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Art. 112 Codice di Procedura Civile — Anno 2025

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Altri anni per Art. 112 Codice di Procedura Civile

Legato in sostituzione di legittima: rinuncia implicita
La Corte di Cassazione chiarisce che un erede legittimario, a cui sia stato lasciato un legato in sostituzione di legittima, rinuncia implicitamente a tale legato nel momento in cui agisce in giudizio per ottenere la sua quota di eredità in natura. La Corte ha stabilito che tale azione è incompatibile con la volontà di conservare il legato, confermando la decisione dei giudici di merito e rigettando il ricorso dell'erede universale.
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Contratto a progetto: requisiti e limiti del ricorso
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un lavoratore che chiedeva la conversione del suo contratto a progetto in rapporto di lavoro subordinato. La Corte ha ritenuto inammissibili i motivi del ricorso perché confusi e diretti a un riesame del merito, confermando la validità dei contratti stipulati. È stato ribadito che la valutazione sulla specificità di un progetto è una questione di fatto, non sindacabile in sede di legittimità, specialmente in caso di "doppia conforme" (decisioni uguali nei primi due gradi di giudizio). La richiesta di differenze retributive è stata respinta per genericità e mancanza di prova.
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Onere della prova DVR: i poteri del giudice del lavoro
Un lavoratore ha impugnato un contratto a termine per la presunta mancanza del Documento di Valutazione dei Rischi (DVR). La Corte di Cassazione ha stabilito che, a fronte di una contestazione generica del lavoratore e della produzione di un DVR datato da parte dell'azienda, il giudice d'appello ha legittimamente esercitato i propri poteri istruttori per acquisire la documentazione aggiornata. La decisione chiarisce l'equilibrio tra l'onere della prova DVR a carico del datore di lavoro e i poteri del giudice nel processo del lavoro.
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Rivalutazione dei fatti: Cassazione e limiti del ricorso
L'appello di un lavoratore per il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato viene respinto. La Corte di Cassazione ha confermato che il ricorso è inammissibile se mira a una mera rivalutazione dei fatti, competenza esclusiva dei giudici di merito. Anche la domanda per indebito arricchimento è stata considerata accessoria e non autonoma.
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Clausola sociale: obbligo di assunzione nel cambio appalto
Una società subentrante in un appalto di vigilanza privata contestava l'obbligo di assunzione di un lavoratore della precedente azienda, invocando la diversità del nuovo contratto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la clausola sociale prevista dal CCNL e dal bando di gara costituisce un obbligo giuridico vincolante, non una mera intenzione. Anche in caso di riduzione dei servizi, l'obbligo di assunzione permane, seppur riproporzionato, garantendo la tutela occupazionale.
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Clausola sociale: onere della prova del lavoratore
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di alcuni lavoratori che chiedevano l'assunzione presso una nuova società appaltatrice in virtù della clausola sociale. La decisione si fonda su un principio processuale: i lavoratori non avevano contestato una delle autonome ragioni della sentenza d'appello, ovvero la mancata dimostrazione del loro diritto a essere preferiti rispetto ad altri dipendenti. Tale omissione ha reso inammissibile l'intero ricorso, confermando il rigetto della domanda di assunzione.
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Danno futuro: prova necessaria per il risarcimento
Una società cita in giudizio il proprio consulente fiscale per errori che hanno generato avvisi di irregolarità. La Cassazione nega il risarcimento per il danno futuro, poiché i ricorrenti non hanno provato, con alta probabilità, che la pretesa fiscale si sarebbe concretizzata in una riscossione effettiva, non essendo sufficiente il solo avviso bonario.
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Riqualificazione rapporto di lavoro e Comune capofila
La Corte di Cassazione affronta un caso di riqualificazione rapporto di lavoro da autonomo a subordinato di un'animatrice di comunità impiegata da un Comune, ente capofila di un Ambito Sociale di Zona. La Corte conferma che l'Ambito non ha personalità giuridica autonoma e che il Comune capofila è il reale datore di lavoro, responsabile delle obbligazioni. La sentenza ribadisce che la natura del rapporto dipende dalle concrete modalità di svolgimento della prestazione. Tuttavia, il ricorso del Comune viene accolto limitatamente all'eccezione di prescrizione, non esaminata dalla Corte d'Appello, con rinvio per una nuova valutazione su questo specifico punto.
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Finanziamento soci: quando il rimborso è dovuto
Una società ha tentato di posticipare il rimborso di un cospicuo finanziamento soci, sostenendo di versare in difficoltà finanziarie al momento dell'erogazione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la condanna al pagamento. La Corte ha stabilito che, per ottenere la postergazione, la società deve fornire prove concrete di un grave squilibrio finanziario o di una situazione in cui un conferimento di capitale sarebbe stato più ragionevole, prove che in questo caso mancavano.
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Responsabilità intermediario finanziario: quando è esclusa
La Cassazione ha confermato la decisione che esclude la responsabilità di un intermediario finanziario per la truffa di un promotore. La condotta anomala e consapevole degli investitori ha interrotto il nesso causale, esonerando la banca da ogni risarcimento.
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Interesse ad agire: quando si perde per prescrizione?
La Corte di Cassazione, con ordinanza n. 32546/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni investitori contro un istituto di credito. La Corte ha stabilito che, una volta prescritto il diritto alla restituzione delle somme e al risarcimento del danno, viene meno l'interesse ad agire per la sola dichiarazione di nullità delle operazioni finanziarie, poiché tale accertamento non produrrebbe alcun risultato utile e concreto per i ricorrenti.
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Perdita di chance: come si calcola il risarcimento?
Un'azienda subisce un inadempimento contrattuale e perde un'importante commessa. La Cassazione interviene sul calcolo del danno da perdita di chance, annullando la decisione della Corte d'Appello perché la quantificazione equitativa del danno era arbitraria e priva di motivazione, stabilendo che deve basarsi su criteri logici e verificabili.
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Onere della prova preliminare: la decisione della Cassazione
Una società costruttrice ha citato in giudizio una società immobiliare per ottenere l'esecuzione di un contratto preliminare di vendita, chiedendo una riduzione del prezzo a causa della scoperta di contaminanti nel terreno. I tribunali di merito e la Corte di Cassazione hanno respinto la domanda, sottolineando che l'acquirente non aveva adempiuto al proprio onere della prova preliminare riguardo l'inadempimento del venditore. La Corte ha ribadito che il giudice ha ampia discrezionalità nel valutare l'ammissibilità delle prove e che la richiesta di riesame dei fatti è inammissibile in sede di legittimità.
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Contributo consortile: quando è dovuto? La Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'erede contro un consorzio di bonifica, stabilendo che il pagamento del contributo consortile è legittimo anche in assenza di un beneficio diretto e immediato. La Corte ha chiarito che il presupposto del tributo è il vantaggio potenziale che l'immobile riceve dall'esistenza delle opere di bonifica, come l'aumento del suo valore fondiario e la sicurezza idraulica. L'esistenza di un "piano di classifica" approvato crea una presunzione di tale vantaggio, invertendo l'onere della prova a carico del contribuente, che deve dimostrare l'assenza totale di beneficio.
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Inadempimento contratto preliminare: le conseguenze
La Corte di Cassazione conferma che l'inadempimento contratto preliminare da parte del venditore, dovuto a irregolarità urbanistiche che rendono l'immobile non commerciabile, giustifica la richiesta del compratore di ottenere il doppio della caparra versata. La successiva regolarizzazione dell'immobile non sana la violazione contrattuale già avvenuta alla scadenza dei termini pattuiti. La Corte ha rigettato il ricorso dei venditori, confermando le decisioni dei gradi precedenti che li riconoscevano come unici responsabili del fallimento dell'operazione di compravendita.
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Onere della prova banca: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un istituto di credito che non era riuscito a provare l'ammontare del suo credito per la mancanza di una serie completa di estratti conto. La sentenza ribadisce che l'onere della prova della banca è rigoroso e non può essere superato chiedendo al giudice di basare i calcoli su dati parziali o di nominare un consulente tecnico in assenza dei documenti fondamentali. Viene inoltre confermata la nullità delle clausole anatocistiche pre-2000, che non possono essere sanate da un adeguamento unilaterale.
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Allegazioni tardive: inammissibile il ricorso in appello
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società contro un istituto di credito. La società aveva introdotto un nuovo fatto, relativo all'aumento della sua linea di credito, solo nella comparsa conclusionale del primo grado. La Corte ha confermato che si tratta di allegazioni tardive, inammissibili sia in quella fase sia nel successivo giudizio di appello, ribadendo il rigoroso divieto di 'nova' nel processo civile.
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Omessa pronuncia: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso basato su una presunta omessa pronuncia. I ricorrenti lamentavano che la Corte d'Appello non si fosse espressa sulla loro eccezione di inesistenza di una fideiussione, interpretandola invece come un'eccezione di nullità. La Cassazione ha chiarito che criticare l'interpretazione di un'eccezione da parte del giudice di merito non costituisce un vizio di omessa pronuncia, ma un accertamento di fatto non sindacabile in sede di legittimità.
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Ricalcolo pensione avvocati: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul caso di un professionista che chiedeva il ricalcolo della propria pensione. La controversia verteva sul corretto coefficiente di rivalutazione ISTAT da applicare ai redditi e sulle conseguenze del versamento di contributi inferiori al dovuto. La Corte ha stabilito un principio fondamentale: la pensione deve essere calcolata in base ai contributi effettivamente versati. Pertanto, se la rivalutazione applicata era inferiore a quella corretta e i contributi sono stati pagati su quella base ridotta, anche il ricalcolo pensione avvocati dovrà tenere conto del minor reddito coperto da contribuzione. La Corte ha inoltre affrontato la questione della prescrizione del diritto al ricalcolo.
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Rivalutazione pensione: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione interviene su una disputa tra un ente previdenziale forense e i suoi iscritti riguardo la corretta rivalutazione dei redditi ai fini pensionistici. La Corte stabilisce che, sebbene il coefficiente di rivalutazione corretto sia quello più alto richiesto dagli iscritti, la pensione deve essere calcolata sui redditi effettivamente coperti da contribuzione. Poiché i contributi sono stati versati sulla base di un coefficiente inferiore, la pensione va calcolata su quest'ultima base, cassando con rinvio la decisione d'appello.
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