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Art. 117 Testo Unico Bancario — Anno 2024

136 provvedimenti

Altri anni per Art. 117 Testo Unico Bancario

Fideiussione omnibus: la prova spetta al garante
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di alcuni garanti che contestavano la validità di una fideiussione omnibus. La Corte ha stabilito che l'onere di provare la conformità del contratto al modello ABI, vietato per violazione delle norme antitrust, spetta al garante. Inoltre, ha ribadito la validità dei contratti bancari anche se firmati solo dal cliente (c.d. monofirma), purché il contratto sia redatto per iscritto e una copia sia consegnata al cliente stesso, essendo il requisito formale posto a sua tutela.
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Prescrizione rimesse bancarie: onere della prova
La Corte di Cassazione, con ordinanza del 29/02/2024, ha chiarito importanti principi in materia di prescrizione rimesse bancarie. In un caso tra un istituto di credito e una società correntista, la Corte ha stabilito che spetta al cliente, che agisce per la ripetizione dell'indebito, provare l'esistenza di un'apertura di credito. Questa prova è fondamentale per qualificare le rimesse come ripristinatorie e non solutorie, incidendo così sulla decorrenza della prescrizione. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio per non aver applicato correttamente tale onere probatorio.
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Cancellazione società e processo: chi può opporsi?
Una banca ricorre in Cassazione sostenendo che la cancellazione della società attrice durante l'appello avrebbe dovuto interrompere il processo. La Corte rigetta, affermando che solo la parte colpita dall'evento estintivo (i successori della società) può eccepire la mancata interruzione. La cancellazione società non equivale a rinuncia al credito. Inammissibile il motivo sulla prescrizione per mancata contestazione di una delle 'ratio decidendi'.
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Autosufficienza del ricorso: Cassazione inammissibile
La Cassazione dichiara inammissibile un ricorso contro una sentenza della Corte d'Appello relativa a un debito da finanziamento. La decisione si fonda sul principio di autosufficienza del ricorso, poiché i ricorrenti non hanno adeguatamente descritto né localizzato i documenti essenziali alla controversia, impedendo alla Corte di valutare la fondatezza dei motivi.
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Motivi di ricorso: inammissibilità e onere della prova
Una società ha citato in giudizio un istituto di credito per pratiche illegittime su conti correnti, inclusi interessi non pattuiti e problematiche su contratti derivati. Dopo una condanna parziale in primo grado, la Corte d'Appello ha respinto il gravame della società. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha dichiarato inammissibili o infondati tutti i motivi di ricorso presentati dalla società, confermando la decisione d'appello. La Suprema Corte ha sottolineato principi fondamentali della procedura civile, come l'autosufficienza del ricorso, l'onere della prova del danno e i limiti del sindacato sulla motivazione della sentenza.
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Mutuo di scopo: tasso di interesse valido per relationem
Un debitore ha contestato il tasso d'interesse applicato in una procedura esecutiva relativa a un mutuo di scopo. Il tasso non era specificato nel contratto iniziale, ma in un successivo atto di erogazione a cui il contratto faceva esplicito rinvio. La Corte di Cassazione ha ritenuto valida questa determinazione 'per relationem', confermando che l'interpretazione del contratto da parte del giudice di merito è un accertamento di fatto non sindacabile in sede di legittimità, e ha rigettato il ricorso del debitore.
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Onere della prova: chi deve provare la clausola nulla?
Una società ha citato in giudizio un istituto di credito per la restituzione di somme indebitamente versate su un conto corrente a causa di interessi anatocistici e "uso piazza". La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5369/2024, ha chiarito un punto fondamentale sull'onere della prova. Ha stabilito che spetta al cliente-attore, che agisce per la ripetizione dell'indebito, dimostrare l'esistenza e l'invalidità della clausola che ha generato i pagamenti non dovuti. Non è la banca a dover provare la validità del contratto. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Nullità fideiussione: quando è tardi per eccepirla?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5377/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni garanti che lamentavano la nullità fideiussione per violazione della normativa antitrust e per presunta falsità delle firme. La Corte ha stabilito che la questione della nullità, sebbene rilevabile d'ufficio, non può essere sollevata per la prima volta nelle fasi finali del giudizio d'appello se i fatti a suo fondamento non sono stati tempestivamente allegati e provati nel corso del primo grado. Il motivo relativo alla falsità delle sottoscrizioni è stato rigettato in quanto attinente a una valutazione di merito già coperta da due perizie grafologiche conformi.
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Estinzione del processo: la Cassazione chiude il caso
Una banca cooperativa aveva impugnato una sentenza della Corte d'Appello che la condannava a risarcire una società fallita per oltre 63.000 euro. Nonostante i complessi motivi di ricorso, basati su vizi procedurali e violazioni di norme bancarie, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo. La decisione è stata presa non entrando nel merito della questione, ma a seguito della formale rinuncia al ricorso presentata dalla stessa banca, ponendo così fine alla controversia.
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Commissione massimo scoperto: nullità senza calcolo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5359/2024, ha stabilito un importante principio in materia di contratti bancari. Il caso riguardava un garante che contestava la validità di una fideiussione e di una clausola relativa alla commissione di massimo scoperto. La Corte ha dichiarato inammissibile il motivo sulla nullità della fideiussione per difetto di specificità, ma ha accolto quello sulla commissione di massimo scoperto. È stata dichiarata la nullità della clausola che prevede la commissione di massimo scoperto indicando solo la percentuale, senza specificare le modalità di calcolo e la base imponibile, per indeterminatezza dell'oggetto. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Onere della prova: no a CTU esplorativa nel bancario
Una società ha citato in giudizio un istituto di credito per la restituzione di somme indebitamente percepite. Sebbene vittoriosa in primo grado grazie a una Consulenza Tecnica d'Ufficio (CTU), la decisione è stata ribaltata in appello. La Corte d'Appello ha ritenuto le accuse iniziali troppo generiche e la CTU meramente "esplorativa", violando così l'onere della prova a carico della società. La Corte di Cassazione ha confermato questa linea, respingendo il ricorso e sottolineando che la CTU non può supplire alla carenza probatoria e assertiva della parte che agisce in giudizio.
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Ricorso per cassazione: oneri procedurali essenziali
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una società contro una banca in una disputa su interessi anatocistici. La decisione si fonda su un vizio procedurale: l'omessa, specifica indicazione nel ricorso per cassazione dei motivi che erano stati formulati nel precedente atto d'appello, poi dichiarato inammissibile. La Corte ribadisce che tale onere è un requisito processuale speciale e fondamentale per evitare la formazione di un giudicato interno e consentire al giudice di legittimità di valutare correttamente la controversia.
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Ricorso inammissibile: Cassazione e contratti bancari
Due clienti hanno citato in giudizio una banca per presunte irregolarità su un conto corrente e un mutuo con ammortamento alla francese, tra cui l'anatocismo. Dopo la reiezione in Appello, hanno presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile in toto, confermando la sentenza precedente. I motivi sono stati respinti perché criticavano la valutazione dei fatti del giudice di merito, potere non concesso in sede di legittimità.
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Onere della prova: contratto e estratti conto essenziali
Una società ha citato in giudizio una banca per la restituzione di somme indebitamente pagate a titolo di interessi anatocistici e ultralegali. La Corte di Cassazione, confermando la decisione d'appello, ha rigettato la domanda, ribadendo che l'onere della prova grava sul correntista. Quest'ultimo deve produrre sia il contratto di conto corrente sia la serie completa degli estratti conto. In assenza di tale documentazione, prove alternative come le scritture contabili interne dell'azienda non sono state ritenute sufficienti per dimostrare il proprio credito.
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Apertura di credito forma scritta: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11725/2024, ha ribadito l'importanza della forma scritta per l'apertura di credito. Nel caso esaminato, due correntisti avevano citato in giudizio una banca per la restituzione di somme relative a interessi anatocistici e commissioni. Le loro domande sono state respinte perché non hanno provato l'esistenza di un contratto di fido scritto. Di conseguenza, i versamenti sul conto scoperto sono stati considerati solutori, portando alla prescrizione delle pretese più datate. La Corte ha dichiarato inammissibili tutti i motivi del ricorso, sottolineando i limiti del giudizio di legittimità in presenza di una 'doppia conforme' e la necessità di autosufficienza dei motivi di ricorso.
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Estratti conto mancanti: l’onere della prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11577/2024, ha stabilito un principio cruciale in materia di onere della prova nei contenziosi bancari. Anche in presenza di estratti conto mancanti, la domanda di un correntista per la restituzione di somme indebitamente addebitate non può essere automaticamente respinta. La Corte ha chiarito che il giudice deve valutare tutti i mezzi di prova disponibili e, se necessario, utilizzare criteri alternativi come quello del 'saldo zero' per ricostruire il rapporto dare/avere tra le parti. La sentenza della Corte d'Appello, che aveva rigettato la domanda proprio per la documentazione incompleta, è stata cassata con rinvio.
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Acquisizione probatoria: la prova contro di sé vale
Un istituto di credito, condannato a restituire somme indebitamente percepite, ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo che la prova della chiusura del conto corrente, fornita dalla banca stessa, non potesse essere usata a suo sfavore. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo la piena validità del principio di acquisizione probatoria: una volta che una prova entra nel processo, è a disposizione del giudice per la decisione, indipendentemente da chi l'abbia prodotta. La Corte ha così confermato la condanna della banca.
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Onere della prova: ricorso inammissibile in Cassazione
Un gruppo di correntisti ha citato in giudizio un istituto di credito per interessi usurari e commissioni illegittime. I tribunali di primo e secondo grado hanno respinto le loro richieste a causa della documentazione incompleta, che non permetteva una ricostruzione contabile. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. La Corte ha sottolineato che il fallimento nel soddisfare l'onere della prova è stata la ragione principale della reiezione, rendendo irrilevanti le contestazioni su altre motivazioni secondarie della sentenza d'appello.
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Inammissibilità appello: Cassazione sul giudicato
Una società e i suoi fideiussori ricorrono in Cassazione dopo che la Corte d'Appello ha respinto le loro contestazioni contro una banca. La Suprema Corte conferma la decisione, dichiarando l'inammissibilità dell'appello perché i ricorrenti non hanno impugnato la ragione processuale fondamentale della reiezione (la tardività delle domande). Il caso sottolinea il principio di inammissibilità dell'appello e la formazione del giudicato su questioni procedurali.
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Interessi usurari: quando il giudice può dissentire?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 13603/2024, ha rigettato un ricorso in materia di interessi usurari. Ha stabilito che il giudice di merito può discostarsi dalle conclusioni della perizia tecnica (CTU) se fornisce una motivazione adeguata, in base al principio 'iudex peritus peritorum'. L'inammissibilità del ricorso è derivata anche dal fatto che l'appellante non aveva contestato tutte le autonome 'rationes decidendi' della sentenza impugnata.
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