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Art. 157 Codice Penale — Anno 2026

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495 provvedimenti

Altri anni per Art. 157 Codice Penale

Prescrizione del reato: la Cassazione annulla la condanna
L'Imputato veniva accusato del reato di esercizio abusivo di scommesse, commesso tra il 2012 e il 2013, con l'aggravante mafiosa. La Corte d'Appello escludeva l'estinzione del reato per L'Imputato, rideterminando la pena. L'Imputato proponeva ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento della prescrizione del reato, maturata prima della sentenza di primo grado. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso. I giudici hanno ricostruito il calcolo dei termini, comprensivo degli aumenti per l'aggravante ad effetto speciale e delle sospensioni dibattimentali. Il termine massimo di undici anni e tre mesi risultava decorso il 10 dicembre 2024, data antecedente alla prima pronuncia. La Suprema Corte annulla quindi la sentenza senza rinvio.
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Prescrizione del reato e recidiva: tra annullamento e condanna
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di due soggetti condannati per spaccio di lieve entità. Il primo imputato ha invocato la prescrizione del reato, maturata prima della sentenza di appello. I giudici hanno riscontrato che i fatti risalivano al marzo 2017 e che il termine massimo, considerate le sospensioni, era scaduto a gennaio 2025. Per questo motivo, la Suprema Corte ha annullato la condanna nei suoi confronti senza rinvio. Al contrario, il ricorso del secondo imputato è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha confermato la sua responsabilità sulla base di riconoscimenti fotografici e ha convalidato la recidiva, evidenziando i precedenti specifici e l'assenza di redditi leciti. Il secondo imputato dovrà pagare le spese e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Condanna annullata: la prescrizione del reato cancella la pena
L'Imputato ha subito una condanna per una violazione commessa nel settembre 2017. La difesa ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, evidenziando il decorso dei termini massimi prima ancora della pronuncia di primo grado. I giudici di legittimità hanno accertato l'assenza di cause di sospensione del procedimento. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato la prescrizione del reato, annullando senza rinvio la pronuncia di condanna e cancellando ogni effetto penale a carico dell'assistito.
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Tentata frode in commercio e falso marchio CE: condanna ferma
Un'esercente all'ingrosso deteneva per la vendita giocattoli e apparecchiature elettroniche recanti il falso marchio CE, riconducibile al logo China Export graficamente sovrapponibile a quello dell'Unione Europea. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per i reati di tentata frode in commercio e ricettazione. I giudici hanno chiarito che la marcatura europea garantisce la sicurezza e la qualità dei prodotti a tutela dei consumatori. L'esposizione di merce priva dei reali standard costituisce tentata frode in commercio. La Suprema Corte ha annullato la condanna soltanto per una contravvenzione minore, dichiarandola estinta per intervenuta prescrizione e cancellando la relativa pena pecuniaria, mentre ha dichiarato inammissibile il ricorso nel resto.
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Bancarotta fraudolenta: condanna e ricorso inammissibile
L'Amministratore di una società riceveva la condanna per reati societari e bancarotta fraudolenta documentale e patrimoniale. La difesa proponeva ricorso per cassazione contestando la ricostruzione delle colpe e sostenendo l'intervenuta prescrizione del reato. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per manifesta infondatezza e genericità dei motivi formulati. I giudici hanno chiarito che il vizio del ricorso impedisce la dichiarazione di prescrizione maturata dopo la pronuncia della sentenza d'appello, tenuto conto anche delle varie sospensioni maturate durante il processo. L'Amministratore perde la causa e deve versare le spese e una sanzione.
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Deposito incontrollato di rifiuti: il sequestro ferma il reato
La Corte di Cassazione ha annullato la condanna inflitta a un soggetto per il reato di deposito incontrollato di rifiuti speciali e pericolosi, legato alla gestione abusiva di veicoli fuori uso. I giudici di merito avevano calcolato la prescrizione a partire dalla sentenza di primo grado. Al contrario, la Suprema Corte ha stabilito che la condotta illecita cessa nel momento in cui l'autorità giudiziaria esegue il sequestro preventivo dell'area. Tale provvedimento sottrae all'imputato la disponibilità materiale del terreno e interrompe la permanenza del reato. Di conseguenza, il termine di prescrizione decorreva dal giorno del sequestro cautelare ed era già interamente decorso prima della sentenza di appello. L'imputato ha ottenuto la cancellazione definitiva della condanna e della sanzione economica.
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Dichiarazione fraudolenta: condotta illecita cancellata dal tempo
L'Amministratrice formale di una società ha subito una condanna per il reato di dichiarazione fraudolenta mediante l'uso di fatture per operazioni parzialmente inesistenti relative a due anni di imposta. Gli accertamenti bancari avevano dimostrato una sistematica retrocessione di denaro dai fornitori verso il marito dell'imputata, reale gestore dell'azienda. La difesa ha contestato la sussistenza del dolo e ha eccepito l'estinzione del reato per decorso del tempo. La Corte di Cassazione ha confermato la validità della ricostruzione probatoria sulla frode fiscale, ma ha accolto il ricorso sul calcolo dei termini estintivi. All'epoca dei fatti la pena massima edittale era inferiore rispetto alla normativa successiva. Di conseguenza, il termine massimo di prescrizione era già scaduto prima della sentenza di secondo grado, determinando l'annullamento senza rinvio della condanna.
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Bancarotta fraudolenta patrimoniale: le accuse cadono nel tempo
I giudici di merito condannavano due amministratori per il reato di bancarotta fraudolenta patrimoniale mediante distrazione di risorse finanziarie tra società collegate senza valide giustificazioni contabili. Gli imputati ricorrevano per Cassazione sostenendo la presenza di vantaggi compensativi per il gruppo societario e l'assenza di dolo. La Suprema Corte ha verificato il decorso del tempo massimo di legge, comprensivo della sospensione per l'emergenza pandemica, rilevando l'estinzione del reato prima dell'accertamento definitivo di colpevolezza. Non emergendo prove evidenti per un'assoluzione piena e immediata nel merito, la Corte ha annullato la condanna senza rinvio per intervenuta prescrizione, cancellando ogni sanzione penale e accessoria.
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Prescrizione e assoluzione nel merito: quando vince l’innocenza
Un imputato accusato di reati tributari ottiene in appello la dichiarazione di non doversi procedere per intervenuta prescrizione e la revoca della confisca dei beni. L'imputato presenta ricorso in Cassazione per ottenere l'assoluzione piena nel merito anziché la semplice estinzione del reato per decorso del tempo. La Suprema Corte dichiara inammissibile il ricorso e conferma che, nel rapporto tra prescrizione e assoluzione nel merito, la formula di merito prevale solo quando l'innocenza emerge dagli atti in modo palese, evidente e immediato (a colpo d'occhio), senza richiedere alcuna complessa attività istruttoria o valutazione approfondita.
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Reato di ricettazione: recidiva e prescrizione confermate
L'Imputato ha presentato ricorso per cassazione contro la condanna per il reato di ricettazione, contestando la valutazione degli elementi probatori, l'applicazione dell'aggravante della recidiva e il mancato decorso della prescrizione. I giudici di legittimità hanno respinto integralmente le richieste difensive. La Corte ha chiarito che in sede di cassazione non è possibile richiedere una nuova analisi dei fatti già ampiamente motivati nei gradi precedenti. Inoltre, la presenza di precedenti penali specifici legati al profitto economico giustifica pienamente la recidiva reiterata. Tale circostanza estende la prescrizione a oltre ventidue anni dal fatto, rendendo infondata ogni richiesta di estinzione. L'Imputato perde definitivamente la causa, subisce la conferma della condanna penale e deve versare le spese di giudizio oltre a tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Prescrizione del reato e recidiva: stop ai ricorsi fotocopia
Un imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la condanna d'appello, invocando l'estinzione dell'illecito per decorso del tempo e contestando le valutazioni dei giudici precedenti. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. Il Collegio ha chiarito che il tema della prescrizione del reato e recidiva segue regole rigorose: la presenza di precedenti penali qualificati allunga sia il termine base sia quello massimo dopo le interruzioni processuali. Questa estensione temporale non viola il divieto di punire due volte la stessa persona. I giudici hanno inoltre rilevato che i motivi di ricorso riproducevano passivamente le tesi difensive dell'appello senza contrastare le motivazioni del provvedimento impugnato. L'imputato è stato quindi condannato a sostenere le spese di giudizio e a versare una somma alla Cassa delle ammende.
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Sottrazione di cose sottoposte a sequestro: prescrizione e vincoli
Il Tribunale dichiarava estinto per prescrizione il reato a carico di un cittadino affidatario del proprio veicolo. Il giudice di primo grado calcolava il termine iniziale dalla data del vincolo originario. La Procura Generale impugnava la decisione per erronea decorrenza del termine. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso statuendo che il delitto di sottrazione di cose sottoposte a sequestro ha natura istantanea. Il momento consumativo coincide presuntivamente con l'accertamento dell'illecito, avvenuto tramite notifica della confisca, salvo rigorosa prova contraria della difesa. I giudici hanno quindi annullato la sentenza con rinvio per un nuovo giudizio sul merito.
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Divieto di reformatio in peius: no alla confisca nuova
La Corte d'Appello condannava l'imputato per reati tributari e disponeva per la prima volta la confisca dei beni, nonostante il giudice di primo grado non l'avesse ordinata e l'accusa non avesse presentato appello. Inoltre, la sentenza ometteva di dichiarare la prescrizione per alcune annualità fiscali. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'imputato. I giudici di legittimità hanno annullato senza rinvio la confisca per violazione del divieto di reformatio in peius, che impedisce di aggravare la posizione del condannato in assenza di impugnazione del Pubblico Ministero. La Suprema Corte ha altresì cancellato le condanne relative alle annualità ormai prescritte e ridotto la pena finale a un anno di reclusione per l'unica imputazione ancora valida.
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Sospensione della prescrizione e messa alla prova: ricorso respinto
L'Imputato, condannato per furto aggravato e falsità materiale, ha proposto ricorso per cassazione lamentando l'avvenuta estinzione dei reati per decorso del tempo e contestando il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la piena validità della condanna e chiarendo i criteri di computo temporale. I giudici hanno stabilito che la sospensione della prescrizione opera per tutto il periodo di rinvio chiesto dalla difesa per accedere alla messa alla prova e per la durata del programma. Al contrario, non si conteggiano le pause dovute all'inerzia degli uffici pubblici. I reati contestati non erano affatto prescritti al momento della sentenza d'appello e l'Imputato deve pagare le spese processuali oltre a tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione: condanna e sanzione
L'Imputato ha proposto ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione contestando la sentenza d'appello per una contravvenzione commessa nell'agosto 2019. La difesa ha sostenuto l'estinzione del reato per prescrizione e ha criticato il giudizio di responsabilità penale. I Giudici di legittimità hanno rilevato che i periodi di sospensione processuale hanno impedito il decorso dei termini di prescrizione prima della decisione d'appello. Inoltre, le doglianze sul merito dei fatti costituivano una generica richiesta di riesame probatorio, preclusa nel giudizio di legittimità. La Suprema Corte ha dunque pronunciato l'inammissibilità del ricorso per cassazione, confermando la condanna e imponendo all'imputato il pagamento delle spese processuali e la sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Furto aggravato: scatta la condanna con beni nel container
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un uomo per furto aggravato. Le forze dell'ordine hanno rinvenuto la refurtiva all'interno di un container di proprietà della madre dell'imputato. Il colpo ha causato alla persona offesa la distruzione della propria abitazione e un danno economico complessivo superiore a 217.000 euro. L'imputato ha presentato ricorso lamentando l'assenza di prove dirette, la prescrizione del reato e la mancata concessione della sospensione condizionale della pena. I giudici supremi hanno dichiarato l'inammissibilità del ricorso poiché i motivi richiedevano un nuovo esame dei fatti precluso in sede di legittimità. Di conseguenza, l'imputato perde la causa ed è condannato a pagare le spese processuali insieme a tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Condanna tardiva: scatta la prescrizione del reato
La Corte di Cassazione ha annullato la condanna inflitta a un imputato per il reato di evasione, accertando l'avvenuta estinzione dell'illecito. Il fatto risaliva al febbraio 2016 e all'imputato era stata contestata la recidiva infraquinquennale. In presenza di tale circostanza, la legge stabilisce che gli atti interruttivi possono aumentare il tempo necessario a prescrivere fino a un massimo della metà del termine ordinario, portando il limite complessivo a nove anni. La prescrizione del reato è quindi maturata nel febbraio 2025, prima che la Corte di Appello pronunciasse la sentenza di condanna nel novembre dello stesso anno. I giudici di legittimità hanno eliminato la sanzione senza rinvio, dichiarando chiuso il procedimento penale.
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Prescrizione del reato batte la particolare tenuità
Un cittadino, accusato di porto ingiustificato di strumenti atti a offendere, riceveva in primo grado il proscioglimento per particolare tenuità del fatto. L'imputato impugnava la decisione per ottenere la piena prescrizione del reato. La Corte di Appello respingeva la richiesta, sostenendo che la sospensione della prescrizione prevista dalla legge bloccasse il decorso del tempo. La Corte di Cassazione ha ribaltato il verdetto: il blocco dei termini opera solo a fronte di una reale sentenza di condanna. Il proscioglimento per tenuità non costituisce condanna formale e non può peggiorare la posizione difensiva. I giudici supremi hanno quindi annullato la sentenza senza rinvio, dichiarando il reato estinto.
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Sospensione della prescrizione: lo sciopero blocca l’impunità
Un imputato condannato per commercio non autorizzato di materiale pirotecnico ha impugnato la sentenza lamentando il decorso del termine massimo di punibilità. I giudici di legittimità hanno analizzato il meccanismo temporale del procedimento penale. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, affermando che l'adesione del legale allo sciopero forense comporta la sospensione della prescrizione per l'intero arco temporale del rinvio fino all'udienza successiva. A tale ipotesi non si applica il limite ordinario dei sessanta giorni previsto per il legittimo impedimento. Il collegio ha inoltre respinto la richiesta di continuazione con una successiva detenzione di ordigni esplosivi artigianali a oltre un anno di distanza, escludendo l'esistenza di una programmazione criminale originaria e unitaria. Il ricorso dell'imputato è stato respinto con addebito delle spese.
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Riforma della sentenza assolutoria tra condanna e garanzie
Il responsabile di una ditta edile e il direttore dei lavori affrontano un processo per violenza privata per avere impedito l'accesso al garage di una condomina tramite l'installazione di un ponteggio per lavori al fabbricato. Il Tribunale assolve entrambi gli imputati, ma la Corte d'Appello ribalta l'esito ed emette una condanna senza riascoltare i testimoni e i periti tecnici. La Corte di Cassazione accoglie i ricorsi della difesa e dichiara illegittima la riforma della sentenza assolutoria avvenuta senza risentire le parti dichiaranti e senza una motivazione rafforzata sulle reali difficoltà tecniche del cantiere. I giudici supremi dichiarano prescritto il reato per il direttore dei lavori e rinviano a un nuovo giudizio d'appello la posizione dell'appaltatore per verificare la condotta.
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