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Art. 127-ter Codice di Procedura Civile

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582 provvedimenti

Indennità di malattia COVID: no a asintomatici
La Corte d'Appello di Trento ha stabilito che i lavoratori risultati positivi al COVID-19 ma asintomatici non hanno diritto all'indennità di malattia per i periodi successivi al 31 dicembre 2021. La sentenza chiarisce la distinzione fondamentale tra la quarantena con sorveglianza attiva, la cui equiparazione a malattia era una misura temporanea, e la malattia conclamata, che richiede la presenza di sintomi. L'indennità è stata invece riconosciuta a un lavoratore per cui la lunga prognosi e una successiva certificazione medica hanno confermato la presenza di una sintomatologia effettiva.
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Liquidazione spese legali: il valore della causa
Una sentenza della Corte d'Appello di Trento riforma parzialmente la liquidazione spese legali di primo grado. La Corte ha ricalcolato il compenso basandosi su un più corretto valore della causa, ma ha limitato l'importo a quanto originariamente richiesto dall'avvocato nella nota spese. È stata invece respinta la richiesta di maggiorazione per l'assistenza a più parti, poiché la pluralità non derivava dall'azione iniziale e non ha comportato un aggravio di lavoro per il difensore.
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Interpretazione testamento: prevale volontà del de cuius
La Corte d'Appello di Trento si è pronunciata su un caso di impugnazione di testamento olografo redatto in modo poco chiaro. La controversia vedeva contrapposti due fratelli per l'eredità di un immobile. La Corte ha stabilito che, ai fini dell'interpretazione del testamento, la volontà effettiva del testatore, desumibile dal contesto complessivo del documento, prevale su errori formali e grammaticali. Ha quindi confermato la decisione di primo grado, attribuendo l'immobile alla sorella e rigettando quasi integralmente l'appello del fratello.
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Presunzione di condominialità: il caso del sottorampa
Una recente sentenza della Corte d'Appello ha chiarito che la presunzione di condominialità si estende anche a un sottorampa grigliato, funzionale a dare aria e luce a un garage comune. L'occupazione di tale area da parte di un singolo condomino con materiali vari è stata giudicata un uso illegittimo, in quanto ne altera la destinazione e compromette la sua funzione a servizio di tutti. La Corte ha quindi respinto l'appello, confermando la natura comune del bene e l'obbligo di ripristino.
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Prescrizione bollette: come si calcola il debito?
Una società contesta una condanna per bollette energetiche non pagate, sollevando la questione della prescrizione e del metodo di calcolo del debito. La Corte d'Appello, pur confermando l'inizio della decorrenza della prescrizione, accoglie la critica sul metodo di calcolo. Sostituisce la media aritmetica utilizzata in primo grado con un calcolo analitico basato sulle singole voci della fattura, riducendo così l'importo finale dovuto. La sentenza sottolinea come, in caso di prescrizione bollette parziale, il debito residuo debba essere determinato con precisione e non in modo forfettario.
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Contratto monofirma: valido senza firma della banca
La Corte d'Appello di Napoli conferma la validità di un contratto monofirma per un finanziamento, respingendo l'appello dei debitori. La sentenza stabilisce che il consenso della banca può essere dimostrato da comportamenti concludenti, come l'erogazione dei fondi, e che l'onere di provare il pagamento spetta al debitore una volta che l'obbligazione è provata.
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Prescrizione presuntiva: no per materiali edili
Una società fornitrice di materiali edili si è vista negare il pagamento di circa 15.000 euro da una cliente che ha eccepito la prescrizione presuntiva. Il Tribunale di primo grado aveva dato ragione alla cliente. La Corte d'Appello ha ribaltato la decisione, stabilendo che la prescrizione presuntiva si applica solo a beni di consumo quotidiano e di modico valore, escludendo quindi le forniture edili. La Corte ha chiarito che l'elevato importo e la natura dei beni sono incompatibili con la presunzione di pagamento immediato. Di conseguenza, si applica la prescrizione ordinaria decennale e la cliente è stata condannata al pagamento.
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Sconto tariffario sanità: quando non si applica?
Una struttura sanitaria privata ha contestato l'applicazione di uno sconto tariffario da parte di un ente sanitario pubblico per prestazioni erogate dopo la scadenza della norma di legge. La Corte d'Appello ha confermato la decisione di primo grado, stabilendo che il riferimento contrattuale allo sconto era limitato alla definizione del tetto di spesa generale e non alla remunerazione delle singole prestazioni. Di conseguenza, lo sconto tariffario non era applicabile oltre il triennio originariamente previsto dalla legge.
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Arricchimento senza causa PA: quando è inammissibile
Una società cooperativa ha fornito servizi a un Comune senza un contratto formale. Dopo il rigetto della sua azione contrattuale, ha agito per arricchimento senza causa, vincendo in primo grado. La Corte d'Appello ha riformato la sentenza, dichiarando l'azione di arricchimento senza causa PA inammissibile. La motivazione risiede nella mancanza del requisito di sussidiarietà: la legge prevede un'azione diretta contro il funzionario pubblico che ha autorizzato la prestazione senza seguire le procedure contabili, escludendo quindi la possibilità di agire contro l'ente.
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Riconoscimento del debito: rateizzazione interrompe
Un contribuente si opponeva a un'intimazione di pagamento, sostenendo la prescrizione del credito a causa di notifiche irregolari. La Corte d'Appello ha ribaltato la decisione di primo grado, stabilendo che la richiesta di rateizzazione presentata dal debitore costituisce un riconoscimento del debito. Tale atto, secondo i giudici, interrompe la prescrizione, rendendo irrilevanti i precedenti vizi di notifica e confermando la legittimità della pretesa del creditore.
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Opposizione a decreto ingiuntivo: prova e cessione
Una società ha proposto appello contro la sentenza che rigettava la sua opposizione a decreto ingiuntivo per forniture non pagate. La Corte d'Appello ha confermato la decisione di primo grado. I giudici hanno stabilito che il creditore originario era legittimato ad agire grazie a una retrocessione totale del credito da parte di una società di factoring. Inoltre, hanno chiarito che i documenti depositati nella fase monitoria restano validi anche nel giudizio di opposizione, in base al principio di non dispersione della prova. L'appello è stato quindi respinto.
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Litispendenza tra gradi: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di presunta litispendenza tra due procedimenti, uno in primo grado e l'altro in appello, aventi ad oggetto la medesima domanda di usucapione tra le stesse parti. La Corte ha rigettato il ricorso, confermando che la litispendenza sussiste anche tra gradi diversi di giudizio quando la domanda nel primo processo non sia stata validamente rinunciata, rendendo così inammissibile la seconda azione.
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Infortunio sportivo: obblighi di informazione e polizza
Un calciatore subisce un infortunio sportivo e cita in giudizio società, lega e assicurazione. La Corte d'Appello rigetta l'appello, confermando la validità della polizza assicurativa e l'assenza di responsabilità della società sportiva, ritenendo sufficiente la pubblicazione online delle condizioni contrattuali.
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Riliquidazione pensione: l’indice ISTAT corretto
La Corte d'Appello di Napoli si è pronunciata su un caso di riliquidazione pensione, stabilendo il diritto degli eredi di un professionista a un ricalcolo basato su un indice ISTAT più favorevole. La sentenza ha confermato l'applicazione della prescrizione ordinaria decennale, respingendo la tesi dell'ente previdenziale che invocava quella quinquennale. Inoltre, la Corte ha corretto un errore di calcolo del primo grado, accogliendo parzialmente l'appello incidentale degli eredi e rideterminando la somma dovuta in loro favore.
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Aliud pro alio: immobile diverso da quello pattuito
Un acquirente cita in giudizio i venditori per la risoluzione di un contratto di compravendita immobiliare. L'immobile, venduto come edificabile sulla base di un permesso di costruire menzionato nell'atto, si rivela in realtà un terreno agricolo con una capacità edificatoria quasi nulla. La Corte d'Appello di Napoli, riformando parzialmente la sentenza di primo grado, qualifica il caso come vendita di 'aliud pro alio' (una cosa per un'altra), data la radicale diversità del bene. Conferma la risoluzione del contratto e la condanna al risarcimento, riducendo l'importo per escludere le spese legali sostenute dall'acquirente dopo la scoperta dei vizi.
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Nullità fideiussione ABI: la prova spetta all’attore
La Corte d'Appello di Napoli ha rigettato il ricorso di un fideiussore che chiedeva la nullità della propria garanzia, sostenendo che fosse conforme a uno schema ABI anticoncorrenziale. La Corte ha stabilito che, per i contratti stipulati dopo il provvedimento della Banca d'Italia del 2005, spetta al fideiussore l'onere di provare la persistenza di un'intesa illecita tra le banche al momento della stipula. In assenza di tale prova, la richiesta di nullità fideiussione ABI non può essere accolta e la garanzia resta valida.
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Accettazione tacita e vizi: quando denunciare?
Una committente in un contratto di appalto impugna una decisione che la obbligava al pagamento nonostante i vizi dell'opera. La Corte d'Appello chiarisce che senza un'accettazione tacita dei lavori, il termine di 60 giorni per la denuncia dei difetti non si applica. La corte riforma la sentenza iniziale, riducendo significativamente l'importo dovuto dalla committente sottraendo i costi per l'eliminazione dei difetti.
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Udienza cartolare: note ambigue? Stop alla decisione
La Corte di Cassazione ha stabilito che, nell'ambito dell'udienza cartolare, se le note scritte depositate dalle parti sono ambigue e non esprimono chiaramente la volontà di proseguire il giudizio, il giudice non può decidere la causa nel merito. Deve invece chiedere chiarimenti, fissando una nuova udienza. Procedere comunque costituisce un vizio di nullità che invalida la sentenza, poiché lede il diritto al contraddittorio.
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Contratto preliminare inadempimento: chi paga?
La Corte d'Appello di Napoli ha confermato la sentenza di primo grado in un caso di contratto preliminare inadempimento. La promittente venditrice è stata ritenuta la parte inadempiente per non aver cancellato un'ipoteca, fornito i certificati necessari e saldato i debiti condominiali. Di conseguenza, è stata rigettata la sua richiesta di risoluzione del contratto ed è stata confermata l'esecuzione in forma specifica a favore del promissario acquirente, che aveva designato un terzo per l'acquisto.
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Prescrizione estratti conto: quando scade il diritto
Una recente sentenza della Corte d'Appello di Napoli chiarisce un punto fondamentale sulla prescrizione degli estratti conto. Un correntista aveva richiesto documenti risalenti a oltre dieci anni prima, ottenendo ragione in primo grado. La Corte d'Appello ha però riformato la decisione, stabilendo che il diritto a ricevere gli estratti conto si prescrive in dieci anni, non dalla chiusura del rapporto, ma dalla data in cui ogni singolo estratto avrebbe dovuto essere inviato. La sentenza ha quindi respinto la domanda del cliente per intervenuta prescrizione.
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