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Art. 117 Testo Unico Bancario — Anno 2025

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126 provvedimenti

Altri anni per Art. 117 Testo Unico Bancario

Onere della prova: contratto bancario e nuovo rapporto
Un correntista si oppone a un decreto ingiuntivo, sostenendo che il rapporto bancario risaliva agli anni '70 e non al 2005, chiedendo quindi alla banca la documentazione completa. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione della Corte d'Appello. Il punto chiave è l'onere della prova: la corte di merito ha stabilito, con un accertamento di fatto non sindacabile, che il contratto del 2005 era un rapporto nuovo e non una continuazione del precedente. Di conseguenza, l'obbligo documentale della banca partiva solo da quella data e le contestazioni del correntista sono state ritenute generiche.
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Apertura di credito: come provarla senza contratto?
Una società ha citato in giudizio la propria banca per recuperare somme che riteneva indebitamente pagate su un conto corrente, contestando l'applicazione di interessi non pattuiti e anatocismo. La sua richiesta è stata respinta in tutti i gradi di giudizio perché non è riuscita a fornire prove sufficienti dell'esistenza di una formale apertura di credito. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, ribadendo che la valutazione degli indizi (come il saldo costantemente negativo o l'applicazione di commissioni) spetta esclusivamente al giudice di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità, a meno che la motivazione non sia palesemente illogica o inesistente.
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TAN determinabile: la Cassazione rinvia la decisione
Un'ordinanza interlocutoria della Corte di Cassazione affronta il tema del TAN determinabile in un contratto di finanziamento. Un titolare di farmacia aveva contestato un contratto per l'omessa indicazione del TAN, ottenendo ragione in primo grado. La Corte d'Appello aveva ribaltato la decisione, ritenendo il TAN desumibile dal piano di ammortamento allegato. La Cassazione, riconoscendo la particolare rilevanza della questione, ha rinviato la causa a pubblica udienza per una decisione approfondita, senza ancora pronunciarsi nel merito.
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Riscossione coattiva garanzia pubblica: è legittima?
La Corte di Cassazione ha stabilito la legittimità della riscossione coattiva nei confronti dei fideiussori di un finanziamento assistito da garanzia pubblica. L'ordinanza chiarisce che, quando il Fondo di Garanzia statale interviene per coprire un debito, il credito che ne deriva ha natura pubblicistica e non privata. Di conseguenza, lo Stato può utilizzare la procedura esattoriale, più rapida di quella ordinaria, per recuperare le somme. La Corte ha inoltre ribadito che la prova di una fideiussione non richiede forme rigide e può essere desunta anche da presunzioni.
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Cessione contratto di leasing: chi può agire?
Un utilizzatore aveva stipulato un contratto di leasing per un'auto di lusso rivelatasi difettosa. Dopo aver intentato causa, ha ceduto il contratto a un terzo. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito che a seguito della cessione del contratto di leasing, l'utilizzatore originario perde la legittimazione ad agire per la risoluzione, poiché l'intera posizione contrattuale, con diritti e doveri, si trasferisce al nuovo soggetto (cessionario). La Corte ha inoltre rigettato le doglianze sulla nullità del contratto per omessa indicazione del TAEG e del diritto di recesso, ritenendole infondate.
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Prescrizione ripetizione indebito: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società contro una banca, confermando la validità dell'eccezione di prescrizione per la ripetizione dell'indebito. La Corte ha stabilito che l'eccezione è valida anche se formulata in modo generico, senza l'elenco specifico delle singole rimesse solutorie, in linea con i principi già affermati dalle Sezioni Unite. Sono stati respinti anche i motivi relativi al difetto di rappresentanza legale della banca e alle critiche mosse alla consulenza tecnica d'ufficio (CTU).
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Onere della prova nullità contratto: la Cassazione
Un correntista ha citato in giudizio una banca per la nullità di alcune clausole di due contratti di conto corrente. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo un punto fondamentale sull'onere della prova nullità contratto. La Suprema Corte ha stabilito che, poiché la domanda del cliente era volta a contestare la validità di specifiche clausole e non l'esistenza stessa del contratto scritto, l'onere di dimostrare tale nullità gravava sul correntista stesso, che non vi aveva adempiuto.
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Approvazione estratto conto: limiti e contestazioni
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8913/2025, interviene su un caso di diritto bancario, stabilendo importanti principi sui limiti dell'approvazione estratto conto. La Corte ha chiarito che l'approvazione tacita non preclude la contestazione della validità giuridica degli addebiti, ma solo della loro correttezza contabile. Inoltre, ha affermato che la nullità di una clausola di fideiussione per violazione della normativa antitrust può essere sollevata per la prima volta anche in appello, in quanto rilevabile d'ufficio. La sentenza di secondo grado è stata quindi cassata con rinvio.
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Onere della prova conto corrente: la Cassazione decide
Un cliente ha citato in giudizio un istituto di credito per la restituzione di somme indebitamente versate sul proprio conto corrente. A causa della mancanza di una parte degli estratti conto, le corti di merito avevano respinto la domanda. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, stabilendo un principio chiave sull'onere della prova conto corrente: in assenza di documentazione completa, il ricalcolo delle somme deve iniziare dal cosiddetto 'saldo zero', senza che il cliente debba provare l'andamento del rapporto nel periodo non documentato.
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Nullità contratto: allegazione tardiva è fatale
Una società ha citato in giudizio un istituto di credito per presunte irregolarità in contratti di finanziamento e conto corrente. Durante il processo, ha sollevato la questione della nullità del contratto di conto corrente per mancanza di forma scritta, ma lo ha fatto oltre i termini previsti dal codice di procedura. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei gradi precedenti, ha respinto il ricorso, stabilendo che un'allegazione tardiva dei fatti costitutivi della nullità rende la domanda inammissibile, anche se la nullità è, in linea di principio, rilevabile d'ufficio dal giudice. La sentenza sottolinea l'importanza cruciale del rispetto delle preclusioni processuali.
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Onere della prova bancario: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione annulla una sentenza d'appello per motivazione contraddittoria sull'uso dei 'mastrini' come prova e per errata applicazione dell'onere della prova bancario in materia di prescrizione. L'ordinanza ribadisce che spetta al correntista provare l'esistenza di un credito, anche tramite documentazione parziale, e che la banca, per eccepire la prescrizione, non deve indicare le singole rimesse solutorie, ma solo allegare l'inerzia del titolare del diritto.
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Onere della prova banca: la Cassazione sul saldo zero
In un caso di opposizione a un decreto ingiuntivo per un saldo di conto corrente, la Corte di Cassazione ha riaffermato l'onere della prova a carico della banca. Se l'istituto di credito non produce tutti gli estratti conto dall'inizio del rapporto, si applica il criterio del "saldo zero", azzerando il primo saldo disponibile. La Corte ha inoltre precisato che chi acquista un credito deve anche dimostrare che il cedente ne fosse il legittimo titolare.
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Ricorso inammissibile: mutui e onere della prova
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile contro una banca in materia di mutuo ipotecario. L'appello, incentrato su usura, anatocismo e TAEG, è stato respinto per mancanza di specificità, non avendo il ricorrente riprodotto le clausole contrattuali contestate. La Corte ha ribadito la necessità di argomentazioni concrete e non astratte.
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Contratto monofirma: la Cassazione conferma la validità
La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi di una società e del suo garante contro una banca. La Corte ha confermato la validità del contratto monofirma, ritenendo sufficiente la sola sottoscrizione del cliente se il contratto è redatto per iscritto e una copia è consegnata. Ha inoltre chiarito che il disconoscimento di una copia deve essere specifico, indicando le differenze con l'originale. Infine, ha qualificato la garanzia prestata come un contratto autonomo, limitando le eccezioni opponibili dal garante.
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Interessi moratori: la Cassazione rigetta il ricorso
Una società ha citato in giudizio un istituto di credito per un contratto di leasing, contestando l'usura degli interessi moratori, l'indeterminatezza del tasso e l'anatocismo del piano di ammortamento. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno respinto le domande. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni precedenti, rigettando il ricorso. La Corte ha stabilito che la soglia di usura per gli interessi moratori non era stata superata secondo i calcoli delle Sezioni Unite, che il piano di ammortamento alla francese non genera anatocismo e che le altre censure erano generiche e infondate.
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Tasso leasing: valido il contratto se determinabile
Una società utilizzatrice di un immobile in leasing ha contestato la validità del contratto per l'omessa indicazione del tasso leasing. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il contratto è valido se il tasso, pur non essendo esplicitato, è oggettivamente determinabile per relationem, ossia tramite altri elementi contrattuali certi come l'importo dei canoni, la loro durata e il prezzo di riscatto. La trasparenza economica, secondo la Corte, è garantita quando il cliente può comprendere il costo complessivo dell'operazione.
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Improcedibilità ricorso: deposito relata notifica
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'improcedibilità di un ricorso a causa del mancato rispetto di un onere processuale fondamentale. I ricorrenti, dopo aver dichiarato che la sentenza d'appello era stata loro notificata, hanno depositato la relativa prova di notificazione (relata) ben oltre il termine perentorio stabilito dalla legge. La Corte ha ribadito che tale omissione non è sanabile e costituisce una violazione del principio di autoresponsabilità della parte, portando inevitabilmente a una declaratoria di improcedibilità del ricorso.
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Ricalcolo del saldo: la domanda del correntista
Una società ha citato in giudizio una banca per l'applicazione di oneri illegittimi sul proprio conto corrente. La Cassazione, confermando le decisioni dei gradi precedenti, ha chiarito che la richiesta di ricalcolo del saldo, previa eliminazione delle clausole nulle, non obbliga il correntista a provare l'esistenza di specifiche rimesse solutorie. L'azione mira infatti a rettificare il saldo contabile e non a ottenere la restituzione di singoli versamenti. Il ricorso della banca è stato quindi respinto, stabilendo un importante principio a tutela dei correntisti che contestano la legittimità delle condizioni applicate ai loro rapporti bancari.
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Fido di fatto: la tolleranza della banca non basta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un correntista che contestava un saldo passivo. Il cliente sosteneva l'esistenza di un'apertura di credito basandosi sulla tolleranza della banca agli scoperti (il cosiddetto 'fido di fatto'), ai fini della prescrizione. La Corte ha stabilito che la mera tolleranza e l'applicazione di interessi passivi non sono sufficienti a provare l'esistenza di un contratto formale di affidamento, confermando che l'onere di dimostrare tale contratto spetta al correntista.
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Piano ammortamento assente: leasing nullo? La Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14575/2025, ha stabilito un principio fondamentale in materia di contratti di leasing. La Corte ha accolto il ricorso di un debitore, affermando che la mancata produzione del piano di ammortamento determina la nullità del contratto per indeterminatezza dell'oggetto. Secondo i giudici, l'assenza di tale documento impedisce di verificare le modalità di calcolo degli interessi e la loro conformità alla legge. È stata invece respinta la tesi secondo cui il foro speciale del consumatore (applicabile al garante) potesse estendersi anche al debitore principale non consumatore.
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