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Art. 1175 Codice Civile — Anno 2026

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169 provvedimenti

Altri anni per Art. 1175 Codice Civile

Inammissibilità ricorso cassazione: analisi sentenza
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità di un ricorso e di un controricorso relativi a una controversia su un contratto di leasing immobiliare. I motivi del ricorso principale, incentrati sulla presunta indeterminatezza del tasso di interesse, sulla nullità di una clausola risolutiva e su un omesso esame di un fatto, sono stati respinti per genericità e difetto di autosufficienza. La Corte ha sottolineato che l'inammissibilità del ricorso cassazione deriva dalla mancata specifica critica alle motivazioni della sentenza impugnata. Anche il ricorso incidentale è stato giudicato inammissibile per le medesime ragioni di indeterminatezza.
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Indennità di buonuscita: onorari esclusi dal calcolo
La Corte di Cassazione ha stabilito che gli onorari professionali percepiti da un avvocato dipendente di un ente pubblico non economico non devono essere inclusi nel calcolo della sua indennità di buonuscita. La sentenza conferma la legittimità della richiesta di restituzione delle somme erroneamente versate dall'ente, basandosi sulla rigida interpretazione della normativa speciale che definisce la base di calcolo del trattamento di fine servizio, escludendo voci retributive variabili come gli onorari.
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Risoluzione contratto appalto: prova dei vizi e oneri
Una recente sentenza della Cassazione chiarisce i criteri per la risoluzione contratto appalto per gravi vizi. Il caso riguardava lavori di isolamento difettosi. La Corte ha confermato la risoluzione del contratto a sfavore dell'appaltatore, basandosi sulle prove testimoniali e sulla mancata comparizione della parte, ritenendo non necessaria una consulenza tecnica d'ufficio (CTU) data la rimozione dell'opera viziata. La decisione sottolinea l'ampio potere del giudice di merito nella valutazione delle prove.
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Prescrizione mediazione: occultamento e prova
In un caso di provvigione per mediazione, la Cassazione ha chiarito la distinzione tra semplice omissione e occultamento doloso ai fini della sospensione della prescrizione. La Corte ha stabilito che la condotta fraudolenta di una parte, come l'acquirente che nega la conclusione dell'affare, sospende la prescrizione solo nei suoi confronti e non si estende automaticamente al venditore, la cui posizione è autonoma. La prova di tale condotta richiede una valutazione rigorosa e non può basarsi su dichiarazioni con valenza confessoria rese da una parte circa il comportamento di un'altra.
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Patto star del credere: nullo l’accordo che aggira la legge
La Corte di Cassazione ha stabilito la nullità di un accordo che, simulando una cessione di merci, trasferiva di fatto il rischio di insolvenza dei clienti sull'agente. Questa pratica è stata considerata un'elusione del divieto di patto star del credere. La Corte ha accolto il ricorso dell'agente su questo punto, cassando la sentenza d'appello e rinviando la causa per un nuovo esame. Sono stati invece respinti gli altri motivi di ricorso, relativi alla giusta causa di recesso, alla validità del patto di non concorrenza senza corrispettivo e al compenso per l'attività di incasso.
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Responsabilità comodante: quando è reato non regolare l’uso
La Corte di Cassazione conferma la condanna per disastro ferroviario colposo a carico dei proprietari di un terreno che lo avevano concesso in comodato d'uso gratuito a un'impresa edile. L'impresa, utilizzando una gru, ha causato il deragliamento di un treno. La Suprema Corte ha stabilito che la responsabilità comodante sorge non per un generico obbligo di vigilanza, ma per l'omissione, al momento della stipula del contratto, di definire chiaramente le limitazioni d'uso del terreno, data la sua pericolosa vicinanza alla linea ferroviaria. Omettendo tali clausole, i proprietari sono diventati co-gestori del rischio.
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Mancato protesto assegno: quando non c’è risarcimento
Un creditore ha perso il diritto al risarcimento per il mancato protesto assegno da parte della banca. La Cassazione ha confermato che, senza la prova del danno concreto e del nesso causale tra l'omissione e la perdita economica, la richiesta non può essere accolta.
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Comodato precario: recesso e sorte della locazione
La Cassazione chiarisce la disciplina del comodato precario. Se il contratto non ha un termine definito, il proprietario può recedere legittimamente. Di conseguenza, cessa anche il diritto del comodatario a percepire i canoni di locazione dall'inquilino, poiché il contratto di locazione è legato alla durata del comodato stesso. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile per un vizio di notifica.
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Improcedibilità del ricorso: errore fatale in Cassazione
Una garante ricorreva in Cassazione contro una decisione relativa a una fideiussione. La Suprema Corte ha dichiarato l'improcedibilità del ricorso perché la parte ricorrente ha omesso di depositare la prova della notifica della sentenza impugnata, un adempimento procedurale obbligatorio e insanabile. La Corte ha inoltre specificato che, anche se fosse stato ammissibile, il ricorso sarebbe stato comunque rigettato nel merito per l'infondatezza dei motivi proposti.
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Violazione obblighi informativi: quando è inammissibile
Due investitori hanno citato in giudizio la propria banca per perdite subite su azioni illiquide, lamentando una violazione degli obblighi informativi e una consulenza inadeguata. La Corte d'Appello ha respinto la loro domanda. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che le doglianze non riguardavano errori di diritto, ma tentativi di rivalutare i fatti, un compito che esula dalla sua giurisdizione. La decisione ribadisce che la valutazione dell'adeguatezza delle informazioni e della congruità dell'investimento spetta ai giudici di merito.
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Domanda nuova in opposizione a decreto: la Cassazione
Una società finanziaria, dopo aver ottenuto un decreto ingiuntivo contro un ente pubblico, si vede opporre il decreto per insussistenza del credito. In risposta, la società propone una domanda subordinata di risarcimento danni. La Corte di Cassazione, riformando le precedenti decisioni, stabilisce l'ammissibilità della domanda nuova in opposizione a decreto ingiuntivo, anche senza una riconvenzionale dell'opponente, purché la nuova domanda sia connessa alla stessa vicenda sostanziale del ricorso monitorio.
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Mutuo solutorio: quando è valido per la Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la validità di un mutuo solutorio, ovvero un finanziamento concesso da una banca per estinguere un debito preesistente del cliente. Nel caso specifico, i mutuatari avevano contratto il prestito per coprire un'esposizione debitoria originata da un errore in un bonifico. La Corte ha stabilito che l'eventuale comportamento scorretto della banca nella fase precontrattuale può generare un diritto al risarcimento, ma non causa la nullità del contratto di mutuo. È stata inoltre confermata la validità della 'traditio', ovvero la consegna del denaro, anche quando le somme vengono accreditate su un conto corrente con saldo passivo e immediatamente utilizzate per ripianare il debito, poiché ciò costituisce comunque una disponibilità giuridica per il mutuatario.
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Progressione di carriera: no a diritti automatici
Un dipendente pubblico aveva ottenuto in appello il riconoscimento del diritto al superiore inquadramento. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che la normativa sulla progressione di carriera nel pubblico impiego ha natura programmatica e non precettiva. Ciò significa che non crea un diritto soggettivo automatico alla promozione, la quale resta subordinata a precise condizioni, come la disponibilità di posti e il bilanciamento con i concorsi esterni.
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Riqualificazione professionale: accordo non vincolante
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un gruppo di dipendenti pubblici che chiedevano l'attuazione di una riqualificazione professionale prevista da un accordo sindacale. La Corte ha stabilito che l'accordo aveva una natura meramente programmatica, subordinato a condizioni future e incerte, e quindi non creava un diritto soggettivo esigibile dai lavoratori, escludendo anche il diritto al risarcimento per perdita di chance.
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Perdita di chance: risarcimento e motivazione
Un dirigente medico, pur avendo ottenuto un punteggio superiore in una selezione per un incarico direttivo, viene escluso. La Corte di Cassazione, analizzando il caso, stabilisce che il risarcimento per la perdita di chance non può basarsi su un mero calcolo statistico (es. 50% con due candidati). È necessario, invece, un giudizio prognostico sulla probabilità effettiva e concreta di successo del candidato escluso, basato su una valutazione comparativa dei profili professionali. La sentenza annulla la decisione d'appello che aveva applicato un criterio puramente matematico, rinviando per una nuova valutazione del danno.
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Compenso avvocato rito: Cassazione chiarisce la norma
Un avvocato ha agito per ottenere il pagamento dei suoi onorari per un ricorso al TAR. Il Tribunale ha applicato un rito errato, revocando il decreto ingiuntivo. La Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che per il compenso avvocato rito speciale si applica solo alle cause civili, non a quelle amministrative. La causa è stata rinviata al Tribunale per essere decisa con il rito corretto.
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Anzianità di servizio: vale solo quella interna?
Una dipendente del settore sanitario si è vista negare il riconoscimento della sua pregressa anzianità di servizio ai fini di una progressione economica, dopo essere passata da un'azienda sanitaria a un'altra tramite mobilità. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'accordo integrativo aziendale può legittimamente privilegiare l'esperienza maturata internamente, poiché la progressione di carriera è materia di contrattazione collettiva e non costituisce un diritto acquisito del lavoratore trasferito, ma una mera aspettativa.
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Licenziamento giustificato motivo oggettivo: i criteri
La Corte di Cassazione conferma la legittimità di un licenziamento per giustificato motivo oggettivo, specificando i criteri di scelta del lavoratore e la portata dell'obbligo di repêchage. La sentenza chiarisce che, a fronte della soppressione di una postazione, la scelta del dipendente da licenziare deve basarsi su criteri oggettivi come l'anzianità di servizio, e non sulla mera assegnazione al posto soppresso. Inoltre, l'azienda adempie al proprio obbligo di ricollocazione proponendo al lavoratore concrete soluzioni alternative, anche se meno convenienti; il rifiuto ingiustificato di tali proposte rende legittimo il recesso.
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Licenziamento per giustificato motivo oggettivo e prova
Un lavoratore veniva licenziato per giustificato motivo oggettivo basato su una presunta riduzione del personale. Tuttavia, la Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del licenziamento, valorizzando un estratto INPS prodotto in giudizio che dimostrava nuove assunzioni successive al recesso. La Suprema Corte ha ritenuto tale documento prova sufficiente a smentire le ragioni addotte dalla società, respingendo il ricorso dell'azienda in quanto mirava a una non consentita rivalutazione dei fatti.
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Errore di fatto revocazione: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per la revocazione di una propria precedente sentenza. Il caso riguarda un dirigente licenziato che denunciava un errore di fatto revocazione nel calcolo dei termini del procedimento disciplinare. La Corte ha stabilito che il ricorso era formalmente incompleto e che l'asserito errore non era una svista materiale, ma una questione di interpretazione giuridica già dibattuta, non rientrando quindi nella nozione di errore di fatto che giustifica la revocazione.
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