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Art. 127-ter Codice di Procedura Civile

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582 provvedimenti

Consenso informato: no risarcimento senza danno
Un paziente ha citato in giudizio una clinica per violazione del consenso informato, poiché l'intervento chirurgico è stato diverso da quello preventivato. Il Tribunale ha respinto la richiesta di risarcimento, stabilendo che, in assenza di un danno concreto e provato, la sola violazione dell'obbligo informativo non è sufficiente. La clinica ha vinto la causa e ottenuto il pagamento della franchigia dovuta dal paziente.
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Indennizzo vittime reati violenti: no all’esclusione
La figlia di una vittima di omicidio si è vista negare l'accesso al fondo statale a causa dei precedenti penali del padre. Il Tribunale ha accolto il suo ricorso, stabilendo che il diritto all'indennizzo vittime reati violenti non può essere escluso sulla base di una generica 'non estraneità' ad ambienti criminali, ma solo per le cause ostative tassativamente previste dalla legge.
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Onere della prova incarico professionale: la sentenza
Una società di professionisti ha citato in giudizio un condominio per ottenere il pagamento di prestazioni relative a lavori di ristrutturazione. Il Tribunale ha respinto la domanda, sottolineando che l'onere della prova dell'esistenza di un incarico professionale diretto grava sul professionista. In assenza di un contratto formale e data la presenza di un general contractor, la corte ha ritenuto non dimostrato il rapporto diretto tra il professionista e il condominio, negando quindi il diritto al compenso.
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Onere della prova: risarcimento per crimini di guerra
Una recente sentenza del Tribunale di Trieste ha respinto una richiesta di risarcimento danni avanzata dall'erede di un militare italiano deportato durante la Seconda Guerra Mondiale. Sebbene il Tribunale abbia superato le questioni preliminari sulla giurisdizione e sull'immunità dello Stato straniero, la domanda è stata rigettata per il mancato assolvimento dell'onere della prova da parte del ricorrente, che non ha fornito prove sufficienti a ricostruire in modo specifico la vicenda del proprio avo.
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Rivalutazione monetaria: quando il credito non è esigibile
Una compagnia assicurativa si è opposta a un'esecuzione forzata, sostenendo che la richiesta di pagamento per la rivalutazione monetaria fosse illegittima a causa della mancata specificazione dei criteri di calcolo nella sentenza originaria. Il Tribunale ha accolto l'opposizione, dichiarando il credito non liquido e quindi non esigibile per quella parte. La decisione sottolinea l'importanza della chiarezza e determinatezza del titolo esecutivo, soprattutto per voci accessorie come la rivalutazione monetaria.
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Sanzioni Covid: vale il tempus regit actum, non la lex mitior
Il Tribunale di Trieste ha confermato la validità delle sanzioni Covid emesse durante il periodo emergenziale, anche dopo la sua cessazione. La sentenza ha stabilito che per le norme temporanee, come quelle anti-Covid, si applica il principio 'tempus regit actum' (la legge del tempo regola l'atto) e non quello della 'lex mitior' (legge più favorevole). Un cittadino multato per violazioni durante una manifestazione ha visto così riformata la sentenza di primo grado che aveva annullato la sanzione.
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Prescrizione canoni demaniali: la notifica del terzo
Una società concessionaria di un bene demaniale si è opposta a una richiesta di pagamento di canoni arretrati, eccependo la prescrizione. Il Tribunale ha accolto la domanda, chiarendo la questione della prescrizione canoni demaniali. La corte ha stabilito che un atto interruttivo, per essere valido, deve provenire dal soggetto titolare del credito al momento dell'invio. Nel caso di specie, la notifica era stata inviata da un ente che non era ancora subentrato nella titolarità del credito, risultando quindi inefficace a interrompere il termine quinquennale.
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Interessi moratori e tasso legale: la guida completa
Una sentenza della Corte d'Appello di Firenze chiarisce la decorrenza e la misura degli interessi moratori in una complessa vicenda ereditaria. Il caso riguardava il mancato pagamento di una somma derivante da una transazione tra sorelle. La Corte ha stabilito che gli interessi moratori decorrono dal momento della messa in mora, applicando il tasso legale standard fino all'inizio della causa. Dalla notifica del decreto ingiuntivo, invece, si applica il tasso maggiorato previsto dall'art. 1284, co. 4, c.c., indipendentemente dalla natura commerciale del debito, per disincentivare la durata eccessiva dei processi.
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Trasporto rifiuti senza formulario: sanzione legittima
Un soggetto veniva sanzionato per trasporto di rifiuti senza il prescritto formulario. Il Tribunale annullava la sanzione, ma la Corte di Appello di Firenze ha riformato la decisione. La Corte ha stabilito che la violazione amministrativa per il trasporto rifiuti senza formulario è autonoma e distinta dal reato di gestione non autorizzata di rifiuti, in quanto tutelano beni giuridici diversi. Pertanto, la sanzione amministrativa è stata ritenuta legittima e confermata.
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Onere della prova nei contenziosi bancari: l’appello
Una società ha perso una causa contro una banca per addebiti illegittimi a causa della mancata produzione dei contratti. La Corte d'Appello ha dichiarato inammissibile il ricorso perché l'appellante non ha contestato tutte le motivazioni della sentenza di primo grado, ribadendo la centralità dell'onere della prova nel dimostrare la mancanza di una valida `causa debendi`.
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Variazioni appalto: quando spetta il compenso extra?
Una sentenza della Corte d'Appello affronta un caso di subappalto nel settore navale, chiarendo le condizioni per il riconoscimento di un compenso aggiuntivo per le variazioni appalto. La Corte ha respinto la richiesta di maggior compenso del subappaltatore per mancanza di prove specifiche su ordini di modifica da parte del committente, pur riconoscendogli il diritto agli interessi di mora sui pagamenti tardivi. La decisione sottolinea come, in un appalto a corpo, l'onere di provare le variazioni ordinate oralmente gravi interamente sull'appaltatore.
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Danno in re ipsa: la Cassazione nega il risarcimento
Una ditta di autotrasporti, privata dell'uso di un muletto e di un piazzale, ha chiesto il risarcimento dei danni. La Cassazione ha respinto il ricorso, negando il concetto di danno in re ipsa e ribadendo che la parte lesa deve sempre fornire la prova concreta del pregiudizio economico subito. L'assenza di tale prova impedisce sia il risarcimento che la liquidazione equitativa.
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Risarcimento lite temeraria: quando è d’ufficio
Un cittadino, dopo aver ottenuto un indennizzo per l'eccessiva durata di una procedura fallimentare, si è rivolto alla Cassazione. La Corte ha stabilito un principio fondamentale sul risarcimento lite temeraria: la sanzione per abuso del processo, prevista dall'art. 96, comma 3, c.p.c., ha natura pubblicistica e può essere disposta d'ufficio dal giudice per reprimere condotte pretestuose, a prescindere da una specifica domanda della parte e dalle preclusioni processuali.
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Caduta pista ciclabile: Comune responsabile all’80%
Un ciclista subisce una caduta in pista ciclabile a causa di radici affioranti. La Corte d'Appello, riformando la sentenza di primo grado, afferma la responsabilità del Comune come custode della strada. Tuttavia, riconosce un concorso di colpa del 20% a carico del ciclista per non aver prestato sufficiente attenzione, condannando l'ente a risarcire l'80% del danno.
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Fideiussione a semplice richiesta: la messa in mora basta?
La Corte d'Appello di Firenze ha riformato una sentenza di primo grado, stabilendo che in una fideiussione a semplice richiesta, l'invio di una messa in mora al garante-consumatore è sufficiente per interrompere la decadenza prevista dall'art. 1957 c.c. La Corte ha chiarito che, sebbene la clausola di deroga esplicita fosse nulla, la clausola di pagamento 'a semplice richiesta' consente al creditore di agire con un atto stragiudiziale. Il termine di decadenza, in caso di fallimento del debitore principale, decorre dalla data della dichiarazione di fallimento.
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Indennità sostitutiva ferie: il diritto del docente
Un docente con contratti a tempo determinato ha ottenuto dal Tribunale di Roma il riconoscimento dell'indennità sostitutiva per ferie non godute. La decisione si fonda sul principio, consolidato dalla giurisprudenza e conforme al diritto europeo, secondo cui il datore di lavoro pubblico deve provare di aver formalmente invitato il lavoratore a fruire delle ferie, avvisandolo della possibile perdita. In assenza di tale prova, e dato che la sospensione delle lezioni non equivale a ferie, l'indennità è dovuta.
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Carta del docente precari: sì al bonus da 500 euro
Un insegnante con contratto a tempo determinato per l'anno scolastico 2024/2025 ha citato in giudizio il Ministero per il mancato riconoscimento della Carta del Docente, un bonus di 500 euro per la formazione. Il Tribunale di Roma ha accolto il ricorso, affermando che escludere i docenti precari da questo beneficio costituisce una discriminazione vietata dal diritto dell'Unione Europea. La corte ha quindi disapplicato la normativa nazionale contrastante e ha condannato l'amministrazione a erogare la Carta del docente precari, riconoscendo la parità di trattamento rispetto ai colleghi di ruolo.
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Giurisdizione tributaria: a chi opporre la cartella
Un contribuente si è opposto a un'intimazione di pagamento per numerosi crediti tributari e previdenziali, eccependo la prescrizione. Il Tribunale ha dichiarato il proprio difetto di giurisdizione per i crediti tributari, di competenza del giudice tributario, e ha dichiarato inammissibile la domanda per i crediti previdenziali per difetto di legittimazione passiva, poiché l'azione doveva essere intentata contro l'ente impositore e non contro l'agente della riscossione. La decisione riafferma i confini della giurisdizione tributaria.
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Contratto di subfornitura: limiti della garanzia minima
Una società subfornitrice, poi fallita, ha citato in giudizio il committente per il mancato rispetto delle quantità minime garantite in un contratto di subfornitura. Il Tribunale ha respinto la domanda, stabilendo che la clausola sulla quantità minima era limitata al primo semestre e non si estendeva ai periodi successivi al rinnovo tacito. Rigettata anche l'accusa di abuso di dipendenza economica.
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Nullità delibera approvazione bilancio: guida pratica
Un socio ha impugnato con successo una delibera assembleare che approvava i bilanci di cinque esercizi sociali. Il Tribunale di Roma, basandosi su una consulenza tecnica, ha dichiarato la nullità delibera approvazione bilancio per violazione dei principi di chiarezza e veridicità, sottolineando come la non corretta rappresentazione della situazione economica e patrimoniale della società renda l'atto radicalmente nullo.
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