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Art. 129 Codice di Procedura Penale — Sezione Terza Penale

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567 provvedimenti

Altri anni per Art. 129 Codice di Procedura Penale

Spaccio lieve entità: la Cassazione chiarisce i criteri
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi di quattro individui condannati per spaccio. Un procedimento è stato chiuso per il decesso dell'imputato, mentre due ricorsi sono stati dichiarati inammissibili. Per il quarto, la Corte ha rigettato la richiesta di qualificare il reato come spaccio di lieve entità, sottolineando che la valutazione deve considerare l'intera attività criminale, inclusa l'integrazione in una rete organizzata, e non solo le singole cessioni.
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Reato continuato: motivazione sintetica della pena
La Corte di Cassazione affronta il tema del reato continuato. A seguito del ricorso di due imputati, la Corte annulla la sentenza per uno di essi a causa del suo decesso. Per l'altro, rigetta il ricorso, stabilendo che per gli aumenti di pena relativi ai reati satellite è sufficiente una motivazione sintetica, specialmente se l'aumento è modesto e la pena complessiva è già stata ridotta in appello.
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Confisca per equivalente: no alla retroattività
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 13518/2025, ha annullato una confisca per equivalente disposta a carico di due amministratori per reati tributari. I reati, commessi nel 2012, erano stati dichiarati prescritti, ma la Corte d'Appello aveva confermato la misura ablativa. La Cassazione ha stabilito che la norma che consente la confisca anche dopo la prescrizione (art. 578-bis c.p.p.), avendo natura sostanziale e sanzionatoria, non può essere applicata retroattivamente a fatti antecedenti la sua entrata in vigore, in ossequio al principio di irretroattività della legge penale sfavorevole.
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Prescrizione del reato: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso contro una condanna per reati edilizi, paesaggistici e violazione di sigilli. Il ricorrente sosteneva l'avvenuta prescrizione del reato, ma la Corte ha rigettato la tesi, confermando la piena applicabilità del regime di sospensione della prescrizione introdotto dalla 'legge Orlando' per i fatti commessi fino al 31 dicembre 2019. Poiché il ricorso è stato giudicato manifestamente infondato, la Corte non ha potuto dichiarare l'eventuale prescrizione maturata successivamente alla sentenza d'appello, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali.
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Omessa dichiarazione IVA: Quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imprenditore condannato per omessa dichiarazione IVA. La Corte ha stabilito che la comunicazione annuale dei dati IVA non sostituisce la dichiarazione fiscale e che la delega a un professionista non esonera il contribuente dalla responsabilità penale, che rimane personale. A causa dell'inammissibilità del ricorso, non è stato possibile dichiarare l'intervenuta prescrizione del reato.
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Reato edilizio permanente: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di alcuni proprietari e del direttore dei lavori, condannati per un abuso edilizio in zona sismica. La sentenza ribadisce il principio secondo cui il reato edilizio permanente si protrae fino alla fine dei lavori. Di conseguenza, la prescrizione inizia a decorrere solo dal momento della loro ultimazione e non dall'inizio dell'attività illecita.
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Aggravante mafiosa: quando si applica? La Cassazione
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un complesso caso di estorsione e narcotraffico, confermando diverse condanne. Il punto centrale della decisione riguarda l'applicazione dell'aggravante mafiosa, che secondo i giudici è legittima anche per chi non è affiliato a un clan, ma ne sfrutta la forza intimidatrice o agisce per agevolarlo. La sentenza ha inoltre dichiarato inammissibili i ricorsi basati su un accordo sulla pena in appello (concordato), ribadendone la quasi definitività. È stato invece annullato un errore di calcolo della pena per un imputato, con rideterminazione diretta da parte della Corte.
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Abuso edilizio: quando un gazebo non è edilizia libera
La Corte di Cassazione ha stabilito che la realizzazione di tre grandi strutture intercomunicanti, per un totale di 280 mq, adibite a bar e cucina in uno stabilimento balneare, costituisce un abuso edilizio e non rientra nell'edilizia libera. La Corte ha chiarito che tali opere, essendo fissate stabilmente al suolo e destinate a un uso durevole, devono essere valutate nel loro complesso e necessitano del permesso di costruire, respingendo il ricorso dell'imputato e confermando la condanna.
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Ricorso inammissibile: limiti e rinunce in appello
La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi di diversi imputati condannati per reati di droga. La sentenza chiarisce che l'adesione al "concordato in appello" sulla pena implica una rinuncia a contestare altri aspetti, come le circostanze attenuanti o la recidiva. Altri ricorsi sono stati respinti per genericità o perché miravano a una nuova valutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità. Questa decisione ribadisce la natura del giudizio di Cassazione come controllo di legalità e non come un terzo grado di merito.
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Lottizzazione abusiva: confisca anche con reato prescritto
La Corte di Cassazione ha confermato la confisca di un vasto terreno oggetto di lottizzazione abusiva, nonostante il reato fosse stato dichiarato prescritto. Due imprenditori avevano trasformato un'area agricola di 112.000 mq in un complesso turistico-alberghiero. La Suprema Corte ha stabilito che la confisca urbanistica è una misura sanzionatoria che prescinde da una condanna formale, a condizione che la responsabilità per il fatto illecito sia stata accertata in un processo che ha garantito il pieno contraddittorio tra le parti.
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Ricorso inammissibile: motivi generici e art. 131 bis
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile avverso una condanna per abusi edilizi. La decisione si fonda sulla genericità dei motivi, che si limitavano a una rilettura dei fatti, e sulla tardiva richiesta di applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, non sollevata nei gradi di merito. La sentenza ribadisce il rigore formale necessario per l'accesso al giudizio di legittimità.
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Prescrizione e assoluzione: quando prevale il merito?
Due imprenditori, accusati di frode alimentare, vedono i loro reati dichiarati estinti per prescrizione. Per evitare gravi conseguenze fiscali, ricorrono in Cassazione chiedendo un'assoluzione piena. La Corte Suprema rigetta i ricorsi, ribadendo che l'assoluzione prevale sulla prescrizione solo quando la prova dell'innocenza è talmente evidente da non richiedere alcuna valutazione approfondita, condizione non riscontrata nel caso di specie.
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Dolo specifico di evasione: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imprenditore condannato per dichiarazione fraudolenta ed emissione di fatture per operazioni inesistenti. La sentenza sottolinea come il dolo specifico di evasione, elemento essenziale del reato, possa essere provato tramite indizi quali la pluralità di operazioni fittizie e i legami familiari tra le società coinvolte. Inoltre, la Corte chiarisce che l'inammissibilità del ricorso per manifesta infondatezza impedisce di dichiarare la prescrizione del reato, anche se maturata dopo la sentenza d'appello.
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Reato continuato: la motivazione sulla pena è d’obbligo
La Cassazione annulla una sentenza d'appello per difetto di motivazione sulla pena nel caso di reato continuato. Viene accolto il ricorso di un imputato, poiché i giudici di merito non avevano spiegato le ragioni degli aumenti di pena per i reati satellite, nonostante il riconoscimento delle attenuanti generiche per il reato più grave. Inammissibile, invece, il ricorso dell'altro imputato per precedente rinuncia ai motivi di appello.
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Omesso versamento contributi: prescrizione e ricorso
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna per omesso versamento contributi, dichiarando il reato estinto per prescrizione. La decisione è stata possibile perché il ricorso dell'imputato è stato ritenuto valido, in quanto la Corte d'Appello non aveva adeguatamente motivato il rigetto di un motivo specifico relativo alla crisi di liquidità aziendale. Questo ha permesso alla Suprema Corte di rilevare la maturazione dei termini di prescrizione e annullare la condanna senza rinvio.
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Ricorso inammissibile: abuso edilizio e prescrizione
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile avverso una condanna per abusi edilizi. La sentenza chiarisce che la presentazione di motivi di ricorso nuovi o manifestamente infondati impedisce al giudice di rilevare l'eventuale prescrizione del reato, confermando un principio fondamentale del diritto processuale penale.
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Omissione di soccorso: prescrizione e assoluzione
Un automobilista, condannato per lesioni e fuga dopo un incidente, ha visto il reato di omissione di soccorso dichiarato prescritto. Ha presentato ricorso in Cassazione chiedendo un'assoluzione piena, sostenendo la mancanza di dolo. La Suprema Corte ha respinto il ricorso, affermando che l'assoluzione nel merito prevale sulla prescrizione solo quando l'innocenza è palese e non richiede un'analisi approfondita di prove contrastanti, condizione non verificatasi nel caso di specie.
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Prescrizione reati tributari: costi e annullamento
Un imprenditore, condannato per dichiarazione infedele, ha presentato ricorso in Cassazione lamentando la mancata considerazione di costi aziendali documentati. La Suprema Corte ha ritenuto il ricorso non manifestamente infondato, aprendo la via alla declaratoria di prescrizione del reato tributario, maturata nel frattempo. Di conseguenza, la sentenza di condanna è stata annullata senza rinvio, con eliminazione anche della confisca disposta.
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Ricorso inammissibile: rinuncia ai motivi d’appello
La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile per un gruppo di imputati condannati per reati legati agli stupefacenti. La decisione si fonda sul fatto che i ricorrenti, in grado di appello, avevano rinunciato a tutti i motivi di impugnazione ad eccezione della determinazione della pena, raggiungendo un accordo con la Procura. Tale rinuncia ha reso definitive le statuizioni sulla responsabilità penale della sentenza di primo grado, precludendo ogni ulteriore discussione in Cassazione.
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Omesso versamento ritenute: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si pronuncia sul reato di omesso versamento ritenute, rigettando il ricorso del Procuratore della Repubblica. La sentenza stabilisce che il momento consumativo del reato non coincide con la scadenza dei 90 giorni dalla notifica dell'accertamento, bensì con il 16 gennaio dell'anno successivo a quello delle omissioni. Su questa base, la Corte ricalcola i termini di prescrizione, confermando l'estinzione del reato e chiarendo un punto fondamentale per datori di lavoro e professionisti.
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