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Art. 133 Codice Penale — Anno 2022

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3576 provvedimenti

Altri anni per Art. 133 Codice Penale

Ricorso Penale Inammissibile: Attenuanti negate, condanna confermata
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso penale presentato da una persona condannata per un reato, la quale lamentava il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche e specifiche. La Cassazione ha ritenuto che la Corte d'Appello avesse correttamente motivato il diniego, evidenziando che la persona aveva commesso il reato mentre era già sottoposta a obbligo di firma per un fatto analogo e che la quantità di stupefacente escludeva la tenuità del profitto. Di conseguenza, la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di € 3.000,00 alla Cassa delle ammende.
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Omicidio Stradale: Sospensione Patente, Cassazione Annulla per Motivazione Contraddittoria
Un autotrasportatore ha causato un grave incidente stradale con una vittima, venendo condannato per omicidio stradale. La Corte d'Appello aveva convertito la revoca della patente in una sospensione di tre anni. L'imputato ha contestato la durata di questa sospensione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, annullando la sentenza d'appello limitatamente alla determinazione della durata della sospensione patente omicidio stradale. Ha riscontrato una motivazione carente e contraddittoria, rinviando il caso a una nuova Corte d'Appello per una corretta valutazione della durata della sanzione accessoria.
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Inammissibilità ricorso penale: quando la Cassazione non riesamina la pena
Un Lavoratore è stato condannato per un reato legato al traffico di sostanze stupefacenti. Ha presentato ricorso in appello, contestando la pena eccessiva e il mancato riconoscimento di una circostanza attenuante. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale. Ha ritenuto che la valutazione della pena fosse adeguatamente motivata, considerando i precedenti penali del Lavoratore. Inoltre, la richiesta della circostanza attenuante non era stata sollevata in appello, rendendola irricevibile in Cassazione. Il ricorso è stato quindi respinto, con condanna del Lavoratore al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Furto con destrezza: la Cassazione conferma la condanna per i “gratta e vinci”
Un Lavoratore è stato condannato per furto con destrezza di "gratta e vinci" da un esercizio commerciale, approfittando della distrazione del venditore. Ha presentato ricorso in Cassazione contestando la mancata acquisizione di nuove prove (visione del DVD di sorveglianza e suo esame), l'illogicità della motivazione sulla sua identificazione e sulla sussistenza della destrezza, l'eccessività della pena e la prescrizione del reato. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando la condanna.
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Calcolo della pena: ricorso respinto se la sanzione è al minimo
L'Imputato è stato condannato per il reato di spaccio di sostanze stupefacenti di lieve entità. I giudici territoriali hanno determinato la sanzione in sei mesi di reclusione e duemila euro di multa, applicando le attenuanti generiche e la riduzione per il rito abbreviato. L'Imputato ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione per contestare la durata della condanna e richiedere una sanzione inferiore. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici di legittimità hanno stabilito che il calcolo della pena rientra nella piena discrezionalità del giudice di merito. Una spiegazione dettagliata sulla quantificazione è necessaria soltanto se la sanzione finale supera notevolmente la media prevista dalla legge. Nel caso concreto, la sanzione applicata risultava vicina al minimo edittale. L'Imputato deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Truffa Aggravata: Ricorso Penale Inammissibile, Pena Confermato
Un Lavoratore è stato condannato per truffa aggravata e recidiva. Ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la validità del processo d'appello svoltosi in forma scritta senza avviso specifico e la quantificazione della pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso penale. Ha stabilito che la difesa deve conoscere le norme procedurali, inclusa la possibilità di chiedere l'udienza orale. La Corte ha anche confermato la discrezionalità del giudice nel quantificare la pena e nel negare l'attenuante del danno lieve, data la gravità del fatto e la recidiva.
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Inammissibilità Ricorso Penale: Condanna Definitiva per Intimidazione
Due imputati sono stati condannati per furto aggravato, danneggiamento e porto abusivo di fucile, reati commessi per intimidire un rappresentante delle forze dell'ordine. La Corte d'Appello ha confermato la condanna. Gli imputati hanno presentato ricorso in Cassazione, contestando la motivazione sulla valutazione delle prove e sul diniego delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale, ribadendo che non è possibile riesaminare le prove in sede di legittimità e che il diniego delle attenuanti era adeguatamente motivato. La condanna è diventata definitiva.
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Ricettazione di Assegni Smarriti: Cassazione Conferma Condanna
La Suprema Corte ha confermato la condanna per **ricettazione di assegni smarriti** a carico di un Imputato. L'Imputato aveva ricevuto e utilizzato assegni che, pur smarriti, mantenevano chiari segni di legittima proprietà altrui. La Corte d'Appello aveva ritenuto le sue versioni contraddittorie e non credibili. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che l'uso di assegni smarriti costituisce ricettazione e che la valutazione delle attenuanti e della pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito, salvo palesi illogicità. L'Imputato è stato condannato alle spese processuali e al pagamento di una somma alla cassa delle ammende.
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Ricorso straordinario per cassazione: no al riesame del merito
Un uomo condannato per calunnia propone un ricorso straordinario per cassazione contestando la notifica del decreto di citazione in appello e chiedendo il riesame di attenuanti e sospensione condizionale. Il ricorrente lamenta presunti errori di fatto dei giudici di legittimità. La Suprema Corte dichiara inammissibile l'impugnazione. I giudici chiariscono che le contestazioni non riguardano abbagli percettivi o sviste materiali, ma interpretazioni giuridiche e valutazioni di merito. Il mancato rilievo immediato del vizio di notifica rende la nullità sanata. Il ricorso straordinario non può trasformarsi in un quarto grado di giudizio, con conseguente condanna del ricorrente alle spese e a una sanzione di tremila euro.
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Determinazione della pena e recidiva: confermata la sanzione
L'Imputato ha presentato ricorso per contestare il calcolo della pena inflitta dai giudici di merito. L'atto difensivo lamentava il mancato riconoscimento delle attenuanti e l'applicazione dell'aumento per i precedenti penali. La Corte di Cassazione ha confermato la corretta determinazione della pena e recidiva eseguita nel giudizio di secondo grado. I giudici territoriali hanno spiegato in modo logico l'elevata gravità del fatto e la presenza di precedenti penali specifici. Tali elementi giustificano pienamente la severità della condanna e il diniego di sconti sanzionatori. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il ricorrente deve pagare le spese del procedimento penale e versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Diniego benefici penali: Precedenti ostativi alla sospensione condizionale
Un Lavoratore è stato condannato per un reato legato agli stupefacenti. Ha impugnato la sentenza lamentando il diniego benefici penali, ovvero la mancata sostituzione della pena detentiva e la mancata sospensione condizionale della pena. La Corte d'Appello aveva confermato la decisione di primo grado, ritenendo che i precedenti penali del Lavoratore, inclusa una precedente condanna per reati analoghi, impedissero la concessione di tali benefici. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la valutazione dei precedenti è sufficiente per motivare il diniego benefici penali e che il giudice non deve esaminare tutti i parametri dell'art. 133 c.p.
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Omessa dichiarazione: dai dati VIES scatta la condanna penale
L'imprenditore individuale ometteva la presentazione della dichiarazione IVA per l'anno 2011 e distruggeva le scritture contabili. Gli inquirenti hanno quantificato i ricavi non dichiarati in oltre 478.000 euro tramite la banca dati comunitaria VIES, rilevando acquisti intracomunitari di merce incompatibile con l'attività e mai rinvenuta. L'imputato ha contestato l'uso di presunzioni e l'assenza di dolo. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale, ribadendo che l'omessa dichiarazione e l'occultamento dei registri contabili, corroborati dai flussi commerciali esteri non registrati, provano la piena finalità evasiva e il superamento della soglia penale. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese e alla Cassa delle Ammende.
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Falsa attestazione a pubblico ufficiale: ricorso respinto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per il reato di falsa attestazione a pubblico ufficiale. Il ricorrente contestava la valutazione delle prove sulla propria colpevolezza e la quantificazione della pena decisa nei gradi precedenti. I giudici di legittimità hanno chiarito che non è possibile richiedere una nuova valutazione dei fatti senza indicare con precisione gli atti ignorati o fraintesi dai giudici di merito. Inoltre, la Corte ha ribadito che la determinazione della pena non richiede una motivazione analitica quando la sanzione finale si colloca al di sotto della media prevista dalla legge. Di conseguenza, la condanna originaria è divenuta definitiva e l'imputato deve versare le spese di giudizio e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Inammissibilità ricorso penale: quando la Cassazione non riesamina i fatti
Un Imputato è stato condannato in appello per lesioni personali e minaccia. Ha presentato un ricorso in Cassazione contestando la sua responsabilità e la pena inflitta, inclusa la negazione delle circostanze attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'Inammissibilità ricorso penale. Ha stabilito che le contestazioni sui fatti non sono ammissibili in sede di legittimità. La Corte d'Appello aveva correttamente valutato le prove e applicato i criteri di legge per la pena. L'Imputato dovrà pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle Ammende.
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Concordato in appello: pena pattuita ma ricorso inammissibile
Due imputati hanno proposto ricorso per Cassazione contro la sentenza di secondo grado. Il primo imputato aveva precedentemente scelto il concordato in appello, concordando la pena con l'accusa. Successivamente, egli ha contestato l'eccessività della sanzione e la mancata assoluzione d'ufficio. Il secondo imputato ha invece contestato la quantificazione della pena pecuniaria, non ridotta al minimo di legge. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili entrambi i ricorsi. I giudici hanno chiarito che l'accordo sulla pena preclude contestazioni successive sui motivi rinunciati. Inoltre, la misura della pena pecuniaria rientra nella discrezionalità del giudice e non richiede motivazioni complesse per scostamenti minimi. Entrambi i ricorrenti hanno subito la condanna alle spese e al pagamento di tremila euro ciascuno alla Cassa delle ammende.
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Bancarotta fraudolenta: pene accessorie non più fisse, ma da valutare
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un condannato per bancarotta fraudolenta, al quale erano state applicate pene accessorie per una durata fissa di dieci anni. La Suprema Corte ha annullato questa parte della sentenza. La decisione deriva dalla pronuncia della Corte Costituzionale che ha dichiarato incostituzionale la durata fissa di dieci anni per le pene accessorie bancarotta fraudolenta. Ora, il giudice deve determinare la durata specifica di queste sanzioni, entro un massimo di dieci anni, basandosi su criteri di proporzionalità. Il caso tornerà alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Spesa di banconote false: l’ignoranza non basta a scagionare
Un Uomo è stato condannato per aver detenuto e messo in circolazione banconote false da 100 euro, oltre ad aver emesso un assegno non valido. L'Uomo ha sostenuto di aver ricevuto le banconote da terzi, ignaro della loro falsità, e ha presentato ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno ritenuto che le argomentazioni difensive fossero già state ampiamente valutate e respinte nei gradi precedenti. La Corte ha confermato la piena consapevolezza dell'Uomo riguardo alla falsità delle banconote, basandosi sulle modalità di occultamento e sulla scelta del luogo per la spesa di banconote false. La richiesta di derubricazione del reato è stata rigettata.
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Furto in Abitazione: La Recidiva Reiterata Confermato dalla Cassazione
Un Lavoratore, già condannato per furto in abitazione, ha presentato ricorso contro la sentenza che confermava la sua responsabilità e l'applicazione della recidiva reiterata. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno ritenuto che la valutazione della recidiva fosse corretta. Essi hanno considerato le precedenti condanne come un chiaro indicatore di una persistente inclinazione al delitto. La Corte ha così confermato la decisione di merito.
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Eccessività trattamento sanzionatorio: ricorso respinto per motivazioni valide
Un Ricorrente ha impugnato una sentenza d'appello, sostenendo l'eccessività del trattamento sanzionatorio. Il Ricorrente contestava anche la mancata esclusione della recidiva e il mancato riconoscimento della prevalenza delle circostanze attenuanti generiche sulle aggravanti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno ritenuto che la Corte d'Appello avesse già fornito una motivazione puntuale e sufficiente, evidenziando la gravità della condotta dell'imputato e i suoi precedenti penali.
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Pene accessorie fallimentari: legittima la parità con la pena
L'imputato ha impugnato la sentenza che stabiliva la durata delle pene accessorie fallimentari in un anno e quattro mesi, contestando una coincidenza esatta con la pena principale. La difesa sosteneva che tale parità rappresentasse un automatismo vietato dalla giurisprudenza costituzionale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che, sebbene non esista un automatismo obbligatorio, il giudice di merito può liberamente quantificare le sanzioni accessorie nella stessa misura della sanzione principale, a patto che motivi adeguatamente la decisione applicando i criteri generali sulla gravità del fatto e sulla personalità del reo.
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