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Art. 127-ter Codice di Procedura Civile

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582 provvedimenti

Appello Indennità Accompagnamento: Quando è Ammesso?
Una cittadina si vede negare l'indennità di accompagnamento perché assente alla visita medica, ma la convocazione era arrivata tardi. La Corte d'Appello ribalta la decisione, stabilendo un importante principio sull'ammissibilità dell'appello per indennità di accompagnamento quando non si è svolto l'accertamento tecnico preventivo e riconosce il diritto alla prestazione.
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Responsabilità del custode: la caduta del pedone
Una cittadina ha citato in giudizio un Comune per i danni subiti a seguito di una caduta su strisce pedonali sconnesse. La Corte di Appello ha respinto la richiesta, escludendo la responsabilità del custode (art. 2051 c.c.) a causa della condotta imprudente della danneggiata. La sentenza sottolinea come un difetto stradale visibile ed evitabile con l'ordinaria diligenza interrompa il nesso causale, attribuendo la colpa dell'evento esclusivamente al pedone.
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Rimedi preventivi: quando la richiesta è inammissibile
La Corte di Appello di Salerno ha confermato l'inammissibilità di una domanda di equa riparazione per l'eccessiva durata di un processo. La decisione si fonda sulla mancata attivazione, da parte del ricorrente, dei specifici rimedi preventivi previsti dalla legge per accelerare il giudizio. Secondo la Corte, una generica richiesta di fissazione delle udienze non è sufficiente a soddisfare l'onere imposto dalla normativa, che elenca tassativamente gli strumenti processuali da utilizzare, pena la perdita del diritto all'indennizzo.
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Inquadramento superiore: quando spetta al lavoratore?
La Corte d'Appello ha riconosciuto il diritto all'inquadramento superiore a due operai addetti alla manutenzione, riformando la decisione di primo grado. Sulla base delle prove testimoniali, è stato dimostrato che le mansioni svolte, implicando l'uso di attrezzi meccanici e competenze specifiche acquisite sul campo, non corrispondevano a quelle di un operaio comune, bensì a quelle di un operaio qualificato. La sentenza ha quindi condannato il datore di lavoro al pagamento delle differenze retributive.
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Improcedibilità appello: le note scritte mancate
La Corte di Appello di Salerno ha dichiarato l'improcedibilità di un appello riguardante la prescrizione di contributi previdenziali. La decisione non si basa sul merito della controversia, ma sulla condotta processuale dell'appellante, che ha omesso per due volte consecutive di depositare le note di trattazione scritta, un'inadempienza equiparata alla mancata comparizione in udienza, che ha comportato la sanzione dell'improcedibilità dell'appello.
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Cessazione materia del contendere: accordo in appello
Una società, condannata in primo grado al pagamento di oltre 37.000 euro per un finanziamento, ha proposto appello. Durante il giudizio di secondo grado, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo. La Corte di Appello ha quindi dichiarato la cessazione della materia del contendere, statuendo che tale pronuncia annulla gli effetti della sentenza precedente e ha compensato integralmente le spese legali tra le parti.
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Cessazione materia del contendere: accordo e processo
La Corte di Appello di Salerno ha dichiarato la cessazione della materia del contendere in una causa di lavoro riguardante l'inquadramento superiore di alcuni dipendenti. Dopo una prima sentenza favorevole ai lavoratori, la società datrice di lavoro aveva proposto appello. Tuttavia, durante il giudizio di secondo grado, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo, eliminando la necessità di una decisione giudiziale e portando alla chiusura del processo con compensazione delle spese legali.
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Scioglimento comunione ereditaria: la guida completa
Il Tribunale di Monza si è pronunciato sullo scioglimento di una comunione ereditaria complessa, caratterizzata da un'accettazione tacita dell'eredità e da prelievi di somme effettuati da alcuni eredi prima della divisione. La sentenza stabilisce i criteri per la ricostruzione dell'asse ereditario e la corretta imputazione degli acconti, disponendo la divisione dei beni mobili residui e compensando le spese legali tra le parti.
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Accettazione tacita eredità: il caso del Tribunale
Un condominio ha agito legalmente contro gli eredi di un condomino defunto per recuperare spese non pagate. Una delle eredi, pur non avendo formalmente accettato l'eredità, viveva nell'immobile ereditario, partecipava alle assemblee e pagava le rate condominiali. Il Tribunale ha stabilito che tali comportamenti costituiscono un'accettazione tacita eredità, rendendo la figlia erede a tutti gli effetti, anche per i debiti.
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Fideiussione ABI: quando l’eccezione di nullità cade
Un debitore e il suo garante si sono opposti a un decreto ingiuntivo per uno scoperto di conto, eccependo la prescrizione del credito e la nullità della fideiussione ABI. Il Tribunale ha respinto l'opposizione, confermando il debito. La decisione chiarisce che la prescrizione era stata validamente interrotta e che la nullità della garanzia non era stata provata, poiché gli opponenti non hanno dimostrato la persistenza di un'intesa anticoncorrenziale al momento della stipula del contratto.
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Disconoscimento scrittura privata: guida al processo
Un imprenditore ha contestato un'intimazione di pagamento basata su una presunta fideiussione personale, effettuando il disconoscimento della scrittura privata apposta sul documento. Poiché il creditore non ha avviato la procedura di verificazione per provare l'autenticità della firma, il Tribunale ha considerato il documento di garanzia come legalmente inesistente. Di conseguenza, ha annullato l'intimazione di pagamento e la relativa cartella, liberando l'imprenditore dal debito per mancanza di prova dell'obbligazione.
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Cessata materia del contendere: costi compensati
Un lavoratore ha citato in giudizio un ente previdenziale per ottenere l'assegno di inabilità. Sebbene l'ente abbia pagato durante la causa, il Tribunale ha dichiarato la cessata materia del contendere ma ha compensato le spese legali. La motivazione risiede nel fatto che il lavoratore non aveva inviato la documentazione necessaria al pagamento, contribuendo così al ritardo.
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Compenso direttore lavori: quando non è dovuto
Un geometra si è visto negare dal Tribunale il compenso come direttore lavori a causa di un grave inadempimento dei suoi doveri di supervisione. Nonostante i notevoli ritardi e i difetti lamentati dal condominio committente, il professionista non ha dimostrato di aver vigilato sul cantiere né di aver sollecitato l'impresa esecutrice. La sentenza ha riconosciuto solo i compensi per le attività effettivamente e correttamente completate (come la redazione del capitolato e del piano di sicurezza), negando quelle viziate da negligenza. Questo caso sottolinea l'importanza dell'onere della prova e la responsabilità che deriva dall'incarico di direttore dei lavori.
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Cessazione materia del contendere: chi paga le spese?
Un cittadino contesta una richiesta di restituzione di somme da parte di un ente. Durante la causa, l'ente annulla il debito, soddisfacendo la richiesta del cittadino. Il Tribunale dichiara la cessazione della materia del contendere ma condanna l'ente a pagare le spese legali, applicando il principio di causalità: chi ha dato origine alla lite con una pretesa infondata deve sostenerne i costi.
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Ricongiungimento familiare: estinzione per rinuncia
Un cittadino straniero ha avviato un ricorso d'urgenza per l'inerzia dell'amministrazione nel fissare un appuntamento per il ricongiungimento familiare, nonostante il possesso del nulla osta. A seguito del ricorso, l'amministrazione ha concesso l'appuntamento, inducendo il ricorrente a rinunciare agli atti. Il Tribunale ha dichiarato l'estinzione del giudizio, compensando le spese legali tra le parti a causa del comportamento processuale dell'amministrazione.
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Carta Docente Precari: Sì al bonus di 500 euro
Il Tribunale di Roma ha riconosciuto il diritto di una docente precaria a ricevere la Carta Elettronica del valore di 500 euro per l'anno scolastico 2024/2025. La decisione si fonda sul principio di non discriminazione sancito dalla giurisprudenza europea e nazionale, equiparando gli obblighi formativi dei docenti a tempo determinato a quelli dei docenti di ruolo. Il giudice ha condannato l'amministrazione scolastica all'attribuzione del beneficio, sottolineando che la natura temporanea del rapporto di lavoro non giustifica un trattamento diverso.
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Carta docente precari: Sì al bonus di 500 euro
Un insegnante con contratti a tempo determinato ha citato in giudizio il Ministero per il mancato riconoscimento della Carta docente. Il Tribunale del Lavoro ha accolto il ricorso, stabilendo che negare il bonus ai docenti precari costituisce una discriminazione vietata dal diritto dell'Unione Europea. Di conseguenza, il giudice ha ordinato al Ministero di erogare il beneficio per gli anni scolastici pregressi, disapplicando la normativa nazionale contrastante.
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Riconoscimento anno 2013: sì ai fini giuridici
Una docente ha richiesto il riconoscimento dell'anzianità di servizio maturata nel 2013. A seguito di recenti sentenze della Cassazione, ha rinunciato alla pretesa economica ma ha insistito per quella giuridica. Il Tribunale di Brescia, accogliendo la tesi, ha stabilito che il blocco stipendiale non annulla il valore del servizio ai fini giuridici (mobilità, graduatorie). La sentenza ordina all'amministrazione il corretto riconoscimento anno 2013 nella ricostruzione di carriera della docente.
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Cessata materia del contendere: chi paga le spese?
Una vedova ha citato in giudizio un ente previdenziale per ottenere la rendita di reversibilità a seguito del decesso del marito per malattia professionale. Durante la causa, l'ente ha riconosciuto il diritto della donna, pagando quanto dovuto. Il Tribunale ha quindi dichiarato la cessata materia del contendere e, applicando il principio della soccombenza virtuale, ha condannato l'ente a rimborsare le spese legali, ritenendo che la pretesa della ricorrente fosse fondata fin dall'inizio.
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Assegno sociale: assenze e residenza continuativa
Una cittadina straniera si è vista negare l'assegno sociale per una presunta interruzione del requisito di residenza continuativa decennale. Il Tribunale ha accolto il ricorso, stabilendo che le assenze dal territorio italiano, provate tramite i timbri sul passaporto, non superavano i limiti di legge (sei mesi consecutivi o dieci mesi totali in un quinquennio). Di conseguenza, l'istituto di previdenza è stato condannato al pagamento delle somme dovute.
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