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Art. 129 Codice di Procedura Penale — Anno 2025

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1850 provvedimenti

Altri anni per Art. 129 Codice di Procedura Penale

Ricorso per cassazione e patteggiamento: i limiti
Un soggetto, dopo un patteggiamento per reati tra cui la detenzione di armi, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo i rigidi limiti di impugnazione delle sentenze di patteggiamento. In particolare, non è possibile contestare tramite ricorso per cassazione la proporzionalità della pena o il bilanciamento delle circostanze, ma solo l'eventuale illegalità della sanzione, confermando inoltre l'obbligatorietà della confisca delle armi.
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Prescrizione reato: la Cassazione annulla la sentenza
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza impugnata dopo aver accertato la tempestività del ricorso. Rilevando che il reato contestato, una contravvenzione, era estinto per prescrizione del reato, la Corte ha annullato la decisione senza rinvio, applicando il principio sancito dall'art. 129 c.p.p. anche nel giudizio di legittimità.
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Ricorso 599-bis: i limiti dell’impugnazione
Con ordinanza 18667/2025, la Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso proposto contro una sentenza di patteggiamento in appello. La Corte ha ribadito che il ricorso 599-bis è ammesso solo per specifici vizi procedurali e non per contestare la determinazione della pena, come la mancata concessione di attenuanti, poiché tali motivi si intendono rinunciati con l'accordo stesso.
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Ricorso 599-bis: quando è inammissibile in Cassazione
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha ribadito i limiti di impugnazione per le sentenze emesse a seguito di concordato in appello. Un imputato, dopo aver patteggiato la pena in secondo grado per rapina e altri reati, ha presentato ricorso lamentando la mancata verifica delle cause di proscioglimento. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che il ricorso 599-bis è consentito solo per vizi legati alla formazione dell'accordo, al consenso del PM o per prescrizione pregressa, e non per motivi di merito cui le parti hanno rinunciato.
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Ricorso concordato in appello: quando è inammissibile
Un imputato, dopo aver patteggiato la pena in appello per rapina, resistenza e ricettazione, ha presentato ricorso in Cassazione lamentando l'illogicità della motivazione sulla determinazione della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso concordato in appello inammissibile, ribadendo che l'impugnazione di una sentenza emessa ex art. 599-bis c.p.p. è consentita solo per vizi specifici (come quelli relativi alla volontà delle parti) e non per contestare la congruità della sanzione concordata, considerata una doglianza rinunciata.
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Accordo sulla pena: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di alcuni imputati condannati per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. La decisione si fonda sul fatto che gli imputati avevano stipulato un accordo sulla pena in appello (ex art. 599-bis c.p.p.). Secondo la Corte, tale accordo preclude la possibilità di sollevare in Cassazione la maggior parte delle censure, incluse nuove questioni di legittimità costituzionale, poiché l'adesione all'accordo implica una rinuncia a far valere altri motivi di impugnazione.
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Ricorso patteggiamento: limiti e motivi inammissibili
Un imputato ricorre contro una sentenza di patteggiamento per detenzione di stupefacenti e resistenza, lamentando un errore nel calcolo della pena e il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso patteggiamento inammissibile, ribadendo che, ai sensi dell'art. 448, comma 2-bis c.p.p., i motivi di impugnazione sono tassativi e non includono la rinegoziazione del merito della vicenda o errori di calcolo che non si traducano in una pena illegale.
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Pena pecuniaria sostitutiva: i precedenti penali contano
Un'imputata per truffa si vede negare la conversione della detenzione in pena pecuniaria sostitutiva a causa di sette precedenti penali. La Cassazione, pur annullando la sentenza per prescrizione, conferma che il giudice può valutare anche i precedenti successivi al reato per giudicare l'idoneità della misura a prevenire la recidiva. La richiesta di pena pecuniaria sostitutiva può essere valutata anche se presentata solo in appello.
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Ricorso inammissibile: quando sollevare la querela
Un detenuto, condannato per danneggiamento, presenta ricorso in Cassazione invocando una recente riforma che ha reso il reato procedibile a querela. La Corte dichiara il ricorso inammissibile, stabilendo che la questione doveva essere sollevata in appello, poiché la legge era già in vigore. L'inammissibilità degli altri motivi di ricorso ha precluso l'esame nel merito della questione sulla procedibilità.
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Ricorso inammissibile: abuso edilizio e prescrizione
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile avverso una condanna per abusi edilizi. La sentenza chiarisce che la presentazione di motivi di ricorso nuovi o manifestamente infondati impedisce al giudice di rilevare l'eventuale prescrizione del reato, confermando un principio fondamentale del diritto processuale penale.
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Pena accessoria illegale: Cassazione annulla sentenza
Un professionista, dopo un accordo in appello per reati di peculato, è stato condannato a una pena inferiore ai tre anni ma con l'interdizione perpetua dai pubblici uffici. La Corte di Cassazione ha dichiarato tale sanzione una pena accessoria illegale, poiché la legge in vigore al momento dei fatti prevedeva l'interdizione perpetua solo per condanne superiori ai tre anni. Di conseguenza, ha annullato la sentenza su questo punto, rinviando alla Corte d'Appello per la corretta determinazione delle pene accessorie.
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Turbata libertà del procedimento: quando non è reato
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per il reato di turbata libertà del procedimento di scelta del contraente (art. 353-bis c.p.), stabilendo che il reato non sussiste se l'erogazione di un contributo pubblico avviene tramite un atto discrezionale dell'amministrazione, anziché attraverso una procedura selettiva o una gara. La sentenza chiarisce che il presupposto essenziale del reato è l'esistenza di un meccanismo competitivo. Per un'altra imputazione di turbativa d'asta, il reato è stato dichiarato estinto per prescrizione, con rinvio al giudice civile per le statuizioni sui danni.
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Ricorso inammissibile: quando l’appello è generico
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per minaccia aggravata. La genericità dei motivi di appello e la gravità del fatto, commesso con un'arma da fuoco, hanno portato a un ricorso inammissibile, precludendo anche la possibilità di dichiarare l'estinzione del reato per prescrizione e comportando la condanna al pagamento di una sanzione.
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Inammissibilità ricorso patteggiamento: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità di un ricorso contro una sentenza emessa a seguito di patteggiamento. La Corte ha ribadito che l'accordo tra le parti limita fortemente i motivi di impugnazione, implicando la rinuncia alla maggior parte delle eccezioni. Visto che il giudice di merito ha correttamente applicato la legge, il ricorso è stato respinto con condanna alle spese e a una sanzione pecuniaria. Questo caso sottolinea la quasi definitività del patteggiamento e i rigidi criteri per l'inammissibilità del ricorso patteggiamento.
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Ricorso Patteggiamento: quando è inammissibile
Un imputato, condannato con patteggiamento per spaccio, presenta ricorso in Cassazione lamentando l'errata qualificazione giuridica del fatto. La Corte dichiara il ricorso patteggiamento inammissibile, poiché la scelta del rito speciale preclude la possibilità di contestare la qualificazione giuridica accettata con l'accordo sulla pena, salvo ipotesi eccezionali non ricorrenti nel caso di specie.
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Ricorso in Cassazione inammissibile: limiti e motivi
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso in Cassazione inammissibile presentato da un gruppo di imputati condannati per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. Per alcuni, l'inammissibilità deriva da un precedente 'concordato in appello', mentre per l'organizzatore del gruppo, il ricorso è stato respinto perché contestava la valutazione dei fatti, compito esclusivo dei giudici di merito.
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Concordato in appello: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso contro una sentenza emessa a seguito di 'concordato in appello' (art. 599-bis c.p.p.). La Corte ha ribadito che l'impugnazione per questo tipo di sentenze è limitata a specifici vizi, come quelli relativi alla formazione della volontà, e non può riguardare motivi rinunciati o la determinazione della pena, a meno che non sia illegale. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Inammissibilità ricorso concordato: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso proposto contro una sentenza di 'concordato in appello' della Corte d'Appello di Napoli. La Suprema Corte ha ribadito che i motivi di impugnazione per questo tipo di sentenze sono tassativamente limitati dalla legge e non includono le doglianze generiche o quelle relative a motivi rinunciati, confermando la condanna del ricorrente alle spese e a una sanzione pecuniaria. La decisione sottolinea la quasi definitività degli accordi raggiunti in appello.
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Ricorso concordato in appello: limiti e inammissibilità
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 21014/2025, ha dichiarato inammissibile un ricorso contro una sentenza emessa a seguito di 'concordato in appello'. La Corte ha ribadito che il ricorso concordato in appello è possibile solo per vizi specifici legati alla volontà delle parti o all'illegalità della pena, escludendo doglianze generiche sui motivi di merito, che si intendono rinunciati con l'accordo.
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Contestazione suppletiva: il PM può salvare il processo
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 21003/2025, ha stabilito che il pubblico ministero può legittimamente effettuare una contestazione suppletiva, aggiungendo un'aggravante per rendere un reato procedibile d'ufficio, anche se è già scaduto il termine per la presentazione della querela a seguito della Riforma Cartabia. Il caso riguardava un furto di energia elettrica, divenuto procedibile a querela. La Corte ha ritenuto che il potere di modifica dell'imputazione prevale sulla 'virtuale' improcedibilità, garantendo la parità tra accusa e difesa e l'obbligatorietà dell'azione penale.
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