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Art. 117 Testo Unico Bancario — Anno 2024

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136 provvedimenti

Altri anni per Art. 117 Testo Unico Bancario

Tasso soglia usura: la Cassazione chiarisce i costi
La Cassazione, con una recente ordinanza, ha respinto il ricorso di alcuni clienti contro un istituto di credito, confermando la validità di due contratti di mutuo. La Corte ha stabilito che la commissione di estinzione anticipata non rientra nel calcolo del tasso soglia usura, in quanto non è una remunerazione per il credito. Ha inoltre dichiarato inammissibili le censure relative al calcolo degli interessi di mora e all'errata indicazione del TAEG, ribadendo i limiti del proprio sindacato di legittimità.
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Disconoscimento firma: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un fideiussore contro una società di gestione crediti. Il ricorrente aveva prima contestato la falsità della propria firma sulla fideiussione e, in un secondo momento, la conformità della copia del documento all'originale. La Corte ha stabilito che un disconoscimento firma così contraddittorio, generico e tardivo costituisce una valutazione di fatto riservata al giudice di merito, rendendo il motivo di ricorso inammissibile.
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Interessi usurari conto corrente: la CTU è decisiva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni correntisti in una causa per interessi usurari conto corrente. La decisione si fonda sulla mancata contestazione specifica della Consulenza Tecnica d'Ufficio (CTU) del primo grado, che aveva escluso il superamento del tasso soglia. La Corte ha ribadito che non è possibile, in sede di legittimità, sostituire la valutazione del perito del tribunale con quella di parte, confermando la condanna al pagamento di una somma inferiore a quella originariamente richiesta dalla banca.
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Riunione dei ricorsi: la Cassazione chiarisce
Una società fallita contesta una sentenza d'appello sfavorevole in una causa contro un istituto di credito per interessi illegittimi. Poiché pende anche un ricorso contro la decisione di revocazione della stessa sentenza, la Cassazione, con ordinanza interlocutoria, dispone la riunione dei ricorsi, posticipando la decisione sul merito per garantire coerenza processuale ed evitare giudicati contrastanti.
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Ius variandi: modifica unilaterale inefficace
Un correntista contesta un decreto ingiuntivo per anatocismo trimestrale non pattuito. La Cassazione chiarisce che l'illegittimo esercizio dello ius variandi da parte della banca rende la modifica inefficace, ma non invalida la clausola contrattuale originaria (semestrale), che deve essere applicata per determinare il debito. Ricorso rigettato.
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Nullità fideiussione: quando il tempo è decisivo
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società e dei suoi garanti che chiedevano la nullità di una fideiussione per violazione della normativa antitrust. La Corte ha stabilito che la nullità fideiussione non può essere dichiarata se il contratto di garanzia è stato stipulato prima dell'esistenza dell'intesa anticoncorrenziale (in questo caso, un modello ABI del 2002 contro un contratto del 1996). Inoltre, ha dichiarato inammissibile il motivo relativo alla capitalizzazione trimestrale degli interessi perché la questione era già stata decisa e non appellata tempestivamente, formando così un giudicato interno.
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Prescrizione rimesse solutorie: la Cassazione decide
Un istituto di credito ha impugnato una sentenza che lo condannava a rimborsare somme a una società fallita. La Corte di Cassazione ha parzialmente accolto il ricorso, focalizzandosi sul tema della prescrizione rimesse solutorie. È stato stabilito che per sollevare l'eccezione di prescrizione è sufficiente per la banca affermare l'inerzia del correntista, senza dover specificare quali singole rimesse abbiano natura solutoria. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione su questo punto e su questioni relative all'usura.
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Domanda tardiva conto corrente: le regole processuali
La Corte di Cassazione affronta il caso di una domanda tardiva in una controversia su conto corrente bancario. Diverse società avevano citato in giudizio un istituto di credito per addebiti illegittimi. In un secondo momento, i loro garanti avevano avviato una causa separata, introducendo nuove contestazioni su operazioni di sconto e anticipo. La Corte ha stabilito che la domanda relativa a tali operazioni, essendo stata introdotta tardivamente nel primo giudizio, è inammissibile. La riunione dei due procedimenti non sana le preclusioni processuali già maturate, confermando il principio dell'autonomia dei giudizi riuniti e il rigore dei termini processuali.
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Anatocismo bancario: Cassazione rinvia la decisione
Una società correntista ha citato in giudizio un istituto di credito per la restituzione di somme indebitamente pagate a titolo di interessi anatocistici su un conto corrente ancora aperto. La Corte d'Appello ha ritenuto ammissibile la domanda di accertamento del credito. La banca ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte, riscontrando un contrasto giurisprudenziale sulla legittimità dell'anatocismo bancario post delibera CICR del 2000, ha emesso un'ordinanza interlocutoria rinviando la causa a una pubblica udienza per risolvere la questione di diritto.
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Onere della prova contratto bancario: la Cassazione
Una società correntista ha citato in giudizio una banca per la restituzione di somme indebitamente percepite. La Corte d'Appello aveva respinto la domanda perché la società non aveva prodotto il contratto, invertendo di fatto l'onere della prova. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, stabilendo che, in caso di contestazione sulla forma scritta del contratto, spetta alla banca dimostrarne l'esistenza. La Suprema Corte ha inoltre affermato che la prova dei movimenti bancari può essere fornita anche tramite documenti alternativi, come gli estratti conto scalari, validando l'operato del consulente tecnico.
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Affidamento di fatto: prova senza contratto scritto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 16445/2024, ha stabilito che per i rapporti bancari sorti prima del 1992, la prova di un'apertura di credito non necessita di un contratto scritto. L'esistenza di un "affidamento di fatto" può essere dimostrata attraverso il comportamento concludente delle parti, come la sistematica accettazione di scoperti di conto. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che, richiedendo la prova scritta, aveva erroneamente considerato prescritto il diritto di un cliente a recuperare somme indebitamente pagate.
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Termine lungo impugnazione: un giorno fa la differenza
La Cassazione dichiara inammissibile un ricorso perché notificato un giorno dopo la scadenza del termine lungo impugnazione. L'ordinanza analizza il calcolo del termine, includendo la sospensione feriale e quella straordinaria per Covid-19, sottolineando l'importanza del rispetto perentorio delle scadenze processuali in un contenzioso bancario.
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Apertura di credito: prova scritta e prescrizione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 16194/2024, ha stabilito che per superare l'eccezione di prescrizione in un'azione di ripetizione di indebito contro una banca, il cliente deve provare non solo l'esistenza di un'apertura di credito, ma anche il suo esatto ammontare. In assenza di tale prova, i versamenti su un conto scoperto sono considerati solutori e la prescrizione decorre da ogni singola operazione, non dalla chiusura del conto. La mancanza dell'indicazione dell'importo del fido rende il contratto nullo per indeterminatezza.
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Determinazione tasso interesse: il ricorso inammissibile
Una società ha citato in giudizio un istituto di credito contestando l'indeterminatezza del tasso di interesse applicato al suo conto corrente. Dopo una sentenza d'appello sfavorevole, che aveva accertato l'esistenza di un accordo scritto sul tasso, la società ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che la valutazione sulla chiarezza della clausola contrattuale costituisce un accertamento di fatto non sindacabile in sede di legittimità. La società è stata inoltre condannata per abuso del processo, con pesanti sanzioni economiche, per aver proseguito il giudizio nonostante una proposta di definizione.
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Inammissibilità ricorso cassazione: analisi ordinanza
Un cliente ha presentato ricorso contro una banca e una società di cartolarizzazione per presunte irregolarità in contratti bancari. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso, sottolineando che i motivi presentati erano generici, sollevati per la prima volta in quella sede, o non centravano la reale motivazione giuridica (ratio decidendi) della sentenza precedente. Il caso ribadisce i rigorosi requisiti di specificità per i ricorsi, rendendo cruciale la discussione sulla inammissibilità ricorso cassazione.
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Ricognizione di debito: effetti sulla prova del credito
Un'azienda e il suo garante si opponevano a un decreto ingiuntivo basato su un saldo di conto corrente. La controversia verteva sulla natura di un successivo atto notarile, qualificato dai giudici come ricognizione di debito e non come novazione. Nonostante la ricognizione di debito inverta l'onere della prova, il garante è riuscito a dimostrare la nullità di alcune clausole del contratto originario. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito che, di conseguenza, ha ridotto l'importo dovuto, ponendo nuovamente a carico del creditore l'onere di provare l'esatto ammontare del suo credito. L'appello del garante è stato dichiarato inammissibile perché mirava a un riesame dei fatti, non consentito in sede di legittimità.
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Prescrizione conto corrente: prova dell’affidamento
In un caso di anatocismo e interessi illegittimi su conto corrente, la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un istituto di credito, stabilendo un principio fondamentale sulla prescrizione conto corrente. Per posticipare il decorrere della prescrizione alla chiusura del conto, il cliente deve provare non solo l'esistenza di un fido, ma anche il suo specifico limite massimo. I versamenti effettuati oltre tale limite sono considerati solutori, con prescrizione che decorre dal singolo pagamento. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Nullità contratto di mutuo: TAN assente, basta TAEG?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 15195/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un mutuatario che lamentava la nullità del contratto di mutuo per la mancata indicazione esplicita del T.A.N. (Tasso Annuo Nominale). La Corte ha stabilito che la nullità del contratto di mutuo non sussiste quando il tasso di interesse, seppur non esplicitato come T.A.N., è chiaramente determinabile da altri elementi contrattuali, come il T.A.E.G. e il piano di ammortamento allegato, che riportano analiticamente tutte le condizioni economiche dell'operazione, garantendo così la trasparenza richiesta dalla legge.
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Errore di fatto: i limiti alla revoca della Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14094/2024, chiarisce la distinzione tra errore di fatto e errore di giudizio. Ha dichiarato inammissibile un ricorso per revocazione, stabilendo che una valutazione errata delle prove processuali non costituisce un errore di fatto, ma un errore di giudizio, e pertanto non può essere motivo di revocazione della sentenza.
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Onere della prova apertura di credito: chi deve provare?
Una società ha agito contro un istituto di credito per la restituzione di somme indebitamente pagate. La banca ha eccepito la prescrizione. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'onere della prova dell'apertura di credito, essenziale per superare l'eccezione di prescrizione, grava sul correntista. In assenza di tale prova, le rimesse sul conto sono considerate solutorie e soggette alla prescrizione decennale. La Corte ha quindi cassato la sentenza di merito, rinviando la causa per una nuova valutazione.
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