La Corte d'Appello confermava la condanna a due anni, undici mesi e quindici giorni di reclusione per un soggetto accusato di porto di arma clandestina, detenzione illegale di munizioni e ricettazione. L'imputato proponeva ricorso per cassazione lamentando la mancata concessione delle attenuanti generiche, il diniego della sostituzione della pena detentiva e la mancata disapplicazione della recidiva. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché la difesa si è limitata a riproporre le medesime censure del precedente grado di giudizio, senza confrontarsi criticamente con la motivazione dei giudici territoriali. La condanna definitiva per porto di arma clandestina resta confermata, con l'obbligo per il ricorrente di versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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