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Art. 13, comma 1-bis, d.P.R. n. 115 del 2002 — Sezione Lavoro Civile

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243 provvedimenti

Altri anni per Art. 13, comma 1-bis, d.P.R. n. 115 del 2002

Litisconsorzio necessario: reintegro e controinteressati
Un dirigente pubblico impugna la revoca anticipata del suo incarico a seguito di una riorganizzazione aziendale. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso, confermando la correttezza del giudizio di merito che aveva stabilito il litisconsorzio necessario con il dirigente subentrato. La Corte chiarisce che la richiesta di reintegrazione incide direttamente sulla posizione del terzo, rendendo indispensabile la sua partecipazione al processo. Inoltre, i motivi volti a una nuova valutazione dei fatti sono stati dichiarati inammissibili.
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Maggiorazione figurativa: no al computo nel privato
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 26755/2025, ha stabilito che la maggiorazione figurativa per il servizio prestato in Aeronautica militare non può essere computata nella posizione assicurativa costituita presso l'INPS. La Suprema Corte ha chiarito che, in caso di passaggio dal regime speciale a quello generale senza aver maturato il diritto a pensione, si considera solo il "servizio effettivo" e non quello "utile", che include gli aumenti convenzionali. Questa interpretazione, avallata anche dalla Corte Costituzionale, bilancia la tutela previdenziale con la sostenibilità del sistema.
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Retribuzione dirigente: ricorso inammissibile
Un dirigente ha citato in giudizio la propria azienda per una decurtazione della retribuzione e per il mancato pagamento di incentivi. Dopo la sconfitta in primo grado e in appello, ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando che non è possibile chiedere una nuova valutazione dei fatti in sede di legittimità e che gli errori procedurali devono causare un pregiudizio concreto al diritto di difesa per essere rilevanti. La questione centrale riguarda la corretta impostazione del ricorso sulla retribuzione dirigente.
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Indennità di trasferta negata: quando è trasferimento
Un lavoratore richiedeva un'indennità di trasferta, ma la Corte d'Appello, e poi la Cassazione, hanno respinto la richiesta. La decisione si è basata sull'interpretazione di un ordine di servizio che configurava lo spostamento come un trasferimento definitivo e non una trasferta temporanea. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso del lavoratore, poiché non contestava la ratio decidendi della sentenza d'appello, ovvero l'accertamento di fatto che si trattasse di un trasferimento, rendendo irrilevanti le norme sulla indennità di trasferta.
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Licenziamento per giusta causa: la Cassazione decide
Due dipendenti, un impiegato commerciale e un magazziniere, sono stati licenziati per giusta causa per aver caricato merce non conforme ai documenti di trasporto. Dopo aver perso in primo e secondo grado, hanno fatto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili, confermando il licenziamento. La sentenza ribadisce che la Cassazione non può riesaminare i fatti già valutati dai giudici di merito, specialmente in caso di "doppia conforme", ovvero quando due sentenze precedenti concordano.
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Giudicato esterno: limiti e portata nel lavoro
Un lavoratore, dopo aver ottenuto in un primo giudizio la declaratoria di nullità del suo contratto di apprendistato, ha intentato una seconda causa per ottenere la riammissione in servizio. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, affermando che il principio del giudicato esterno preclude il riesame di questioni già decise o che si sarebbero potute decidere nel primo processo. La prima sentenza, non disponendo la reintegra, aveva implicitamente definito le conseguenze della cessazione del rapporto, rendendo inammissibile la nuova domanda.
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Licenziamento ingiurioso: onere della prova e limiti
Un ex dirigente, dopo un licenziamento ritenuto illegittimo, ha agito in giudizio per ottenere un risarcimento per il carattere ingiurioso del recesso, basato su una presunta fuga di notizie alla stampa da parte dell'azienda. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che spetta al lavoratore fornire la prova certa che la condotta lesiva sia direttamente attribuibile al datore di lavoro, non essendo sufficiente una mera presunzione.
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Inquadramento superiore: il giudicato non si estende
Un lavoratore, a cui era stato riconosciuto un inquadramento superiore con sentenza passata in giudicato per il lavoro svolto presso un'amministrazione regionale, ha chiesto il mantenimento dello stesso livello presso una nuova agenzia pubblica. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, chiarendo che il giudicato precedente non si estende automaticamente a un nuovo e distinto rapporto di lavoro. Il lavoratore non ha fornito la prova né della continuità del rapporto né dello svolgimento effettivo delle mansioni superiori presso il nuovo datore, rendendo irrilevante la precedente decisione sull'inquadramento superiore.
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Contributo di solidarietà: illegittimo se non c’è legge
Un ente previdenziale aveva imposto un "contributo di solidarietà" sulle pensioni dei suoi iscritti basandosi su un proprio regolamento interno. Un pensionato ha contestato questa trattenuta. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni dei gradi precedenti, stabilendo che il contributo di solidarietà costituisce una prestazione patrimoniale imposta che, secondo la Costituzione, può essere introdotta solo da una legge. L'autonomia regolamentare dell'ente non può estendersi fino a creare tali prelievi. Il diritto alla restituzione delle somme si prescrive in dieci anni.
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Esenzione contributiva ASD: quando non si applica
Un'associazione sportiva dilettantistica (ASD) che gestiva centri estivi si è vista negare l'esenzione contributiva per i suoi collaboratori. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che l'esenzione contributiva ASD è applicabile solo per il diretto esercizio di attività sportive dilettantistiche. Poiché le mansioni principali dei collaboratori erano animazione, intrattenimento e custodia dei bambini, e non istruzione sportiva, l'associazione è stata tenuta al versamento dei contributi previdenziali e assicurativi.
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Indennità ferie non godute: quando si perde il diritto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5752/2024, ha stabilito che non spetta l'indennità per ferie non godute al lavoratore che, pur formalmente invitato dal datore di lavoro a usufruire del riposo accumulato, si sia rifiutato senza giustificato motivo. Il caso riguardava un dirigente che, dopo aver ricevuto una comunicazione per la fruizione delle ferie, ne aveva goduto solo in parte, rinviando le restanti e successivamente dimettendosi. La Corte ha ritenuto inammissibile il ricorso del lavoratore, confermando la decisione della Corte d'Appello che aveva ridotto l'importo dell'indennità, sottolineando come la monetizzazione delle ferie non sia dovuta se il mancato godimento dipende da una scelta del dipendente.
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Indennità incentivante di esodo: calcolo e limiti
Un dipendente regionale, dopo aver svolto temporaneamente mansioni dirigenziali prima di accettare un'indennità incentivante di esodo, ha richiesto che il compenso aggiuntivo fosse incluso nel calcolo del suo incentivo. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta, stabilendo che nel calcolo dell'indennità incentivante di esodo rientrano solo le componenti fisse, continuative e costanti della retribuzione, escludendo quindi compensi occasionali e temporanei come quelli per mansioni superiori a tempo determinato.
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Ricorso in Cassazione: l’avvocato è obbligatorio?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso per revocazione presentato personalmente da un cittadino. La decisione sottolinea che per il ricorso in Cassazione è obbligatoria l'assistenza di un avvocato iscritto all'apposito albo, un requisito la cui mancanza non può essere sanata. La Corte ha inoltre ribadito che una decisione su una revocazione non può essere a sua volta impugnata con un altro ricorso per revocazione.
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Errore di fatto: i limiti della revocazione in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso per revocazione basato su un presunto errore di fatto. La ricorrente sosteneva che la Corte avesse erroneamente ritenuto il suo precedente ricorso non autosufficiente. I giudici hanno chiarito che la valutazione sull'autosufficienza costituisce un errore di giudizio e non un errore di fatto revocabile, che si limita a una pura svista percettiva degli atti processuali.
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Improcedibilità del ricorso: copia incompleta sentenza
Un lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione contro una decisione che negava il suo diritto a trattenere l'indennità di disoccupazione. Tuttavia, ha depositato una copia incompleta della sentenza d'appello. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'improcedibilità del ricorso, sottolineando che l'omissione di pagine contenenti la motivazione centrale della decisione equivale alla mancata produzione del provvedimento, impedendo l'esame del merito.
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Compensazione spese: quando è legittima? Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4823/2024, ha stabilito che è legittima la compensazione spese legali quando la parte convenuta soddisfa la pretesa dell'attore dopo il deposito del ricorso ma prima della sua notifica. La Corte ha ritenuto che la prosecuzione del giudizio al solo fine di recuperare le spese può giustificare la decisione del giudice di compensarle, basandosi sul principio di causalità e sulla valutazione dell'utilità concreta della lite.
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Mancata riattivazione rapporto: ricorso inammissibile
Un'Azienda Sanitaria, condannata a costituire un rapporto di lavoro con una lavoratrice, non ottempera. La lavoratrice ottiene la condanna al pagamento delle retribuzioni. L'Azienda ricorre in Cassazione lamentando vizi procedurali. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile perché mira a una rivalutazione dei fatti e difetta di autosufficienza, confermando il diritto della lavoratrice alle retribuzioni per la mancata riattivazione rapporto di lavoro.
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Giudizio di rinvio: limiti e inammissibilità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di alcuni dipendenti pubblici che, in sede di giudizio di rinvio, avevano sollevato nuove questioni relative a disparità di trattamento e legittimità costituzionale. La Corte ribadisce che il giudizio di rinvio è un procedimento "chiuso", in cui le parti non possono ampliare l'oggetto della controversia e il giudice è vincolato ai principi di diritto stabiliti dalla precedente sentenza di cassazione.
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Ricorso tardivo: inammissibile nel pubblico impiego
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso presentato da alcuni dipendenti di un'amministrazione ministeriale in una causa relativa alla progressione economica. La decisione si fonda sul carattere di ricorso tardivo dell'impugnazione, in quanto presentata oltre il termine di sessanta giorni dalla notifica della sentenza d'appello. La Corte ha ribadito che nelle controversie di lavoro non si applica la sospensione feriale dei termini processuali, rendendo fatale il ritardo nel deposito dell'atto.
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Progressioni per saltum: domanda essenziale per agire
Un gruppo di dipendenti pubblici ha contestato l'esclusione dalle progressioni per saltum. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che per impugnare le regole di una selezione è indispensabile aver prima presentato la relativa domanda di partecipazione, altrimenti manca l'interesse ad agire.
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