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Art. 157 Codice Penale — Anno 2022

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1168 provvedimenti

Altri anni per Art. 157 Codice Penale

Dalla condanna per droga alla prescrizione del reato
I giudici di merito condannano l'imputato per detenzione di marijuana di lieve entità, commessa nel novembre 2010. La difesa eccepisce invano il decorso del tempo in appello. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso e dichiara estinto l'illecito per intervenuta prescrizione del reato, cancellando la precedente condanna.
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Prescrizione reati antisismici: condanna annullata
Un proprietario di immobile subiva una condanna penale per violazioni edilizie legate alla mancata denuncia dei lavori e all'assenza di autorizzazione sismica. L'imputato ha proposto ricorso per cassazione evidenziando che le opere edili erano state completate molti anni prima, precisamente tra il 2002 e il 2003. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che la prescrizione reati antisismici decorre dal momento dell'ultimazione dei lavori quando mancano denuncia e autorizzazione. Essendo trascorso il tempo limite previsto dalla legge, i giudici hanno annullato senza rinvio la condanna.
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Prescrizione del reato di ricettazione: condanna annullata
La vicenda riguarda un imputato condannato in primo grado per il delitto di ricettazione. Successivamente, la Corte di Appello ha dichiarato inammissibile l'impugnazione presentata dalla difesa. L'imputato ha quindi promosso ricorso per cassazione, contestando la decisione dei giudici di secondo grado e segnalando il superamento del tempo massimo per punire il fatto. I giudici di legittimità hanno accertato la fondatezza del ricorso e verificato che la prescrizione del reato di ricettazione era già maturata prima della sentenza di secondo grado. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio la condanna, sancendo la definitiva estinzione del reato per decorso del tempo.
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Truffa e Competenza Funzionale: Reato Prescritto, Danno Confermato
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un Lavoratore condannato per truffa. Il Lavoratore contestava la `competenza funzionale` del Tribunale di Perugia, sostenendo che il reato era avvenuto altrove e che la vittima, inizialmente identificata come magistrato, aveva determinato erroneamente la sede del processo. La Cassazione ha ribadito che la `competenza funzionale` (non territoriale) è rilevabile in ogni fase, ma ha confermato che la competenza si fissa al momento del decreto di giudizio. Nonostante l'eccezione fosse infondata, il reato è stato dichiarato estinto per `prescrizione`. Le statuizioni civili per il risarcimento del danno alla Parte Civile sono state invece confermate.
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Occultamento di documenti contabili: reato anche coi dati dei terzi
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a un anno di reclusione per un imprenditore accusato di occultamento di documenti contabili. L'imputato aveva conservato solo una parte delle fatture, rendendo necessari complessi controlli incrociati della Guardia di Finanza per quantificare il volume d'affari. I giudici hanno chiarito che il reato sussiste anche se il fisco riesce a ricostruire il reddito tramite terzi fornitori o clienti. Inoltre, l'occultamento di scritture ha natura di reato permanente e la prescrizione decorre esclusivamente dal momento della verifica fiscale, termine ulteriormente allungato dalla presenza di una recidiva qualificata.
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Furto pluriaggravato: prescrizione e aggravanti speciali
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di una persona condannata per furto pluriaggravato in concorso. La difesa sosteneva che il reato fosse ormai estinto per decorso del tempo e invocava la prevalenza delle circostanze attenuanti generiche rispetto alle aggravanti. I giudici hanno respinto la tesi difensiva, chiarendo che le circostanze aggravanti a effetto speciale aumentano il tempo necessario per la prescrizione in modo autonomo, a prescindere dall'esito del bilanciamento con le attenuanti. Inoltre, la confessione resa dall'imputata non vincola il giudice a concedere una diminuzione maggiore di pena. Di conseguenza, la Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile, confermando la condanna penale e disponendo il versamento di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Ricettazione: Ricorso in Cassazione Inammissibile per Rinuncia e Prescrizione
Un Lavoratore era stato condannato per ricettazione (ricevere beni rubati). La Corte d'Appello aveva confermato la condanna. Il Lavoratore ha presentato un Ricorso in Cassazione inammissibile, sollevando due motivi. Il primo motivo, riguardante vizi di motivazione, è stato dichiarato precluso perché in appello il Lavoratore aveva rinunciato a tutti i motivi tranne quello sulla pena. Il secondo motivo, sulla prescrizione del reato, è stato ritenuto infondato perché la data di pronuncia della sentenza d'appello era antecedente alla presunta scadenza della prescrizione. La Suprema Corte ha quindi dichiarato il ricorso inammissibile, condannando il Lavoratore al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle Ammende.
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Furto in Abitazione Aggravato: Prescrizione non Scatta, Ricorso Inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una Donna condannata per furto in abitazione aggravato. La ricorrente aveva eccepito l'intervenuta prescrizione del reato e vizi procedurali. La Suprema Corte ha chiarito che il termine di prescrizione per il furto in abitazione aggravato, considerando le specifiche aggravanti e la recidiva, è di tredici anni e quattro mesi, e non era ancora scaduto. Inoltre, le eccezioni sulla nullità della citazione e sulla dichiarazione di assenza dovevano essere sollevate in appello e non per la prima volta in Cassazione, risultando tardive. La decisione conferma la condanna e l'obbligo di pagare le spese processuali.
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Porto di armi improprie: la Cassazione conferma condanne e costi
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di due individui per il `porto di armi improprie` in luogo pubblico. I soggetti erano stati trovati in possesso di una spranga, un cacciavite e un coltello a serramanico durante un litigio. Hanno contestato la qualificazione degli oggetti come armi e la mancata applicazione della non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Ha ribadito che il contesto di un litigio in un centro urbano rende grave il `porto di armi improprie`, escludendo la tenuità del fatto. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una somma alla cassa delle ammende.
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Prescrizione abuso edilizio: lo stop ai lavori batte il sequestro
Un cittadino viene condannato per reati edilizi. La Corte d'Appello individua il momento iniziale della prescrizione nella data in cui l'autorità giudiziaria ha eseguito il sequestro preventivo del cantiere. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'imputato ed evidenzia un errore di calcolo. I lavori si erano infatti fermati mesi prima a seguito di un ordine di sospensione emesso dal Comune, come confermato da successivi sopralluoghi. La permanenza del reato cessa con l'effettiva interruzione dell'attività abusiva e non con il successivo sequestro penale. Di conseguenza, la prescrizione abuso edilizio risultava già maturata prima della sentenza di secondo grado. La Suprema Corte annulla la condanna senza rinvio per totale estinzione dei reati.
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Prescrizione del reato di furto: condanna annullata
Due imputati hanno subito una condanna nei primi gradi di giudizio per furto aggravato commesso nell'ottobre 2013. La Corte di Appello ha confermato la pena nel novembre 2021 senza considerare il tempo trascorso. La difesa ha quindi presentato ricorso in Cassazione. I giudici supremi hanno accertato che il termine massimo di legge era già scaduto a giugno 2021, prima della decisione di secondo grado, anche calcolando il periodo di sospensione per impedimento del difensore. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha annullato la condanna senza rinvio, dichiarando l'estinzione delle accuse. Si è quindi perfezionata la prescrizione del reato di furto, cancellando ogni conseguenza penale a carico dei ricorrenti.
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Revoca sospensione condizionale: il ritardo non salva dalla pena
Il Tribunale di Verona aveva rigettato la richiesta del Pubblico Ministero di **revoca sospensione condizionale della pena** per una Condannata. Il Tribunale riteneva che un ritardo nel deposito della sentenza, che aveva posticipato il passaggio in giudicato, non dovesse pregiudicare la Condannata. Secondo questa interpretazione, se la sentenza fosse stata depositata tempestivamente, il nuovo reato sarebbe caduto fuori dal termine quinquennale per la revoca. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, stabilendo che il termine quinquennale per la **revoca sospensione condizionale della pena** decorre dalla data di passaggio in giudicato della sentenza, senza che i ritardi procedurali nel deposito della motivazione possano influenzare tale calcolo. La questione torna al giudice dell'esecuzione per un nuovo esame.
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Prescrizione del reato: Condanna penale annullata, ma risarcimento dovuto
Un individuo è stato condannato per lesioni personali. La Corte d'Appello ha ridotto la pena, ma ha confermato il risarcimento dei danni. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo la prescrizione del reato. La Suprema Corte ha accolto questa tesi per gli effetti penali, annullando la condanna perché il reato di lesioni personali era già estinto per prescrizione prima della sentenza d'appello. Ha però dichiarato inammissibile il ricorso per gli effetti civili, condannando l'imputato a pagare le spese legali alle parti civili.
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Correzione errore materiale sentenza: la Cassazione precisa i risarcimenti
La Corte di Cassazione è intervenuta per una Correzione errore materiale sentenza. Il caso riguardava un precedente giudizio che aveva annullato alcune condanne e dichiarato la prescrizione per altri reati. L'errore consisteva nell'aver revocato le statuizioni civili (cioè i risarcimenti) in modo non del tutto chiaro o completo. La Corte ha precisato che la revoca delle statuizioni civili si estendeva a tutti gli imputati per i reati prescritti (capi F e G) e includeva anche gli Enti pubblici (Comune e Città Metropolitana) come beneficiari della revoca, oltre all'Ente privato già menzionato. Questa correzione ha garantito maggiore chiarezza e precisione nell'applicazione della legge.
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Falso ideologico: condanna annullata per prescrizione del reato
La Corte di Cassazione ha annullato la condanna per falso ideologico inflitta a due imputati. I Giudici di merito avevano condannato Il Sig. Modafferi e Il Sig. Veltre per il reato di falso ideologico. Tuttavia, la Suprema Corte ha rilevato che il reato, così come contestato, non includeva l'aggravante prevista dall'articolo 476, comma 2, del codice penale. Di conseguenza, il reato si era estinto per prescrizione prima della pronuncia della sentenza d'appello. La decisione ha quindi sancito la Prescrizione del reato di falso ideologico, annullando la condanna senza necessità di un nuovo giudizio.
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Tentata Estorsione: La Prescrizione del Reato Annulla la Condanna
Un Lavoratore Ambulante ha denunciato un Aggressore per tentata estorsione e lesioni personali. L'Aggressore lo aveva colpito per ottenere denaro. La Corte d'Appello aveva confermato la responsabilità per tentata estorsione, dichiarando prescritte le lesioni. La Cassazione, esaminando il caso, ha stabilito che anche il reato di tentata estorsione era estinto per prescrizione del reato. Questo è avvenuto perché, calcolando correttamente i termini e gli atti interruttivi, il tempo massimo previsto dalla legge era ormai trascorso. La sentenza è stata quindi annullata.
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Prescrizione Reato Aggravato: La Recidiva Blocca l’Estinzione del Crimine
Un Lavoratore ha presentato ricorso contro una condanna per furto aggravato, sperando nella prescrizione del reato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il reato era aggravato dalla recidiva reiterata specifica infraquinquennale, che ha esteso i termini di prescrizione. Di conseguenza, la prescrizione del reato aggravato non era ancora maturata. Il Lavoratore è stato condannato a pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Resistenza a pubblico ufficiale: la recidiva blocca la prescrizione
Durante un controllo di polizia, un uomo ha rifiutato di mostrare i documenti di identità, scagliando un bicchiere di vetro contro gli agenti e colpendo un operatore con una gomitata. I giudici di merito hanno condannato l'imputato per il delitto di resistenza a pubblico ufficiale, mentre hanno dichiarato prescritto il reato di lesioni personali. L'imputato ha presentato ricorso per cassazione, sostenendo l'estinzione per decorso del tempo anche per la resistenza e negando l'intenzione di opporsi al pubblico servizio. La Corte di Cassazione ha rigettato l'impugnazione: la recidiva aumenta il tempo di prescrizione sul massimo della pena edittale, impedendo l'estinzione del reato prima dell'appello. Inoltre, il lancio del bicchiere dimostra chiaramente la volontà oppositiva. L'imputato perde la causa e subisce la condanna al pagamento delle spese legali e di tremila euro alla cassa delle ammende.
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Ricorso straordinario per errore di fatto: limiti e inammissibilità
Un Condannato, già riconosciuto colpevole di partecipazione ad associazione a delinquere di stampo mafioso, ha presentato un ricorso straordinario per errore di fatto alla Corte di Cassazione. Sosteneva che il reato fosse prescritto prima della sentenza definitiva e che la pena fosse sproporzionata. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che il ricorso straordinario per errore di fatto non può essere usato per rimettere in discussione valutazioni giuridiche o per riproporre questioni già esaminate. Le argomentazioni sulla prescrizione e sulla pena non costituivano veri errori di fatto, ma tentativi di riesaminare il merito della vicenda.
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Evasione e Prescrizione: Quando il Tempo Salva il Condannato
Un Imputato, condannato per evasione nel 2010, ha visto la sua condanna confermata in appello. Ha poi presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che il reato fosse estinto per prescrizione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso. Ha stabilito che il termine ordinario di prescrizione del reato, pari a sei anni, era scaduto tra la sentenza di primo grado (novembre 2010) e la notifica del decreto di citazione in appello (dicembre 2018). L'aumento del termine per la recidiva non si applica al termine ordinario. La Cassazione ha quindi annullato la sentenza, dichiarando il reato di evasione estinto per prescrizione.
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