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Art. 157 Codice Penale — Anno 2022

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1168 provvedimenti

Altri anni per Art. 157 Codice Penale

Prescrizione del reato: cancellata la condanna per vandalismo
Un cittadino viene accusato di danneggiamento aggravato per aver vandalizzato una fontana pubblica e due cassonetti dei rifiuti comunali. Dopo la condanna nei primi gradi, l'imputato ricorre in Cassazione sollevando sia la sua incapacità mentale sia l'avvenuta prescrizione del reato. La Suprema Corte chiarisce che la sospensione del processo per incapacità non si applica in Cassazione, poiché l'imputato non partecipa fisicamente all'udienza di legittimità. Tuttavia, i giudici accolgono il ricorso rilevando che il reato, commesso nel 2012, si è estinto per il decorso del tempo massimo consentito dalla legge prima della sentenza d'appello. La Cassazione decide quindi per l'annullamento senza rinvio della condanna, sancendo l'operatività della prescrizione del reato.
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Deturpamento e imbrattamento di cose altrui: carcere o multa?
Un condomino veniva condannato per getto pericoloso di cose e per il reato di deturpamento e imbrattamento di cose altrui, avendo sporcato il balcone del vicino. La Corte di Cassazione ha dichiarato estinto per prescrizione il reato di getto pericoloso. Tuttavia, pur confermando la responsabilità penale per il deturpamento, i giudici hanno accolto il ricorso relativo alla determinazione della pena. La Corte d'appello aveva infatti inflitto la reclusione anziché la multa senza fornire alcuna motivazione logica per tale scelta discrezionale. La sentenza è stata quindi annullata con rinvio limitatamente al calcolo della sanzione da applicare.
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Falso in atto pubblico: documenti finti al notaio e condanna
L'Imputato ha presentato documenti d'identità falsi a un notaio durante la stipula di un atto di cessione di quote societarie, inducendo il pubblico ufficiale ad attestare l'identità di un soggetto diverso. Condannato nei gradi precedenti, l'imputato ha presentato ricorso in Cassazione per contestare il reato ed eccepire la prescrizione. La Suprema Corte ha confermato la condanna per il reato di Falso in atto pubblico commesso mediante l'inganno del pubblico ufficiale. I giudici hanno chiarito che l'esibizione di documenti falsificati travisa la reale identità delle parti e vizia l'atto notarile. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, precludendo la possibilità di far valere la prescrizione maturata dopo la sentenza d'appello. L'imputato deve versare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Furto di energia elettrica: la prescrizione non salva il ricorso
L'Imputato è stato condannato nei primi due gradi di giudizio per il reato di furto di energia elettrica. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione invocando il travisamento dei fatti, lo stato di necessità e l'avvenuta prescrizione del reato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per estrema genericità dei motivi, poiché la difesa si è limitata ad elencare le doglianze senza fornire argomentazioni a supporto. I giudici hanno chiarito che l'inammissibilità del ricorso impedisce la formazione di un valido rapporto di impugnazione. Di conseguenza, la Corte non ha potuto rilevare la prescrizione maturata dopo la sentenza d'appello. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di quattromila euro alla Cassa delle ammende.
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Inammissibilità del ricorso e prescrizione: la condanna resta
L'Imputato è stato condannato nei primi gradi di giudizio per i reati di percosse e minacce aggravate dall'uso di un'arma. Contro la sentenza d'appello, l'uomo ha proposto ricorso per cassazione chiedendo l'annullamento della decisione. La difesa ha sostenuto l'estinzione dei reati per decorso del tempo e ha contestato la ricostruzione dei fatti. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso e prescrizione non rilevabile. I giudici hanno spiegato che un ricorso inammissibile non crea un valido rapporto processuale di impugnazione, impedendo di far valere il tempo trascorso dopo la sentenza d'appello. Inoltre, le contestazioni sui fatti non sono consentite in sede di legittimità. Il condannato ha perso definitivamente la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro.
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Prescrizione del reato: condanna annullata per decorso del tempo
Un cittadino ha subito una condanna nei precedenti gradi di giudizio per il reato di falsa dichiarazione a un pubblico ufficiale. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando la presenza dell'elemento soggettivo dell'illecito. I giudici della Suprema Corte hanno accertato l'ammissibilità dell'impugnazione, pur rilevando l'assenza dei presupposti per pronunciare un'assoluzione piena nel merito. Tuttavia, durante lo svolgimento del procedimento, è maturata la prescrizione del reato in mancanza di cause di sospensione dei termini. Per questa ragione, la Corte di Cassazione ha annullato la sentenza di condanna senza rinvio, dichiarando l'estinzione definitiva dell'accusa per il mero decorso del tempo.
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Riqualificazione dell’impugnazione e prescrizione del reato
L'Imputato, condannato dal Giudice di Pace a una sola pena pecuniaria per lesioni personali, ha proposto appello. Il Tribunale ha dichiarato l'atto inammissibile, rifiutando di convertire l'impugnazione errata in ricorso per cassazione. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, stabilendo che la riqualificazione dell'impugnazione è obbligatoria quando emerge la chiara volontà di contestare il provvedimento. A seguito della corretta conversione dell'atto, la Suprema Corte ha preso atto del decorso del termine massimo di legge e ha annullato la condanna senza rinvio, dichiarando il reato estinto per intervenuta prescrizione.
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Falsa attestazione a pubblico ufficiale: niente prescrizione
L'Imputato è stato condannato per il reato di falsa attestazione a pubblico ufficiale. L'uomo ha proposto ricorso in Cassazione contestando il riconoscimento della recidiva e sostenendo la prescrizione del reato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno stabilito che le contestazioni sulla recidiva erano del tutto generiche e già respinte nei precedenti gradi. Inoltre, la presenza della recidiva infraquinquennale estende il termine di prescrizione fino a tredici anni e sei mesi, impedendo l'estinzione del reato. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Prescrizione del reato e recidiva: condanna confermata per furto
L'Imputato, condannato per tentato furto pluriaggravato commesso nel marzo 2009, ha ricorso in Cassazione sostenendo l'avvenuta Prescrizione del reato prima della sentenza di secondo grado. La Corte di Cassazione ha rigettato la tesi della difesa, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la recidiva infraquinquennale opera come circostanza ad effetto speciale. Questo elemento aumenta la pena massima edittale e allunga il tempo necessario affinché si compia la prescrizione del reato fino a tredici anni e quattro mesi. Poiché tale termine non era decorso al momento della pronuncia di appello, la condanna resta confermata. L'Imputato deve inoltre versare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Riciclaggio di autoveicoli: no al ricorso dopo il concordato
Una rete criminale organizzava il riciclaggio di autoveicoli di provenienza illecita, modificandone i dati identificativi per rivenderli all'estero. Diversi soggetti venivano condannati nei primi due gradi di giudizio per associazione per delinquere, riciclaggio e falsificazione documentale. Gli imputati hanno proposto ricorso in Cassazione per contestare i ruoli attribuiti, la valutazione delle prove e il calcolo della prescrizione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili tutti i ricorsi. I giudici hanno chiarito che il concordato in appello impedisce successive contestazioni sulla motivazione della responsabilità. Inoltre, la Cassazione non può riesaminare le prove già apprezzate in modo conforme nei gradi precedenti. Infine, la presenza di recidiva qualificata allunga i termini di prescrizione, impedendo l'estinzione del reato. Gli imputati dovranno pagare le spese processuali e la Cassa delle Ammende.
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Ricorso straordinario per errore di fatto: rigetto e giudicato
L'Imputato ha proposto un ricorso straordinario per errore di fatto contro la sentenza della Corte di Cassazione. Il ricorrente sosteneva che i giudici avessero omesso l'esame di una memoria difensiva. Tale memoria attestava la revoca di precedenti condanne per depenalizzazione, necessarie per applicare l'aggravante della recidiva. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'omessa valutazione di una memoria non costituisce una svista materiale se la questione della recidiva era già coperta da giudicato. L'Imputato non aveva infatti contestato la recidiva nei motivi di appello ordinari. La Cassazione ha quindi confermato la decisione precedente e condannato L'Imputato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Inosservanza dei provvedimenti dell’Autorità: reato estinto
Due cittadini venivano condannati a un'ammenda per il reato di inosservanza dei provvedimenti dell'Autorità ex articolo 650 del codice penale, per non aver rispettato un ordine emanato dal Sindaco. Gli imputati hanno proposto ricorso, sostenendo che i giudici non avevano valutato le azioni concrete svolte per adempiere, tra cui l'incarico affidato a una ditta specializzata. La Corte di Cassazione ha riconosciuto la fondatezza delle doglianze relative alla mancanza di verifica dell'effettiva condotta esecutiva. Tuttavia, poiché dal momento del fatto è decorso il tempo massimo previsto dalla legge, i giudici hanno dichiarato l'estinzione della contravvenzione. La Cassazione ha quindi annullato la sentenza di condanna senza rinvio per intervenuta prescrizione del reato.
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Prescrizione del reato: l’errore formale non salva il ricorso
L'Imputato accusava falsamente la Persona Offesa di aver alterato due assegni bancari. I giudici d'appello riconoscevano la prescrizione del reato nelle motivazioni della sentenza, ma omettevano la relativa indicazione nel dispositivo. Nella stessa data del deposito, la Corte d'Appello emetteva un'ordinanza di correzione dell'errore materiale per dichiarare l'estinzione della condanna per prescrizione del reato, confermando le tutele civili. L'Imputato proponeva ricorso in Cassazione ignorando l'avvenuta correzione. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, condannando l'Imputato alle sole spese processuali ed escludendo ulteriori sanzioni pecuniarie.
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Correzione errore materiale: la Cassazione annulla la condanna
Un cittadino ha presentato ricorso in Cassazione contro una condanna penale. Nel verbale d'udienza, la Corte aveva inizialmente annotato il rigetto del ricorso, salvo annullare solo la confisca dei beni. In seguito, la Corte ha rilevato che il reato era in realtà già estinto per prescrizione prima dell'udienza. La sospensione dei termini legata all'emergenza sanitaria da Covid-19 non doveva essere applicata al caso specifico. Di conseguenza, i giudici hanno applicato la procedura per la correzione errore materiale, rettificando il dispositivo. Il provvedimento finale ha annullato la sentenza senza rinvio e ha ordinato la restituzione di denaro e assegni al cittadino.
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Prescrizione del reato di ricettazione: niente pena ma danni da pagare
L'Imputato acquista un macchinario da cantiere proveniente da un'appropriazione indebita commessa nel 2007. Nel 2012 le forze dell'ordine sequestrano il mezzo e l'uomo esibisce una fattura risalente al 2007. I giudici di merito condannano l'Imputato ignorando la prescrizione del reato di ricettazione. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della difesa. Il delitto si consuma al momento dell'acquisto e l'accusa non dimostra una data diversa dal 2007. Di conseguenza, il reato risulta estinto per decorso dei termini di legge prima della sentenza d'appello. I giudici supremi annullano la condanna penale ma confermano le decisioni civili a favore della Società Danneggiata. La prova della responsabilità civile rimane valida e l'Imputato deve risarcire le spese legali.
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Prescrizione del reato di ricettazione: l’impatto della recidiva
L'Imputato propone ricorso in Cassazione sostenendo che il proprio delitto fosse estinto per intervenuta prescrizione del reato di ricettazione, relativo all'utilizzo di un autocarro rubato per trasportare merce illecita. La difesa sostiene che la legge del 2005 sia più favorevole e che il termine massimo sia scaduto prima dell'appello. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che la presenza della recidiva reiterata e specifica aumenta sia il termine base sia l'aumento massimo per interruzione, portando il tempo necessario a oltre ventidue anni. Di conseguenza, la legge precedente risulta concretamente più favorevole e il reato non è prescritto. Inoltre, la Cassazione ribadisce l'impossibilità di riesaminare le prove nel giudizio di legittimità. L'Imputato viene condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Prescrizione del reato: annullata la condanna per droga
L'Imputato veniva condannato dai giudici di merito per la detenzione di oltre duecento grammi di marijuana, destinata allo spaccio viste le cinquecento dosi ricavabili. La condanna iniziale applicava le pene previste prima della riforma sulle droghe leggere. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione chiedendo la rideterminata della pena alla luce delle decisioni della Corte Costituzionale. La Suprema Corte ha riscontrato l'errore nel calcolo della pena base. Tuttavia, accertato il trascorrere del tempo e il superamento dei limiti edittali, i giudici hanno dichiarato la prescrizione del reato. La sentenza di condanna è stata annullata senza rinvio, azzerando ogni sanzione penale e pecuniaria a carico dell'Imputato.
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Opposizione a decreto penale: valida anche senza procura speciale
Quattro cittadini ricevevano un decreto penale di condanna al pagamento di un'ammenda per presunti abusi edilizi. Tramite il difensore di fiducia, gli imputati presentavano tempestiva opposizione chiedendo il giudizio dibattimentale. Il Tribunale dichiarava inammissibile l'atto sostenendo che il legale fosse privo di procura speciale autenticata. I cittadini proponevano ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha stabilito che l'Opposizione a decreto penale presentata dal difensore di fiducia è sempre valida, anche senza procura speciale. Avendo riconosciuto la validità dell'opposizione, i giudici di legittimità hanno preso atto dell'estinzione del reato per prescrizione, annullando senza rinvio l'ordinanza del Tribunale e il decreto penale.
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Prescrizione del reato: annullata la condanna per incendio
L'imputato veniva condannato in primo e secondo grado per il reato di danneggiamento seguito da incendio commesso nel 2012. Il difensore proponeva ricorso in Cassazione eccependo la nullità della notifica del decreto di citazione in appello, eseguita presso lo studio legale a seguito dell'esito negativo della spedizione postale. La Corte di Cassazione ha rilevato che il ricorso non era inammissibile, sussistendo un contrasto giurisprudenziale sulle modalità di verifica del domicilio. Di conseguenza, il tempo trascorso dalla commissione dei fatti ha determinato la prescrizione del reato. I giudici di legittimità hanno quindi annullato la sentenza impugnata senza rinvio, cancellando integralmente la condanna inflitta all'imputato.
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Prescrizione del reato: il ricorso inutile costa caro
Il Ricorrente, sottoposto alla misura della sorveglianza speciale, veniva condannato a sei mesi di arresto per aver guidato un'autovettura nonostante la revoca della patente. L'imputato proponeva ricorso per Cassazione lamentando il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche e la mancata declaratoria di estinzione del reato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per la manifesta infondatezza dei motivi. I giudici hanno chiarito che la prescrizione del reato non era maturata prima della sentenza d'appello. Inoltre, l'inammissibilità originaria del ricorso impedisce di rilevare la prescrizione del reato eventualmente maturata successivamente, durante il giudizio di legittimità. Il Ricorrente è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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