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Art. 125 Codice di Procedura Penale — Sezione Terza Penale

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701 provvedimenti

Altri anni per Art. 125 Codice di Procedura Penale

Traffico illecito di rifiuti: competenza territoriale
La Corte di Cassazione interviene su un caso di traffico illecito di rifiuti per chiarire i criteri di determinazione della competenza territoriale. La sentenza dichiara inammissibile il rinvio pregiudiziale di un Tribunale, giudicandolo esplorativo, e coglie l'occasione per definire il momento consumativo del reato. Viene stabilito che la competenza si radica nel luogo in cui la condotta organizzata, continuativa e su ingenti quantitativi diventa penalmente rilevante, non necessariamente dove avviene lo stoccaggio finale o si realizza il profitto.
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Misure cautelari: la Cassazione sulla motivazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di un gruppo di persone contro un'ordinanza che disponeva misure cautelari per traffico di stupefacenti. La sentenza sottolinea che i ricorsi erano generici e miravano a una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità. La Corte ha confermato la correttezza della valutazione del Tribunale del riesame sui gravi indizi di colpevolezza e sulla sussistenza delle esigenze cautelari, ritenendo la motivazione del provvedimento logica e autonoma.
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Occupazione abusiva demanio: quando è reato?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 10247 del 2024, ha confermato il sequestro preventivo di uno stabilimento balneare. Il caso riguardava una società che operava sulla base di concessioni demaniali ritenute illegittime. La Corte ha stabilito che il giudice penale ha il potere di valutare la legittimità di un atto amministrativo, come una concessione, per determinare se sussiste il reato di occupazione abusiva demanio. La palese illegittimità del titolo, unita a ulteriori abusi edilizi, è stata considerata sufficiente a configurare il 'fumus delicti', compreso l'elemento soggettivo, anche in fase cautelare.
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Ricorso generico e scommesse: inammissibile per la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'operatrice condannata per esercizio abusivo di attività di scommesse. Il motivo del ricorso, basato sulla presunta discriminazione subita dalla società di scommesse estera, è stato ritenuto un ricorso generico in quanto non si confrontava specificamente con le motivazioni della sentenza d'appello e non forniva prova della richiesta di licenza e del suo diniego per ragioni discriminatorie. La ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Aggravamento misura cautelare: quando si va in carcere
La Cassazione conferma l'aggravamento della misura cautelare da arresti domiciliari a carcere per un soggetto che, autorizzato a lavorare, viene trovato in un altro comune in compagnia di un pregiudicato, giustificandosi con un contratto falso. La Corte ritiene che la gravità della violazione e il dolo manifestino l'inadeguatezza della misura originaria, legittimando un provvedimento più severo. La valutazione sulla gravità della condotta è riservata al giudice di merito se logicamente motivata.
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Ricorso inammissibile per stupefacenti: la Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile presentato da due individui condannati per reati legati agli stupefacenti. La Corte ha confermato la decisione di merito, ritenendo la motivazione della Corte d'Appello logica e coerente, basata principalmente su prove derivanti da intercettazioni. La sentenza sottolinea come il giudizio di Cassazione non possa riesaminare i fatti, ma solo verificare la correttezza giuridica e la logicità della motivazione della sentenza impugnata.
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Presunzione pericolosità e custodia cautelare: la S.C.
Un soggetto, accusato di far parte di un'associazione dedita allo spaccio e di plurime cessioni di stupefacenti, ha impugnato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la misura. La decisione si fonda sulla presunzione di pericolosità legata al reato associativo, ritenuta non superata dai precedenti penali e dalla perseveranza dell'indagato nell'attività illecita, rendendo inadeguata ogni misura meno afflittiva.
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Detenzione stupefacenti: quantità e spaccio
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un giovane trovato con una notevole quantità di hashish. La Corte ha stabilito che l'ingente quantitativo (oltre 1700 dosi) è un forte indizio di spaccio, escludendo l'uso personale e la non punibilità per particolare tenuità del fatto, nonostante la detenzione stupefacenti fosse stata qualificata come 'fatto di lieve entità'.
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Amministratore di diritto: responsabilità penale certa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un amministratore di diritto, condannato per reati fiscali. La Corte ha ribadito che la consapevolezza della macroscopica illegalità dell'attività sociale è sufficiente a provare il dolo, anche per chi si limita a un ruolo di mero prestanome, rendendo di fatto inefficace la difesa basata sulla mancanza di poteri gestionali.
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Tempo esigenze cautelari: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva la sostituzione della custodia in carcere con gli arresti domiciliari, basandosi sul tempo trascorso dal reato e sulla detenzione già sofferta. La Corte ha stabilito un principio fondamentale sul rapporto tra tempo e esigenze cautelari: il tempo trascorso dalla commissione del reato ('tempo silente') è irrilevante ai fini della modifica di una misura già in atto. Rileva, invece, il tempo trascorso in regime detentivo, ma solo se accompagnato da nuovi elementi concreti che dimostrino un cambiamento positivo dell'imputato e un affievolimento dei rischi cautelari.
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Misure cautelari: inammissibile il ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro l'ordinanza che confermava la custodia cautelare in carcere per associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga. La Corte ha ribadito che il giudizio di legittimità non può rivalutare i fatti, ma solo verificare la logicità della motivazione sulle misure cautelari. I tentativi dell'imputato di dimostrare un distacco dal contesto criminale sono stati ritenuti insufficienti a superare il concreto pericolo di fuga e di reiterazione del reato.
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Sequestro preventivo: motivazione è sempre obbligatoria
La Corte di Cassazione ha annullato un sequestro preventivo finalizzato alla confisca, poiché il decreto del GIP mancava totalmente della motivazione sul 'periculum in mora', ovvero il rischio concreto di dispersione dei beni. La Corte ha stabilito che tale omissione costituisce una mancanza grafica non sanabile dal Tribunale del Riesame, ribadendo che l'obbligo di motivazione sussiste anche nei casi di confisca obbligatoria, in linea con i principi affermati dalle Sezioni Unite.
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Sequestro preventivo: motivazione obbligatoria
La Corte di Cassazione annulla un sequestro preventivo di oltre 92.000 euro contro una società. La decisione si fonda sulla totale assenza di motivazione, nel provvedimento originario, riguardo al 'periculum in mora', ovvero il rischio di dispersione dei beni. Anche in caso di confisca obbligatoria, il giudice deve giustificare l'urgenza del sequestro. Il tribunale del riesame non può sanare una motivazione graficamente inesistente.
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Sequestro preventivo motivazione: la Cassazione annulla
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che confermava un sequestro preventivo per reati di droga. La sentenza sottolinea la necessità di una specifica e concreta sequestro preventivo motivazione sul rischio di dispersione dei beni ('periculum in mora'), che non può essere presunto. Inoltre, la Corte ha censurato il calcolo del profitto, ritenendo illegittimo imputare a un soggetto i guadagni realizzati prima del suo ingresso nell'associazione criminale.
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Sequestro preventivo: aumento del carico urbanistico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro un'ordinanza di sequestro preventivo di immobili abusivi. La Corte ha confermato che il pericolo, necessario per il sequestro, sussiste anche per opere ultimate se queste causano un aumento del carico urbanistico su aree vincolate, aggravando la lesione al territorio. È stato inoltre ribadito che le contestazioni sulla tardività delle indagini devono essere specifiche e non generiche.
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Sequestro preventivo: quando è legittimo per abusi?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 8672/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso contro un'ordinanza di sequestro preventivo di manufatti abusivi. Il caso riguarda immobili realizzati in zona sismica e paesaggisticamente vincolata. La Corte ha ribadito che il 'periculum in mora' sussiste anche per opere ultimate, qualora il loro utilizzo comporti un aumento del carico urbanistico e un pregiudizio concreto per il territorio. Il ricorso è stato respinto anche perché le contestazioni procedurali erano generiche e non autosufficienti.
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Sequestro preventivo: annullato per vizio di motivazione
La Corte di Cassazione ha annullato un sequestro preventivo di oltre 76.000 euro a carico di una società. Il provvedimento iniziale mancava completamente della motivazione sul 'periculum in mora', ovvero il rischio di dispersione dei beni. La Corte ha stabilito che il Tribunale del riesame non può integrare una motivazione assente, poiché ciò costituirebbe una violazione dei principi procedurali. La misura cautelare è stata quindi annullata per un vizio insanabile nell'atto originale.
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Custodia cautelare in carcere: i limiti del riesame
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro il diniego di sostituzione della misura della custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari. Il caso riguardava un soggetto condannato in primo grado per essere promotore di un'associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. La Suprema Corte ha confermato che, per reati di tale gravità, la valutazione sulla necessità della detenzione è rigorosa e individualizzata, e che argomenti come le condizioni di salute preesistenti o la scelta del rito abbreviato non sono sufficienti, di per sé, a superare la presunzione di adeguatezza della misura carceraria.
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Contrabbando prodotti energetici: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di quattro individui condannati per associazione a delinquere finalizzata al contrabbando di prodotti energetici. L'organizzazione importava illegalmente gasolio dalla Germania, evadendo le accise. La Corte ha confermato la sussistenza del reato associativo, l'aggravante della transnazionalità e la colpevolezza degli imputati, respingendo le loro difese come mere rivalutazioni dei fatti.
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Sequestro preventivo e lingua: la traduzione non è un diritto
Un imprenditore contesta un sequestro preventivo per frode fiscale, lamentando la mancata traduzione degli atti e prove ignorate. La Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, specificando che il diritto alla traduzione non è automatico per lo straniero, ma subordinato alla prova dell'incapacità di comprendere l'italiano. Il sequestro preventivo è confermato.
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