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Art. 1175 Codice Civile — Anno 2026

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169 provvedimenti

Altri anni per Art. 1175 Codice Civile

Protesto della cambiale: la banca non deve avvisare il cliente
Il caso riguarda la richiesta di risarcimento danni avanzata da un correntista contro la propria banca. Il cliente lamentava il protesto della cambiale non pagata a causa della mancanza di fondi sul conto corrente. Secondo il correntista, la banca avrebbe dovuto avvisarlo della scadenza del titolo e dell'insufficienza di denaro, in virtù dei doveri di correttezza e buona fede. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del correntista, confermando la decisione d'appello. I giudici hanno stabilito che, in assenza di un accordo specifico o di una prassi consolidata, la banca non ha alcun obbligo giuridico di informare il cliente della scadenza o della mancanza di fondi. L'aspettativa del cliente di ricevere tale avviso costituisce una semplice aspettativa di fatto, priva di tutela risarcitoria.
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Responsabilità professionale del notaio: risarcimento per visure omesse
L'Acquirente ha acquistato un immobile rivelatosi privo di agibilità e parzialmente abusivo. Cinque giorni prima della vendita, il Venditore aveva registrato una variazione catastale senza la necessaria pratica urbanistica. Il Notaio non ha aggiornato le visure catastali prima della stipula, omettendo di informare l'Acquirente della variazione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Acquirente, stabilendo che la responsabilità professionale del notaio sussiste anche per la mancata esecuzione e l'aggiornamento tempestivo delle visure catastali. Il notaio ha infatti l'obbligo di compiere tutte le attività necessarie a garantire un acquisto sicuro e consapevole, in forza dei doveri di correttezza, buona fede e diligenza professionale qualificata. La sentenza d'appello è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Ripetizione dell’indebito: dirigente perde contro il Comune
Un Dirigente pubblico ha chiesto al Comune il pagamento della retribuzione di risultato per incarichi aggiuntivi svolti negli anni 2011 e 2012. L'Ente Pubblico ha risposto chiedendo la restituzione delle indennità di posizione versate per un incarico temporaneo, ritenendole non dovute per il principio di onnicomprensività della retribuzione dirigenziale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Dirigente, confermando l'obbligo di restituzione. La Corte ha stabilito che l'azione di ripetizione dell'indebito promossa dalla Pubblica Amministrazione si prescrive nel termine ordinario di dieci anni, e non in quello quinquennale. Inoltre, il lavoratore non può evitare la restituzione invocando un generico affidamento, ma deve dimostrare specifiche difficoltà personali che rendano intollerabile il recupero delle somme.
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Frazionamento del credito: lecito dividere le parcelle autonome
Un'azienda ha proposto ricorso in Cassazione contro l'ordinanza del Tribunale che la condannava a pagare i compensi professionali al proprio ex avvocato. L'azienda lamentava l'illegittimo frazionamento del credito da parte del professionista, che aveva richiesto due distinti decreti ingiuntivi per prestazioni relative a cause diverse. Inoltre, l'azienda chiedeva il risarcimento dei danni per presunta responsabilità professionale del legale. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che non costituisce frazionamento del credito la richiesta di pagamenti distinti per incarichi professionali autonomi e non seriali. Ha inoltre dichiarato inammissibile la domanda di risarcimento, poiché andava impugnata con appello e non direttamente in Cassazione. L'azienda è stata condannata al pagamento delle spese processuali.
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Responsabilità professionale del notaio: il fisco non fa sconti
Durante la cessione di quote di una società, le parti inseriscono nell'atto notarile un riconoscimento di debito. L'Agenzia delle Entrate tassa questa dichiarazione con un'imposta di registro di 22.500 euro, addebitandola al professionista. Il Socio Cedente rifiuta di rimborsare la somma, accusando il professionista di non averlo informato preventivamente del salato costo fiscale. La Cassazione rigetta il ricorso del Socio Cedente, escludendo la responsabilità professionale del notaio. I giudici chiariscono che il dovere di consulenza del professionista non si estende fino a suggerire espedienti per eludere le tasse. Il cliente non può lamentare la mancata informazione se il suo unico scopo era evitare il pagamento dell'imposta dovuta per legge.
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Frazionamento del Credito: Legittimo se Giustificato dalla Complessità
Un'azienda di gestione immobiliare ha citato in giudizio un ente pubblico per fatture non pagate, avviando quattro cause separate. L'ente ha contestato questa strategia, accusando l'azienda di abuso del processo tramite illecito frazionamento del credito. La Corte di Cassazione ha stabilito che, in questo caso, il frazionamento del credito era legittimo. Le notevoli difficoltà documentali e la complessità della gestione del contratto costituivano un 'apprezzabile interesse' che giustificava le azioni separate. Tuttavia, la Corte ha riscontrato un errore di calcolo nella sentenza d'appello e ha annullato la decisione, rinviando il caso a un nuovo giudice per la corretta determinazione delle somme dovute tra le parti. L'azienda vince sul principio, ma l'esito economico è da ridefinire.
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Licenziamento Ritorsivo: Assenza Falsa, Vendetta dell’Azienda
Una lavoratrice viene licenziata per assenza ingiustificata. Lei si oppone, sostenendo che si tratti di un licenziamento ritorsivo, una vendetta per precedenti dissapori. La Corte di Cassazione conferma le decisioni dei giudici precedenti: l'assenza non era ingiustificata e il motivo disciplinare era solo un pretesto. La mancanza di una ragione valida ha rafforzato la prova del reale intento punitivo dell'azienda. Il licenziamento è stato quindi dichiarato nullo perché basato su un motivo illecito determinante. L'azienda ha perso il ricorso e la lavoratrice ha ottenuto la reintegra e il risarcimento del danno.
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Post su Facebook: legittimo il licenziamento per diritto di critica
Un lavoratore è stato licenziato per aver pubblicato ripetutamente post e commenti diffamatori contro la propria azienda su una pagina Facebook. Il dipendente si è difeso invocando il diritto di critica. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento, stabilendo un principio chiaro: il **licenziamento per diritto di critica** è valido quando il lavoratore supera i limiti della verità dei fatti e della continenza verbale. Le espressioni usate erano gravemente offensive e le accuse indimostrate. La condotta reiterata e il mancato rispetto di un ordine del giudice di rimuovere i post hanno reso la sanzione proporzionata. L'azienda ha quindi vinto la causa.
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Antiriciclaggio: Modello 231 formale non salva la banca
Gli amministratori di una società realizzavano una raccolta abusiva di risparmio, utilizzando i conti correnti aziendali e personali aperti presso una banca. Dopo il fallimento, la società ha citato in giudizio la banca, accusandola di non aver vigilato e segnalato le operazioni anomale, violando le norme antiriciclaggio. La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale: la mera adozione formale di un modello di controllo (Modello 231) non è sufficiente a escludere la responsabilità della banca per antiriciclaggio. L'istituto di credito ha il dovere concreto di vigilare e agire di fronte a evidenti segnali di illecito, proteggendo gli interessi del cliente. La Corte ha annullato la precedente decisione, rinviando il caso a un nuovo giudice per un esame più approfondito dei fatti.
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Responsabilità Notaio: Casa con ipoteca, vendita bloccata
Una venditrice cita in giudizio la sua notaia per responsabilità professionale del notaio dopo il fallimento di una compravendita immobiliare. La vendita è saltata perché la banca dell'acquirente non ha concesso il mutuo a causa di ipoteche formalmente presenti sull'immobile, sebbene la notaia le avesse ritenute non più efficaci. La venditrice sostiene che la professionista avrebbe dovuto consigliarla di cancellare formalmente le ipoteche per evitare problemi. La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, non ha ancora deciso chi ha ragione, ma ha ritenuto la questione sulla portata dell'obbligo di consiglio del notaio così importante da richiedere una discussione in pubblica udienza. L'esito finale è quindi sospeso.
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Licenziata per un rimborso spese: la Cassazione annulla tutto
Una lavoratrice viene licenziata per giustificato motivo soggettivo dopo aver richiesto dei rimborsi spese previsti dal suo contratto. L'azienda riteneva tali richieste indebite. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici precedenti, stabilendo che il rimborso aveva in realtà natura retributiva, cioè era parte dello stipendio. Di conseguenza, la richiesta della dipendente era legittima e il motivo del licenziamento inesistente. La Corte ha quindi annullato il licenziamento, ordinando la reintegrazione della lavoratrice e condannando l'azienda a un cospicuo risarcimento.
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Sgravio Contributivo Assunzioni: Buona Fede Non Salva l’Azienda
La Corte di Cassazione ha negato a un'azienda il diritto allo sgravio contributivo assunzioni previsto dalla Legge 190/2014. L'INPS aveva revocato il beneficio perché il nuovo dipendente, nei sei mesi precedenti, aveva un contratto a tempo indeterminato part-time con un'altra società. L'azienda si era difesa sostenendo la propria buona fede, in quanto non a conoscenza del precedente impiego. La Corte ha stabilito che la presenza di un qualsiasi contratto a tempo indeterminato precedente, anche part-time, costituisce una condizione oggettiva che esclude l'incentivo. La buona fede del nuovo datore di lavoro è considerata irrilevante ai fini del beneficio, che mira a promuovere l'occupazione di persone realmente prive di un impiego stabile.
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Capitale trimestrale illegittima: la Banca perde, il Cliente vince
Una banca ha richiesto il pagamento del saldo di un conto corrente a un'azienda. L'azienda si è opposta, sostenendo l'applicazione di una capitalizzazione trimestrale illegittima e di tassi usurari. La Corte di Cassazione ha dato ragione all'azienda su un punto cruciale: ha stabilito che, a partire dal 1° gennaio 2014, la legge vieta l'anatocismo (interessi su interessi) nei contratti bancari. Pertanto, la capitalizzazione trimestrale applicata dalla banca era illegittima. La Corte ha invece respinto le altre contestazioni relative all'usura. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per ricalcolare il dovuto secondo questo principio, sancendo una vittoria parziale per il correntista.
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Indennizzo condomino controparte: escluso chi fa causa al condominio
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale sull'indennizzo al condomino controparte. Un condomino che aveva intentato una causa contro il proprio Condominio è stato legittimamente escluso dalla ripartizione dell'indennizzo per eccessiva durata del processo, ottenuto proprio dal Condominio in quella stessa causa. Secondo i giudici, chi si pone come avversario processuale del Condominio costituisce un autonomo centro di interessi. Pertanto, non può beneficiare dei risultati favorevoli ottenuti dalla sua controparte, anche se formalmente fa parte della compagine condominiale. La posizione di avversario prevale su quella di comproprietario.
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Legittimo Affidamento Negato: Contratto non Rinnovato per Colpa
Una cooperativa appaltatrice ha citato in giudizio una fondazione committente per il mancato rinnovo di un contratto di servizi, sostenendo la violazione del legittimo affidamento. La fondazione aveva discusso il rinnovo, legato all'apertura di una nuova ala, ma ha poi deciso di non procedere a causa delle continue inadempienze della cooperativa (problemi sindacali, carenze nel servizio). La Corte di Cassazione ha dato ragione alla fondazione. Ha stabilito che non si può invocare il legittimo affidamento se la propria condotta è stata costantemente inadempiente. La decisione di non rinnovare il contratto era giustificata e non ha violato il principio di buona fede, poiché basata su fatti concreti e contestati nel tempo.
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Inadempimento Contrattuale: Impianto Costruito ma Rete Assente
Una società concessionaria realizza un impianto di cogenerazione ma omette di costruire la rete di distribuzione. La società concedente, a sua volta, non si attiva per finalizzare l'erogazione di un contributo regionale, che viene poi revocato. Ne nasce una causa per inadempimento contrattuale reciproco. La Cassazione conferma la decisione dei giudici di merito: la responsabilità è di entrambe le parti. La concessionaria è inadempiente per la mancata realizzazione della rete, mentre la concedente è responsabile per non aver curato la documentazione necessaria al pagamento del contributo. Il risarcimento del danno viene quindi riconosciuto solo in parte, confermando che quando le colpe sono condivise, le conseguenze economiche vengono ripartite.
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Docente in carcere: illegittima la decadenza dalla nomina
Un docente, impossibilitato a iniziare il lavoro a causa di una custodia cautelare in carcere, si è visto revocare l'incarico. La Corte di Cassazione ha dichiarato illegittima la **decadenza dalla nomina per mancata presa di servizio**. Il principio sancito è che l'Amministrazione Pubblica deve valutare la gravità e l'oggettività del motivo (come la detenzione), non la sua durata incerta. L'imprevedibilità della fine dell'impedimento non giustifica automaticamente la perdita del posto. L'Amministrazione aveva il dovere di considerare la serietà della causa, indipendente dalla volontà del lavoratore. La decisione è stata quindi annullata, dando ragione al docente.
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Perdita di chance: Ente condannato per mancata nomina del 2°
Un Ente Pubblico, dopo aver avviato una selezione per un ruolo dirigenziale, ignora il secondo classificato a seguito della rinuncia del primo, senza fornire motivazioni. La Corte di Cassazione ha confermato il diritto del candidato escluso al risarcimento del danno da perdita di chance. Anche se l'Ente ha potere discrezionale, una volta avviata una procedura pubblica è obbligato a rispettare i principi di correttezza e buona fede. La violazione di questi doveri ha leso l'affidamento legittimo del candidato, privandolo della concreta possibilità di ottenere l'incarico. La Corte ha quindi rigettato sia il ricorso dell'Ente che quello del candidato, che contestava l'importo del risarcimento.
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Improcedibilità del ricorso: l’azienda perde per un documento
Un'azienda aveva citato in giudizio una banca, accusandola di non aver agito con correttezza per recuperare dei crediti che le erano stati ceduti in garanzia, causandone la perdita. Dopo aver perso in Appello, l'azienda si è rivolta alla Corte di Cassazione. Tuttavia, la Suprema Corte ha dichiarato l'improcedibilità del ricorso per cassazione. La decisione non è entrata nel merito della questione, ma si è basata su un errore formale: la mancata presentazione della copia autentica della sentenza impugnata. Di conseguenza, l'azienda ha perso la causa per un vizio di procedura, con la conferma della vittoria della banca e la condanna al pagamento delle spese legali.
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Violazione obbligo di fedeltà: licenziato ma il datore sapeva
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del licenziamento di un lavoratore accusato di violazione obbligo di fedeltà per aver svolto un'attività di consulenza parallela. I giudici hanno stabilito che non c'è stata alcuna infedeltà, in quanto le aziende datrici di lavoro erano pienamente a conoscenza di questa seconda attività. Inoltre, l'incarico esterno riguardava settori non concorrenziali, legati a specifici progetti di ricerca e brevetti. Di conseguenza, mancando sia la segretezza sia la concorrenza, il licenziamento è stato annullato e le aziende hanno perso la causa.
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