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Art. 13, comma 1-bis, d.P.R. n. 115 del 2002 — Anno 2024

371 provvedimenti

Altri anni per Art. 13, comma 1-bis, d.P.R. n. 115 del 2002

Frode carosello: Cassazione su onere della prova
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società coinvolta in una frode carosello IVA. La sentenza conferma che, provati gli indizi della frode da parte dell'Agenzia delle Entrate, spetta al contribuente dimostrare di aver agito con la massima diligenza per non essere coinvolto. La Corte ha inoltre ribadito la legittimità del raddoppio dei termini di accertamento in presenza di reati tributari e l'autonomia del giudizio tributario rispetto a quello penale.
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Accertamento sintetico: prova e oneri del contribuente
La Corte di Cassazione, con la sentenza 10310/2024, ha chiarito gli oneri probatori a carico del contribuente in caso di accertamento sintetico. Un professionista si era opposto a una rettifica del reddito basata su spese sostenute, adducendo di aver utilizzato cospicue disponibilità liquide accumulate in anni precedenti. La Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che non è sufficiente dimostrare la mera esistenza di tali somme in passato. È necessario fornire prova documentale che tali risorse siano persistite fino all'annualità oggetto di accertamento e che siano state effettivamente impiegate per coprire le spese contestate, spezzando così il nesso logico presunto dall'Amministrazione Finanziaria.
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Errore revocatorio: quando il ricorso è inammissibile
Un'impresa edile ha perso una causa per il pagamento di lavori eseguiti per un ente ospedaliero. In Cassazione, ha contestato la decisione della Corte d'Appello su una domanda di arricchimento ingiustificato, sostenendo che non fosse stata riproposta in appello. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, qualificando la svista del giudice come un 'errore revocatorio', un errore di percezione sui fatti processuali che deve essere contestato con il rimedio della revocazione, non con il ricorso per cassazione.
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Inammissibilità del ricorso: l’errore che costa caro
Una società di costruzioni ha presentato ricorso contro un accertamento fiscale per errata applicazione del regime IVA "reverse charge". Dopo la sconfitta nei primi due gradi di giudizio, la società si è rivolta alla Corte di Cassazione. Quest'ultima ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso perché basato su un presupposto errato (una presunta dichiarazione di inammissibilità dell'appello, mai avvenuta) e perché non contestava tutte le autonome ragioni di merito che avevano fondato la decisione della corte precedente.
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Responsabilità amministratori: analisi del danno
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per responsabilità degli amministratori di una società fallita. Gli amministratori avevano effettuato un ingente investimento in una società estera senza alcuna analisi preventiva di fattibilità, causando la perdita totale del capitale investito. La Corte ha ribadito che, sebbene le scelte imprenditoriali non siano sindacabili nel merito, gli amministratori sono responsabili se agiscono con negligenza, omettendo le cautele e le verifiche preventive necessarie. È stata inoltre confermata la revoca di un fondo patrimoniale costituito da uno degli amministratori per sottrarre beni alla garanzia dei creditori.
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Decadenza disoccupazione agricola: notifica online
Un lavoratore agricolo ha contestato la cancellazione dagli elenchi professionali per annualità passate, sostenendo l'applicazione retroattiva di una nuova legge sulla notifica telematica. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la norma regola solo la forma della comunicazione e si applica a tutti gli atti successivi alla sua entrata in vigore, confermando la legittimità della decadenza disoccupazione agricola per mancata impugnazione tempestiva.
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Strada ex collatione: quando è inammissibile in Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un proprietario terriero che rivendicava la comproprietà di una strada rurale. Il motivo principale del rigetto risiede nell'aver introdotto per la prima volta in sede di legittimità l'argomento della costituzione della strada per 'ex collatione privatorum agrorum'. La Corte ha qualificato tale argomentazione come 'questione nuova', inammissibile in Cassazione perché avrebbe richiesto un nuovo accertamento dei fatti non compiuto nei precedenti gradi di giudizio. La decisione sottolinea il principio per cui non è possibile modificare la causa petendi (la ragione della domanda) nel corso del processo, specialmente in ultimo grado.
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Usucapione respinta: quando la restituzione la esclude
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un soggetto che rivendicava l'usucapione di un ripostiglio. La Corte ha stabilito che la domanda del proprietario era una legittima azione di rivendicazione e che la precedente riconsegna del bene da parte del ricorrente costituiva una rinuncia tacita all'usucapione, confermando la decisione della Corte d'Appello che negava l'acquisto della proprietà per possesso prolungato.
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Litisconsorzio necessario: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso in materia di opposizione a esecuzione presso terzi. La decisione si fonda sulla mancata indicazione, nell'atto di ricorso, di una delle parti essenziali del giudizio: il terzo pignorato. La Corte ha ribadito il principio del litisconsorzio necessario, secondo cui in tali procedimenti devono obbligatoriamente partecipare il creditore, il debitore e il terzo detentore dei beni, pena l'invalidità procedurale dell'atto.
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Legittimazione ad causam e onere della prova eredi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da alcuni eredi in una causa relativa alle distanze tra costruzioni. La decisione si fonda sulla mancata prova della loro "legittimazione ad causam", ovvero della loro qualità di eredi effettivi. La Corte ha ribadito che non è sufficiente dichiararsi eredi, ma è necessario fornire la prova documentale dell'avvenuta successione per poter proseguire un'azione legale iniziata dal defunto.
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Notifica nulla: ricorso inammissibile in Cassazione
Una lunga controversia sulle distanze tra costruzioni si conclude in Cassazione con una declaratoria di inammissibilità. La Corte Suprema ha stabilito che il ricorso è inammissibile a causa di una notifica nulla effettuata a uno degli eredi di una delle parti, non avendo i ricorrenti fornito la prova del perfezionamento della comunicazione come richiesto dalla legge. Questo errore procedurale ha impedito la discussione del merito della causa.
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Data certa: quando un accordo estingue il debito?
Una società dichiarata fallita impugna la decisione, sostenendo che il debito del creditore istante era stato estinto tramite un accordo privato. La Cassazione dichiara il ricorso inammissibile perché l'accordo non possiede una data certa anteriore alla dichiarazione di fallimento, requisito indispensabile per provare l'avvenuta estinzione del debito nei confronti dei terzi e della massa dei creditori.
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Specificità del ricorso: Cassazione inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso per mancanza di specificità. L'appellante contestava le modalità di compensazione tra crediti reciproci, ma ha omesso di criticare in modo mirato la motivazione della Corte d'appello, violando così l'onere di specificità del ricorso previsto dal codice di procedura civile.
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Ricorso per cassazione: i requisiti di ammissibilità
Un debitore si oppone a un precetto di un condominio eccependo un controcredito. Dopo due gradi di giudizio sfavorevoli, propone ricorso per cassazione. La Suprema Corte lo dichiara inammissibile per gravi vizi formali, tra cui la mancata esposizione sommaria dei fatti di causa, violando così i requisiti essenziali del ricorso per cassazione.
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Clausola risolutiva espressa: quando è valida?
La Corte di Cassazione ha confermato la risoluzione di un contratto di leasing a seguito dell'attivazione di una clausola risolutiva espressa per mancato pagamento di alcuni canoni. La Corte ha stabilito che, in presenza di tale clausola, il giudice non deve valutare la gravità dell'inadempimento, poiché le parti hanno già concordato quali obbligazioni fossero essenziali. L'aver pagato una parte consistente del dovuto non impedisce la risoluzione se l'inadempimento rientra tra quelli previsti dalla clausola.
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Tutela reintegratoria: quando spetta al lavoratore?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 12748/2024, chiarisce i presupposti per l'applicazione della tutela reintegratoria in caso di licenziamento disciplinare sproporzionato. Viene stabilito che il reintegro è possibile solo se la condotta del lavoratore, seppur non specificamente tipizzata, rientri nell'ambito delle sanzioni conservative previste dalla contrattazione collettiva, anche attraverso clausole generali. In questo caso, la Corte ha rigettato il ricorso del lavoratore, confermando la decisione della Corte d'Appello che aveva riconosciuto solo la tutela indennitaria, non ravvisando la possibilità di applicare una sanzione conservativa per il fatto contestato.
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Contratti a tempo determinato: ricorso inammissibile
Una lavoratrice del settore pubblico ha impugnato la legittimità di una serie di contratti a tempo determinato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione d'appello. Il motivo risiede in vizi procedurali, come l'introduzione di nuove domande in appello e la mancata specificità dei motivi di ricorso, che non hanno adeguatamente contestato le ragioni della sentenza precedente.
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Notifica istanza fallimento: quando è valida
Una società edile, dichiarata fallita, ha contestato la validità della notifica dell'istanza di fallimento e il proprio stato di insolvenza. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la notifica con deposito in Comune è valida se preceduta da un tentativo negativo via PEC e di persona. L'atto del messo notificatore fa fede fino a querela di falso. L'insolvenza sussiste anche con patrimonio immobiliare se manca liquidità per pagare i debiti.
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Retribuzione Professionale Docenti: sì a precari
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12303/2024, ha stabilito che la Retribuzione Professionale Docenti (RPD) spetta a tutti gli insegnanti con contratto a tempo determinato, incluse le supplenze brevi e saltuarie. La Corte ha rigettato il ricorso di un'amministrazione regionale, affermando che escludere i docenti con contratti brevi da questo emolumento costituisce una discriminazione vietata dalla normativa europea (Direttiva 1999/70/CE). La natura fissa e continuativa della RPD non permette distinzioni basate sulla durata del contratto.
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Responsabilità solidale cessionaria: quando non si applica
La Corte di Cassazione ha stabilito che la responsabilità solidale cessionaria per i crediti del lavoratore, prevista dall'art. 2112 c.c., non si applica se al momento del trasferimento d'azienda il rapporto di lavoro non è giuridicamente valido. Nel caso esaminato, il rapporto del dipendente era solo 'di fatto', in quanto basato su una sentenza di reintegra poi riformata in appello. Pertanto, è onere del lavoratore dimostrare l'esistenza di un valido contratto di lavoro per poter invocare la tutela.
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