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Art. 133 Codice Penale — Anno 2022

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3576 provvedimenti

Altri anni per Art. 133 Codice Penale

Attenuanti generiche negate per gravi precedenti penali
Un imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza della Corte di Appello, contestando la determinazione della pena e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. I giudici di secondo grado avevano negato lo sconto di pena evidenziando la capacità a delinquere, l'elevata pericolosità sociale e i gravi precedenti penali dell'interessato. La Corte di Cassazione ha giudicato il ricorso manifestamente infondato e generico, rilevando la correttezza logica e giuridica del provvedimento impugnato. I giudici di legittimità hanno ribadito che la valutazione sui precedenti penali è insindacabile se supportata da una motivazione congrua. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando integralmente la condanna e condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla cassa delle ammende.
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Particolare tenuità del fatto negata ai recidivi abituali
L'Imputato è stato condannato per cessione di stupefacenti di lieve entità. Tramite il proprio legale, ha presentato ricorso in Cassazione per contestare il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto e l'applicazione dell'aumento di pena per la recidiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la presenza di plurimi e allarmanti precedenti penali per reati della stessa indole, commessi a fini di lucro, dimostra l'abitualità della condotta criminale. Tali elementi impediscono di considerare l'offesa di modesta entità e giustificano la confermata pericolosità sociale. L'Imputato deve pertanto scontare la pena inflitta e versare tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Bancarotta: Pene Accessorie Fallimentari, Cassazione annulla durata fissa
Un Amministratore Unico è stato condannato per bancarotta fraudolenta, con pene accessorie fallimentari fissate in dieci anni. Ha presentato ricorso, contestando la valutazione delle prove e l'applicazione delle circostanze attenuanti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile gran parte del ricorso. Tuttavia, ha rilevato d'ufficio un'irregolarità: la durata delle pene accessorie fallimentari era stata determinata in base a una norma dichiarata incostituzionale. La Corte ha quindi annullato la sentenza solo per questo aspetto, rinviando il caso alla Corte d'Appello per una nuova e corretta determinazione della durata delle pene accessorie, basata sui criteri legali attuali.
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Furto pluriaggravato: recidiva valida e pena confermata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per il reato di furto pluriaggravato. La difesa contestava l'applicazione della recidiva specifica e il mancato riconoscimento della prevalenza delle circostanze attenuanti generiche rispetto alle aggravanti contestate. I giudici Supremi hanno confermato la decisione dei gradi precedenti: la reiterazione del reato dimostra una maggiore capacità a delinquere, mentre il bilanciamento tra attenuanti e aggravanti rientra nel potere discrezionale del giudice di merito. Quest'ultimo ha motivato in modo logico e congruo la gravità dell'episodio e i precedenti penali del soggetto. Di conseguenza, l'imputato perde il ricorso e subisce la condanna al pagamento delle spese di giudizio e di una sanzione di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Furto aggravato di energia elettrica su allaccio altrui
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per furto aggravato di energia elettrica a carico di una residente che fruiva di luce domestica tramite un contatore manomesso. La donna sosteneva di non essere l'intestataria della fornitura e di non aver alterato personalmente l'apparecchio, già manomesso dal precedente inquilino. I giudici hanno respinto la tesi difensiva, stabilendo che beneficiare consapevolmente di un allaccio abusivo integra pienamente il reato patrimoniale. La marcata discrepanza tra i consumi effettivi e quelli registrati dimostra la consapevolezza o la colpevole ignoranza dell'utente. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna a tremila euro di sanzione.
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Accoltellamento in pubblico: Ricorso Penale Inammissibile per i Condannati
Due individui hanno presentato ricorso contro la loro condanna per un grave accoltellamento avvenuto in pubblica piazza. La Corte d'Appello aveva confermato la sentenza di primo grado, ritenendo valide le prove, inclusi i riconoscimenti fotografici della vittima, e negando le attenuanti generiche data la gravità del fatto, descritto come una "spedizione punitiva". La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale per entrambi gli imputati. I motivi addotti nei ricorsi erano già stati esaminati e respinti dai giudici precedenti o risultavano manifestamente infondati. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Tentato Furto: Ricorso in Cassazione Inammissibile, Condanna Confermata
Un imputato, condannato per tentato furto, ha presentato un ricorso in Cassazione. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso in Cassazione inammissibile. L'imputato aveva riproposto argomenti già esaminati e respinti dai giudici precedenti. La Corte ha ribadito che il sindacato di legittimità non permette di riesaminare il merito della pena se la motivazione è logica e conforme alla legge, in base agli articoli 132 e 133 del Codice Penale. Per l'obbligo di motivazione, basta indicare gli elementi più rilevanti. La decisione finale ha confermato l'inammissibilità del ricorso, condannando l'imputato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Pena confermata e inammissibilità del ricorso: condanna definitiva
L'Imputato ha proposto ricorso alla Corte di Cassazione contro la sentenza d'appello che confermava la sua condanna penale. La difesa ha contestato la determinazione della pena senza però confrontarsi realmente con le argomentazioni dei giudici di merito. La Corte territoriale aveva infatti già chiarito le ragioni della misura punitiva, richiamando la gravità del fatto e i numerosi precedenti penali dell'interessato. I giudici di legittimità hanno accertato la genericità dell'impugnazione. Per questo motivo, la Cassazione ha pronunciato la declaratoria di inammissibilità del ricorso, confermando in modo definitivo la condanna e ordinando il pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro.
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Coltivazione di stupefacenti tra uso terapeutico e spaccio
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un uomo condannato per coltivazione di stupefacenti e detenzione illecita. Le autorità avevano sequestrato diciotto piante di marijuana dentro una serra dotata di lampade al neon, trasformatori e ventilatori, oltre a 872 grammi di sostanza idonei a produrre oltre 2.500 dosi. L'imputato sosteneva di produrre la sostanza per uso terapeutico e personale, chiedendo la riqualificazione del reato nella fattispecie di lieve entità. I giudici di legittimità hanno respinto le doglianze e confermato la condanna. L'elevato quantitativo di droga, le tecniche sofisticate di coltura e la disponibilità di fogli di cellophane per il confezionamento escludono l'uso meramente individuale, attestando una concreta destinazione allo spaccio.
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Ricorso in Cassazione Penale: Inammissibile se le motivazioni sono generiche
Un Lavoratore ha presentato un Ricorso in Cassazione Penale contro una sentenza del Tribunale di Foggia. Il ricorrente contestava la motivazione della sentenza e il trattamento sanzionatorio, ritenendoli inadeguati e basati su una pena troppo bassa. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito che le contestazioni erano generiche e non specifiche, non permettendo una nuova valutazione dei fatti. La Corte ha ribadito che un Ricorso in Cassazione Penale richiede motivi precisi e non può limitarsi a una generica richiesta di riesame del merito.
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Tentata rapina: violenza esclude l’attenuante del danno lieve
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per tentata rapina. L'imputato contestava la mancata applicazione dell'attenuante del danno di speciale tenuità, sostenendo il modesto valore della merce rubata. La Suprema Corte ha ribadito che, per la tentata rapina, l'attenuante non si applica solo in base al valore del bene, ma anche considerando la violenza usata. Nel caso specifico, l'aggressione con pugni al volto della vittima ha reso il reato grave, impedendo il riconoscimento dell'attenuante. Il ricorrente è stato condannato alle spese e a una sanzione pecuniaria.
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Marchio contraffatto: la condanna scatta anche per il falso evidente
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di tre imputati per detenzione e commercio di abbigliamento con marchio contraffatto e ricettazione, oltre allo spaccio di stupefacenti per uno di essi. I ricorrenti lamentavano l'inutilizzabilità delle intercettazioni e sostenevano che la scarsa qualità dei falsi rendesse impossibile ingannare i clienti. I giudici hanno respinto le difese: le prove indiziarie e i pedinamenti confermavano i fatti. La Suprema Corte ha chiarito che il reato legato a un marchio contraffatto scatta a prescindere dalla grossolanità del falso, poiché la legge tutela la fede pubblica e non solo la consapevolezza dell'acquirente finale.
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Spaccio di lieve entità: il peso della droga nega la riduzione
All'interno di un'abitazione condivisa, le Forze dell'Ordine hanno sequestrato oltre sette chilogrammi di hashish, modiche quantità di marijuana e circa trentaquattro grammi di cocaina, insieme a bilancini e sostanze da taglio. I giudici di merito hanno condannato entrambi i conviventi, escludendo la configurabilità dello spaccio di lieve entità. Gli imputati hanno presentato ricorso per Cassazione, sostenendo che la Corte di appello avesse valutato soltanto il peso della droga senza analizzare l'intero contesto dell'azione. La Suprema Corte ha rigettato i ricorsi e confermato le condanne. I giudici hanno stabilito che l'elevata quantità e la capacità organizzativa possono assumere un valore assorbente, escludendo categoricamente la fattispecie attenuata anche in presenza di altri elementi.
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Rideterminazione pena stupefacenti: ricorso inammissibile
Un Lavoratore ha presentato ricorso contro la rideterminazione pena stupefacenti, decisa dalla Corte d'Appello. Questa pena era stata ricalcolata in seguito a una sentenza della Corte Costituzionale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato la correttezza del calcolo della pena, ritenendola adeguata alla gravità dei fatti, al ruolo del Lavoratore e al quantitativo di sostanza stupefacente. La decisione ha ribadito che il giudice non è obbligato a partire dal minimo edittale in presenza di nuovi limiti.
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Circostanze attenuanti generiche: quando il giudice le nega
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato contro la condanna d'appello. La difesa lamentava il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche e la mancata disapplicazione della recidiva. I giudici di legittimità hanno chiarito che il diniego delle attenuanti richiede soltanto una motivazione congrua incentrata sugli elementi ritenuti decisivi. Inoltre, la conferma della recidiva poggia sulla corretta valutazione della pericolosità del soggetto, desunta dalle modalità del fatto commesso con spiccata professionalità e dai precedenti penali infraquinquennali. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Delinquenza Professionale: Quando i Reati Diventano un Mestiere
Il Tribunale di Sorveglianza aveva dichiarato un individuo "delinquente professionale" e disposto l'assegnazione a una casa di lavoro per tre anni. L'individuo ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la legittimità della dichiarazione di delinquenza professionale e la misura di sicurezza. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha stabilito che la delinquenza professionale si configura quando un soggetto trae i mezzi di vita dai reati, basandosi su un'analisi complessiva della sua pericolosità sociale e dei precedenti penali. La misura di sicurezza è obbligatoria in questi casi e non viola i diritti fondamentali.
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Determinazione della pena: ricorso inammissibile e sanzione
L'Imputato propone ricorso per Cassazione contestando la determinazione della pena inflitta nei gradi precedenti, lamentando una presunta assenza di motivazione per il mancato riconoscimento del minimo assoluto. La Suprema Corte dichiara inammissibile l'impugnazione. La sanzione detentiva applicata corrisponde esattamente alla soglia minima di legge e la pena pecuniaria si discosta da essa solo in misura marginale. Il giudice di merito ha motivato la scelta in modo logico e coerente con il quadro processuale. L'imputato deve quindi pagare le spese di giudizio e versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Bancarotta fraudolenta: condanna confermata, pene accessorie da ricalcolare
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un'Imprenditrice condannata per bancarotta fraudolenta documentale. L'Imprenditrice ha contestato la sua responsabilità, sostenendo una mera negligenza. La Suprema Corte ha confermato la condanna per bancarotta fraudolenta, ma ha annullato la sentenza nella parte relativa alla durata delle pene accessorie fallimentari. Questo è avvenuto perché la norma che fissava la durata di queste sanzioni era stata dichiarata incostituzionale. La Corte ha rinviato il caso alla Corte d'Appello per una nuova determinazione della durata delle pene accessorie, che ora deve essere stabilita dal giudice in base a criteri specifici, non più in modo fisso.
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Detenzione di stupefacenti per uso personale: niente scusanti
L'Imputato è stato trovato in possesso di oltre 40 grammi di hashish suddivisi in più pezzi, unitamente a un bilancino di precisione e un coltello. La difesa ha sostenuto che la sostanza fosse destinata a una detenzione di stupefacenti per uso personale. La Corte di Cassazione ha rigettato la tesi difensiva. I giudici hanno considerato incompatibile l'uso personale con il peso della droga, la suddivisione in dosi, il possesso di strumenti di confezionamento e il ridotto reddito familiare. La presenza di precedenti penali ha confermato la gravità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, rendendo definitiva la condanna a 8 mesi di reclusione e 1.550 euro di multa, oltre al pagamento delle spese di giudizio e di 3.000 euro alla Cassa delle Ammende.
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Nullità citazione in appello: l’omissione non invalida il rito camerale
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un cittadino che contestava la validità della citazione in appello. Il ricorrente sosteneva che la citazione fosse nulla perché non conteneva l'avviso sulla celebrazione del giudizio con rito camerale non partecipato, come previsto dalla normativa emergenziale pandemica. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, affermando che l'omesso avvertimento non causa la nullità citazione in appello, in quanto non è un requisito essenziale. Ha inoltre ritenuto corretta la quantificazione della pena, confermando la decisione della Corte territoriale.
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