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Art. 129 Codice di Procedura Penale — Sezione Quinta Penale

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1123 provvedimenti

Altri anni per Art. 129 Codice di Procedura Penale

Ricorso contro patteggiamento: l’accordo preclude i ripensamenti
Tre imputati hanno concordato l'applicazione della pena per lesioni personali e porto abusivo d'armi. Successivamente, il loro difensore ha proposto ricorso per cassazione, lamentando che il giudice non avesse adeguatamente motivato l'assenza di presupposti per un immediato proscioglimento. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, ribadendo che il ricorso contro patteggiamento è rigidamente limitato dalla legge. Non è possibile contestare la mancata pronuncia di proscioglimento immediato tramite questo strumento, se non nei casi tassativi previsti dal codice. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Prescrizione del reato: errore del PM salva gli imputati
Due imputati erano stati condannati per lesioni personali lievi commesse nel 2014. La difesa ha impugnato la condanna eccependo la prescrizione del reato, maturata prima della sentenza di primo grado. Il Tribunale aveva erroneamente ritenuto che la richiesta di riunione di due procedimenti duplicati avesse sospeso il decorso del tempo. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che l'errore del pubblico ministero nella duplicazione dei fascicoli non può penalizzare gli imputati. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata, dichiarando l'estinzione del reato per intervenuta prescrizione del reato e revocando anche i risarcimenti civili.
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Furto aggravato: le telecamere non salvano il ladro
L'Imputato è stato condannato per il reato di furto aggravato dall'esposizione a pubblica fede per aver sottratto un lettino da mare esposto all'esterno delle casse di un supermercato. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che la presenza di telecamere di sorveglianza escludesse l'aggravante e che il reato fosse prescritto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la videosorveglianza non esclude l'esposizione a pubblica fede, poiché funge da mero ausilio per identificare il colpevole a posteriori e non impedisce l'azione criminosa in tempo reale. Di conseguenza, l'inammissibilità del ricorso ha impedito anche la dichiarazione di prescrizione del reato. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Estinzione del reato per morte dell’imputato: stop alla condanna
Un cittadino era stato condannato per furto di energia elettrica ai danni di una società di fornitura. Dopo aver presentato ricorso in Cassazione tramite il proprio difensore, contestando vizi di notifica e la validità degli accertamenti tecnici, l'uomo è deceduto. Il difensore ha quindi depositato il certificato di morte chiedendo l'applicazione dell'articolo 129 del codice di procedura penale. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'improcedibilità del ricorso e ha annullato senza rinvio la sentenza di condanna. I giudici hanno stabilito che l'estinzione del reato per morte dell'imputato prevale su qualsiasi altra questione processuale, determinando l'immediata chiusura del procedimento penale in corso, senza possibilità di entrare nel merito delle accuse.
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Prescrizione del reato: niente assoluzione se la prova è dubbia
Il Direttore Generale di un istituto bancario, accusato di corruzione tra privati e violazione delle norme sul conflitto di interessi per aver agevolato finanziamenti a società amiche, ha impugnato la sentenza d'appello che dichiarava la prescrizione del reato. Il ricorrente sosteneva che, essendo terminata l'istruttoria dibattimentale, il giudice avrebbe dovuto assolverlo nel merito anziché limitarsi alla pronuncia di improcedibilità. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la prescrizione del reato prevale sempre sul proscioglimento nel merito, a meno che dagli atti non emerga in modo evidente, immediato e indiscutibile l'innocenza dell'imputato. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la decisione precedente e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali.
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Serratura cambiata e senz’acqua: condanna per violenza privata
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di violenza privata nei confronti di una comproprietaria che aveva arbitrariamente sostituito la serratura del locale contenente la cisterna dell'acqua condominiale. Tale condotta ha impedito ai vicini di usufruire liberamente della risorsa idrica comune. La difesa chiedeva la riqualificazione del fatto in esercizio arbitrario delle proprie ragioni o l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che l'inammissibilità del ricorso preclude l'applicazione della particolare tenuità del fatto e che la sostituzione della serratura configura pienamente il reato contestato, avendo privato i vicini del libero accesso all'acqua. Di conseguenza, l'imputata è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso contro il patteggiamento: i limiti della Cassazione
Due imputati, accusati di tentato furto in abitazione aggravato, concordano con il giudice una pena di un anno e sei mesi di reclusione tramite patteggiamento. Successivamente, il loro difensore presenta ricorso per cassazione, lamentando che il giudice non abbia verificato l'eventuale presenza di cause di non colpevolezza o di proscioglimento immediato. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici spiegano che il ricorso contro il patteggiamento è limitato dalla legge a casi tassativi e non può riguardare la mancata valutazione del proscioglimento d'ufficio. Di conseguenza, i ricorrenti vengono condannati al pagamento delle spese processuali e al versamento di quattromila euro ciascuno alla Cassa delle ammende.
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Concordato in appello: l’accordo sulla pena esclude il ricorso
Due soggetti condannati per furto in abitazione concordano la pena in secondo grado tramite lo strumento del concordato in appello. Successivamente, propongono ricorso in Cassazione sostenendo che il fatto dovesse essere qualificato come semplice tentativo, poiché la polizia li aveva bloccati prima della fuga. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che i motivi di impugnazione contro la sentenza che accoglie il concordato in appello sono strettamente limitati dalla legge. Non è possibile contestare la ricostruzione dei fatti o la qualificazione del reato decise in precedenza, ma solo questioni legate alla validità del consenso o alla legalità della pena. Di conseguenza, i ricorrenti perdono la causa e vengono condannati a pagare le spese e una sanzione pecuniaria.
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Ricorso contro patteggiamento: l’accordo blindato costa caro
Due imputati, condannati per tentato furto in abitazione a seguito di un accordo sulla pena, hanno presentato ricorso in Cassazione lamentando la mancanza di motivazione sulla loro responsabilità. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il loro ricorso contro patteggiamento. I giudici hanno chiarito che la legge limita rigorosamente i motivi per cui si può impugnare una sentenza di patteggiamento, escludendo contestazioni generiche sulla responsabilità o sul mancato proscioglimento. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati anche al pagamento di una pesante sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende.
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Morte dell’imputato: la condanna viene annullata senza rinvio
L'Imputato, condannato nei precedenti gradi di giudizio, propone ricorso per Cassazione. Durante la pendenza del giudizio di legittimità, sopravviene la morte dell'imputato, documentata dal difensore tramite certificato di decesso. La Suprema Corte stabilisce che l'evento estingue il reato ai sensi dell'articolo 150 del codice penale. Di conseguenza, i giudici annullano senza rinvio la sentenza impugnata. La Corte chiarisce che la formula corretta da utilizzare in questi casi è l'annullamento senza rinvio, escludendo altre formule come l'inammissibilità del ricorso, poiché il rapporto processuale si è ormai esaurito e non emergono elementi evidenti per un proscioglimento nel merito.
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Prescrizione del reato: annullata la condanna per furto
Il caso riguarda Il Soggetto accusato del reato di furto aggravato commesso nel 2014. Dopo la condanna nei primi due gradi di giudizio, Il Soggetto ha proposto ricorso per Cassazione contestando, tra l'altro, un errore sulle proprie generalità anagrafiche e la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha chiarito che l'errore anagrafico non inficia il processo se l'identità fisica è certa. Tuttavia, accertata la non manifesta infondatezza del ricorso in merito alle riforme penali più favorevoli, i giudici hanno rilevato il decorso del tempo massimo per giudicare il fatto. Di conseguenza, la Corte ha dichiarato la prescrizione del reato, annullando la condanna senza rinvio.
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Tempestività della querela: l’errore materiale non chiude il caso
Il Giudice di Pace assolveva L'Imputato dal reato di lesioni personali ai danni de La Persona Offesa per incertezza sulla tempestività della querela. L'atto riportava infatti una data di presentazione antecedente al fatto di reato, configurando un evidente errore materiale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Procuratore Generale, stabilendo che il giudice non può limitarsi a constatare l'incertezza, ma deve esercitare i propri poteri officiosi per accertare la reale data di deposito della querela. La Suprema Corte ha quindi annullato la sentenza di proscioglimento, rinviando il caso al Tribunale per un nuovo esame che verifichi la reale tempestività della querela.
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Ricorso contro patteggiamento: l’accordo blindato che costa caro
L'Imputato ha concordato una pena per i reati di furto con strappo e indebito utilizzo di bancomat. Successivamente, ha proposto ricorso per cassazione lamentando la mancanza di motivazione del giudice sulla qualificazione giuridica dei fatti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il ricorso contro patteggiamento limitato per legge a casi tassativi, tra cui l'erronea qualificazione giuridica, ma non l'omessa motivazione su di essa. L'accordo di patteggiamento esonera infatti l'accusa dall'onere della prova e richiede solo una motivazione sintetica. L'Imputato stato condannato anche al pagamento delle spese e di quattromila euro alla Cassa delle ammende.
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Concordato in appello: l’accordo sulla pena blocca il ricorso
L'Amministratore di una società fallita, condannato in primo grado per bancarotta fraudolenta, concorda in appello una riduzione della pena a due anni di reclusione con sospensione condizionale. Successivamente, propone ricorso in Cassazione lamentando la mancata motivazione sul suo proscioglimento e sulla mancata riduzione delle pene accessorie. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che il concordato in appello limita la cognizione del giudice ai soli punti concordati, escludendo l'obbligo di motivare sul mancato proscioglimento d'ufficio. Inoltre, la riduzione della pena principale non comporta automaticamente la riduzione delle pene accessorie fallimentari, se queste non erano parte dell'accordo.
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Furto d’auto: condanna annullata per difetto di querela
L'Imputato era stato condannato per il furto di un'autovettura parcheggiata sulla pubblica via. Nel ricorso in Cassazione, la difesa ha eccepito sia un vizio procedurale legato alla mancata comunicazione delle conclusioni del Procuratore Generale nel rito cartolare, sia l'improcedibilità del reato. La Suprema Corte ha rilevato che, a seguito della Riforma Cartabia, il furto aggravato dall'esposizione alla pubblica fede è diventato procedibile solo a querela di parte. Poiché la Persona Offesa aveva presentato una semplice denuncia senza esprimere la volontà di punire il colpevole, la Cassazione ha annullato la condanna senza rinvio per difetto di querela.
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Estinzione del reato per morte dell’imputato: processo azzerato
L'Imputato era stato condannato in appello per i reati di truffa e sostituzione di persona. Il difensore ha proposto ricorso in Cassazione contestando la qualificazione giuridica dei fatti. Tuttavia, prima dell'udienza di discussione, l'Imputato deceduto. La Suprema Corte ha preso atto del decesso e ha applicato il principio dell'immediata declaratoria di estinzione del reato. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata, dichiarando l'estinzione del reato per morte dell'imputato, poich il decesso interrompe definitivamente il rapporto processuale e impedisce qualsiasi valutazione sul merito delle accuse.
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Calcolo della prescrizione: l’errore del giudice e il processo
Il Tribunale dichiarava estinto per prescrizione il reato di furto aggravato contestato all'Imputata, calcolando erroneamente il termine in sette anni e sei mesi. Il Procuratore Generale proponeva ricorso, evidenziando che la presenza di circostanze aggravanti ad effetto speciale elevava il tempo necessario a prescrivere a dieci anni di reclusione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che per il corretto calcolo della prescrizione occorre considerare l'aumento massimo di pena previsto per tali aggravanti. Di conseguenza, alla data della sentenza di primo grado il reato non era affatto prescritto. La Suprema Corte ha annullato la decisione impugnata e ha rinviato il caso alla Corte di Appello per un nuovo giudizio.
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Ricorso per cassazione contro patteggiamento: no a ripensamenti
L'Imputato ha concordato con il pubblico ministero l'applicazione di una pena di due mesi di reclusione e cento euro di multa. Successivamente, ha proposto ricorso per cassazione lamentando la mancata valutazione da parte del giudice delle cause di proscioglimento immediato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il ricorso per cassazione contro patteggiamento è limitato per legge a motivi tassativi e non può riguardare la mancata verifica delle cause di proscioglimento. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di quattromila euro alla Cassa delle Ammende.
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Remissione di querela: risarcito il danno, condanna cancellata
Il caso riguarda il furto di una marmitta, inizialmente qualificato come rapina e poi derubricato in furto aggravato. La vittima aveva dichiarato di essere stata risarcita e di non voler procedere penalmente. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Imputato, stabilendo che tale dichiarazione costituisce una valida remissione di querela. Poiché il reato è diventato procedibile a querela a seguito della riforma Cartabia, la Cassazione ha chiarito che la presentazione del ricorso per far valere la revoca della denuncia equivale a un'accettazione tacita della stessa. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio la sentenza di condanna, dichiarando l'estinzione del reato.
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Concordato in appello: l’accordo sulla pena blocca il ricorso
L'Imputato, condannato per ricettazione, detenzione di armi e spaccio di droga, ha concordato la pena in secondo grado tramite l'istituto del concordato in appello. Successivamente, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancanza di motivazione sulla sua responsabilità penale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che chi sceglie il concordato in appello rinuncia ai motivi di impugnazione originari. Di conseguenza, non è possibile contestare la mancata motivazione sul proscioglimento, salvo casi eccezionali come l'illegalità della pena o vizi nella formazione della volontà. L'Imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese e di quattromila euro alla Cassa delle Ammende.
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