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Art. 117 Testo Unico Bancario — Anno 2024

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136 provvedimenti

Altri anni per Art. 117 Testo Unico Bancario

Contratto di conto corrente: quando il ricorso è nullo
Una società ha citato in giudizio un istituto di credito chiedendo la nullità di un contratto di conto corrente per vizi di forma. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 5284/2024, ha dichiarato il ricorso inammissibile. La decisione si fonda su principi procedurali cruciali, come il difetto di autosufficienza del ricorso e la proposizione di domande nuove in appello. La Corte non è entrata nel merito della validità del contratto, ma ha sanzionato le modalità con cui le questioni sono state presentate nel processo.
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Liberazione del fideiussore: quando è esclusa
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5224/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un fideiussore che chiedeva di essere liberato dalla propria obbligazione. Il caso riguardava una garanzia prestata a favore di una cooperativa per un'anticipazione su fatture. La Corte ha ribadito che per ottenere la liberazione del fideiussore ai sensi dell'art. 1956 c.c., è il garante stesso a dover provare che il creditore ha concesso nuovo credito pur essendo a conoscenza del peggioramento delle condizioni economiche del debitore, senza l'autorizzazione del fideiussore. Nel caso di specie, tale prova non è stata fornita, e le censure del ricorrente sono state ritenute un tentativo di riesaminare il merito della causa, non consentito in sede di legittimità.
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Contratto di Finanziamento: TAN e TAEG, la Cassazione
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha affrontato la validità di un contratto di finanziamento in cui mancava l'indicazione esplicita del Tasso Annuo Nominale (TAN), pur essendo presente l'Indicatore Sintetico di Costo (ISC/TAEG). La Corte ha respinto il ricorso di un'imprenditrice, stabilendo che il contratto non è nullo se il TAN, pur non essendo indicato, è ricavabile con un semplice calcolo matematico dagli altri dati presenti nel documento, soddisfacendo così il requisito di determinabilità. Sono state respinte anche le censure relative alla natura della clausola 'floor' e alla presunta novazione del rapporto.
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Interessi di mora usurari: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5157/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di interessi di mora usurari. Tre mutuatari avevano citato in giudizio una banca per l'applicazione di tassi di mora superiori alla soglia di usura nel loro contratto di mutuo. Le corti di merito avevano respinto la domanda, ritenendo necessario che gli interessi fossero stati effettivamente pagati. La Cassazione ha ribaltato questa visione, affermando che la sola pattuizione di interessi usurari è sufficiente per agire in giudizio, anche se non è ancora avvenuto alcun pagamento in ritardo. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Spese processuali soccombenza: la Cassazione decide
In una causa tra una società e un istituto di credito per anatocismo e altre irregolarità su un conto corrente, la Corte di Cassazione si è pronunciata sul principio delle spese processuali soccombenza. La Corte ha stabilito che la parte che ottiene una vittoria, seppur minima, non può mai essere condannata a pagare le spese legali della controparte. La sentenza impugnata è stata cassata su questo punto, con compensazione delle spese per tutti i gradi di giudizio.
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Data certa contratto e fallimento: la Cassazione
La richiesta di una banca di ammettere un credito derivante da un conto corrente al passivo di un fallimento è stata respinta. La Cassazione ha confermato la decisione, sottolineando che il contratto di conto corrente, privo di data certa anteriore al fallimento, non è opponibile alla procedura. Una lettera di credito successiva, pur avendo data certa e menzionando il conto, è stata ritenuta insufficiente per sanare il vizio del documento principale.
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Leasing traslativo: la Cassazione e la clausola penale
Una società utilizzatrice contesta la clausola penale in un contratto di leasing traslativo. La Cassazione conferma la validità della clausola, pur se generica, imponendone l'esecuzione in buona fede e ammettendo la riduzione da parte del giudice se manifestamente eccessiva, rigettando così i ricorsi di entrambe le parti.
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Cessione crediti: quando contestare la prova
Una società di leasing cede il proprio credito a una nuova entità. Il debitore garantito contesta la prova di questa cessione crediti solo nelle memorie finali. La Corte di Cassazione conferma che, sebbene la mancanza di titolarità del diritto possa essere sollevata in qualsiasi momento, la contestazione sulla sufficienza della prova (come la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale) deve essere tempestiva. Il ricorso viene respinto perché la contestazione è stata presentata troppo tardi.
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Diritto documentazione bancaria: quando richiederla?
La Corte di Cassazione ha stabilito che il diritto alla documentazione bancaria, previsto dall'art. 119 del Testo Unico Bancario, può essere esercitato dal cliente o dal fideiussore anche in corso di causa. È stato cassato un provvedimento di merito che aveva rigettato la domanda di alcuni fideiussori per mancata produzione dei contratti, nonostante questi avessero richiesto l'esibizione dei documenti alla banca durante il processo. La Corte ha ribadito che tale diritto è uno strumento di protezione del cliente e non può trasformarsi in un onere che ne pregiudica la difesa.
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Fideiussione omnibus: la Cassazione respinge il ricorso
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di alcuni garanti che si erano opposti a un decreto ingiuntivo. I ricorrenti avevano sollevato questioni sulla nullità del contratto di fideiussione omnibus per violazione di norme antitrust e per la mancata firma della banca. La Corte ha stabilito che la violazione antitrust comporta solo una nullità parziale delle specifiche clausole e che la produzione in giudizio del contratto da parte della banca sana la mancanza della firma, confermando la validità dell'obbligazione dei garanti.
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Sostenibilità mutuo di gruppo e garanzia: la Cassazione
Un soggetto ha fornito una garanzia reale (pegno) per un finanziamento concesso a una società, destinato a consolidare i debiti di un intero gruppo aziendale. Il garante ha contestato la validità dell'operazione, sostenendo che la singola società mutuataria non fosse in grado di rimborsare il prestito. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: per valutare la sostenibilità del mutuo di gruppo, si deve considerare la capacità economica complessiva di tutte le società coinvolte, non solo quella della singola intestataria del finanziamento. Di conseguenza, la garanzia è stata ritenuta pienamente valida.
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Interessi moratori usurari: la decisione della Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4001/2024, ha respinto il ricorso di una società e dei suoi fideiussori contro un istituto di leasing. Il caso verteva sulla presunta applicazione di interessi moratori usurari. La Corte ha chiarito che l'eventuale natura usuraria degli interessi di mora non comporta la gratuità dell'intero contratto, ma solo la nullità della clausola che li prevede, con applicazione del tasso legale. Il ricorso è stato inoltre respinto per significativi vizi procedurali, inclusa la mancata specificità dei motivi d'appello e l'effetto di una clausola di salvaguardia nel contratto originale.
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Garanzia autonoma: i limiti alle eccezioni del garante
Una garante si è opposta a un decreto ingiuntivo basato su una garanzia autonoma, sostenendo la nullità di alcune clausole del contratto di conto corrente sottostante. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, non perché le eccezioni fossero infondate in linea di principio, ma perché erano state sollevate per la prima volta in sede di legittimità. La sentenza chiarisce che le contestazioni che richiedono nuovi accertamenti di fatto devono essere proposte sin dal primo grado di giudizio, delineando i confini procedurali per l'opponibilità delle eccezioni nel contesto di una garanzia autonoma.
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Leasing traslativo: la Cassazione sull’art. 1526 c.c.
Una società operante nel settore alberghiero ha contestato la risoluzione di un contratto di leasing traslativo per inadempimento, sollevando eccezioni di usura e illegittimità della pretesa della banca. La Corte di Cassazione ha accolto diversi motivi del ricorso, stabilendo che ai contratti di leasing traslativo risolti prima della legge 124/2017 si applica per analogia l'art. 1526 c.c., imponendo un riequilibrio delle posizioni tra le parti. La Corte ha inoltre fornito importanti chiarimenti sul calcolo del tasso soglia per gli interessi moratori e sugli obblighi di trasparenza contrattuale.
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Rimesse solutorie: il calcolo si fa sul saldo epurato
Un'impresa ha contestato gli addebiti di un istituto di credito sul proprio conto corrente. Il nodo centrale della controversia riguardava il calcolo della prescrizione per la restituzione delle somme, legato all'individuazione delle rimesse solutorie. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito un principio fondamentale: per verificare se un versamento ha natura solutoria, non si deve guardare al saldo presentato dalla banca ('saldo banca'), ma al saldo ricalcolato dopo aver eliminato tutti gli addebiti illegittimi ('saldo rettificato'). Questa decisione favorisce il correntista, poiché permette di accertare la reale natura dei versamenti solo dopo aver depurato il conto da ogni illegittimità, ridefinendo i termini per la prescrizione dell'azione di recupero crediti.
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Onere della prova bancario: no ordine di esibizione
Una società ha perso la causa contro una banca per la presunta illegittimità di alcune clausole contrattuali, a causa della mancata produzione del contratto e degli estratti conto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando come l'onere della prova bancario gravi sul cliente. Se la banca invita il correntista a ritirare i documenti in filiale e quest'ultimo non si attiva, la sua inerzia non giustifica la successiva richiesta di un ordine di esibizione al giudice, rendendo la mancata produzione documentale a lui imputabile.
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Competenza per materia: fideiussione e usura
Un tribunale specializzato per le imprese ha sollevato un conflitto di giurisdizione in un caso che presentava sia una domanda di nullità di una fideiussione per violazione di norme antitrust, sia domande relative all'usura. La Corte di Cassazione ha stabilito la corretta competenza per materia, separando le cause: la questione antitrust rimane di competenza del tribunale specializzato, mentre le domande sull'usura sono state assegnate al tribunale ordinario, evidenziando la mancanza di una connessione processuale tra le due.
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Tasso leasing: quando è valido anche se non indicato?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 35101/2024, ha stabilito che un contratto di leasing è valido anche se il tasso di interesse non è esplicitamente indicato. È sufficiente che il tasso leasing sia oggettivamente determinabile sulla base degli altri elementi contrattuali, come il capitale, la durata e l'importo delle rate. La Corte ha chiarito che la trasparenza è garantita quando il cliente può ricostruire il costo totale dell'operazione, anche tramite un calcolo matematico, senza che vi sia discrezionalità da parte della società concedente.
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Clausola di rinuncia: validità e valore probatorio
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 35092/2024, ha stabilito la piena validità di una clausola di rinuncia inserita in un atto di riscatto di un contratto di leasing. Nonostante fosse in corso una causa per la restituzione di somme, la dichiarazione dell'utilizzatore di 'non avere più nulla a pretendere' è stata interpretata come una consapevole rinuncia ai propri diritti. La Corte ha inoltre chiarito che la produzione tardiva in giudizio di tale atto non ne inficia l'efficacia, in quanto la parte che lo ha sottoscritto non può lamentare una violazione del contraddittorio.
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Nullità clausola indicizzazione: la Cassazione decide
Un'impresa cliente ha contestato la validità di alcuni contratti di leasing per l'indeterminatezza del tasso. La Corte d'Appello ha dichiarato la nullità della clausola di indicizzazione e condannato la società di leasing alla restituzione di ingenti somme. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società di leasing, confermando che l'indeterminatezza della clausola di adeguamento del canone, per mancanza degli elementi necessari al suo calcolo, rende nulla la pattuizione e giustifica la rideterminazione degli interessi dovuti.
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