LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 13, comma 1-bis, d.P.R. n. 115 del 2002 — Sezione Lavoro Civile

Pagina 5 di 13

243 provvedimenti

Altri anni per Art. 13, comma 1-bis, d.P.R. n. 115 del 2002

Licenziamento per assenza prolungata: è legittimo?
Un lavoratore, assente per oltre un anno a causa di arresti domiciliari, è stato licenziato sulla base di una clausola del CCNL. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del recesso, qualificandolo come licenziamento per assenza prolungata dovuta a impossibilità sopravvenuta della prestazione. La Corte ha stabilito che, decorso un congruo periodo, l'interesse del datore di lavoro alla prestazione viene meno, indipendentemente dall'esito del procedimento penale a carico del dipendente.
Continua »
Riposo compensativo: spetta l’indennità post turno
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 26191/2024, ha stabilito che l'indennità di turno spetta anche per il giorno di riposo successivo a un turno notturno di 12 ore. Tale giorno è qualificato come riposo compensativo, finalizzato al recupero dello stress psico-fisico, indipendentemente dal superamento dell'orario di lavoro settimanale. La Corte ha rigettato il ricorso di un'azienda sanitaria, confermando che la maggiore intensità e gravosità della prestazione lavorativa giustifica il riconoscimento del riposo come compensativo e, di conseguenza, il diritto all'indennità.
Continua »
Contributo specialisti esterni: onere della prova
Un'ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce i limiti del ricorso contro una richiesta di pagamento per il contributo specialisti esterni. Il caso vedeva contrapposti un istituto di diagnostica e un ente previdenziale. La Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi di entrambe le parti, confermando le decisioni dei giudici di merito e ribadendo il principio della "doppia conforme", che preclude un nuovo esame dei fatti in sede di legittimità.
Continua »
Dimissioni per giusta causa: la prova del nesso causale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30310/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un lavoratore che chiedeva il riconoscimento della NASpI a seguito di dimissioni per giusta causa, motivate dall'omesso versamento dei contributi da parte del datore di lavoro. La Corte ha stabilito che, per la validità delle dimissioni per giusta causa, non è sufficiente l'inadempimento datoriale, ma è necessario che il lavoratore dimostri il nesso di causalità e immediatezza tra la conoscenza dell'inadempimento e la sua decisione di recedere dal rapporto.
Continua »
Contributo di solidarietà: illegittimo se imposto da Casse
Un professionista ha citato in giudizio il proprio ente previdenziale per l'applicazione di un prelievo sulla sua pensione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso dell'ente inammissibile, confermando le decisioni dei gradi inferiori. La Corte ha ribadito che un contributo di solidarietà costituisce una prestazione patrimoniale che solo una legge statale può introdurre, non i regolamenti interni di una Cassa di previdenza privatizzata. Di conseguenza, il diritto al rimborso delle somme trattenute si prescrive in dieci anni.
Continua »
Licenziamento collettivo dirigenti: obblighi UE
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società, confermando che le procedure di informazione e consultazione sindacale previste per il licenziamento collettivo si applicano obbligatoriamente anche ai dirigenti. La sentenza sottolinea come questa estensione derivi dalla necessità di adeguare la normativa italiana alla direttiva europea 98/59/CE, a seguito di una precedente condanna da parte della Corte di Giustizia UE. La Corte ha chiarito che tale obbligo sussiste per tutte le tipologie di licenziamento collettivo, senza distinzioni.
Continua »
Ricorso per revocazione: quando è un errore di diritto?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per revocazione presentato da alcuni dirigenti farmacisti contro il Ministero della Salute. L'ordinanza chiarisce che una presunta errata interpretazione di norme o di precedenti giurisprudenziali costituisce un errore di diritto, non un errore di fatto, e pertanto non può essere motivo di revocazione. Il caso evidenzia i limiti stringenti di questo strumento processuale.
Continua »
Assegno ad personam: quali voci sono incluse?
Ex dipendenti di un ente soppresso chiedono di includere nel loro assegno ad personam il TEP e i premi di polizze assicurative. La Cassazione rigetta il ricorso, stabilendo che tali voci non hanno natura fissa e continuativa, requisito essenziale per l'inclusione.
Continua »
Compensazione spese legali: quando è legittima?
Una lavoratrice ha citato in giudizio la sua ex datrice di lavoro per omissioni contributive, ottenendo la condanna alla costituzione di una rendita. Entrambe le parti hanno presentato ricorso in Cassazione. La lavoratrice ha contestato la totale compensazione spese legali disposta dal giudice. La Suprema Corte ha rigettato entrambi i ricorsi, confermando che la complessità della causa e l'accoglimento solo parziale delle domande costituiscono ragioni sufficienti a giustificare la compensazione.
Continua »
Assegno sociale: domanda annuale è necessaria
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una cittadina contro l'Istituto Previdenziale per il riconoscimento dell'assegno sociale per l'anno 2013. La Corte ha confermato che la domanda amministrativa presentata nel 2012 non era sufficiente a fondare la richiesta per l'anno successivo, mancando del contenuto minimo essenziale per la nuova annualità. La decisione sottolinea la necessità di una domanda specifica per ogni anno in cui si richiede la prestazione.
Continua »
Legittimazione passiva INPS: esclusiva per ticket
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20415/2024, ha respinto il ricorso dell'Istituto previdenziale, confermando la sua esclusiva legittimazione passiva nei procedimenti di accertamento sanitario per l'esenzione dal ticket. La Corte ha ribadito che, per legge, l'Istituto è l'unico interlocutore giudiziario del cittadino per tutte le questioni relative all'invalidità civile, anche quando la prestazione finale non è erogata direttamente dall'ente stesso.
Continua »
Codatorialità: limiti alla prova in Cassazione
Un lavoratore, il cui licenziamento è stato dichiarato inefficace, ha agito in giudizio contro il suo ex datore di lavoro, una cooperativa subentrante e il consorzio appaltante, sostenendo una situazione di codatorialità o un trasferimento d'azienda. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta contro le altre società per insufficienza di prove. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del lavoratore, affermando che la valutazione dei fatti e delle prove, inclusa l'esistenza di un unico centro di imputazione datoriale, è di competenza esclusiva dei giudici di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità, soprattutto in presenza di una "doppia conforme".
Continua »
Appalto non genuino: quando è illecito? Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'azienda sanitaria pubblica, confermando che il contratto con una cooperativa era un appalto non genuino. Anche negli appalti "labour intensive", è essenziale che l'appaltatore mantenga un'organizzazione autonoma e si assuma il rischio d'impresa, altrimenti si configura una somministrazione illecita di manodopera. L'inammissibilità deriva dal tentativo di far riesaminare i fatti del merito, non consentito in sede di legittimità.
Continua »
Appalto non genuino: la condanna del committente
Una lavoratrice, formalmente dipendente di una cooperativa ma operante presso un'azienda sanitaria, ha ottenuto il riconoscimento di un appalto non genuino. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna dell'azienda sanitaria al risarcimento del danno, stabilendo che anche in un appalto "leggero" (labour intensive) è indispensabile che l'appaltatore mantenga una propria autonomia organizzativa e si assuma il rischio d'impresa. Il ricorso del committente, volto a una rivalutazione dei fatti, è stato dichiarato inammissibile.
Continua »
Appalto illecito: Cassazione su onere della prova
Un gruppo di lavoratori ha contestato un contratto di servizi di pulizia ferroviaria, sostenendo si trattasse di un appalto illecito. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando le decisioni dei gradi inferiori. La Corte ha ribadito di non poter riesaminare le prove e ha chiarito che un appalto è legittimo quando l'appaltatore mantiene un'effettiva autonomia organizzativa e gestionale sul proprio personale, anche in presenza di un coordinamento con l'azienda committente.
Continua »
Compensazione e ritenute fiscali: quando sono dovute?
Un professionista si oppone al versamento delle ritenute fiscali da parte della sua cassa previdenziale su ratei pensionistici non pagati, ma usati in compensazione. La Cassazione chiarisce che la compensazione e ritenute fiscali sono collegate: la ritenuta è dovuta anche su somme non materialmente versate.
Continua »
Patto di prova illegittimo: l’assunzione è un diritto
La Corte di Cassazione conferma la decisione di merito che ha dichiarato l'illegittimità del patto di prova imposto da una società di servizi postali a una lavoratrice. La lavoratrice, già inserita in una graduatoria per l'assunzione a tempo indeterminato, si era vista negare il posto per il mancato superamento di una prova di guida del motomezzo. I giudici hanno ritenuto la clausola nulla e contraria a buona fede, poiché inserita unilateralmente e dopo che la lavoratrice aveva già dimostrato le sue capacità in precedenti rapporti a termine. Di conseguenza, è stato dichiarato costituito il rapporto di lavoro con diritto al risarcimento del danno.
Continua »
Mansioni superiori infermiere: il diploma non basta
Un infermiere che svolgeva servizio in ambulanza ha richiesto il riconoscimento delle mansioni superiori e l'inquadramento nella categoria D. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che per le mansioni superiori infermiere non è sufficiente il possesso del titolo professionale, ma è necessario dimostrare l'esercizio concreto di attività caratterizzate da autonomia, capacità organizzative, di coordinamento e gestionali. Le attività del ricorrente, sebbene importanti, sono state qualificate come prevalentemente esecutive e non rispondenti ai requisiti della categoria superiore.
Continua »
Mansioni dirigenziali: no a paga superiore se previste
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un ex funzionario di un ente previdenziale che rivendicava differenze retributive per lo svolgimento di presunte mansioni dirigenziali. La Corte ha stabilito che l'incarico di responsabile di un'area complessa rientrava nelle funzioni attribuibili alla sua qualifica apicale non dirigenziale, come previsto dalla legge e dalla contrattazione collettiva, la quale già riconosceva un trattamento economico aggiuntivo specifico, escludendo quindi il diritto a una retribuzione da dirigente.
Continua »
Obbligo contributivo: iscrizione all’albo sufficiente
Un professionista iscritto all'albo, ma anche lavoratore dipendente, ha contestato l'obbligo contributivo verso la propria cassa professionale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il suo ricorso inammissibile, ribadendo un principio fondamentale: la semplice iscrizione all'albo è condizione sufficiente a generare l'obbligo di versare i contributi. La Corte ha specificato che un presunto errore del giudice nel citare un regolamento interno della cassa non era decisivo per cambiare l'esito della causa, poiché il principio giuridico di fondo resta valido.
Continua »