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Art. 112 Codice di Procedura Civile — Anno 2025

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5346 provvedimenti

Altri anni per Art. 112 Codice di Procedura Civile

Inquadramento superiore: quando è legittimo il rigetto
Una lavoratrice chiede un inquadramento superiore e differenze retributive, ma la sua domanda viene rigettata. La Cassazione conferma la decisione, stabilendo che per l'inquadramento superiore non basta un aumento quantitativo dei compiti, ma serve una prova qualitativa di mansioni con autonomia e responsabilità, che nel caso di specie mancava.
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Efficacia del giudicato in cause connesse: la Cassazione
Un gruppo di proprietari immobiliari contesta la vendita di aree ritenute comuni a una società. Quest'ultima invoca una precedente sentenza che ne affermava la natura privata. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso, stabilendo che un giudice non può ignorare una precedente pronuncia su fatti analoghi, anche se non pienamente vincolante, ribadendo l'importanza dell'efficacia del giudicato come elemento probatorio.
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Motivazione apparente: Cassazione annulla sentenza
Un lavoratore vince in primo grado contro due aziende, sostenendo l'esistenza di un rapporto di lavoro mascherato da appalto di servizi. La Corte d'Appello ribalta la decisione, ma la Corte di Cassazione annulla quest'ultima sentenza per "motivazione apparente". Secondo la Suprema Corte, i giudici d'appello non hanno adeguatamente spiegato le ragioni della loro decisione, limitandosi a enunciazioni astratte senza un'analisi concreta delle prove, violando così il requisito minimo costituzionale di una motivazione comprensibile.
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Trattamento integrativo: conta la qualifica formale
Un giornalista, pur ricevendo il trattamento economico e normativo di 'Capo Redattore', non aveva diritto al relativo e più vantaggioso trattamento previdenziale integrativo perché la sua qualifica formale era di 'Inviato Speciale'. La Corte di Cassazione ha stabilito che, secondo il contratto collettivo, il beneficio è legato alla qualifica formale detenuta e non alla mera equiparazione economica, respingendo così il ricorso del lavoratore.
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Ricorso per Cassazione: quando è inammissibile
Una società di costruzioni ha presentato ricorso contro la sentenza della Corte d'Appello che la condannava al pagamento di differenze retributive e TFR a un ex dipendente. La società lamentava un'errata valutazione delle prove documentali. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo i rigidi limiti del sindacato di legittimità sulla valutazione dei fatti e delle prove compiuta dal giudice di merito. La decisione chiarisce che il ricorso per cassazione non può essere utilizzato per ottenere un nuovo esame del merito della causa.
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Appello incidentale: notifica e onere della prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, chiarisce due importanti principi processuali. In primo luogo, stabilisce che la mancata notifica dell'appello incidentale ne determina l'improcedibilità, senza che il deposito telematico possa sanare tale vizio. In secondo luogo, ribadisce che la parte, vittoriosa in primo grado ma appellata, ha l'onere di riproporre in modo inequivocabile le istanze istruttorie per devolverle al giudice d'appello. La Corte ha rigettato il ricorso di una lavoratrice, confermando la decisione della Corte d'Appello che aveva respinto le sue domande per difetto di prova.
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Domanda di straordinario: come formularla nel ricorso
La Cassazione ha respinto il ricorso di un lavoratore per il pagamento di straordinari, chiarendo che la domanda di straordinario deve essere formulata esplicitamente nell'atto introduttivo. Anche se le ore di lavoro erano state indicate, la mancanza di una richiesta di pagamento specifica è stata decisiva. La Corte ha inoltre confermato l'inquadramento superiore del dipendente.
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Errore dichiarazione redditi: come difendersi
Un contribuente contesta una cartella di pagamento, sostenendo di aver diritto a maggiori deduzioni non indicate correttamente nella dichiarazione originale. Le commissioni tributarie rigettano il ricorso, ritenendo scaduti i termini per la modifica. La Corte di Cassazione, invece, accoglie il ricorso, stabilendo che in sede di contenzioso è sempre possibile difendersi da una pretesa fiscale dimostrando un errore nella dichiarazione dei redditi, anche se i termini per la dichiarazione integrativa sono passati. La cartella viene annullata.
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Accertamento studi di settore: la soglia del 10%
Un'ordinanza della Corte di Cassazione affronta il tema dell'accertamento studi di settore, chiarendo il presupposto della "grave incongruenza". Il caso riguardava un avviso di accertamento emesso dall'Agenzia delle Entrate nei confronti di una società di trasmissioni televisive. La Corte ha stabilito che, sebbene il requisito della grave incongruenza sia necessario, uno scostamento tra reddito dichiarato e quello risultante dagli studi superiore al 10% può già essere un indice di significativa divergenza. La sentenza di merito è stata cassata perché il giudice si era limitato ad escludere la gravità basandosi su una soglia fissa del 20%, senza un'analisi concreta dei fatti e delle prove.
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Presunzioni semplici: limiti all’accertamento fiscale
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di accertamento fiscale basato su presunzioni semplici. Una società del settore sanitario aveva impugnato un avviso dell'Agenzia delle Entrate che contestava maggiori ricavi. La Corte ha rigettato il ricorso della società, ritenendo i motivi inammissibili per difetto di specificità. La decisione sottolinea che, per contestare un accertamento, non è sufficiente enunciare i motivi, ma è necessario fornire e trascrivere i documenti a sostegno delle proprie tesi, come quelli attestanti la congruità agli studi di settore.
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Interpello disapplicativo: quando impugnarlo è inutile
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 32885/2025, ha chiarito un importante principio processuale in materia tributaria. Se un contribuente impugna il diniego di un interpello disapplicativo per società di comodo, ma successivamente riceve l'avviso di accertamento per lo stesso periodo d'imposta, il primo ricorso diventa inammissibile. L'interesse ad agire si concentra interamente sull'impugnazione dell'avviso di accertamento, che assorbe la questione precedente. La Corte ha inoltre annullato la decisione di merito per motivazione apparente, non avendo il giudice spiegato perché le prove fornite dalla società fossero insufficienti.
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Completezza informativa concordato: l’obbligo di verità
La Cassazione conferma l'inammissibilità di una proposta di concordato preventivo per violazione del principio di completezza informativa. La società aveva omesso di indicare nel piano una potenziale azione di responsabilità contro l'amministratore e aveva fornito dati incompleti e fuorvianti sulla crisi aziendale. Secondo la Corte, la mancanza di trasparenza inficia la procedura e impedisce ai creditori di esprimere un voto consapevole.
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Ricorso per cassazione: i requisiti di ammissibilità
Un notaio ha presentato appello alla Corte Suprema contro una sentenza che lo obbligava a saldare il pagamento per mobili da ufficio. La Corte ha dichiarato il ricorso per cassazione inammissibile, evidenziando difetti procedurali, la mancanza di specificità nei motivi di appello e l'impossibilità di riesaminare fatti già confermati da due tribunali di grado inferiore.
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Atti in frode: dati falsi revocano il concordato
La Corte di Cassazione conferma la revoca di un concordato preventivo e la successiva dichiarazione di fallimento di una società. La decisione si fonda sulla constatazione che la presentazione di dati contabili e patrimoniali significativamente diversi dalla realtà integra gli estremi degli atti in frode ai creditori, a prescindere da un'esplicita volontà di ingannare. La mera consapevolezza di fornire informazioni incomplete o inesatte è sufficiente a compromettere la procedura.
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Litisconsorzio necessario e locazione: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di cessione di un contratto di locazione ad uso commerciale, non sussiste un'ipotesi di litisconsorzio necessario tra il conduttore originario (cedente) e il nuovo conduttore (cessionario). L'ente locatore può agire per la risoluzione del contratto e il pagamento dei canoni solo nei confronti del conduttore originario, se non lo ha espressamente liberato dalle sue obbligazioni. Il ricorso del conduttore, che lamentava la mancata partecipazione al giudizio della società cessionaria, è stato quindi respinto.
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Accertamento sintetico: Cassazione, regole e limiti
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una contribuente contro un avviso di accertamento sintetico basato sul redditometro per gli anni 2006-2008. La Corte ha confermato la legittimità dell'operato dell'Agenzia delle Entrate, chiarendo che il 'nuovo redditometro' non si applica retroattivamente e che per la prova contraria non basta dimostrare la ricezione di donazioni, ma bisogna provarne l'effettivo utilizzo per sostenere il tenore di vita. L'ordinanza ribadisce inoltre la validità della 'spalmatura' degli incrementi patrimoniali nel quinquennio precedente per gli accertamenti anteriori al 2009.
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Giudicato interno IMU: la Cassazione chiarisce
Un contribuente ha richiesto una riduzione dell'IMU per immobili di interesse storico, basandosi su precedenti sentenze favorevoli che, a suo dire, costituivano un "giudicato interno". La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, specificando che, poiché le sentenze invocate erano ancora soggette a impugnazione e non definitive, non potevano costituire un precedente vincolante per gli anni d'imposta successivi.
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Prova rimborso fiscale: onere probatorio del contribuente
Una società commerciale si è vista negare un rimborso fiscale per investimenti ambientali. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, confermando le decisioni dei gradi precedenti. La Corte ha stabilito che per la prova del rimborso fiscale, il contribuente deve fornire un quadro probatorio completo e coerente. Una perizia tecnica da sola non è sufficiente, specialmente se altri elementi, come le transazioni commerciali con i fornitori, risultano poco chiari o ingiustificati. L'onere della prova grava interamente sul contribuente.
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Ingiunzione fiscale: limiti all’impugnazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha respinto il ricorso di un contribuente contro un'ingiunzione fiscale per il pagamento dell'IMU. La Corte ha chiarito che l'impugnazione dell'ingiunzione, quando segue un avviso di accertamento già notificato, è limitata ai vizi propri dell'atto di riscossione e non può rimettere in discussione il merito della pretesa tributaria. Sono stati inoltre respinti i motivi relativi al presunto giudicato interno, alla litispendenza e ai vizi formali per mancanza di specificità e autosufficienza.
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Riduzione IMU immobili storici: limiti e condizioni
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha annullato la decisione di una commissione tributaria regionale che aveva concesso una riduzione IMU per immobili storici sulla base di una tutela culturale indiretta. La Corte ha chiarito che il beneficio fiscale spetta solo in presenza di una dichiarazione formale di interesse culturale (tutela diretta) e non per immobili soggetti a vincoli paesaggistici o di contesto. Il caso riguardava anche la distinzione tra immobili collabenti (esenti) e inabitabili (con imposta ridotta), su cui il giudice di merito aveva commesso un errore di fatto. La Corte ha quindi affermato il principio secondo cui la riduzione IMU per immobili storici non può essere estesa per analogia.
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