LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 1362 Codice Civile — Sezione Lavoro Civile

Pagina 13 di 40

2097 provvedimenti

Altri anni per Art. 1362 Codice Civile

Incentivo all’esodo senza contributi: la Cassazione dà ragione alle aziende
Un ente previdenziale ha richiesto il pagamento di contributi su somme versate da una società editrice a sette giornalisti in sede di conciliazione. La Corte d'Appello ha stabilito che tali somme costituivano un incentivo all'esodo per favorire la cessazione volontaria del rapporto di lavoro, escludendone la natura retributiva e l'obbligo contributivo. L'ente previdenziale ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che parte delle somme integrasse il TFR o servisse a prevenire liti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la qualificazione delle somme come incentivo all'esodo spetta ai giudici di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità. Di conseguenza, la società editrice non deve pagare i contributi richiesti.
Continua »
Pensione in capitale: addio alla perequazione aziendale
Un gruppo di ex dipendenti bancari, dopo aver accettato la capitalizzazione della propria pensione integrativa in un'unica soluzione (una tantum), ha richiesto il pagamento della perequazione aziendale per i periodi successivi al riscatto. La Corte d'Appello aveva accolto la domanda dei pensionati, ritenendo che non vi fosse stata una rinuncia esplicita. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso della Banca. I giudici di legittimità hanno stabilito che il riscatto in capitale estingue l'intera prestazione pensionistica periodica e, di conseguenza, fa venir meno anche il diritto alla perequazione aziendale per il futuro, trattandosi di un elemento accessorio indissolubilmente legato alla prestazione principale ormai estinta. La causa è stata quindi rinviata alla Corte d'Appello per una nuova decisione.
Continua »
Capitalizzazione della pensione integrativa: addio rivalutazione
Alcuni ex dipendenti bancari, dopo aver ottenuto per via giudiziaria il diritto alla perequazione aziendale sulla loro pensione, hanno scelto la capitalizzazione della pensione integrativa, ricevendo una somma unica a saldo e stralcio. Successivamente, hanno chiesto il pagamento delle rivalutazioni anche per il periodo successivo alla liquidazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei pensionati. I giudici hanno stabilito che la capitalizzazione della pensione integrativa estingue definitivamente il rapporto previdenziale principale. Di conseguenza, cessano anche tutti i diritti accessori, come la perequazione aziendale. L'adeguamento all'inflazione non può sopravvivere in modo autonomo se la pensione stessa è stata già liquidata e interamente pagata in un'unica soluzione. Vince l'istituto di credito.
Continua »
Riscatto della posizione contributiva: la banca deve pagare
Un ex dipendente bancario ha richiesto il riscatto della posizione contributiva accumulata presso il fondo pensionistico aziendale (il cosiddetto "zainetto") dopo la cessazione del rapporto di lavoro. L'Azienda si è opposta, sostenendo che il vecchio fondo non fosse strutturato su conti individuali e che la normativa non consentisse la liquidazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Azienda, confermando la decisione della Corte d'Appello. I giudici hanno stabilito che la facoltà di riscatto e portabilità della posizione previdenziale è un principio generale e inderogabile, applicabile anche ai fondi complementari più vecchi e con sistemi collettivi. Di conseguenza, l'Azienda è stata condannata a pagare al lavoratore oltre 32.000 euro, oltre a interessi e rivalutazione monetaria, in quanto soggetto privato.
Continua »
Capitalizzazione della pensione integrativa: stop ad aumenti
Alcuni ex dipendenti bancari hanno chiesto il pagamento di differenze sulla pensione integrativa per il periodo 2008-2013, invocando un vecchio giudicato che riconosceva loro il diritto alla perequazione automatica. Tuttavia, gli interessati avevano precedentemente optato per la liquidazione in un'unica soluzione della prestazione. La Corte d'Appello aveva accolto la loro domanda, ma la Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione. I giudici hanno stabilito che la capitalizzazione della pensione integrativa estingue definitivamente il diritto a ricevere i successivi pagamenti periodici. Di conseguenza, dopo aver incassato la somma una tantum, i pensionati non possono più pretendere i successivi adeguamenti mensili per l'inflazione, poiché il rapporto previdenziale originario si è ormai estinto. La Cassazione ha quindi accolto il ricorso dell'azienda e del fondo pensione.
Continua »
Agevolazioni tariffarie: perché i pensionati perdono lo sconto
Un gruppo di pensionati, ex dipendenti di un'azienda energetica, ha fatto causa per mantenere le agevolazioni tariffarie sulla fornitura di energia elettrica, previste da vecchi contratti collettivi. L'azienda aveva cancellato il beneficio con una disdetta unilaterale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dei pensionati, stabilendo che gli sconti sulle bollette non costituiscono un diritto quesito né fanno parte della retribuzione fissa. Trattandosi di accordi collettivi a tempo indeterminato, l'azienda può legittimamente recedere per evitare vincoli perpetui. I pensionati perdono la causa e devono pagare le spese di giudizio.
Continua »
Diritto ai buoni pasto: la Cassazione smentisce l’ASL sui turni
Un'infermiera ha fatto causa all'Azienda Sanitaria per ottenere il riconoscimento del servizio mensa o dei buoni pasto sostitutivi per i suoi turni di lavoro. L'Azienda Sanitaria limitava il beneficio solo ad alcune categorie e a specifici turni diurni. La Corte d'Appello aveva respinto la domanda della lavoratrice, ritenendo legittimo il regolamento aziendale. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso, stabilendo che il diritto ai buoni pasto spetta a tutti i dipendenti con turni superiori alle sei ore, indipendentemente dalle fasce orarie del servizio. La Suprema Corte ha chiarito che la pausa pranzo è un diritto finalizzato al recupero delle energie psico-fisiche, cassando la decisione precedente e rinviando la causa alla Corte d'Appello per un nuovo esame basato su questo principio.
Continua »
Premio aziendale di rendimento: obiettivi mancati, niente pagamento
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un istituto di credito contro la decisione che lo condannava a pagare il premio aziendale di rendimento a un dipendente per gli anni 2011 e 2012. I giudici hanno chiarito che l'erogazione di tale emolumento non è automatica né legata alla sola posizione lavorativa, ma è subordinata al raggiungimento di specifici obiettivi finanziari prefissati dall'azienda, come un utile minimo d'esercizio. Non essendosi verificata tale condizione nel 2011, il diritto al premio non è sorto. La sentenza d'appello è stata quindi cassata con rinvio.
Continua »
Contratto a termine illegittimo: il lavoratore vince dopo anni
Un assistente di volo ha contestato la scadenza del suo primo contratto di lavoro, firmato nel 2000 con una nota compagnia aerea. La Corte d'Appello ha dichiarato che si trattava di un contratto a termine illegittimo per mancanza delle causali di legge, riconoscendo un unico rapporto a tempo indeterminato fin dall'inizio e ordinando la ricostruzione della carriera del dipendente. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando inammissibile il ricorso della società datrice di lavoro. I giudici hanno chiarito che l'azione per far valere la nullità del termine non si prescrive mai e che il semplice passaggio del tempo non dimostra la volontà del lavoratore di rinunciare al posto. Di conseguenza, l'azienda è stata condannata anche al pagamento delle spese legali, consolidando il diritto del lavoratore alla stabilità dell'impiego e all'anzianità pregressa.
Continua »
Liberalizzazione del portafoglio: regole violate e ricorso respinto
Un'agente di assicurazione ha chiesto il risarcimento dei danni alla compagnia assicurativa dopo il rifiuto di prorogare il periodo di liberalizzazione del portafoglio. A seguito della cessazione del rapporto, l'agente aveva optato per tale regime, ma ha formulato una prima richiesta di proroga per dodici mesi (superiore al limite contrattuale di tre) e una seconda richiesta solo due giorni prima della scadenza (invece dei sessanta giorni previsti). La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'agente, confermando la correttezza del comportamento della compagnia. I giudici hanno stabilito che il rifiuto della proroga era pienamente legittimo e conforme a buona fede, poiché l'agente non aveva rispettato i termini e i limiti temporali stabiliti dall'accordo collettivo nazionale.
Continua »
Cambio appalto: tutele salariali contro assorbimento superminimo
Nel contesto di un cambio appalto per la gestione di servizi scolastici, alcune lavoratrici hanno richiesto al nuovo datore di lavoro il mantenimento di un'integrazione salariale provinciale stabilita nel 1989. L'Azienda Subentrante si è opposta, sostenendo la scadenza dell'accordo e chiedendo, in subordine, l'assorbimento di tale somma nel superminimo già corrisposto. La Corte d'Appello ha dato ragione alle dipendenti, ritenendo inammissibile la richiesta di assorbimento perché considerata nuova. La Corte di Cassazione ha parzialmente accolto il ricorso dell'azienda: ha confermato che le lavoratrici hanno diritto a conservare l'integrazione salariale come trattamento di miglior favore, ma ha stabilito che la richiesta di assorbimento nel superminimo e l'eccezione di avvenuto pagamento per una lavoratrice erano ammissibili e andavano esaminate. La causa torna in Appello.
Continua »
Indennità chilometrica: il Consorzio perde contro il dipendente
Un Consorzio di bonifica ha impugnato la sentenza che lo condannava a pagare oltre novemila euro a un dipendente per differenze sull'indennità chilometrica. Il datore di lavoro sosteneva che tale indennità fosse un semplice rimborso spese, modificabile dalla contrattazione regionale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'indennità chilometrica, erogata in misura fissa e continuativa per compensare il disagio di raggiungere zone montane, ha natura retributiva. Di conseguenza, essa è protetta dalle clausole di salvaguardia del contratto integrativo regionale e non può essere ridotta. Vince il lavoratore, con condanna del Consorzio alle spese di giudizio.
Continua »
Taglio dell’assegno ad personam: l’azienda perde contro i dipendenti
Tre lavoratori hanno richiesto il pagamento di somme dovute a titolo di indennità di trasferta e di assegno ad personam. La nuova società datrice di lavoro aveva ridotto unilateralmente queste voci retributive, sostenendo che un successivo accordo sindacale di armonizzazione avesse superato i precedenti trattamenti di favore. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno dato ragione ai lavoratori, ritenendo che l'accordo non avesse cancellato espressamente tali benefici, ormai divenuti diritti quesiti. La Corte di Cassazione ha confermato queste decisioni, dichiarando inammissibile il ricorso della società. La Suprema Corte ha chiarito che l'interpretazione dei contratti spetta ai giudici di merito e che l'assegno ad personam non può essere ridotto senza una chiara e specifica volontà contraria espressa dalle parti.
Continua »
Indennità chilometrica: il contratto nazionale batte il regionale
Un operaio forestale ha chiesto il pagamento delle differenze sull'indennità chilometrica per l'uso del proprio mezzo per raggiungere il posto di lavoro. L'Azienda aveva applicato un rimborso forfettario previsto dal contratto integrativo regionale, inferiore rispetto a quanto stabilito dal contratto collettivo nazionale (CCNL). La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Azienda, confermando che l'indennità chilometrica ha natura retributiva poiché versata in modo fisso e continuativo per compensare il disagio del lavoro in montagna. Di conseguenza, il contratto regionale non poteva peggiorare questo trattamento, non avendo ricevuto alcuna delega dal contratto nazionale su questa specifica materia. Vince il lavoratore, che ha diritto a ricevere oltre quindicimila euro di differenze retributive.
Continua »
Indennità chilometrica: da semplice rimborso a vera retribuzione
Il datore di lavoro, un ente di bonifica, ha impugnato la decisione che lo condannava a pagare a un dipendente le differenze sull'indennità chilometrica per l'uso del mezzo proprio. Il datore sosteneva che l'indennità avesse natura di mero rimborso spese, regolabile al ribasso dalla contrattazione regionale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che l'indennità chilometrica erogata in modo fisso e continuativo per raggiungere luoghi montani disagiati ha natura retributiva. Di conseguenza, essa è protetta dalle clausole di salvaguardia e non può essere ridotta dalla contrattazione locale senza espressa delega del contratto nazionale. Vince il lavoratore, che mantiene il diritto alle differenze economiche.
Continua »
Indennità di rischio: nullo l’accordo regionale per i medici
Un medico convenzionato ha richiesto il pagamento dell'indennità di rischio di 4 euro l'ora, prevista dall'accordo integrativo della Regione Abruzzo. L'Azienda Sanitaria si è opposta, sostenendo che tale accordo locale fosse nullo per contrasto con il contratto collettivo nazionale. La Corte d'Appello ha accolto l'opposizione dell'azienda. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso del medico. I giudici hanno stabilito che la contrattazione regionale non può concedere un'indennità di rischio in modo automatico e generalizzato a tutti i medici di continuità assistenziale. Questo compenso aggiuntivo, infatti, può essere previsto solo per specifiche e documentate situazioni di disagio o difficoltà, come stabilito dall'accordo nazionale. Di conseguenza, la clausola regionale che estendeva il beneficio a tutti è stata dichiarata nulla.
Continua »
Guardia medica: no all’indennità di rischio se l’accordo è nullo
Un medico convenzionato, addetto al servizio di continuità assistenziale, ha richiesto il pagamento dell'indennità di rischio oraria prevista dall'accordo integrativo della Regione Abruzzo. L'Azienda Sanitaria Locale ha interrotto i pagamenti ritenendo la clausola regionale nulla per contrasto con l'accordo collettivo nazionale. La Corte d'Appello ha accolto l'opposizione dell'ente sanitario. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso del medico. I giudici hanno stabilito che la contrattazione decentrata non può disporre in contrasto con quella nazionale. Di conseguenza, l'introduzione automatica e generalizzata di un compenso aggiuntivo per tutti i medici, senza una reale valutazione delle specifiche condizioni di disagio, rende la clausola regionale radicalmente nulla.
Continua »
Accertamento del rapporto di lavoro subordinato: conta la realtà
Alcuni medici e professionisti sanitari, formalmente inquadrati come liberi professionisti con contratti di lavoro autonomo, hanno richiesto l'accertamento del rapporto di lavoro subordinato nei confronti di un'impresa sociale. I giudici di merito hanno accolto la domanda, rilevando che l'attività si svolgeva con orari fissi, turni prestabiliti e sotto la direzione dell'azienda. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando sia il ricorso dell'azienda sia quello dei lavoratori relativo alla legittimità del licenziamento. La Suprema Corte ha ribadito che il nome dato al contratto dalle parti non conta se la realtà dei fatti dimostra una subordinazione concreta.
Continua »
Patto di non concorrenza: l’agente viola l’accordo e paga la penale
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un ex agente di commercio, confermando la sua condanna al pagamento di una penale per aver violato il patto di non concorrenza. L'agente sosteneva che il mancato pagamento dell'indennità da parte della società preponente rendesse inefficace l'accordo. I giudici hanno invece chiarito che l'obbligo di non fare concorrenza sorge immediatamente al momento della firma del contratto. Di conseguenza, la violazione commessa dall'agente legittima il rifiuto della società di pagare l'indennità e fa scattare l'obbligo di versare la penale concordata. La Cassazione ha inoltre confermato l'impossibilità di ridurre la penale, ritenendola proporzionata all'interesse della società.
Continua »
Contratto di agenzia: scontro su provvigioni e indennità
Un agente di commercio ha citato in giudizio l'azienda preponente per ottenere differenze sulle provvigioni per merce restituita e l'indennità di fine rapporto legata al contratto di agenzia. La Corte d'Appello ha riconosciuto parzialmente le provvigioni ma ha rigettato la richiesta di indennità ex art. 1751 c.c., ritenendo prevalente una clausola contrattuale più favorevole. Entrambe le parti hanno proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha rigettato sia il ricorso principale dell'agente sia quello incidentale dell'azienda. I giudici hanno chiarito che l'interpretazione delle clausole contrattuali spetta esclusivamente al giudice di merito, purché sia logica e coerente, e che non si possono proporre per la prima volta in Cassazione nuove questioni giuridiche non sollevate nei gradi precedenti.
Continua »