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Art. 1218 Codice Civile — Sezione Lavoro Civile

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525 provvedimenti

Altri anni per Art. 1218 Codice Civile

Spoil system: risarcimento per mancato rinnovo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31507/2024, ha affrontato un complesso caso di 'spoil system' nel pubblico impiego. Un dirigente, il cui incarico era stato revocato anticipatamente in base a una norma poi dichiarata incostituzionale, chiedeva il risarcimento del danno. La Corte ha negato il risarcimento per la revoca in sé, poiché l'amministrazione aveva agito in conformità a una legge allora vigente. Tuttavia, ha affermato un principio cruciale: l'amministrazione è comunque responsabile per il mancato rinnovo dell'incarico se non ha rispettato i principi di buona fede, correttezza e l'obbligo di effettuare una valutazione comparativa tra i candidati. La sentenza chiarisce la distinzione tra l'applicazione di una norma (anche se invalida) e gli obblighi procedurali che governano il rinnovo degli incarichi dirigenziali.
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Recesso ante tempus: Niente proroga per contratto cessato
La Corte di Cassazione ha stabilito che un contratto a tempo determinato, anche se soggetto a un recesso ante tempus illegittimo da parte del datore di lavoro, si considera definitivamente cessato. Di conseguenza, il lavoratore non ha diritto ai benefici di una successiva proroga contrattuale disposta per altri dipendenti. Il risarcimento del danno per il lavoratore è limitato alle retribuzioni perse fino alla data di scadenza originaria del contratto, escludendo qualsiasi pretesa basata su potenziali rinnovi futuri.
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Ricorso per cassazione: limiti e inammissibilità
Un dirigente del settore pubblico ha citato in giudizio la propria amministrazione, una Provincia, per mobbing e danni, rassegnando le dimissioni per quella che riteneva una giusta causa. A seguito di un complesso iter giudiziario che ha attraversato vari gradi di giudizio, la Corte di Cassazione ha respinto in via definitiva il ricorso del dirigente. La Corte ha ritenuto i numerosi motivi di ricorso per cassazione inammissibili o infondati, sottolineando il rispetto dei precedenti giudicati, i limiti procedurali dell'appello e il potere discrezionale dei giudici di merito nella valutazione delle prove.
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Demansionamento pubblico impiego: quando non c’è danno
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31256/2024, ha respinto il ricorso di un dirigente pubblico che chiedeva un risarcimento per demansionamento. Nonostante la revoca del suo incarico originario fosse stata giudicata illegittima in una precedente fase del processo, la Corte ha stabilito che non sussiste il diritto al risarcimento se i nuovi incarichi conferiti mantengono comunque natura dirigenziale, escludendo così un effettivo declassamento professionale. La sentenza sottolinea l'importanza di distinguere l'illegittimità di un atto dalla prova del danno concreto e ribadisce i rigorosi requisiti di ammissibilità dei ricorsi in Cassazione.
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Inammissibilità del ricorso: Cassazione su appello
Un tecnico radiologo, dipendente universitario ma operante in un ospedale in virtù di una convenzione, si è visto revocare tale accordo. Dopo una prima vittoria contro l'ospedale e una sconfitta contro l'università in Corte d'Appello, il lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione contro l'università, condizionandolo all'accoglimento del ricorso incidentale dell'ospedale. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso principale, affermando che la parte interamente vittoriosa non ha interesse a impugnare, neanche in via condizionata. Anche il ricorso incidentale dell'ospedale è stato dichiarato inammissibile per vizi procedurali.
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Posizione organizzativa: non è un diritto al rinnovo
La Corte di Cassazione ha stabilito che un dipendente pubblico non ha un diritto soggettivo al rinnovo di un incarico di posizione organizzativa alla sua naturale scadenza. La decisione di rinnovare o meno tale incarico rientra nel potere discrezionale dell'amministrazione. Nel caso esaminato, un dipendente comunale si era visto negare il rinnovo dell'incarico dopo l'insediamento di un nuovo sindaco. La Corte ha confermato le sentenze dei gradi precedenti, rigettando il ricorso del dipendente e chiarendo che l'ente non è tenuto a fornire una motivazione per la mancata proroga, a differenza di quanto richiesto per una revoca anticipata.
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Punteggio anzianità funzione: l’obbligo di motivare
Una lavoratrice si è vista negare il primo posto in una selezione interna a causa della mancata valutazione del suo punteggio anzianità funzione. La Corte di Cassazione, confermando la decisione d'appello, ha stabilito che l'esclusione di un punteggio deve essere sempre supportata da una motivazione chiara e fornita al momento della valutazione, non in fasi successive del giudizio. L'assenza di motivazione ha comportato il riconoscimento del danno da perdita di chance a favore della dipendente.
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Perdita di chance: risarcimento e P.A. inadempiente
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di due dirigenti di un ente pubblico che chiedevano il risarcimento per la perdita di chance di percepire indennità variabili. L'ente non aveva adottato i necessari regolamenti interni. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che per ottenere il risarcimento per perdita di chance, il lavoratore non solo deve provare l'inadempimento del datore di lavoro, ma deve anche allegare e dimostrare in modo concreto la possibilità effettiva che avrebbe avuto di ottenere l'incarico e i relativi benefici economici, prevalendo su altri concorrenti. Una semplice allegazione dell'inadempimento non è sufficiente.
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Trasferimento personale pubblico: il consenso non serve
La Corte di Cassazione ha stabilito che nel trasferimento personale pubblico a un gestore privato di servizi, come quello idrico, il passaggio del rapporto di lavoro avviene automaticamente per legge ('ope legis') per garantire la continuità occupazionale. Il consenso del lavoratore non è necessario e un suo eventuale rifiuto a un'offerta di assunzione antecedente al trasferimento è irrilevante. La sentenza chiarisce la natura necessitata di tale passaggio, finalizzato alla salvaguardia dei diritti dei lavoratori nel processo di esternalizzazione.
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Trasferimento personale: il consenso non è richiesto
Un dipendente pubblico, il cui servizio idrico è stato esternalizzato, ha rifiutato un'offerta di assunzione dal nuovo gestore privato, convinto di poter rimanere con l'ente di provenienza. Rimasto senza lavoro, ha avviato una causa. La Corte di Cassazione ha stabilito che in questi casi di trasferimento personale, il passaggio avviene automaticamente per legge (ope legis) a tutela del posto di lavoro. Il consenso del lavoratore non è quindi necessario e il rapporto di lavoro prosegue con il nuovo gestore.
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Perdita di chance: risarcimento anche con probabilità 33%
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto al risarcimento del danno da perdita di chance per due medici, esclusi da un incarico dirigenziale a seguito di una selezione pubblica viziata. L'Azienda Sanitaria aveva illegittimamente ammesso un candidato i cui requisiti di anzianità erano dubbi. La Corte ha ritenuto corretta la valutazione del danno basata su una probabilità di successo del 33%, chiarendo la distinzione tra la prova della sussistenza di una chance concreta e la sua successiva quantificazione equitativa.
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Perdita di chance: onere della prova e ricorso
Un dirigente medico ha citato in giudizio il suo datore di lavoro per il risarcimento dei danni derivanti da una perdita di chance nella sua carriera, sostenendo che un ritardato riconoscimento della sua anzianità gli ha impedito di ottenere ruoli dirigenziali. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, evidenziando vizi procedurali e la mancata prova dell'esistenza effettiva delle opportunità perse. La sentenza conferma che l'onere di dimostrare la concreta possibilità di successo ricade interamente sul richiedente.
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Fornitura massa vestiaria: obblighi del datore di lavoro
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di alcuni agenti di Polizia Municipale che chiedevano un risarcimento al Comune per la mancata fornitura e lavaggio della massa vestiaria. La Corte ha cassato la sentenza d'appello, affermando che non basta che il datore di lavoro acquisti le divise, ma deve anche provarne l'effettiva consegna. Il semplice affidamento della fornitura a una ditta esterna non è sufficiente a dimostrare l'adempimento dell'obbligo di fornitura massa vestiaria.
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Spese di lite e vittoria parziale: la Cassazione decide
Una dipendente pubblica ha citato in giudizio il proprio Comune per differenze retributive. Pur ottenendo un accoglimento parziale della sua domanda, la Corte d'Appello l'aveva condannata a pagare tutte le spese di lite. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, riaffermando il principio secondo cui la parte parzialmente vittoriosa non può essere condannata a rimborsare le spese legali della controparte. Il giudice, in questi casi, può al massimo disporre la compensazione delle spese.
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Dequalificazione: come si prova il danno professionale?
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un'azienda di telecomunicazioni al risarcimento per dequalificazione professionale di un suo dipendente. Il lavoratore, un quadro con lunga esperienza nelle risorse umane, era stato assegnato a compiti marginali in un settore informatico senza formazione. La Suprema Corte ha stabilito che, sebbene il danno non sia automatico, può essere provato tramite presunzioni basate sulla durata, la gravità e la natura del demansionamento, legittimando la liquidazione equitativa del danno da parte del giudice.
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Rivalutazione redditi pensione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata sulla corretta decorrenza della rivalutazione redditi pensione per i professionisti forensi, stabilendo che essa parte dal 1980. Tuttavia, ha chiarito un punto cruciale: la pensione deve essere calcolata sulla base del reddito per cui sono stati effettivamente versati i contributi. Se i versamenti sono stati fatti su una base di calcolo inferiore a quella dovuta, la prestazione pensionistica sarà proporzionalmente ridotta, riaffermando il principio di corrispondenza tra contributi e prestazioni nel sistema previdenziale autonomo.
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Revoca incarico dirigente: illegittima se pretestuosa
Un dirigente sanitario ha subito la revoca anticipata del suo incarico, ufficialmente legata alla nomina di un nuovo vertice aziendale, seguita a breve dal suo collocamento in quiescenza. La Corte di Cassazione ha stabilito che la revoca dell'incarico del dirigente sanitario era illegittima e che il successivo pensionamento non può sanare l'illegittimità dell'atto. La normativa che vieta di attribuire nuovi incarichi a personale in pensione non si applica al mantenimento di un contratto già in essere. Di conseguenza, il dirigente ha diritto a una nuova valutazione in merito alla reintegra o al risarcimento del danno.
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Onere della prova licenziamento: chi prova la dimensione?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13689/2025, ha stabilito un principio cruciale sull'onere della prova nel licenziamento. In caso di recesso per giustificato motivo oggettivo, spetta esclusivamente al datore di lavoro dimostrare che l'azienda ha un numero di dipendenti inferiore alla soglia per l'applicazione della tutela reale. Una semplice visura camerale, essendo un documento basato su dati forniti dall'azienda stessa, non è considerata una prova sufficiente. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva erroneamente invertito l'onere della prova, ponendolo a carico del lavoratore, e ha rinviato il caso per un nuovo esame.
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Trasferimento d’azienda: sì all’art. 2112 c.c. nel TPL
Un ex dipendente di una società di trasporti fallita ha rivendicato il diritto alla continuità del rapporto di lavoro con la società subentrante. La Corte di Cassazione ha stabilito che si configura un trasferimento d'azienda, con applicazione dell'art. 2112 c.c., anche quando tra la vecchia e la nuova gestione privata si inserisce una gestione governativa temporanea, definita 'ponte', finalizzata a garantire la continuità del servizio pubblico. La sentenza chiarisce che tale gestione intermedia non interrompe la sequenza del trasferimento, tutelando i diritti dei lavoratori.
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Prescrizione crediti agente: la Cassazione sui 5 anni
Un agente ha citato in giudizio la società preponente per ottenere la riqualificazione del rapporto e il pagamento di differenze retributive e indennità. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la decisione dei giudici di merito. La Corte ha ribadito che la prescrizione dei crediti dell'agente per le provvigioni è quinquennale e non decennale. Ha inoltre dichiarato inammissibili le domande nuove in appello e ha sottolineato l'importanza del rispetto dei termini di decadenza e dell'onere della prova a carico dell'agente.
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