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Diritto ai buoni pasto: la Cassazione smentisce l’ASL sui turni

Un’infermiera ha fatto causa all’Azienda Sanitaria per ottenere il riconoscimento del servizio mensa o dei buoni pasto sostitutivi per i suoi turni di lavoro. L’Azienda Sanitaria limitava il beneficio solo ad alcune categorie e a specifici turni diurni. La Corte d’Appello aveva respinto la domanda della lavoratrice, ritenendo legittimo il regolamento aziendale. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso, stabilendo che il diritto ai buoni pasto spetta a tutti i dipendenti con turni superiori alle sei ore, indipendentemente dalle fasce orarie del servizio. La Suprema Corte ha chiarito che la pausa pranzo è un diritto finalizzato al recupero delle energie psico-fisiche, cassando la decisione precedente e rinviando la causa alla Corte d’Appello per un nuovo esame basato su questo principio.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. L Num. 25622 Anno 2023
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Pubblicato il 17 luglio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Il diritto ai buoni pasto per il personale sanitario nei turni di lavoro

Il diritto ai buoni pasto rappresenta una tutela fondamentale per garantire il benessere psico-fisico dei lavoratori durante lo svolgimento delle proprie mansioni. Molto spesso sorgono controversie tra i dipendenti e le amministrazioni pubbliche circa i requisiti necessari per accedere a questo beneficio assistenziale. La Corte di Cassazione è intervenuta di recente per fare chiarezza su una questione che interessa migliaia di operatori del settore sanitario. La pronuncia in esame stabilisce regole precise per l’erogazione del servizio mensa o delle sue modalità sostitutive, ponendo fine a interpretazioni restrittive da parte dei datori di lavoro.

Il caso concreto e la decisione dei giudici di merito

La vicenda trae origine dal ricorso di un’infermiera impiegata presso un’Azienda Sanitaria con un orario articolato su turni mattutini, pomeridiani e notturni. La lavoratrice ha richiesto il riconoscimento del servizio mensa o, in alternativa, dei relativi buoni sostitutivi per i giorni di effettiva presenza in servizio. L’Azienda Sanitaria ha rifiutato l’erogazione applicando un regolamento interno molto rigido. Questo regolamento limitava i buoni esclusivamente al personale amministrativo o a chi svolgeva turni di almeno otto ore a cavallo tra la mattina e il pomeriggio. Sia il Tribunale sia la Corte d’Appello hanno inizialmente respinto la domanda della dipendente, ritenendo legittima la condotta dell’amministrazione. I giudici di merito hanno ritenuto che l’orario di lavoro a turni fosse incompatibile con la fruizione della pausa pranzo tradizionale.

Quando sorge effettivamente il diritto ai buoni pasto

La normativa nazionale e la contrattazione collettiva collegano la fruizione del pasto alla durata complessiva della prestazione lavorativa giornaliera. Il lavoratore ha diritto a un intervallo di pausa ogni volta che l’orario di lavoro giornaliero eccede il limite delle sei ore complessive. Questa pausa serve per recuperare le energie psico-fisiche e per consumare l’eventuale pasto. La giurisprudenza ha chiarito che questa agevolazione ha una natura assistenziale e mira a conciliare le esigenze del servizio con il benessere del dipendente. Pertanto, la limitazione del beneficio a specifiche fasce orarie non trova alcun fondamento nella legge o nei contratti collettivi nazionali.

Le motivazioni della Cassazione sul diritto ai buoni pasto

I giudici della Suprema Corte hanno accolto il ricorso dell’infermiera evidenziando l’errore commesso dai giudici nei gradi precedenti. La Cassazione ha spiegato che l’Azienda Sanitaria non può limitare unilateralmente la platea degli aventi diritto una volta che ha deciso di istituire il servizio di mensa o i buoni sostitutivi. Il diritto ai buoni pasto sorge automaticamente per il solo fatto che il dipendente presti un’attività lavorativa superiore alle sei ore giornaliere. Non rileva in alcun modo la circostanza che il turno si svolga interamente di notte o in orari pomeridiani non tradizionalmente destinati al pranzo. La contrattazione decentrata non può introdurre requisiti più restrittivi rispetto a quelli previsti dal contratto collettivo nazionale, pena la nullità delle clausole stesse.

Le conclusioni sul diritto ai buoni pasto e i risvolti pratici

La decisione della Corte di Cassazione rappresenta una vittoria significativa per tutti i lavoratori turnisti del comparto sanità. La sentenza ha cassato la decisione della Corte d’Appello e ha rinviato la causa per un nuovo giudizio. Il giudice del rinvio dovrà applicare il principio secondo cui la pausa e il pasto sono strettamente connessi alla durata del turno superiore alle sei ore. Questa pronuncia impedisce alle aziende pubbliche di utilizzare regolamenti interni per escludere illegittimamente i dipendenti dai benefici assistenziali. I datori di lavoro dovranno adeguare le proprie prassi organizzative per garantire parità di trattamento a tutto il personale in servizio.

Il dipendente turnista ha diritto ai buoni pasto anche se lavora di notte?
Sì, il diritto sorge per qualsiasi turno che superi le sei ore giornaliere, indipendentemente dalla specifica fascia oraria di lavoro.

L’azienda sanitaria può limitare i buoni pasto solo ad alcuni uffici con regolamento interno?
No, i regolamenti aziendali non possono restringere la platea dei beneficiari rispetto a quanto previsto dal contratto collettivo nazionale.

Qual è il requisito minimo di ore lavorate per ottenere il buono pasto?
Il lavoratore deve svolgere un turno giornaliero che ecceda le sei ore complessive per avere diritto alla pausa e al pasto.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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