sospensioni previste dalla legge. Inoltre, le mansioni fiduciarie del lavoratore a contatto con il denaro giustificano la condotta contestata, mentre la gravità del danno economico impedisce la concessione delle attenuanti. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese di giudizio, al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende e al risarcimento delle spese legali della società. Viene stabilita così la piena responsabilità per il reato di appropriazione indebita del dipendente.
Continua »
Prescrizione del reato: annullata la condanna per calunnia
L'Imputata subiva una condanna in appello per il reato di calunnia commesso nel giugno 2017. La difesa proponeva ricorso in Cassazione eccependo che la prescrizione del reato si era già verificata prima della pronuncia del giudice di secondo grado. La Corte di Cassazione analizzava il calcolo dei termini estintivi. Il termine massimo previsto dalla legge per il reato era pari a sette anni e sei mesi. A questo periodo andavano sommati centonovantadue giorni di sospensione causati dall'adesione dell'avvocato agli scioperi di categoria. Con questo calcolo preciso, l'illecito risultava del tutto estinto a giugno 2025, mentre la sentenza di secondo grado risaliva al febbraio 2026. La Cassazione annullava quindi la condanna penale senza rinvio per maturata prescrizione del reato, lasciando però valide le decisioni inerenti al risarcimento civile.
Continua »