LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 133 Codice Penale — Anno 2022

Pagina 20 di 40

3576 provvedimenti

Altri anni per Art. 133 Codice Penale

Reato di Stupefacenti: Coltivazione per Spaccio, Ricorso Inammissibile
Un Lavoratore è stato condannato per il Reato di stupefacenti, avendo coltivato e detenuto marijuana con finalità di spaccio. La Corte d'Appello ha confermato la condanna, riducendo la pena. Il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la mancata applicazione dell'ipotesi di lieve entità, delle attenuanti generiche e l'eccessività della pena. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I motivi erano ripetitivi e non si confrontavano criticamente con le argomentazioni della Corte d'Appello. La quantità di sostanza e le modalità di coltivazione escludevano la lieve entità e le attenuanti.
Continua »
Truffa: Cassazione conferma condanna, esclusa tenuità del fatto
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un reato di truffa (art. 640, comma 2, cod. pen.) inflitta a un'imputata. La donna aveva presentato ricorso contestando la responsabilità e l'omessa applicazione della non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno ritenuto che il ricorso non fosse specifico e che la condotta della donna non fosse di lieve entità, considerando la reiterazione del comportamento. L'imputata dovrà pagare le spese processuali e una somma alla cassa delle ammende.
Continua »
Tentata rapina aggravata: armi dei correi e ricorso respinto
L'Imputato propone ricorso contro la condanna per tentata rapina aggravata commessa in concorso con altri soggetti. La difesa lamenta l'errata applicazione della legge sul reato impossibile, l'ingiusta attribuzione dell'aggravante delle armi e il diniego delle attenuanti generiche. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici rilevano che l'azione stava per essere portata a compimento e che la presenza di armi si estende a tutti i partecipanti, data la loro consapevole collaborazione. Inoltre, i motivi di ricorso sono generici perché non contestano direttamente la sentenza d'appello. La Cassazione conferma la condanna dell'Imputato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Rifiuto test droga e coltello: negata la Particolare Tenuità del Fatto
Un conducente, fermato dalle forze dell'ordine, si rifiutava di sottoporsi all'accertamento per l'uso di sostanze stupefacenti. Durante la perquisizione, gli agenti trovavano un coltello e una presunta dose di cocaina. L'uomo veniva condannato per guida sotto l'effetto di droghe e porto abusivo di arma. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, respingendo la richiesta di applicare la causa di non punibilità per "Particolare tenuità del fatto". Ha ribadito che la pluralità di reati, anche se uniti dal vincolo della continuazione, non esclude automaticamente la valutazione della gravità complessiva della condotta e del potenziale pericolo per la pubblica incolumità.
Continua »
Lesioni Aggravate: La Cassazione Conferma la Negazione Attenuanti Generiche
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un imputato condannato per lesioni personali aggravate. L'imputato contestava la negazione attenuanti generiche da parte dei giudici precedenti. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione della Corte d'Appello. I giudici hanno ritenuto che la motivazione sul diniego delle attenuanti fosse sufficiente, basandosi sugli elementi decisivi del caso e sulle modalità del fatto. L'imputato dovrà pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
Continua »
Guida in ebbrezza e messa alla prova: il ritardo costa caro
Il Conducente provoca un incidente stradale di notte mentre guida in stato di ebbrezza. Il Tribunale lo condanna alla pena di otto mesi di arresto e duemila euro di ammenda. L'imputato richiede la messa alla prova per sospendere il procedimento. Tuttavia, trascura gli appuntamenti con l'Ufficio Esecuzione Penale Esterna per diciannove mesi, presentandosi solo il giorno prima dell'udienza. La Corte d'Appello nega il beneficio a causa della sua condotta ostruzionistica e dilatoria. L'imputato ricorre in Cassazione contestando il rigetto e la regolarità dell'alcoltest. La Suprema Corte rigetta il ricorso: l'inerzia inescusabile del richiedente giustifica il diniego della messa alla prova senza dover attendere l'elaborazione del programma. Inoltre, la mera contestazione sul funzionamento dell'etilometro non basta, servendo prove concrete di difetti o mancati controlli. Il Conducente perde il ricorso e deve pagare le spese processuali.
Continua »
Resistenza a pubblico ufficiale: la fuga non cancella il reato
Un uomo appena scarcerato ha aggredito e minacciato i Carabinieri e la Polizia penitenziaria per evitare un nuovo provvedimento restrittivo, dandosi poi alla fuga per circa 500 metri prima di essere bloccato. Condannato per tentata evasione e resistenza a pubblico ufficiale, l'imputato ha proposto ricorso per Cassazione sostenendo che l'atto degli operanti fosse stato comunque compiuto con successo. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la resistenza a pubblico ufficiale si perfeziona con l'uso di violenza o minaccia volto a ostacolare l'operato delle forze dell'ordine, a prescindere dal buon esito finale del fermo. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese di giudizio e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Furto Aggravato e Recidiva Reiterata: Cassazione conferma la pena
Un individuo è stato condannato per furto aggravato e gli è stata applicata la recidiva reiterata. Ha presentato ricorso in Cassazione contestando l'applicazione della recidiva reiterata. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che i giudici precedenti avessero correttamente valutato la sussistenza della recidiva reiterata, considerando non solo la gravità dei fatti e il tempo trascorso, ma anche l'effettiva inclinazione al delitto dell'imputato, come richiesto dall'articolo 133 del codice penale. L'individuo deve quindi pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
Continua »
Riduzione per rito abbreviato: la Cassazione taglia la pena
L'Amministratore, inizialmente accusato di bancarotta fraudolenta, ha ottenuto in appello la derubricazione del fatto in bancarotta semplice, con pena fissata a sei mesi di reclusione. La Corte d'Appello ha tuttavia dimenticato di applicare la riduzione per rito abbreviato derivante dalla scelta processuale compiuta in primo grado. L'imputato ha quindi proposto ricorso per cassazione evidenziando l'omesso taglio di pena. La Suprema Corte ha accolto il motivo e ha accertato l'errore matematico dei giudici di merito. Non essendo necessari nuovi accertamenti sui fatti, i giudici di legittimità hanno disposto l'annullamento senza rinvio limitatamente al trattamento sanzionatorio, rideterminando direttamente sia la pena principale sia le sanzioni accessorie fallimentari nella misura finale di quattro mesi di reclusione.
Continua »
Ricorso penale inammissibile: quando la difesa non basta
Un Lavoratore ha presentato ricorso contro la condanna per reati legati allo spaccio di sostanze stupefacenti, contestando sia la sua colpevolezza sia il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche, aggravato dalla recidiva specifica infraquinquennale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno ritenuto le contestazioni generiche e non specifiche, già esaminate e respinte nei gradi precedenti. Hanno inoltre confermato che la decisione sulla pena e sulle attenuanti era adeguatamente motivata, anche con una motivazione implicita. Il Lavoratore è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Vendita di Auto e Truffa: Quando l’Inganno Contratuale Diventa Reato
Un venditore è stato condannato per il reato di truffa. Aveva promesso la vendita di quattro autovetture, incassando un acconto, ma non ha poi consegnato i veicoli. Ha tentato di giustificarsi sostenendo l'esistenza di un secondo contratto fittizio per fini fiscali. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il suo ricorso. Ha confermato la condanna, ritenendo la motivazione dei giudici precedenti logica e coerente. La Corte ha ribadito la natura fraudolenta del comportamento del venditore.
Continua »
Espulsione e Ricorso: L’Inammissibilità Penale che Costa Caro
Un Cittadino Straniero è stato condannato per non aver lasciato il territorio italiano, violando un ordine di espulsione. Ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo di non aver potuto adempiere all'ordine per una richiesta di asilo pendente e lamentando la mancata concessione delle attenuanti generiche. La Corte ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale. Ha ritenuto il primo motivo generico e non proposto al giudice di merito, e il secondo motivo privo di specificità, non indicando quali elementi non fossero stati valutati. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla cassa delle ammende.
Continua »
Custode Giudiziario Condannato: La Tentata Induzione Indebita non Paga
Un custode giudiziario, incaricato della vendita di un appartamento pignorato, ha tentato di indurre il proprietario di fatto a versare 28.000 euro per rientrare in possesso dell'immobile, facendogli credere di poter far recedere l'aggiudicatario dell'asta. Questa condotta ha configurato il reato di **tentata induzione indebita** a dare o promettere utilità e turbata libertà degli incanti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato, confermando la condanna a un anno e dieci mesi di reclusione (con sospensione condizionale) e l'interdizione dai pubblici uffici per due anni, ribadendo la corretta qualificazione del fatto data dai giudici di merito.
Continua »
Reato di furto: Cassazione conferma condanna e spese processuali
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un individuo condannato per un reato di furto. L'imputato contestava la mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che le doglianze erano una mera riproposizione di argomenti già valutati e che la motivazione sulla pena e sul diniego delle attenuanti era congrua. L'individuo condannato per il reato di furto deve pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
Continua »
Continuazione del reato: quando più rapine non fanno un unico piano criminale
Un Individuo ha chiesto il riconoscimento della continuazione del reato per tre rapine, ma il Giudice per le Indagini Preliminari (GIP) aveva negato la richiesta. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione del GIP. Ha stabilito che per applicare la continuazione del reato, i crimini devono far parte di un unico programma criminoso, preordinato e non semplicemente una serie di atti simili. Nel caso specifico, le rapine erano state commesse in un arco temporale esteso e con modalità diverse, indicando decisioni autonome. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, e all'Individuo è stato ordinato di pagare le spese processuali e una sanzione.
Continua »
Furto e attenuanti generiche: la confessione forzata non basta
Un uomo condannato per furto in abitazione ha presentato ricorso in Cassazione contestando il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. Il ricorrente sosteneva che la propria confessione dovesse giustificare una riduzione di pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la valutazione sulle attenuanti generiche spetta esclusivamente al giudice di merito. Nel caso esaminato, l'imputato ha confessato solo di fronte a prove schiaccianti e incontestabili. Tale ammissione non dimostra un autentico pentimento o ravvedimento interiore. L'imputato perde definitivamente la causa ed è condannato alle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Determinazione del trattamento punitivo e peso della droga
L'Imputato ha presentato ricorso in Cassazione contro la sentenza d'appello, contestando la severità della condanna inflitta per la detenzione di sostanze stupefacenti. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. I giudici hanno chiarito che la determinazione del trattamento punitivo e il discostamento dalla pena base erano motivati in modo logico e coerente. La Corte d'Appello aveva infatti dato espresso rilievo all'elevato peso della sostanza sequestrata. Per questa ragione, la Cassazione ha confermato integralmente la condanna e ha imposto al ricorrente il pagamento delle spese processuali e di una sanzione economica.
Continua »
Attenuanti Generiche: Precedenti Penali Bloccano la Riduzione della Pena
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un imputato condannato per tentata truffa. L'imputato contestava il diniego delle attenuanti generiche e il calcolo della pena per il reato tentato. La Suprema Corte ha ribadito che la decisione sulle attenuanti generiche è un giudizio di fatto insindacabile se motivato correttamente, come nel caso in cui si considerano i precedenti penali dell'imputato. Ha inoltre confermato la discrezionalità del giudice nel determinare la pena per il reato tentato, purché la motivazione sia logica. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, confermando la condanna e l'obbligo di pagare le spese processuali.
Continua »
Ricettazione e Inammissibilità Ricorso Penale: Quando l’Appello Fallisce
Un individuo è stato condannato per ricettazione, avendo ricevuto un furgone rubato. Ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione, contestando la logicità della motivazione e l'applicazione della legge. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale, ritenendo i motivi generici e privi di specificità. La sentenza ha confermato la condanna, obbligando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della cassa delle ammende.
Continua »
Circostanze attenuanti generiche: richiesta respinta e condanna
L'Imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza della Corte di Appello contestando la mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso manifestamente infondato e inammissibile. La Suprema Corte ha ribadito il principio consolidato secondo cui il giudice di merito, nel negare le circostanze attenuanti generiche, non deve confutare ogni singola argomentazione difensiva. Risulta sufficiente un congruo riferimento agli elementi ritenuti decisivi e rilevanti ai fini della determinazione della pena. L'Imputato perde definitivamente la causa e subisce la condanna alle spese processuali oltre al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »