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Art. 13, comma 1-bis, d.P.R. n. 115 del 2002 — Anno 2024

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371 provvedimenti

Altri anni per Art. 13, comma 1-bis, d.P.R. n. 115 del 2002

Rivalutazione contributiva: quando scatta la decadenza
La Corte di Cassazione ha confermato la decadenza del diritto a ottenere la rivalutazione contributiva per esposizione ad amianto. Un lavoratore aveva presentato domanda giudiziale ben oltre il termine di tre anni e trecento giorni dalla domanda amministrativa. La Corte ha stabilito che la decadenza, prevista dall'art. 47 del d.P.R. 639/1970, estingue l'intero diritto alla prestazione e non solo i ratei pregressi, poiché il beneficio della rivalutazione contributiva è autonomo rispetto alla pensione principale e soggetto a proprie regole temporali.
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Esposizione amianto: onere della prova e benefici
Un ex macchinista navale ha richiesto la rivalutazione contributiva per esposizione amianto. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, confermando la decisione della Corte d'Appello. La sentenza ribadisce che spetta al lavoratore l'onere di provare l'esposizione qualificata all'amianto con un alto grado di probabilità. Una consulenza tecnica generica non è sufficiente e il principio di non contestazione non si applica a fatti così complessi e valutativi.
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Impugnazione tardiva: conseguenze in appello
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 12025/2024, ha chiarito che l'impugnazione tardiva dell'avviso di accertamento rende inammissibili le censure proposte per la prima volta in appello contro la successiva cartella di pagamento. Se l'atto prodromico non viene contestato nei termini, il suo contenuto si cristallizza e non può più essere messo in discussione.
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Verbale ispettivo: valore probatorio e onere della prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11977/2024, ha rigettato il ricorso di un lavoratore che chiedeva il pagamento di differenze retributive per lavoro straordinario. La Corte ha chiarito che il verbale ispettivo ha un valore probatorio limitato e non è sufficiente da solo a dimostrare l'effettuazione dello straordinario, il cui onere della prova grava interamente sul lavoratore. La testimonianza generica e il verbale senza riscontri documentali sono stati ritenuti insufficienti.
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Simulazione cessione quote: la prova della controdichiarazione
La Corte di Cassazione conferma la decisione di merito sulla simulazione cessione quote societarie tra un padre e i suoi figli. La prova decisiva è stata una scrittura privata (controdichiarazione) che attestava la natura fittizia dell'atto, rendendolo inefficace. L'appello di una delle figlie è stato dichiarato inammissibile perché mirava a un riesame dei fatti e introduceva questioni nuove, non consentite in sede di legittimità.
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Termine impugnazione lavoro: ricorso tardivo è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un ente pubblico contro la sentenza che riconosceva un risarcimento a un lavoratore per abuso di contratti a termine. La decisione si fonda sulla tardività dell'appello, in quanto il termine impugnazione lavoro di sei mesi non è soggetto a sospensione feriale, rendendo cruciale il rispetto perentorio delle scadenze procedurali.
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Oneri consortili: chi paga i debiti pregressi?
Un consorzio industriale ha richiesto al nuovo proprietario di un immobile il pagamento di oneri consortili maturati prima della vendita. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che, in assenza di una specifica previsione nello statuto del consorzio, i debiti pregressi restano a carico del venditore. La Corte ha chiarito che l'obbligo di pagare gli oneri consortili è un'obbligazione 'propter rem', che vincola il nuovo proprietario solo per le quote maturate dopo l'acquisto, e non può essere assimilata automaticamente alla disciplina del condominio.
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Ricorso per cassazione inammissibile: oneri formali
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una società costruttrice contro una sentenza per vizi immobiliari. La decisione si fonda su un vizio procedurale: la società, dopo che il suo appello era stato dichiarato inammissibile, non ha riportato nel ricorso per cassazione né i motivi del gravame né la motivazione dell'ordinanza di inammissibilità. Questa omissione ha reso il ricorso per cassazione inammissibile, impedendo alla Corte di verificare quali questioni fossero ancora pendenti e quali coperte da giudicato interno.
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Preliminare cessione azienda: che fare se un socio recede?
La Corte di Cassazione ha stabilito che un contratto preliminare di cessione d'azienda resta valido anche se uno dei due soci della società venditrice recede prima della stipula del contratto definitivo. Il socio superstite ha pieni poteri per rappresentare la società e concludere l'affare, poiché la società non si scioglie immediatamente ma rimane pienamente operativa per un periodo di sei mesi. Di conseguenza, il ricorso del promissario acquirente, che si rifiutava di concludere l'acquisto, è stato respinto.
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Transazione condebitore solidale: limiti all’estensione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13581/2024, ha chiarito i limiti di efficacia di una transazione condebitore solidale. Il caso riguardava una doppia cessione d'azienda in cui il primo acquirente, debitore solidale, cercava di beneficiare di un accordo transattivo stipulato tra il creditore originario e il garante del secondo acquirente. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che l'accordo non si estende automaticamente se il suo oggetto è limitato a definire solo la posizione debitoria di una delle parti e non l'intero rapporto obbligatorio.
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Ricorso inammissibile: mescolare i motivi è un errore
Una nota società di servizi postali ha impugnato una decisione che annullava una sanzione disciplinare contro un direttore di filiale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, evidenziando come l'errore procedurale di mescolare motivi di impugnazione eterogenei (violazione di legge e vizio di motivazione) precluda l'esame nel merito della questione.
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Motivazione apparente e omessa pronuncia in Cassazione
La Corte di Cassazione ha analizzato un caso di accertamento fiscale su due rilievi distinti. Ha chiarito che una motivazione concisa non equivale a una motivazione apparente, se permette di comprendere la decisione del giudice. Tuttavia, ha cassato la sentenza di secondo grado per omessa pronuncia, poiché i giudici d'appello avevano completamente ignorato uno dei due rilievi fiscali contestati dall'Agenzia delle Entrate, violando il dovere di decidere su tutte le domande proposte.
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Indennità di pronta disponibilità: limiti e CCNL
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19082/2024, ha chiarito i limiti dell'indennità di pronta disponibilità per un dirigente medico. Il ricorso del medico, basato su un vecchio accordo integrativo che prevedeva un'indennità maggiore, è stato respinto. La Corte ha stabilito che i Contratti Collettivi Nazionali (CCNL) successivi prevalgono sugli accordi locali e che l'erogazione di tale indennità è sempre condizionata alla capienza dei fondi aziendali dedicati. Viene affermato il principio secondo cui la contrattazione nazionale successiva determina la caducazione di quella integrativa precedente.
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Calcolo T.F.S. preruolo: vale l’intera anzianità
La Cassazione ha stabilito che per il calcolo del T.F.S. (Trattamento di Fine Servizio) di un dipendente pubblico, deve essere considerato anche il periodo di lavoro preruolo, svolto senza soluzione di continuità prima della stabilizzazione. La Corte ha rigettato il ricorso di un ente previdenziale, affermando l'irrilevanza della mancata iscrizione e del mancato versamento dei contributi per quel periodo, in applicazione del principio di automatismo delle prestazioni previdenziali. La decisione si fonda sull'accertata continuità del rapporto di lavoro dipendente.
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Regolamento di competenza: quando è inammissibile
Una società ha sollevato eccezione di incompetenza territoriale in una causa di opposizione a decreto ingiuntivo. Il Tribunale ha respinto l'eccezione con un'ordinanza emessa alla prima udienza, disponendo la prosecuzione del giudizio. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il successivo ricorso per regolamento di competenza, poiché l'ordinanza impugnata non aveva natura di decisione definitiva sulla competenza, non essendo stata preceduta dall'invito alle parti a precisare le conclusioni.
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Responsabilità mediatore: obblighi e risarcimento danni
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 19827/2024, interviene su un caso di responsabilità del mediatore immobiliare per non aver informato gli acquirenti di un immobile circa la futura edificazione di un distretto industriale nelle vicinanze. La Corte ha confermato la responsabilità dell'agente, ma ha cassato la sentenza d'appello per un errore nel calcolo del danno, stabilendo che la svalutazione deve essere calcolata su valori omogenei e riferiti all'epoca della compravendita.
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Accertamento sintetico: confronto tra redditi omogenei
Un contribuente ha impugnato un avviso di accertamento sintetico basato sul redditometro per l'anno d'imposta 2005. La Corte di Cassazione, pur rigettando il ricorso, ha corretto la motivazione della sentenza d'appello. Ha chiarito che la contestazione sulla necessità di confrontare il reddito netto accertato con quello netto dichiarato costituisce una mera difesa, ammissibile anche in appello, e non un'eccezione nuova. Nel merito, la Corte ha ribadito il principio fondamentale secondo cui l'accertamento sintetico è legittimo solo se il confronto avviene tra valori omogenei, ovvero tra reddito netto e reddito netto.
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Trasferimento di azienda: onere della prova e crediti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 19776/2024, ha esaminato un caso di trasferimento di azienda, confermando che spetta al nuovo datore di lavoro l'onere della prova riguardo l'adeguatezza della retribuzione corrisposta al lavoratore. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso del datore, che mirava a un riesame dei fatti già accertati in due gradi di giudizio, e ha ribadito i limiti del sindacato di legittimità, confermando la condanna al pagamento di differenze retributive determinate in via equitativa dal giudice di merito.
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Notifica all’estero: quando è valida la multa?
Un cittadino residente all'estero impugna una multa per mancata comunicazione dei dati del conducente, sostenendo di non aver mai ricevuto il verbale di eccesso di velocità presupposto. La Corte di Cassazione stabilisce che la notifica all'estero, anche se viziata, è da considerarsi sanata (e quindi valida) nel momento in cui il destinatario dimostra di averne avuto conoscenza, ad esempio impugnando l'atto successivo. In questo modo si realizza lo scopo della notifica, che è quello di consentire la difesa.
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Violazioni ZTL: come si applicano le multe multiple
Un'automobilista riceveva numerose multe per accessi in una zona a traffico limitato, convinta di possedere un permesso valido poi rivelatosi scaduto a seguito di un cambio di residenza. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19680/2024, ha stabilito che tali violazioni ZTL, se commesse in tempi ravvicinati e riconducibili a una programmazione unitaria, devono essere considerate come un'unica infrazione reiterata e non come illeciti distinti. Di conseguenza, si applica una sola sanzione, annullando tutte le altre.
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