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Art. 1175 Codice Civile — Anno 2023

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274 provvedimenti

Altri anni per Art. 1175 Codice Civile

Duplicazione del titolo esecutivo: stop al doppio provvedimento
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di una cittadina contro la decisione del Tribunale di Palermo. La vicenda nasce da un giudizio cautelare in cui La Creditrice, pur avendo già ottenuto un provvedimento favorevole con condanna alle spese, ha richiesto e ottenuto un decreto ingiuntivo per il recupero dei costi della perizia tecnica (CTU). La Debitrice si è opposta denunciando l'illegittima duplicazione del titolo esecutivo. La Suprema Corte ha stabilito che, se il primo titolo conteneva già implicitamente la condanna a tali spese (configurando un mero errore materiale correggibile), è vietato richiedere un secondo titolo esecutivo per lo stesso credito senza un reale interesse o abusando del processo. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Responsabilità del patronato: risarcimento anche senza contratto
Il Lavoratore si è rivolto al Patronato per verificare i requisiti pensionistici. Sulla base di un calcolo errato fornito dagli operatori, ha accettato la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro. Scoperta la perdita economica dovuta a una pensione molto inferiore rispetto alle rassicurazioni ricevute, ha chiesto il risarcimento dei danni. La Corte d'Appello ha negato la responsabilità del patronato per mancanza di un mandato scritto. La Corte di Cassazione ha invece stabilito che il mandato al patronato non richiede la forma scritta per essere valido, potendo nascere anche da un accordo verbale o da comportamenti concludenti. Trattandosi di un rapporto professionale a forma libera, spetta al Patronato dimostrare di aver fornito informazioni corrette. La sentenza è stata annullata con rinvio.
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Agevolazione tariffaria: ex dipendenti perdono lo sconto
Un gruppo di ex dipendenti di un'azienda energetica ha fatto causa per mantenere lo sconto sulla bolletta elettrica, un'agevolazione tariffaria prevista dai vecchi contratti collettivi ma disdettata dall'azienda nel 2015. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei pensionati. I giudici hanno stabilito che lo sconto non ha natura retributiva, poiché non è legato alla quantità o qualità del lavoro svolto, ma rappresenta un mero beneficio assistenziale. Di conseguenza, l'agevolazione non costituisce un diritto quesito e l'azienda poteva legittimamente revocare il beneficio tramite disdetta unilaterale del contratto collettivo privo di scadenza, per evitare un vincolo eterno. Gli ex dipendenti perdono la causa e devono pagare le spese legali.
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Contestazione estratto conto: firme false e concorso di colpa
Una società ha citato in giudizio un istituto di credito per aver autorizzato prelievi e l'emissione di assegni circolari per oltre un milione di euro, basandosi su richieste con firme false dell'amministratrice anziana, presentate dal figlio. La banca si è difesa eccependo la mancata contestazione estratto conto nei termini di legge e il concorso di colpa della cliente. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della banca, stabilendo che la mancata contestazione estratto conto, pur non sanando l'invalidità dei contratti sottostanti, preclude la contestazione della verità storica delle operazioni. Di conseguenza, il silenzio del correntista di fronte a massicci addebiti in tempi ravvicinati deve essere valutato dal giudice di merito per accertare un eventuale concorso di colpa della società nella causazione del danno. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello.
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Permessi elettorali: l’azienda chiude ma deve pagare i riposi
L'Azienda ha impugnato la decisione che riconosceva ad alcuni dipendenti, impegnati come rappresentanti di lista, il diritto ai permessi elettorali per le giornate di chiusura dello stabilimento. La società pretendeva di coprire tali assenze forzando l'uso di ferie e permessi annui retribuiti (P.A.R.) o imponendo il recupero delle ore in successivi sabati lavorativi, basandosi su un accordo sindacale aziendale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Azienda, confermando che l'art. 119 del D.P.R. 361/1957 è una norma imperativa e inderogabile. Di conseguenza, i rappresentanti di lista sono equiparati a tutti gli effetti ai componenti del seggio elettorale. L'accordo sindacale non può peggiorare il trattamento di legge, e la chiusura aziendale non cancella il diritto ai permessi elettorali e ai riposi compensativi spettanti ai lavoratori.
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Fideiussione per obbligazione futura: quando il garante paga
Alcuni garanti di una società fallita si oppongono al pagamento richiesto da una banca, invocando la liberazione dalla garanzia. Sostengono che la banca abbia concesso nuovo credito alla società pur conoscendone il dissesto finanziario, senza chiedere la loro autorizzazione. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso. Per il garante che è anche legale rappresentante della società, la richiesta di credito implica già l'autorizzazione. Per gli altri garanti, la Corte ribadisce che spetta a loro dimostrare che la banca conoscesse il peggioramento economico del debitore e abbia agito senza consenso. In mancanza di tale prova, la fideiussione per obbligazione futura rimane pienamente valida ed efficace, obbligando i garanti al pagamento.
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Lite sui canoni aeroportuali: stop per accordo transattivo
Una compagnia aerea ha chiesto al gestore aeroportuale la restituzione di somme versate in eccedenza per la subconcessione di uffici, ritenendo i canoni superiori a quelli stabiliti dall'autorità di regolazione. Dopo la decisione della Corte d'Appello, la controversia è giunta in Cassazione. Tuttavia, prima dell'udienza, le parti hanno avviato trattative per raggiungere un accordo transattivo amichevole. Di conseguenza, la Suprema Corte ha accolto la richiesta congiunta dei difensori e ha disposto il rinvio della causa a nuovo ruolo, sospendendo temporaneamente il giudizio per consentire la definizione bonaria della lite.
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Responsabilità professionale del notaio: risarcimento ridotto
Una società acquirente ha citato in giudizio il notaio rogante e i venditori per non aver rilevato la presenza di ipoteche su alcuni immobili acquistati. La Corte d'Appello ha condannato in solido i venditori e il notaio al risarcimento dei danni, includendo una somma versata dall'acquirente a titolo di garanzia temporanea durante la rivendita dei beni. La Corte di Cassazione, accogliendo parzialmente i ricorsi, ha stabilito che la somma depositata come mera garanzia non può essere considerata automaticamente come danno emergente, poiché destinata alla restituzione. La Suprema Corte ha quindi cassato la sentenza con rinvio per una corretta quantificazione del danno, confermando comunque la responsabilità professionale del notaio per l'omessa effettuazione delle visure ipotecarie.
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Licenziamento per tardiva contestazione: condannata la banca
Un dipendente bancario è stato licenziato per aver violato le procedure operative interne per favorire terzi. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del provvedimento a causa del notevole ritardo con cui l'azienda ha contestato i fatti, configurando un'ipotesi di licenziamento per tardiva contestazione. La Suprema Corte ha chiarito che la violazione del principio di immediatezza, derivante dal ritardo ingiustificato del datore di lavoro, lede i canoni di correttezza e buona fede contrattuale. Di conseguenza, non si applica la tutela procedimentale minore, bensì la tutela indennitaria forte prevista dall'articolo 18, quinto comma, dello Statuto dei Lavoratori. La sentenza è stata cassata con rinvio alla Corte d'appello per la rideterminazione del risarcimento dovuto al lavoratore.
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Contratto di agenzia: clausola di budget contro giusta causa
Un'azienda ha interrotto immediatamente un contratto di agenzia con un agente per il mancato raggiungimento del budget minimo di vendite, avvalendosi di una clausola risolutiva espressa. L'agente ha richiesto il pagamento delle indennità di mancato preavviso e di fine rapporto. La Corte d'Appello ha respinto la domanda, ritenendo che la presenza della clausola escludesse ogni diritto dell'agente. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'agente. I giudici hanno stabilito che, anche in presenza di una clausola risolutiva espressa, il giudice deve verificare se l'inadempimento dell'agente sia così grave da costituire una giusta causa di recesso immediato. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Recesso polizza pluriennale: l’assicurato vince contro la penale
Una società assicurata ha esercitato il recesso polizza pluriennale prima della scadenza. L'istituto assicurativo ha richiesto il pagamento dei premi residui tramite decreto ingiuntivo, sostenendo che lo sconto applicato vincolasse il cliente per almeno cinque anni. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione d'appello favorevole all'assicurata: la limitazione al diritto di recesso nei contratti pluriennali con riduzione di premio è valida solo se espressamente indicata nel testo della polizza. Non essendoci alcuna menzione chiara in contratto, il recesso anticipato è pienamente legittimo. La Suprema Corte ha quindi dichiarato inammissibile il ricorso della compagnia assicurativa, condannandola a pagare le spese di giudizio.
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Riconoscimento operoso dei vizi: se l’impresa ripara paga i danni
I Proprietari di un immobile hanno riscontrato gravi infiltrazioni e muffe causate da un difetto nell'impianto idraulico realizzato da un'Impresa. Quest'ultima, informata del problema, è intervenuta attivamente rompendo il pavimento per cercare e riparare la perdita. Successivamente, l'Impresa ha eccepito la scadenza dei termini per chiedere il risarcimento dei danni. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'Impresa, confermando che il comportamento attivo di riparazione costituisce un riconoscimento operoso dei vizi. Tale condotta svincola il cliente dai brevi termini di decadenza e prescrizione previsti dalla legge per denunciare i difetti dell'opera. L'Impresa è stata quindi condannata a risarcire i danni e a pagare le spese legali.
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Agente informa, venditore sa: esclusa la responsabilità del mediatore
La Cassazione affronta il tema della responsabilità del mediatore immobiliare. Dei venditori avevano citato in giudizio la loro agenzia perché costretti a ridurre il prezzo di vendita a causa di un'autorimessa abusiva e priva del certificato di agibilità. La Corte ha stabilito che la responsabilità del mediatore è esclusa quando questi adempie al suo obbligo di informazione, indicando ai venditori i documenti necessari per la vendita. Se i venditori, pur essendo pienamente consapevoli dell'irregolarità, decidono di procedere, le conseguenze negative ricadono su di loro in base al principio di autoresponsabilità. L'agente non è tenuto a svolgere indagini tecniche per verificare la conformità urbanistica dell'immobile.
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Frazionamento abusivo del credito: Studio Legale perde contro l’Assicurazione
La Corte di Cassazione ha analizzato un caso di frazionamento abusivo del credito. Uno Studio Legale, creditore di una Compagnia di Assicurazioni per numerose prestazioni professionali, ha avviato centinaia di procedimenti separati per recuperare i compensi, invece di un'unica causa. I giudici hanno stabilito che questa condotta è un abuso del processo, poiché tutti i crediti derivavano da un unico e continuativo rapporto professionale, regolato da una convenzione tariffaria. La Corte ha chiarito che le conseguenze negative di tale abuso non si limitano alla compensazione delle spese della causa di opposizione, ma devono eliminare tutti gli effetti distorti, inclusi i costi della fase iniziale (decreti ingiuntivi). La Compagnia di Assicurazioni ha quindi vinto la causa su questo principio.
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Criteri scelta Cassa Integrazione: Azienda condannata per genericità
Un'azienda ha collocato un dipendente in Cassa Integrazione per un lungo periodo. Il lavoratore ha contestato la decisione, sostenendo che i criteri di scelta fossero generici e arbitrari. La Corte di Cassazione ha dato ragione al lavoratore, confermando l'illegittimità della sospensione e il diritto al risarcimento del danno. La sentenza stabilisce un principio fondamentale sui Criteri scelta Cassa Integrazione: devono essere specifici e non discrezionali. Inoltre, chiarisce che il diritto al risarcimento si prescrive in dieci anni, non cinque, e che la semplice inerzia del lavoratore non equivale a una rinuncia ai propri diritti. L'azienda è stata condannata a risarcire il danno.
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Danno da insidia stradale: Cassazione sospende il caso
Un cittadino ha citato in giudizio un Comune per ottenere un risarcimento, basando la sua richiesta sulla responsabilità per danno da insidia stradale prevista dall'articolo 2051 del codice civile. La questione è arrivata fino alla Corte di Cassazione. I giudici, tuttavia, non hanno emesso una sentenza definitiva. Hanno notato che l'interpretazione di questa norma era già oggetto di una discussione in una speciale udienza pubblica ('nomofilattica'), finalizzata a creare un principio di diritto uniforme per tutti. Per questo motivo, la Corte ha deciso di sospendere il caso e di attendere l'esito di quella udienza, rinviando la causa a data da destinarsi. Al momento, quindi, non c'è né un vincitore né un vinto.
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Promozione Negata: Ente condannato per danno da perdita di chance
Una dirigente pubblica si è vista negare per anni la promozione a un ruolo superiore. L'Ente datore di lavoro non ha mai attivato procedure di selezione trasparenti e comparative, violando i doveri di correttezza. La Corte di Cassazione ha ribaltato le decisioni precedenti, stabilendo un principio fondamentale: il lavoratore ha diritto a una valutazione comparativa. Se l'amministrazione non la effettua, commette un illecito e deve risarcire il **danno da perdita di chance**. La dirigente ha quindi vinto la causa, ottenendo il diritto a un nuovo giudizio per la quantificazione del danno subito per non aver potuto concorrere equamente alla posizione.
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Limitazione Mansioni Dirigente Avvocato: Non è Demansionamento
La Corte di Cassazione ha stabilito che la scelta di un Ente pubblico di assegnare a un proprio dirigente avvocato solo compiti di consulenza, escludendo l'attività di patrocinio in tribunale, non costituisce automaticamente dequalificazione professionale. Questa decisione rientra nel potere organizzativo dell'Amministrazione. La sentenza chiarisce che la qualifica dirigenziale non dà diritto a svolgere tutte le funzioni astrattamente possibili, ma a mansioni equivalenti per professionalità. La legittima limitazione mansioni dirigente avvocato è quindi possibile, a patto che non si svuoti di contenuto la sua professionalità. Il ricorso del legale è stato respinto.
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Truffa immobiliare: la responsabilità del notaio è esclusa
Un acquirente versa una caparra di 190.000 euro per un immobile, ma scopre di essere stato truffato da un finto venditore. L'acquirente cita in giudizio il notaio che ha redatto il contratto preliminare, contestandone la negligenza nell'identificazione del truffatore. La Corte di Cassazione ha escluso la responsabilità professionale del notaio. Il professionista aveva infatti verificato i documenti d'identità (carta d'identità e tessera sanitaria) che non apparivano visibilmente contraffatti e aveva visionato i documenti di proprietà dell'immobile. Secondo la Corte, il notaio ha agito con la diligenza richiesta e non poteva pretendere controlli più approfonditi, come una telefonata al notaio che aveva curato la successione del vero proprietario.
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Importazione irregolare: l’acquirente non paga i dazi del fornitore
La Corte di Cassazione ha escluso la responsabilità solidale per importazione irregolare a carico di un'azienda che aveva acquistato merce da un importatore autore di una frode IVA. L'Agenzia delle Dogane riteneva l'acquirente complice, ma i giudici hanno stabilito che gli indizi presentati, come una minima differenza di prezzo, non erano sufficienti a dimostrare la malafede o la mancanza di diligenza dell'acquirente. Per affermare la responsabilità solidale, l'Agenzia deve provare con elementi concreti che l'acquirente sapeva o avrebbe dovuto sapere, usando l'ordinaria diligenza professionale, dell'irregolarità dell'operazione. In assenza di tale prova, l'acquirente in buona fede è tutelato e non deve pagare i debiti altrui.
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