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Art. 129 Codice di Procedura Penale — Sezione Terza Penale

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567 provvedimenti

Altri anni per Art. 129 Codice di Procedura Penale

Confisca obbligatoria: Cassazione chiarisce i limiti
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di patteggiamento per reati tributari e associazione a delinquere. Ha dichiarato inammissibile il ricorso degli imputati, che contestavano la mancata assoluzione, ribadendo i limiti all'impugnazione delle sentenze di patteggiamento. Ha invece accolto il ricorso del Procuratore Generale, stabilendo che la confisca obbligatoria dei profitti del reato tributario (art. 12-bis, D.Lgs. 74/2000) non è negoziabile tra le parti e deve essere sempre disposta dal giudice, anche se omessa nell'accordo. Di conseguenza, la sentenza è stata annullata con rinvio su questo specifico punto.
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Confisca Reati Tributari: la riduzione per pagamento
In un caso di reati fiscali, un imprenditore ha pagato circa due terzi del debito tributario. La Corte di Cassazione ha stabilito che la confisca per reati tributari deve essere ridotta in misura proporzionale alla somma già versata all'Erario, per evitare una duplicazione sanzionatoria. La sentenza di appello è stata annullata su questo punto specifico con rinvio per un nuovo giudizio.
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Prescrizione e proscioglimento: quando prevale il merito?
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di reati tributari dichiarati estinti per prescrizione. Gli imputati avevano richiesto un proscioglimento nel merito, sostenendo la loro innocenza. La Corte ha respinto i ricorsi, affermando che il proscioglimento con formula piena può prevalere sulla prescrizione solo quando l'innocenza dell'imputato emerge in modo evidente e incontestabile dagli atti (ictu oculi), senza necessità di complesse valutazioni probatorie. Poiché nel caso di specie sarebbe stata necessaria un'analisi approfondita, la decisione di dichiarare la prescrizione è stata ritenuta corretta.
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Particolare tenuità del fatto: no senza contraddittorio
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di assoluzione per particolare tenuità del fatto emessa da un tribunale senza la celebrazione di un'udienza. Il caso riguardava una persona accusata di aver indebitamente percepito il reddito di cittadinanza. La Suprema Corte ha stabilito che una decisione di questo tipo, che presuppone l'accertamento del reato, non può essere presa 'de plano', ma richiede il pieno rispetto del contraddittorio tra accusa e difesa, a tutela dei diritti di tutte le parti processuali.
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Confisca senza condanna: quando è legittima?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un terzo che chiedeva la revoca di una confisca senza condanna di un impianto per prodotti petroliferi. La decisione si fonda sulla carenza di legittimazione del ricorrente, poiché il bene era stato giudicato di proprietà di una società e non sua personale, rendendo irrilevanti le sue pretese basate sulla proprietà del terreno.
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Confisca e fondo patrimoniale: il ricorso del terzo
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una terza interessata contro la confisca di un impianto industriale. L'inclusione del bene in un fondo patrimoniale, chiarisce la Corte, non trasferisce la proprietà e non conferisce la legittimazione a chiederne la restituzione, specialmente quando il bene risulta appartenere a una società. La sentenza solleva anche dubbi sulla buona fede della ricorrente, avendo costituito il fondo dopo l'inizio delle indagini.
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Concordato in appello: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione si pronuncia sui limiti del ricorso dopo un concordato in appello (art. 599-bis c.p.p.). La sentenza dichiara inammissibili i ricorsi degli imputati che avevano accettato l'accordo, a causa dell'effetto preclusivo della rinuncia ai motivi. Per un altro imputato, la Corte annulla la condanna per associazione a delinquere per mancanza di prova del dolo specifico, pur confermando la condanna per reati fiscali. La decisione chiarisce l'importanza del concordato in appello e la distinzione tra il compiere un reato-fine e l'adesione stabile a un sodalizio criminale.
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Confisca e concordato: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione ha stabilito che la confisca per equivalente disposta a carico dell'amministratore per reati tributari non interferisce con il concordato preventivo della società. La misura colpisce il patrimonio personale dell'imputato, non quello aziendale destinato al piano concordatario, respingendo così il ricorso.
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Confisca per lottizzazione abusiva: quando è lecita?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 8067 del 2025, ha dichiarato inammissibili i ricorsi contro una decisione della Corte d'Appello che confermava la confisca di terreni oggetto di lottizzazione abusiva, nonostante la prescrizione del reato. Gli imputati lamentavano la violazione del diritto di difesa, poiché il processo si era concluso prima dell'assunzione delle prove a loro favore. La Suprema Corte ha stabilito che la confisca per lottizzazione abusiva è legittima anche dopo la prescrizione, a condizione che sia avvenuto un "pieno accertamento del fatto". Tale accertamento non richiede l'acquisizione di tutte le prove ammesse, ma si basa sul materiale probatorio raccolto fino al momento della prescrizione, se ritenuto dal giudice sufficiente e completo per dimostrare la sussistenza del reato, nel pieno rispetto del contraddittorio.
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Applicazione indulto: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Corte d'Appello per un'errata applicazione indulto. La Suprema Corte ha stabilito che una condanna passata in giudicato non può essere messa in discussione da nuove norme sulla procedibilità e che il giudice della cognizione ha l'obbligo di calcolare con precisione l'indulto senza delegare tale compito alla fase esecutiva.
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Particolare tenuità del fatto: il diritto al contraddittorio
Un tribunale aveva assolto un imputato per il reato di lieve entità relativo a stupefacenti, applicando la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto prima dell'inizio del processo e senza sentire le parti. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, stabilendo che tale proscioglimento richiede obbligatoriamente un'udienza in cui sia l'imputato che il pubblico ministero possano esprimere le proprie osservazioni. La violazione di questo diritto al contraddittorio determina la nullità assoluta della sentenza.
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Morte dell’imputato: estinzione del reato e processo
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 8900/2025, ha annullato una condanna per spaccio a seguito della morte dell'imputato. Il decesso, avvenuto dopo la proposizione del ricorso, causa l'estinzione del reato, impedendo ogni pronuncia nel merito e chiudendo definitivamente il processo. Questo principio è un cardine della procedura penale in caso di morte dell'imputato.
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Revisione patteggiamento: limiti e nuove prove
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva la revisione di una sentenza di patteggiamento per reati fiscali. La richiesta si basava su presunte 'nuove prove' documentali digitali non valutate. La Corte ha ribadito che la revisione del patteggiamento è soggetta a limiti stringenti: le nuove prove devono essere decisive per un proscioglimento immediato e basarsi sugli atti già disponibili nel procedimento originario, non su elementi generici o non specificati.
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Omessa dichiarazione: inammissibile il ricorso in Cassazione
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imprenditore condannato per omessa dichiarazione dei redditi. I motivi, tra cui la presunta prescrizione e l'inutilizzabilità delle prove, sono stati ritenuti infondati o generici. La Corte ha confermato che il superamento della soglia di punibilità e la gestione illegale dell'attività provano il dolo di evasione.
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Patteggiamento in appello: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due imputati che, dopo aver concordato la pena in appello secondo la procedura di patteggiamento in appello, hanno tentato di impugnarla in Cassazione lamentandone l'entità. La Corte ha ribadito che l'accordo sulla pena è un negozio processuale che, una volta perfezionato, non può essere unilateralmente modificato, salvo ipotesi di illegalità della pena o vizi nella formazione della volontà, non riscontrati nel caso di specie.
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Prescrizione del reato e proscioglimento: la Cassazione
Un imputato, i cui reati tributari erano stati dichiarati prescritti in appello, ha ricorso in Cassazione chiedendo un proscioglimento nel merito. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, annullando la sentenza. Il principio chiave è che, in presenza di una parte civile, il giudice d'appello non può limitarsi a dichiarare la prescrizione del reato, ma deve procedere a una valutazione piena e approfondita ('cognizione piena') dei motivi di appello, per decidere anche sulle statuizioni civili. La semplice declaratoria di prescrizione è possibile solo quando l'innocenza non emerge con assoluta evidenza.
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Prescrizione reato scommesse: Cassazione annulla
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per il reato di esercizio abusivo di scommesse, previsto dall'art. 4 L. 401/89. Il reato si era estinto per prescrizione prima della sentenza d'appello, ma la Corte territoriale non l'aveva dichiarata. La Cassazione ha ribadito che la prescrizione maturata è un motivo valido di ricorso, portando all'annullamento senza rinvio della condanna.
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Estinzione del reato per morte: la Cassazione decide
Un imputato, condannato in appello per violazioni della legge sugli stupefacenti, ricorre in Cassazione. Tuttavia, prima della discussione del ricorso, l'imputato decede. La Corte di Cassazione, accertato il decesso, dichiara l'improcedibilità del ricorso e annulla senza rinvio la sentenza impugnata, applicando il principio dell'estinzione del reato per morte dell'imputato, come previsto dall'art. 150 del codice penale.
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Prescrizione e assoluzione: priorità della formula piena
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza che dichiarava la prescrizione per un socio di una s.r.l., accusato di violazioni sulla sicurezza sul lavoro. Il caso solleva la questione della priorità tra prescrizione e assoluzione nel merito. La Corte ha stabilito che il giudice, prima di dichiarare l'estinzione del reato, ha l'obbligo di valutare se sussistano le condizioni per un proscioglimento con formula piena, qualora l'innocenza dell'imputato appaia evidente dagli atti ('ictu oculi'). Il Tribunale di primo grado non aveva compiuto tale valutazione, limitandosi a constatare la prescrizione, e per questo la sentenza è stata annullata con rinvio.
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Estinzione del reato: quando prevale sull’assoluzione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 2595/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso di due imputati per sottrazione fraudolenta di beni. La Corte d'Appello aveva dichiarato l'estinzione del reato per prescrizione. Gli imputati chiedevano un'assoluzione piena, sostenendo la loro innocenza evidente. La Cassazione ha ribadito che l'estinzione del reato prevale su una formula assolutoria più favorevole, a meno che l'innocenza non emerga 'ictu oculi', cioè in modo palese e indiscutibile dagli atti, senza necessità di alcuna valutazione approfondita del compendio probatorio.
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