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Art. 117 Testo Unico Bancario — Anno 2025

126 provvedimenti

Altri anni per Art. 117 Testo Unico Bancario

Art. 1526 c.c. derogabile: clausola penale nel leasing
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di alcuni garanti di un contratto di leasing, stabilendo principi chiave. In primo luogo, ha confermato che la mancata indicazione dell'ISC/TAEG nei contratti di leasing non destinati a consumatori non ne causa la nullità. In secondo luogo, e punto centrale della decisione, ha ribadito che l'Art. 1526 c.c. è derogabile, legittimando le clausole penali che consentono al concedente, in caso di risoluzione, di trattenere i canoni già pagati e di esigere quelli futuri. La Corte ha chiarito che tale clausola è espressione dell'autonomia contrattuale delle parti per predeterminare il danno.
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Determinabilità tasso leasing: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 34872/2025, ha accolto il ricorso di un'impresa contro un istituto di credito, stabilendo principi chiave sulla determinabilità del tasso leasing. La Corte ha chiarito che, affinché la clausola sugli interessi sia valida, non è sufficiente un rinvio a parametri generici e non oggettivamente individuabili. Il contratto deve permettere all'utilizzatore di determinare il costo effettivo dell'operazione con ordinaria diligenza e senza incertezze. La sentenza d'appello è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Clausola Euribor: Cassazione attende la Corte UE
Una società ha contestato la validità di 25 contratti di leasing, lamentando usura e l'applicazione di un tasso basato sull'indice Euribor manipolato. Dopo la conferma della legittimità dei contratti in primo e secondo grado, la Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha deciso di sospendere il giudizio. La decisione è stata rinviata in attesa di una pronuncia della Corte di Giustizia dell'Unione Europea sulla validità della clausola Euribor in casi simili, ritenendo tale questione pregiudiziale per la risoluzione della controversia.
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Nullità contratto bancario: firma del cliente decisiva
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito che dichiarava la nullità di modifiche contrattuali applicate a un conto corrente. Il caso verteva sulla nullità contratto bancario a causa dell'assenza della firma del cliente su una lettera che introduceva nuove condizioni economiche, tra cui l'anatocismo e la commissione di massimo scoperto. La Corte ha stabilito che senza una specifica pattuizione scritta e approvata dal correntista, tali addebiti sono illegittimi, portando alla rideterminazione del saldo a favore del cliente.
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Onere della prova contratto: chi deve produrlo?
Una società ha citato in giudizio un istituto di credito per l'applicazione di interessi e commissioni illegittime su un conto corrente, senza però depositare il contratto. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei gradi precedenti, ha rigettato il ricorso. Si è stabilito che l'onere della prova del contratto spetta al cliente che agisce per la restituzione di somme indebite, poiché il documento è fondamentale per dimostrare la nullità delle clausole contestate e la mancanza di una valida causa debendi.
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Onere della prova bancaria: a chi spetta il contratto?
Una società ha richiesto la restituzione di somme a un istituto di credito, negando l'esistenza di un contratto scritto per il conto corrente. La Corte di Cassazione ha stabilito che, in questi casi, l'onere della prova grava sulla banca, applicando il principio di vicinanza della prova. Inoltre, ha affermato che i decreti ministeriali sui tassi anti-usura sono fonti del diritto che il giudice deve conoscere d'ufficio, accogliendo i primi due motivi del ricorso e cassando la sentenza d'appello.
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Prova cessione crediti: la Cassazione e la Gazzetta
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha rigettato il ricorso di un debitore che contestava la titolarità del credito in capo a una società cessionaria. La Corte ha stabilito che la pubblicazione dell'avviso di cessione in Gazzetta Ufficiale, se sufficientemente dettagliata, costituisce una valida prova della cessione crediti, invertendo l'onere della prova sul debitore, che deve fornire una contestazione specifica e non generica.
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CTU Contabile: Quando il Giudice può Rifiutarla
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società contro un istituto di credito. La richiesta di una CTU contabile è stata rigettata in quanto le contestazioni della società, relative a presunta usura e altre irregolarità contrattuali, sono state ritenute troppo generiche e non supportate da prove adeguate sin dall'inizio del giudizio, rendendo la consulenza tecnica superflua.
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Contratto autonomo di garanzia: eccezioni opponibili
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha chiarito i limiti delle eccezioni sollevabili dal garante in un contratto autonomo di garanzia. In particolare, è stato stabilito che il garante non può opporre al creditore la nullità della clausola sugli interessi ultralegali del contratto principale, quando tale nullità deriva dalla sola mancanza della forma scritta. Questa invalidità, infatti, non rientra tra le eccezioni opponibili, come l'illiceità della causa o la contrarietà a norme imperative, che permetterebbero al garante di rifiutare il pagamento.
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Estratti conto incompleti: il saldo si può ricalcolare
Un correntista ha contestato addebiti illegittimi sul proprio conto corrente. La Corte d'Appello aveva respinto la domanda a causa della mancanza di alcuni documenti. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che, anche in caso di estratti conto incompleti, il giudice può e deve tentare di ricostruire il saldo utilizzando altri elementi di prova disponibili, come i riassunti scalari. Inoltre, ha chiarito che l'azione per rettificare il conto da addebiti nulli non è soggetta a prescrizione.
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Prova affidamento bancario: la Cassazione decide
Una società ha citato in giudizio un istituto di credito per la restituzione di somme indebitamente addebitate su un conto corrente. La banca si è difesa eccependo la prescrizione. Il nodo centrale della controversia era la prova dell'affidamento bancario, essenziale per determinare l'inizio del termine di prescrizione. La Corte di Cassazione, confermando la decisione d'appello, ha stabilito che la prova di un affidamento bancario, per i contratti stipulati prima del 1992, può essere fornita anche in assenza di un documento scritto, attraverso elementi presuntivi come gli estratti conto che mostrano tassi di interesse differenziati e le segnalazioni alla Centrale dei Rischi. Di conseguenza, il termine di prescrizione per l'azione di ripetizione decorre dalla chiusura del conto e non da ogni singola operazione.
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Contratto bancario: la firma della banca è necessaria?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni clienti contro un istituto di credito, confermando un principio fondamentale: un contratto bancario è valido anche con la sola firma del cliente, a condizione che il suo consenso sia provato da comportamenti concludenti della banca. L'ordinanza chiarisce che la forma scritta ha una funzione protettiva per il cliente e non richiede necessariamente la sottoscrizione di entrambe le parti. Viene inoltre ribadito che l'assenza del documento di sintesi non comporta la nullità del contratto.
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Improcedibilità ricorso: omesso deposito notifica
Una società intenta una causa contro una banca per addebiti illegittimi su un conto corrente. Dopo due gradi di giudizio, la società ricorre in Cassazione. La Suprema Corte dichiara l'improcedibilità del ricorso perché la parte ricorrente, pur avendo dichiarato di aver ricevuto la notifica della sentenza d'appello, non ha depositato la copia con la relativa relata di notifica, impedendo alla Corte di verificare la tempestività dell'impugnazione.
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Rimesse solutorie: Cassazione chiarisce i criteri
Una società ha citato in giudizio il proprio istituto di credito per addebiti illegittimi su conti correnti. La Corte di Cassazione, accogliendo parzialmente il ricorso, ha enunciato principi fondamentali sul calcolo delle rimesse solutorie ai fini della prescrizione. Ha stabilito che tale calcolo deve basarsi sul saldo rettificato (epurato dagli addebiti illegittimi) e deve tenere conto degli incrementi del fido bancario, qualora documentati, anche se non specificamente eccepiti in primo grado. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione alla luce di questi criteri.
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Interesse ad agire: quando si perde per prescrizione?
La Corte di Cassazione, con ordinanza n. 32546/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni investitori contro un istituto di credito. La Corte ha stabilito che, una volta prescritto il diritto alla restituzione delle somme e al risarcimento del danno, viene meno l'interesse ad agire per la sola dichiarazione di nullità delle operazioni finanziarie, poiché tale accertamento non produrrebbe alcun risultato utile e concreto per i ricorrenti.
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Obblighi informativi banca: quando il ricorso è nullo?
Alcuni investitori hanno citato in giudizio un istituto di credito per la presunta violazione degli obblighi informativi. Dopo una vittoria in primo grado, la Corte d'Appello ha ribaltato la decisione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso finale degli investitori inammissibile, stabilendo principi chiave: la mancata consegna della copia del contratto quadro non lo rende nullo e il ricorso in Cassazione non può mirare a un riesame dei fatti, ma deve rispettare rigorosi criteri di specificità e autosufficienza. La sentenza chiarisce la distinzione tra onere di allegazione dell'inadempimento, a carico del cliente, e onere della prova dell'adempimento, a carico della banca.
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Prova affidamento bancario: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un correntista contro un istituto di credito. Il caso verteva sulla prova dell'affidamento bancario. La Corte ha confermato la decisione di merito, stabilendo che la semplice e sistematica tolleranza da parte della banca a operare con un saldo negativo non costituisce di per sé prova di un contratto di apertura di credito. L'onere di dimostrare l'esistenza e i termini dell'affidamento ricade sul cliente.
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Anatocismo: Cassazione su nuovo accordo post-2000
Una società ha citato in giudizio il proprio istituto di credito per l'addebito di interessi e commissioni ritenuti illegittimi. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31826/2025, ha stabilito principi fondamentali in materia di onere della prova e anatocismo. Ha confermato che spetta al correntista che agisce in giudizio produrre gli estratti conto. Tuttavia, ha chiarito che per i contratti stipulati prima della delibera CICR del 2000, l'applicazione dell'anatocismo richiede un nuovo accordo scritto tra le parti, non essendo sufficiente una modifica unilaterale da parte della banca.
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Anatocismo bancario: no a modifiche senza accordo
Una società cliente ha citato in giudizio il proprio istituto di credito per l'applicazione di anatocismo bancario e tassi usurari su un conto corrente. Dopo aver perso nei primi due gradi di giudizio, la società ha fatto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso su un punto cruciale: l'introduzione della capitalizzazione degli interessi dopo l'anno 2000. La Corte ha chiarito che tale modifica peggiora la posizione del cliente e, pertanto, non è valida senza un nuovo e specifico accordo scritto. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
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CTU nel processo: obbligo del giudice di considerarla
In una causa bancaria per anatocismo e oneri illegittimi, la Corte d'Appello aveva riformato la sentenza di primo grado, emettendo una pronuncia generica per l'impossibilità di quantificare il dovuto a causa della presunta assenza della CTU. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che la mancata acquisizione di un atto ritualmente depositato, come la CTU telematica, costituisce un vizio di motivazione. Il giudice ha il dovere di considerare tutte le prove disponibili nel fascicolo, e la sua omissione porta alla cassazione con rinvio per una nuova valutazione.
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