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Art. 1218 Codice Civile — Sezione Lavoro Civile

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525 provvedimenti

Altri anni per Art. 1218 Codice Civile

Risarcimento danno dirigente medico: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 28250/2023, ha confermato il diritto al risarcimento danno per un dirigente medico a causa della mancata attivazione, da parte di un'Azienda Sanitaria, delle procedure di valutazione necessarie a determinare la retribuzione variabile. L'inerzia del datore di lavoro configura inadempimento contrattuale e una perdita di chance, liquidabile dal giudice in via equitativa.
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Indennità di posizione: risarcimento per mancata pesatura
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28249/2023, ha stabilito che l'inerzia di un'azienda sanitaria nel completare la procedura di graduazione degli incarichi dirigenziali costituisce un inadempimento contrattuale. Tale omissione lede il diritto del dirigente medico a percepire la parte variabile dell'indennità di posizione, configurando un danno da perdita di chance risarcibile. La Corte ha confermato la condanna dell'ente, chiarendo che il giudice può liquidare il danno in via equitativa, anche basandosi su importi successivamente stabiliti dalla stessa amministrazione.
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Compensatio lucri cum damno nel pubblico impiego
Un dirigente medico ha citato in giudizio l'azienda sanitaria di appartenenza per il mancato pagamento di una parte variabile della sua retribuzione. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28243/2023, ha stabilito che dal risarcimento del danno va detratto l'eventuale vantaggio economico ottenuto dal dipendente a causa dello stesso inadempimento (come l'aumento della retribuzione di risultato), applicando il principio di compensatio lucri cum damno. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per ricalcolare il danno effettivo.
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Retribuzione dirigente medico: sì al risarcimento danni
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto al risarcimento del danno per una dirigente medico a causa della mancata attivazione, da parte dell'Azienda Sanitaria, delle procedure per la graduazione delle funzioni e la determinazione della retribuzione di posizione variabile. L'inerzia della Pubblica Amministrazione costituisce inadempimento contrattuale che genera una perdita di chance, liquidabile in via equitativa, e non un diritto al diretto pagamento dell'indennità.
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Retribuzione di posizione: la graduazione è essenziale
Una dirigente medico ha citato in giudizio un'Azienda Sanitaria per ottenere la parte variabile della retribuzione di posizione, non corrisposta a causa della mancata "graduazione" delle funzioni dirigenziali. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, affermando che la graduazione è un presupposto indispensabile per far sorgere il diritto al pagamento. L'azione corretta da esperire non era quella di adempimento per il pagamento, ma quella di risarcimento del danno per l'inerzia dell'amministrazione.
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Criteri di scelta CIGS: illegittimi se generici
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità della collocazione di un lavoratore in Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria (CIGS) a causa della genericità dei criteri di scelta adottati dall'azienda. Secondo l'ordinanza, il semplice richiamo a esigenze tecnico-organizzative, senza specificare parametri oggettivi e predeterminati, rende la selezione discrezionale e arbitraria. La Corte ha rigettato il ricorso dell'azienda, ribadendo che l'azione di risarcimento del danno si prescrive in dieci anni e che la mancata contestazione immediata da parte del lavoratore non equivale a una rinuncia al proprio diritto.
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Retribuzione variabile: no senza graduazione funzioni
Un dirigente medico ha citato in giudizio l'azienda sanitaria per ottenere il pagamento della retribuzione variabile di posizione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che, in assenza della procedura amministrativa di graduazione delle funzioni, il diritto al pagamento non sorge. Il dirigente avrebbe dovuto intentare un'azione per il risarcimento del danno causato dall'inerzia dell'amministrazione, e non un'azione di adempimento per il pagamento diretto.
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Mobbing sul lavoro: quando la prova non basta
Una dipendente sanitaria chiedeva il risarcimento per presunto mobbing sul lavoro. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando le decisioni dei giudici di merito che avevano escluso il carattere persecutorio delle condotte del datore di lavoro e il nesso causale con il danno lamentato. Il caso sottolinea l'importanza di una prova rigorosa del mobbing.
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Obbligo pulizia divise: quando spetta al datore?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di alcune lavoratrici di mense scolastiche che chiedevano al datore di lavoro di farsi carico del lavaggio delle divise. La Corte ha stabilito che l'obbligo di pulizia delle divise sorge solo se queste costituiscono Dispositivi di Protezione Individuale (DPI) o se è esplicitamente previsto dal Contratto Collettivo. Nel caso di specie, le divise non erano qualificate come DPI, in quanto non destinate a proteggere l'integrità fisica delle lavoratrici da rischi specifici, e il CCNL non imponeva al datore l'onere della manutenzione.
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Criteri di scelta CIGS: illegittimi se generici
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'azienda, confermando l'illegittimità della sospensione di alcuni dipendenti. La decisione si fonda sulla genericità dei criteri di scelta CIGS adottati, ritenuti discrezionali e arbitrari. Di conseguenza, è stato riconosciuto il diritto dei lavoratori al risarcimento del danno, pari alla differenza tra la retribuzione piena e l'indennità percepita, con prescrizione decennale.
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Criteri CIGS: sospensione illegittima se generici
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4518/2023, ha confermato l'illegittimità della collocazione di un lavoratore in Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria (CIGS) a causa della genericità dei criteri di scelta adottati dall'azienda. Secondo la Corte, criteri non specifici, come le "esigenze tecnico-organizzative", conferiscono al datore di lavoro un potere discrezionale inaccettabile, rendendo la sospensione nulla. La richiesta di risarcimento del danno da parte del lavoratore si prescrive in dieci anni, non in cinque, trattandosi di inadempimento contrattuale. L'inerzia del lavoratore non costituisce una rinuncia tacita al suo diritto.
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Licenziamento collettivo: limiti e criteri di scelta
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di licenziamento collettivo in cui un'azienda di servizi aveva limitato la platea dei lavoratori da licenziare solo alle sedi di Roma e Napoli. Un'ex dipendente ha impugnato il licenziamento, sostenendo che la comparazione avrebbe dovuto estendersi a tutto il personale nazionale. La Corte ha rigettato il ricorso, affermando la legittimità della procedura. È stato chiarito che un'azienda può limitare l'ambito di comparazione a specifiche unità produttive, a condizione che nella comunicazione di avvio della procedura siano esplicitate in modo trasparente le oggettive esigenze tecnico-produttive, organizzative ed economiche che giustificano tale scelta, permettendo così un efficace controllo da parte delle organizzazioni sindacali.
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Demansionamento infermieri: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 3700/2023, ha confermato la condanna di un'azienda ospedaliera per il demansionamento infermieri. I giudici hanno stabilito che l'assegnazione sistematica e costante a mansioni inferiori, come quelle alberghiere e igienico-sanitarie, costituisce un illecito che lede la dignità professionale e dà diritto al risarcimento del danno, anche se provato in via presuntiva. La carenza di personale non è stata ritenuta una giustificazione valida.
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Criteri di scelta CIGS: illegittimità e risarcimento
La Corte di Cassazione conferma la condanna di un'azienda al risarcimento dei danni a favore di un lavoratore collocato in Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria (CIGS). La decisione si fonda sulla illegittimità dei criteri di scelta CIGS adottati, ritenuti eccessivamente generici e discrezionali. La Corte ha rigettato i quattordici motivi di ricorso dell'azienda, ribadendo che la semplice indicazione di criteri non è sufficiente se la loro applicazione pratica risulta arbitraria, e ha confermato il diritto del lavoratore a percepire la differenza tra la retribuzione piena e l'indennità di integrazione salariale ricevuta.
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Criteri scelta CIGS: illegittimi se sono generici
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità della sospensione di un lavoratore, stabilendo che i criteri scelta CIGS non possono essere generici. Un semplice richiamo ai criteri legali (anzianità, carichi familiari, esigenze aziendali) non è sufficiente se l'azienda non predetermina e comunica le concrete modalità di applicazione, come punteggi e ponderazioni. La Corte ha rigettato il ricorso dell'azienda, condannandola al risarcimento del danno per aver applicato i criteri in modo discrezionale e non trasparente.
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Incarico dirigenziale: discrezionalità e buona fede
Un dirigente pubblico ha impugnato la nomina di un collega a un ruolo apicale, lamentando l'illegittimità della procedura di selezione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la scelta della Pubblica Amministrazione, basata sulla pregressa esperienza specifica del candidato vincitore nel territorio di riferimento, costituisce un legittimo esercizio del potere discrezionale, finalizzato a garantire efficienza e buon andamento. L'assegnazione di un incarico dirigenziale, secondo la Corte, non è un atto meramente vincolato, ma una scelta gestionale che deve rispettare i canoni di correttezza e buona fede, senza che ciò implichi la necessità di una rigida procedura concorsuale.
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Abuso contratti a termine: risarcimento anche per docenti
Un insegnante, impiegato per anni con contratti a tempo determinato, anche come docente di sostegno, ha citato in giudizio il Ministero per l'illegittimità di tale precarietà. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Ministero, confermando il diritto del docente al risarcimento del danno per l'abuso dei contratti a termine. La Corte ha stabilito che la continua reiterazione di incarichi sulla stessa cattedra e nello stesso istituto, anche se su posti in 'organico di fatto', costituisce un abuso che va risarcito, principio applicabile anche ai docenti di sostegno.
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Criteri CIGS generici: sospensione illegittima
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità della sospensione di alcuni lavoratori posti in Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria (CIGS) a zero ore. Il motivo risiede nell'utilizzo da parte dell'azienda di criteri di scelta generici e non predeterminati, che hanno reso la selezione dei dipendenti discrezionale e arbitraria. La Suprema Corte ha stabilito che la semplice inerzia del lavoratore non costituisce una rinuncia al diritto di contestare la sospensione e ha condannato l'azienda al risarcimento del danno, pari alla differenza tra la retribuzione spettante e l'indennità di integrazione salariale percepita.
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Criteri CIGS: illegittimi se generici, dice Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità della sospensione di un lavoratore in Cassa Integrazione (CIGS) perché i criteri di scelta adottati dall'azienda erano eccessivamente generici e discrezionali. Secondo la Corte, i criteri CIGS devono essere specifici e oggettivi per evitare decisioni arbitrarie. Di conseguenza, l'azienda è stata condannata al risarcimento del danno, pari alle retribuzioni perse dal dipendente.
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Graduazione delle funzioni: obbligo del datore di lavoro
La Corte di Cassazione ha stabilito che la mancata attivazione della procedura di graduazione delle funzioni da parte di un'Azienda Sanitaria costituisce un inadempimento contrattuale e non un atto discrezionale. Di conseguenza, il dirigente medico ha un pieno diritto soggettivo a tale procedura e, in caso di inerzia del datore di lavoro, ha diritto al risarcimento del danno per la perdita di chance di ottenere una maggiore retribuzione di posizione. Il danno può essere liquidato in via equitativa dal giudice.
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