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Art. 13, comma 1-quater, D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 — Sezione Quinta Civile

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Classamento catastale: guida alla rinuncia al ricorso
La controversia ha origine dal classamento catastale di un capannone prefabbricato destinato a logistica situato in un'area interportuale. La società proprietaria sosteneva l'attribuzione della categoria E/1, motivando la mancanza di autonomia funzionale rispetto al complesso interportuale. Al contrario, l'Amministrazione Finanziaria ha confermato la categoria D/7, rilevando la potenziale produttività di reddito autonomo del bene. Dopo due gradi di giudizio favorevoli al fisco, la società ha presentato ricorso in Cassazione, decidendo successivamente di rinunciarvi. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, stabilendo che in caso di rinuncia non è dovuto il raddoppio del contributo unificato.
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Classamento catastale: guida alla rinuncia al ricorso
Una società operante nel settore logistico ha impugnato il classamento catastale di un'ampia area pavimentata adibita a stoccaggio merci. Mentre la contribuente richiedeva l'attribuzione della categoria E/1, l'Agenzia delle Entrate ha rettificato la proposta assegnando la categoria D/8, motivata dall'autonomia funzionale e reddituale del bene. Dopo due gradi di giudizio favorevoli all'Amministrazione Finanziaria, la società ha presentato ricorso in Cassazione, decidendo tuttavia di rinunciarvi prima della decisione. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, specificando che la rinuncia accettata non comporta l'obbligo di versare l'ulteriore importo a titolo di contributo unificato.
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Classamento catastale: rinuncia e costi ricorso
Una società operante nel settore logistico ha impugnato il classamento catastale di un immobile situato in un'area interportuale. L'azienda richiedeva l'attribuzione della categoria E/1, sostenendo la mancanza di autonomia funzionale del bene. L'Amministrazione Finanziaria ha invece confermato la categoria D/8, ritenendo l'immobile potenzialmente produttivo di reddito autonomo. Dopo i rigetti nei primi due gradi di giudizio, la società ha presentato ricorso in Cassazione, decidendo successivamente di depositarne la rinunzia. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, stabilendo che in caso di rinuncia non è dovuto il raddoppio del contributo unificato.
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Classamento catastale e rinuncia al ricorso
La controversia riguarda il classamento catastale di un piazzale pavimentato di oltre 7.000 mq situato in un polo logistico. La società proprietaria richiedeva la categoria E/1, sostenendo l'assenza di autonomia funzionale, mentre l'Agenzia delle Entrate ha imposto la categoria D/8 per la potenziale redditività dell'area. Dopo due gradi di giudizio favorevoli al Fisco, la società ha rinunciato al ricorso in Cassazione. La Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, confermando che in caso di rinuncia non si applica il raddoppio del contributo unificato.
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Responsabilità solidale venditore: quando risponde
La Corte di Cassazione stabilisce che, in caso di revoca dell'agevolazione "prima casa" per le caratteristiche oggettive di lusso di un immobile, sussiste la responsabilità solidale del venditore. La revoca non dipende da una dichiarazione mendace dell'acquirente, ma da elementi del contratto noti a entrambe le parti, come la superficie dell'immobile. Pertanto, il venditore è tenuto a rispondere per le maggiori imposte insieme all'acquirente.
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Imposta d’atto: la Cassazione limita la riqualifica
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, stabilendo che la tassazione deve seguire il principio dell'imposta d'atto. Non è possibile riqualificare una serie di negozi collegati come un'unica operazione di cessione d'azienda ai fini dell'imposta di registro. La valutazione fiscale deve basarsi esclusivamente sulla natura giuridica del singolo atto presentato per la registrazione, in linea con le recenti modifiche legislative all'art. 20 del d.P.R. 131/1986.
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Rimborso ritenute dividendi: la Cassazione decide
Una società giapponese chiede il rimborso delle maggiori ritenute sui dividendi pagati da una controllata italiana. La Cassazione conferma il diritto al rimborso, stabilendo che la prova del pagamento è sufficiente e non è necessario provare la qualifica di 'beneficiario effettivo' in un rapporto diretto madre-figlia. La soggezione all'imposta nell'altro Stato è il requisito chiave per il rimborso ritenute dividendi.
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Rimborso IRAP: la Cassazione nega la retroattività
La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta di un istituto di credito per il rimborso IRAP relativo agli anni 2003-2006. La domanda, presentata nel 2014, è stata giudicata tardiva poiché il termine di decadenza di 48 mesi era già spirato all'entrata in vigore della nuova normativa favorevole (D.L. 201/2011). La Corte ha stabilito che la nuova legge non può riaprire rapporti tributari già 'esauriti', confermando il principio della certezza del diritto.
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Corrispettivo effettivo: come provarlo al Fisco
L'Agenzia delle Entrate contestava un corrispettivo effettivo più alto per una vendita immobiliare, basandosi sul rogito e sul valore di una partecipazione societaria. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che il corrispettivo effettivo può essere provato attraverso un insieme di elementi presuntivi gravi, precisi e concordanti (dichiarazioni, sentenze penali), che prevalgono sulla sola forma dell'atto notarile.
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Rinuncia al ricorso: estinzione del processo
Una controversia tributaria tra l'Agenzia delle Entrate e una società energetica, riguardante la qualificazione di un contratto per un impianto fotovoltaico, si conclude in Cassazione con l'estinzione del procedimento. La Corte Suprema accoglie la rinuncia al ricorso presentata dall'Agenzia e accettata dalla controparte, chiarendo che in tal caso non è dovuto il raddoppio del contributo unificato, poiché la norma ha carattere sanzionatorio e si applica solo in caso di rigetto o inammissibilità.
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Rinuncia al ricorso: quando si estingue il processo
La Corte di Cassazione dichiara estinto un procedimento tributario a seguito della rinuncia al ricorso da parte dell'Agenzia delle Entrate, accettata dalla società contribuente. La controversia originaria riguardava la corretta qualificazione fiscale di un contratto per l'installazione di un impianto fotovoltaico. L'ordinanza chiarisce che, in caso di rinuncia accettata, non vi è condanna alle spese e non si applica la sanzione del raddoppio del contributo unificato, prevista solo per i casi di rigetto o inammissibilità dell'impugnazione.
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Rinuncia al ricorso: quando il processo si estingue
Un contenzioso fiscale tra l'Amministrazione Finanziaria e una società energetica, riguardante la tassazione di un contratto per un impianto fotovoltaico, si conclude in Cassazione. L'Amministrazione Finanziaria decide per la rinuncia al ricorso, che viene accettata dalla controparte. La Corte dichiara l'estinzione del procedimento, senza disporre sulle spese e chiarendo che la rinuncia esclude l'obbligo di versare il doppio del contributo unificato.
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Giudizio di ottemperanza: pagamento e ricorso
In un caso relativo a un rimborso fiscale, l'Amministrazione Finanziaria ha eseguito il pagamento dovuto a un contribuente solo a seguito di un giudizio di ottemperanza, appellando però la relativa sentenza. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo che il pagamento effettuato in pendenza di un'azione esecutiva non costituisce acquiescenza e non preclude il diritto di impugnazione. Tuttavia, poiché lo scopo del giudizio era stato raggiunto con il pagamento, l'appello è stato respinto, con la sola correzione della motivazione della sentenza di merito.
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Credito d’imposta: la cartella tardiva è nulla
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate contro una società, annullando una cartella di pagamento relativa a un presunto uso indebito di un credito d'imposta. Il motivo determinante è stato la notifica tardiva dell'atto, avvenuta oltre i termini di decadenza previsti dalla legge. La Corte ha stabilito che il decorso del tempo estingue il potere impositivo dell'Amministrazione, rendendo l'atto nullo a prescindere dalle questioni di merito.
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Rinuncia al ricorso: estinzione senza costi aggiuntivi
Un'ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce le conseguenze della rinuncia al ricorso. Il caso riguardava una controversia fiscale sulla qualificazione di un contratto di locazione di terreni per un impianto fotovoltaico. L'Amministrazione Finanziaria, dopo aver perso nei primi due gradi di giudizio, ha presentato ricorso in Cassazione, salvo poi rinunciarvi. A seguito dell'accettazione della controparte, la Corte ha dichiarato l'estinzione del procedimento, specificando che in caso di rinuncia al ricorso accettata, non vi è condanna alle spese e non si applica il raddoppio del contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso: niente spese e doppio contributo
L'Amministrazione Finanziaria, dopo aver impugnato una sentenza sfavorevole sulla qualificazione di un contratto di locazione per impianto fotovoltaico, ha presentato rinuncia al ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del procedimento, chiarendo che in caso di rinuncia accettata non è dovuta la condanna alle spese né il versamento del doppio del contributo unificato, poiché la norma si applica solo in caso di rigetto o inammissibilità.
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Rimborso Irap: la Cassazione sui termini di decadenza
Una società ha richiesto un rimborso IRES basato sull'IRAP non dedotta per gli anni 2004-2006. Dopo una prima istanza nel 2009 (D.L. 185/2008), ne ha presentata una seconda nel 2013 secondo una nuova e più favorevole normativa (D.L. 201/2011). La Cassazione ha negato il diritto al rimborso Irap per quegli anni, specificando che le due leggi creano procedure distinte e non intercambiabili. La prima istanza tempestiva non interrompe la decadenza per la seconda, la cui retroattività si ferma al 2007.
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Rinuncia al ricorso: quando cessa la lite fiscale
Una contribuente, dopo aver impugnato degli avvisi di accertamento fiscale fino in Cassazione, effettua una rinuncia al ricorso a seguito dell'annullamento parziale degli atti da parte dell'Agenzia delle Entrate. La Corte di Cassazione, prendendo atto della volontà della parte, dichiara la cessazione della materia del contendere per sopravvenuta carenza di interesse, chiarendo inoltre che in caso di rinuncia non è dovuto il pagamento del cosiddetto 'doppio contributo unificato'.
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Carenza di interesse: ricorso inammissibile
Un contribuente ha impugnato un'iscrizione ipotecaria. Durante il giudizio in Cassazione, ha comunicato l'annullamento delle cartelle di pagamento sottostanti da parte di altri giudici, dichiarando una sopravvenuta carenza di interesse. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per questo motivo, compensando le spese legali a causa della tardiva produzione di tali prove decisive.
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Contraddittorio tributario: motivi nuovi in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una contribuente che lamentava la violazione del contraddittorio tributario per la prima volta in sede di legittimità. L'accertamento sintetico, basato su spese per l'affitto di un immobile e l'acquisto di un'auto di lusso, era stato contestato nei gradi di merito solo per ragioni sostanziali. La Corte ha ribadito che, nel processo tributario, i vizi procedurali devono essere eccepiti sin dal primo grado, non potendo costituire un motivo nuovo in Cassazione.
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