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Art. 1218 Codice Civile — Sezione Lavoro Civile

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525 provvedimenti

Altri anni per Art. 1218 Codice Civile

Trattenuta sulla retribuzione: procedura e limiti
La Cassazione conferma l'illegittimità di una trattenuta sulla retribuzione per un danno causato da un lavoratore, se effettuata prima della conclusione del procedimento disciplinare. La sentenza chiarisce che il rispetto delle procedure previste dal CCNL è inderogabile, anche se la responsabilità del dipendente per il danno è accertata.
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Concorrenza sleale del dipendente: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un ex dipendente di una società di vigilanza, confermando la sua condanna al risarcimento dei danni per concorrenza sleale. Il lavoratore, tramite una società di comodo, aveva ottenuto un subappalto dalla propria datrice di lavoro a prezzi gonfiati, violando il dovere di fedeltà. La Corte ha ritenuto provata la condotta illecita e ha confermato le sentenze dei gradi precedenti, sottolineando l'inviolabilità del principio di lealtà nel rapporto di lavoro.
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Diritto di precedenza: obblighi del datore di lavoro
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9444/2024, ha stabilito principi fondamentali sul diritto di precedenza nei contratti a termine. Analizzando il caso di due lavoratori stagionali, la Corte ha chiarito che l'onere di provare la natura effettivamente stagionale delle mansioni spetta al datore di lavoro. Inoltre, la mancata indicazione esplicita del diritto di precedenza nel contratto non ne causa la conversione in tempo indeterminato, ma espone l'azienda al risarcimento del danno qualora assuma altri lavoratori, impedendo al datore di eccepire la mancata manifestazione di volontà del dipendente.
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Litisconsorzio necessario: reintegro e controinteressati
Un dirigente pubblico impugna la revoca anticipata del suo incarico a seguito di una riorganizzazione aziendale. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso, confermando la correttezza del giudizio di merito che aveva stabilito il litisconsorzio necessario con il dirigente subentrato. La Corte chiarisce che la richiesta di reintegrazione incide direttamente sulla posizione del terzo, rendendo indispensabile la sua partecipazione al processo. Inoltre, i motivi volti a una nuova valutazione dei fatti sono stati dichiarati inammissibili.
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Rivalutazione redditi previdenza: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul calcolo delle pensioni per gli avvocati, chiarendo le regole per la rivalutazione dei redditi. La controversia nasceva dall'applicazione da parte della Cassa di previdenza di un indice di rivalutazione inferiore a quello corretto per legge (legge n. 576/1980). La Corte ha stabilito due principi fondamentali: 1) la rivalutazione dei redditi deve partire dal 1980, applicando l'indice ISTAT relativo alla svalutazione tra il 1979 e il 1980; 2) la pensione deve essere calcolata sui redditi corrispondenti alla contribuzione effettivamente versata. Pertanto, se un professionista ha versato contributi basati su un reddito rivalutato in misura inferiore, la sua pensione sarà commisurata a tale reddito e non a quello, più elevato, che sarebbe risultato dalla corretta rivalutazione. La Corte ha quindi accolto parzialmente il ricorso della Cassa di previdenza, cassando la sentenza d'appello e rinviando la causa per una nuova decisione basata su questi principi.
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Perdita di chance: ricorso inammissibile senza prove
Una candidata ha impugnato l'esito di una selezione pubblica lamentando una perdita di chance a causa della mancata verbalizzazione del colloquio. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per motivi procedurali. La ricorrente non ha infatti assolto all'onere di trascrivere gli atti necessari a sostenere le sue tesi e non ha contestato efficacemente la motivazione della corte d'appello, secondo cui la valutazione si basava esclusivamente sul colloquio e non sui curricula.
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Revoca pensione: onere della prova e dolo del lavoratore
Una lavoratrice si è vista revocare la pensione di vecchiaia dopo che l'ente previdenziale ha accertato la natura fittizia del suo rapporto di lavoro agricolo. La Corte di Cassazione ha rigettato il suo ricorso, confermando che l'onere della prova sul rapporto di lavoro ricade sul lavoratore se contestato. In caso di revoca pensione per condotta dolosa, è stato stabilito l'obbligo di restituire tutti i ratei pensionistici percepiti.
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Perdita di chance e selezione pubblica: la Cassazione
Un professionista ha citato in giudizio il Ministero degli Affari Esteri per il risarcimento del danno da perdita di chance, sostenendo di essere stato illegittimamente escluso da un incarico di missione in Liberia. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei gradi precedenti, ha respinto il ricorso. Ha stabilito che, sebbene l'amministrazione debba agire secondo principi di imparzialità e correttezza, la procedura di selezione era stata sostanzialmente legittima. Non essendo stata provata un'irregolarità decisiva né una concreta probabilità di successo per il ricorrente, la domanda di risarcimento per perdita di chance è stata rigettata.
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Retribuzione dirigente: ricorso inammissibile
Un dirigente ha citato in giudizio la propria azienda per una decurtazione della retribuzione e per il mancato pagamento di incentivi. Dopo la sconfitta in primo grado e in appello, ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando che non è possibile chiedere una nuova valutazione dei fatti in sede di legittimità e che gli errori procedurali devono causare un pregiudizio concreto al diritto di difesa per essere rilevanti. La questione centrale riguarda la corretta impostazione del ricorso sulla retribuzione dirigente.
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Contratto part time: senza forma scritta è full time
La Corte di Cassazione conferma che, in assenza di un contratto part time in forma scritta, il rapporto di lavoro si presume a tempo pieno. In un caso riguardante un operaio agricolo, i giudici hanno stabilito che spetta al datore di lavoro l'onere di provare l'esistenza di un accordo per un orario ridotto. La semplice affermazione di aver corrisposto una retribuzione per un numero di ore inferiore a quelle del full time non è sufficiente a superare la presunzione di un rapporto di lavoro a tempo pieno, con conseguente obbligo di pagare le differenze retributive.
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Retribuzione accessoria: no risarcimento senza criteri
Un segretario comunale ha citato in giudizio un Comune per ottenere un risarcimento del danno, sostenendo che l'ente non avesse attivato le procedure per riconoscergli la retribuzione accessoria legata a incarichi aggiuntivi. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione favorevole al dipendente, chiarendo che la concessione della retribuzione accessoria (sia di posizione che di risultato) è una facoltà discrezionale della Pubblica Amministrazione, vincolata alle risorse di bilancio, e non un diritto soggettivo del lavoratore. Di conseguenza, la mancata adozione dei criteri di determinazione non costituisce un inadempimento contrattuale risarcibile.
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Assenza ingiustificata: licenziamento illegittimo
Un'agente di polizia municipale, sospesa cautelativamente a seguito di una condanna penale, veniva licenziata per assenza ingiustificata dopo non aver comunicato tempestivamente la successiva assoluzione in appello. La Corte di Cassazione, confermando la decisione dei giudici di merito, ha ritenuto inammissibile il ricorso del Comune, stabilendo che il licenziamento basato sulla sola assenza ingiustificata è illegittimo se non vi è un provvedimento formale di riammissione in servizio da parte del datore di lavoro.
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Ingiustificato arricchimento: compenso per P.A.?
Un professionista ha sviluppato software per una Pubblica Amministrazione senza un contratto scritto. La Corte di Cassazione ha stabilito che, essendo l'accordo verbale nullo, il professionista ha diritto a un indennizzo tramite l'azione di ingiustificato arricchimento, poiché non esistevano altri rimedi legali specifici applicabili fin dall'inizio.
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Plusorario medico: quando è base imponibile?
Un medico ha citato in giudizio il proprio datore di lavoro, una struttura sanitaria, per l'omesso versamento dei contributi previdenziali sul compenso percepito per il lavoro in 'plusorario'. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7212/2024, ha stabilito che il compenso per il plusorario medico, essendo strettamente connesso al rapporto di lavoro subordinato, rientra a pieno titolo nell'imponibile previdenziale. La Corte ha rigettato le argomentazioni dell'ospedale, che sosteneva la natura autonoma di tali prestazioni, e ha cassato con rinvio la sentenza d'appello per non essersi pronunciata sulla domanda di risarcimento per il futuro danno pensionistico.
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Giudicato amministrativo sfavorevole: no risarcimento
Una dirigente pubblica, dopo aver ottenuto sentenze favorevoli dal TAR per un incarico, non eseguite dall'Amministrazione, aveva avviato una causa per risarcimento danni. Tuttavia, il Consiglio di Stato ha successivamente annullato tali sentenze. La Corte di Cassazione, con la presente ordinanza, stabilisce che il giudicato amministrativo sfavorevole finale elimina la base della pretesa risarcitoria, poiché fa venire meno l'elemento del 'danno ingiusto'. Di conseguenza, la domanda di risarcimento è stata respinta.
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Licenziamento per giusta causa: la Cassazione decide
Due dipendenti, un impiegato commerciale e un magazziniere, sono stati licenziati per giusta causa per aver caricato merce non conforme ai documenti di trasporto. Dopo aver perso in primo e secondo grado, hanno fatto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili, confermando il licenziamento. La sentenza ribadisce che la Cassazione non può riesaminare i fatti già valutati dai giudici di merito, specialmente in caso di "doppia conforme", ovvero quando due sentenze precedenti concordano.
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Licenziamento ingiurioso: onere della prova e limiti
Un ex dirigente, dopo un licenziamento ritenuto illegittimo, ha agito in giudizio per ottenere un risarcimento per il carattere ingiurioso del recesso, basato su una presunta fuga di notizie alla stampa da parte dell'azienda. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che spetta al lavoratore fornire la prova certa che la condotta lesiva sia direttamente attribuibile al datore di lavoro, non essendo sufficiente una mera presunzione.
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Retribuzione onnicomprensiva dirigente: no extra compenso
Una dirigente pubblica ha svolto mansioni per un secondo ufficio vacante senza ricevere compensi aggiuntivi. La Corte di Cassazione ha rigettato il suo ricorso, confermando che la retribuzione onnicomprensiva del dirigente copre tutte le funzioni attribuite, escludendo pagamenti extra in assenza di uno specifico contratto. Anche la richiesta per arricchimento senza causa è stata respinta, poiché il trattamento economico esistente costituisce la giustificazione legale della prestazione.
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Danno da demansionamento: come provarlo in giudizio
Una lavoratrice si è vista negare il risarcimento per danno da demansionamento perché i giudici di merito ritenevano non avesse allegato prove sufficienti del danno. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, stabilendo che il danno, pur non essendo automatico (in re ipsa), può essere provato tramite presunzioni. I giudici devono valutare tutti i fatti specifici allegati dal lavoratore (durata del demansionamento, natura delle mansioni, perdita di professionalità) come elementi per dedurre l'esistenza del pregiudizio. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Revoca nulla osta: quando è illegittima per la PA?
Due dipendenti pubblici ottengono il nulla osta dalla propria Amministrazione per un trasferimento tramite mobilità. L'ente, tuttavia, procede alla revoca nulla osta a ridosso del trasferimento, adducendo un'imminente fusione societaria. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 5749/2024, ha stabilito che la procedura di mobilità è soggetta alle regole del diritto privato sulla formazione del contratto. Di conseguenza, la revoca, essendo giunta dopo che l'accettazione (il nulla osta) era stata conosciuta, è da considerarsi illegittima e inefficace. Si apre la via al risarcimento del danno per 'perdita di una chance'.
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