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Art. 157 Codice Penale — Anno 2026

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495 provvedimenti

Altri anni per Art. 157 Codice Penale

Prescrizione del reato: la Cassazione cancella la condanna
Due attivisti hanno bloccato le strade di accesso a un cantiere. I giudici di merito li hanno condannati per violenza privata e per l'inosservanza del foglio di via emesso dal Questore. Gli imputati hanno proposto ricorso in Cassazione per far valere la prescrizione del reato relativo alla violazione del foglio di via. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso. Il termine massimo di prescrizione era gia maturato prima della pronuncia del giudizio di secondo grado. La Suprema Corte ha calcolato correttamente le sospensioni di legge previste nel corso del procedimento. La Cassazione ha quindi annullato la sentenza senza rinvio limitatamente a tale contravvenzione, eliminando un mese di reclusione dalla pena complessiva.
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Bancarotta semplice: ricorso ammissibile e condanna annullata
L'Amministratore di una società è stato accusato del reato di bancarotta semplice per aver ritardato la richiesta di fallimento, aggravando la crisi aziendale. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione dimostrando i tentativi concreti compiuti per salvare l'impresa, come la richiesta di finanziamenti e l'accollo personale dei debiti lavorativi. La Corte di Cassazione ha accertato che i motivi del ricorso non erano manifestamente infondati, consentendo la valida instaurazione del giudizio. Di conseguenza, i giudici hanno dichiarato l'estinzione del reato per sopravvenuta prescrizione, annullando la condanna senza rinvio. L'Amministratore evita così la sanzione penale.
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Inammissibilità dell’appello penale: rigore formale e merito
Due cittadini venivano condannati in primo grado per l'occupazione abusiva di un alloggio popolare. I loro legali proponevano appello eccependo la prescrizione del reato. La Corte d'Appello dichiarava i ricorsi inammissibili per genericità delle motivazioni, assimilando la presunta debolezza delle argomentazioni a un vizio formale dell'atto. Gli imputati ricorrevano quindi in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto i ricorsi, precisando che l'inammissibilità dell'appello penale non sussiste se i motivi confutano la sentenza impugnata, anche quando il giudice li ritenga infondati. Trattandosi di reato permanente, la prescrizione imponeva un accertamento di merito sulla durata della condotta. La Cassazione ha annullato la sentenza, disponendo un nuovo giudizio d'appello.
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Prescrizione del reato e correzione pena: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha esaminato la posizione di quattro imputati coinvolti in un'associazione per delinquere finalizzata a illeciti economici. Per due associati, caduta l'aggravante mafiosa nel giudizio di merito, è intervenuta la prescrizione del reato poiché il termine massimo di legge è decorso prima della decisione definitiva. Per un terzo imputato, la Suprema Corte ha corretto un errore materiale della sentenza precedente, riducendo la pena da sei a quattro anni di reclusione in quanto la motivazione scritta prevale sul dispositivo errato. Il ricorso del quarto imputato è stato dichiarato inammissibile per genericità delle doglianze sulla pena.
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Illecita concorrenza con minaccia: la condanna decade per tempo
Un guidatore ha compiuto atti aggressivi e intimidatori contro un conducente concorrente per impedire il trasporto di turisti. I comportamenti violenti comprendevano minacce, scontri fisici e il danneggiamento dell'autovettura della vittima. Il responsabile è stato accusato del reato di illecita concorrenza con minaccia e di calunnia per aver falsamente incolpato la persona offesa. La Corte di Cassazione ha confermato la sussistenza delle condotte illecite e la solidità delle prove testimoniali. Tuttavia, i giudici di legittimità hanno preso atto del lungo tempo trascorso dai fatti, avvenuti nel mese di agosto 2016. Di conseguenza, la Corte ha annullato la sentenza di condanna senza rinvio perché i reati si sono estinti per intervenuta prescrizione.
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Prescrizione del reato e recidiva: il calcolo allunga i tempi
L'Imputato propone ricorso in Cassazione contro la condanna per il reato di false dichiarazioni sull'identità. La difesa lamenta il mancato riconoscimento dell'estinzione dell'illecito. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici spiegano che la prescrizione del reato e recidiva reiterata segue regole di calcolo specifiche. La presenza della recidiva reiterata aumenta infatti i termini di prescrizione minimi e massimi. Inoltre, gli atti interruttivi e le sospensioni per l'emergenza sanitaria hanno prolungato il tempo necessario per estinguere il reato. La Suprema Corte conferma così la decisione della Corte d'Appello e condanna L'Imputato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Reato di evasione: la recidiva blocca la prescrizione
Un cittadino già condannato per il reato di evasione ha proposto ricorso in Cassazione per ottenere la revisione della decisione e la dichiarazione di prescrizione della pena. Il ricorrente ha sostenuto che l'illecito fosse estinto per decorso del tempo e ha richiesto una nuova valutazione delle prove. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'impugnazione. I giudici hanno chiarito che non è possibile richiedere un nuovo esame dei fatti in sede di legittimità. Inoltre, la presenza della recidiva reiterata impedisce il calcolo favorevole della prescrizione, anche se le attenuanti sono state ritenute equivalenti o prevalenti nel giudizio di bilanciamento. Di conseguenza, l'imputato perde il ricorso e deve pagare le spese processuali insieme a una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Reato di ricettazione: sanzionato il possesso dell’auto rubata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Imputato, confermando la condanna per il reato di ricettazione di un'autovettura rubata. La Difesa sosteneva che la vicinanza temporale tra il furto e il ritrovamento dell'auto dovesse configurare il reato di furto e non di ricettazione, chiedendo inoltre l'estinzione per prescrizione. La Suprema Corte ha chiarito che il reato di ricettazione sussiste quando il possessore del bene di provenienza illecita non fornisce una spiegazione credibile sul suo possesso. Tale omissione dimostra l'acquisto in mala fede e la volontà di occultare l'oggetto. I giudici hanno inoltre stabilito che i motivi aggiunti non possono sanare un ricorso originariamente inammissibile, confermando la recidiva e condannando il ricorrente al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Pena illegale nel reato di minaccia: condanna annullata
L'Imputata viene condannata per il reato di minaccia semplice. Durante i gradi di merito i giudici escludono l'aggravante contestata, ma calcolano comunque la pena applicando la reclusione anziché la multa. La Cassazione rileva la sussistenza di una pena illegale nel reato di minaccia, poiché la sanzione detentiva non rispetta la norma incriminatrice base. Nel frattempo, la fattispecie penale raggiunge i termini di prescrizione. La Corte d'Appello aveva infatti confermato una sanzione esterna alla cornice edittale. La Suprema Corte annulla quindi la condanna penale per estinzione del reato. Al contempo, i giudici di legittimità rigettano il ricorso per la parte civile, confermando l'obbligo di risarcimento del danno a carico dell'autore del fatto.
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Furto di energia elettrica: condanna annullata per prescrizione
L'Imputato è stato condannato per furto di energia elettrica mediante manomissione del contatore. In appello la condanna è stata confermata non dichiarando la prescrizione del reato, ritenendo applicabile un'ulteriore aggravante non espressamente contestata nell'atto di accusa iniziale. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione denunciando la violazione dei diritti di difesa. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che non si può applicare per la prima volta in secondo grado un'aggravante mai discussa in precedenza al solo fine di allungare i tempi della prescrizione. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato la sentenza senza rinvio perché il reato si è estinto per decorso dei termini.
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Ricettazione di assegno bancario: il ricorso inammissibile
Un cittadino ha proposto ricorso in Cassazione contro la condanna per il reato di ricettazione di assegno bancario proveniente da furto. La difesa ha sostenuto che il reato fosse prescritto, chiedendo l'applicazione della lieve entità, delle attenuanti generiche e della particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'attenuante della lieve entità non modifica il calcolo della prescrizione, la quale si basa sulla pena edittale principale. Inoltre, la Cassazione ha ricordato che l'inammissibilità del ricorso impedisce di rilevare l'eventuale prescrizione maturata dopo la sentenza d'appello. L'imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Mancata indicazione beni pignorabili: condannato l’amministratore
L'Amministratrice di una società debitrice è stata condannata per il reato di mancata indicazione beni pignorabili. Durante una procedura di pignoramento mobiliare, l'ufficiale giudiziario aveva notificato un'ingiunzione a un dipendente dell'azienda, chiedendo di dichiarare entro quindici giorni eventuali altri beni della società. L'Amministratrice ha omesso di indicare due veicoli di valore idoneo a coprire il debito. La difesa ha sostenuto l'assenza di dolo, affermando che la notifica non era stata ricevuta personalmente e che la gestione effettiva spettava al coniuge. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la penale responsabilità. I giudici hanno stabilito che la notifica al dipendente genera una presunzione di conoscenza. Inoltre, la qualifica formale di amministratore non esonera dai doveri di legge in assenza di prove contrarie. L'Amministratrice deve quindi pagare le spese processuali e risarcire il creditore.
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Prescrizione del reato ed edilizia: vince la tenuità
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di appello che avevano assolto un cittadino accusato di reati edilizi per particolare tenuità del fatto anziché per prescrizione del reato. L'imputato ha presentato ricorso sostenendo che il reato fosse ormai prescritto e chiedendo una formula di proscioglimento più favorevole. I giudici supremi hanno respinto la richiesta dichiarando il ricorso inammissibile. La Corte ha chiarito che il decorso del tempo non aveva ancora estinto l'illecito a causa della sospensione dei termini tra il primo e il secondo grado di giudizio. L'imputato è stato condannato alle spese processuali e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Omessa presentazione della dichiarazione: confermata la condanna
L'amministratore di una società ha subito una condanna a un anno di reclusione per il reato tributario scaturente dall'omessa presentazione della dichiarazione. La difesa ha presentato ricorso per Cassazione contestando il calcolo delle imposte, la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto e l'imminente prescrizione. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso totalmente inammissibile. I conteggi dell'evasione derivavano direttamente dal bilancio redatto dall'imputato e superavano ampiamente le soglie di punibilità, con oltre 240.000 euro di IRES e quasi 1,3 milioni di euro di IVA evasi. L'enorme entità dell'evasione esclude categoricamente la lieve entità del danno, mentre i termini di prescrizione non sono decorsi. Il ricorrente deve scontare la condanna penale, sostenere le spese processuali e versare tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Auto a sbarrare il passaggio: confermata la violenza privata
Un cittadino ha parcheggiato in modo continuativo un veicolo nel cortile comune per impedire alla proprietaria vicina di esercitare il proprio passaggio. La Corte di appello ha qualificato la condotta come reato di violenza privata anziché come elusione di un provvedimento giudiziario. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione contestando la modifica del reato, la mancanza di prova sul proprio concorso materiale, l'omessa verifica della querela e la prescrizione. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile. Il blocco volontario dell'accesso tramite veicolo priva la persona della libertà di azione e integra violenza privata. La prescrizione decorre solo dal momento in cui cessa la condotta ostruzionistica.
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Violenza o minaccia a pubblico ufficiale: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un cittadino condannato per il reato di violenza o minaccia a pubblico ufficiale. L'Imputato contestava la sussistenza della recidiva per ottenere la prescrizione del reato e criticava la valutazione delle prove operata dai giudici di merito. I Supremi Giudici hanno dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. La contestazione sulla recidiva rappresentava un motivo nuovo, mai sollevato nel precedente grado di appello. Inoltre, le critiche sull'attendibilità dei testimoni e sulla ricostruzione dei fatti richiedevano un nuovo esame di merito, precluso in sede di legittimità. A causa dell'inammissibilità, la condanna è divenuta definitiva con l'obbligo di pagare le spese e la sanzione pecuniaria.
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Prescrizione del reato: la Cassazione annulla la condanna
L'imputato, accusato di resistenza a pubblico ufficiale, lesioni ed evasione per essersi allontanato momentaneamente dall'abitazione per controllare i contatori elettrici nel sottoscala, ha impugnato la sentenza di condanna della Corte di Appello. La difesa ha contestato la sussistenza della volontà di evadere e l'errata applicazione dell'aggravante della recidiva reiterata. I fatti risalgono ad aprile 2016, con sentenza di primo grado emessa a maggio 2019 e citazione in appello notificata solo a ottobre 2025. La Corte di Cassazione ha accertato che tra i due gradi di giudizio è interamente decorso il termine massimo di legge, determinando la prescrizione del reato. I giudici di legittimità hanno pertanto annullato la sentenza impugnata senza rinvio.
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Omessa pronuncia sull’appello: reato estinto e rinvio al civile
Un giornalista e il direttore responsabile subivano una condanna in primo grado per diffamazione a mezzo stampa e omesso controllo. Entrambi presentavano regolare ricorso di secondo grado. La Corte d'Appello dichiarava la prescrizione del reato unicamente a favore del giornalista, dimenticando del tutto di valutare la posizione del direttore, sebbene presente negli atti. Questa totale omissione confermava implicitamente la condanna penale e civile del responsabile della testata. Il direttore proponeva quindi ricorso per Cassazione contestando l'omessa pronuncia sull'appello. I giudici di legittimità hanno rilevato il vizio procedurale e hanno dichiarato estinto il reato penale per prescrizione anche per il direttore. Hanno tuttavia rinviato la decisione sui risarcimenti al giudice civile competente.
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Maltrattamenti in famiglia: la convivenza precaria non esclude reato
L'imputato rispondeva dei reati di maltrattamenti in famiglia, sequestro di persona e lesioni aggravate ai danni della compagna. L'uomo contestava l'esistenza di una convivenza stabile a causa della precarietà del rapporto e invocava la prescrizione dei fatti. La Corte di Cassazione ha confermato la configurabilità del reato di maltrattamenti in famiglia, precisando che la coabitazione sussiste anche se discontinua o vissuta in condizioni marginali. La Suprema Corte ha dichiarato prescritto il sequestro di persona per decorso del tempo massimo di dieci anni, annullando sul punto senza rinvio. La Corte ha rinviato il procedimento a una diversa sezione territoriale per rideterminare la pena complessiva relativa agli altri reati accertati.
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Bancarotta fraudolenta documentale: condanna e prescrizione
L'Amministratore di fatto di una società fallita è stato condannato per bancarotta fraudolenta patrimoniale e bancarotta fraudolenta documentale. La difesa ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo l'avvenuta prescrizione dei reati a causa dei ritardi processuali, l'assenza degli elementi costitutivi della tenuta irregolare dei registri e la mancata concessione dell'attenuante per danno di speciale tenuità su beni dal valore di circa 35.000 euro. La Corte di Cassazione ha rigettato integralmente l'impugnazione. I giudici hanno chiarito che i periodi di rimessione in termini sospendono il corso della prescrizione, che per la bancarotta documentale generale basta il dolo generico e che un danno patrimoniale di tale entità non è qualificabile come particolarmente lieve.
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