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Art. 1117 Codice Civile — Anno 2026

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107 provvedimenti

Altri anni per Art. 1117 Codice Civile

Nascita del condominio: sottotetto privato o comune? La Cassazione
La Corte di Cassazione affronta il tema della nascita del condominio. Un proprietario al piano terra e i proprietari del piano superiore litigavano sulla proprietà di sottotetti e lastrici solari. I proprietari dell'ultimo piano li ritenevano di loro esclusiva pertinenza. La Corte ha stabilito un principio fondamentale: un condominio nasce automaticamente nel momento in cui un edificio, prima di un unico proprietario, viene frazionato in più unità immobiliari intestate a soggetti diversi. Non serve un atto formale. Di conseguenza, i sottotetti e i lastrici solari si presumono beni comuni, salvo che un atto di acquisto non lo escluda espressamente. I proprietari del piano superiore hanno quindi perso la causa.
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Scava sotto casa: la presunzione di comunione blocca i lavori
Una condomina scava il terrapieno sotto la sua cucina per creare un nuovo vano, annettendolo alla sua proprietà esclusiva. Un altro condomino si oppone, sostenendo che il suolo è parte comune. La Corte di Cassazione dà ragione a quest'ultimo, riaffermando il principio della presunzione di comunione del suolo su cui sorge l'edificio, come stabilito dall'art. 1117 del codice civile. L'appropriazione è illegittima perché sottrae definitivamente la parte comune all'uso, anche solo potenziale, degli altri condomini. La condomina viene quindi condannata a ripristinare lo stato dei luoghi a proprie spese.
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Costituzione Supercondominio: vicinanza tra edifici non basta
Alcuni proprietari hanno contestato una delibera che approvava regolamento e tabelle di un supercondominio, sostenendo che il loro edificio non ne facesse parte. La Corte di Cassazione ha dato loro ragione, stabilendo un principio fondamentale sulla costituzione del supercondominio: la semplice vicinanza tra edifici o la loro origine da un unico piano di lottizzazione non è sufficiente. Per creare un supercondominio, è necessario dimostrare l'esistenza di beni o servizi oggettivamente e funzionalmente legati a più edifici (come viali o impianti centralizzati) oppure un esplicito accordo contrattuale tra tutti i proprietari. La Corte ha annullato la precedente decisione, che si era basata solo sulla conformazione del complesso immobiliare, e ha rinviato il caso per una nuova valutazione basata su questi criteri più rigorosi.
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Terrazzo Occupato: Vince il Condominio, Legittimo l’Amministratore
Un condominio ha citato in giudizio un condomino per l'occupazione esclusiva del lastrico solare. Gli eredi del condomino hanno contestato in Cassazione la legittimazione ad agire dell'amministratore condominiale, sostenendo che la delibera assembleare per 'liberare' l'area non fosse sufficiente per un'azione di rivendicazione della proprietà. La Suprema Corte ha respinto il ricorso, stabilendo che la volontà dell'assemblea, anche se espressa con termini generici, era stata correttamente interpretata dai giudici di merito come un valido mandato per agire a tutela della proprietà comune. Il condominio vince, ottenendo la restituzione del bene.
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Frontalino balcone: condominiale o privato? La Cassazione decide
Una coppia di condomini chiede il risarcimento al Condominio per i danni causati dalla caduta di calcinacci dal balcone del piano superiore. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, stabilendo un principio fondamentale: spetta a chi subisce il danno dimostrare la natura condominiale del frontalino del balcone. Se gli elementi staccati hanno una funzione puramente estetica per l'intero edificio, sono condominiali; altrimenti, sono di proprietà privata del titolare del balcone. In assenza di prove sufficienti sulla loro funzione decorativa comune, la responsabilità non può essere attribuita al Condominio. La domanda di risarcimento è stata quindi definitivamente respinta.
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Crollo Muro di Sostegno: Condominio Salvo, Paga il Privato
La Corte di Cassazione affronta un caso tragico di decesso causato dal crollo di un muro. La questione centrale era definire la proprietà e, di conseguenza, la responsabilità del manufatto. Il muro sosteneva un giardino di proprietà esclusiva, ma era adiacente a un edificio condominiale. La Corte ha stabilito che la responsabilità crollo muro di sostegno ricade interamente sul proprietario del fondo superiore (il giardino). Ha chiarito che un muro con funzione di contenimento di una proprietà privata non rientra tra le parti comuni del condominio, anche se fisicamente collegato ad esso. La responsabilità del proprietario è stata quindi confermata sulla base dell'art. 2053 c.c. per rovina di edificio.
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Lavori su parti private? La nullità delibera condominiale è certa
Un'assemblea condominiale approva lavori di impermeabilizzazione che interessano sia le parti comuni sia le 'bocche di lupo', di proprietà esclusiva di un singolo condomino. Quest'ultimo impugna la decisione. La Corte di Cassazione conferma la nullità della delibera condominiale. Il principio sancito è chiaro: l'assemblea non ha il potere di deliberare interventi su beni di proprietà privata, poiché il suo ambito di competenza è limitato alla gestione delle cose comuni. Tale delibera è nulla per 'eccesso di potere', indipendentemente dal fatto che il proprietario fosse consenziente o che la ripartizione delle spese fosse rimandata. La decisione invade una sfera di diritti individuali che l'assemblea non può toccare. Il Condominio perde la causa.
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Bocche di lupo private: scatta la nullità delibera condominiale
La Corte di Cassazione ha confermato la nullità di una delibera condominiale che approvava lavori di manutenzione su 'bocche di lupo' di proprietà esclusiva di un singolo condomino. I giudici hanno stabilito un principio chiaro: l'assemblea non può deliberare su beni privati, poiché ciò esula dalle sue competenze. La decisione è radicalmente nulla anche se il proprietario interessato è d'accordo e gli altri condomini sono esonerati dalla spesa. Il fatto stesso di approvare l'opera crea una responsabilità per il Condominio su un bene non suo, giustificando l'impugnazione. Questa sentenza ribadisce la netta separazione tra la gestione dei beni comuni e la sfera della proprietà individuale.
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Qualificazione giuridica residence: l’atto di acquisto batte il mandato
La Corte di Cassazione affronta la questione della qualificazione giuridica di un residence per determinare le modalità di riscossione delle spese. Una società di gestione aveva ottenuto un pagamento coattivo contro due proprietari sulla base di un mandato previsto dal regolamento. I proprietari si opponevano, sostenendo di essere in un condominio e che mancasse la necessaria delibera assembleare. La Cassazione ha dato loro ragione, stabilendo che il giudice di merito ha errato a non considerare l'atto di acquisto, che provava la piena proprietà e non una multiproprietà. Questo documento è decisivo per la corretta qualificazione giuridica del residence e per l'applicazione delle norme condominiali, rendendo illegittima la richiesta di pagamento basata sul solo mandato.
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Diritto Uso Esclusivo su Area Comune: No al Diritto ‘Inventato’
Una condomina recintava un'area di manovra comune, rivendicando un diritto reale di uso esclusivo previsto dal regolamento condominiale. Il Condominio si opponeva. La Corte di Cassazione ha dato ragione al Condominio, ribadendo un principio fondamentale stabilito dalle Sezioni Unite: il 'diritto reale di uso esclusivo' su parti comuni è una figura atipica non riconosciuta dalla legge. Questo perché svuota di contenuto il diritto di proprietà degli altri condomini. La Corte ha annullato la decisione precedente, ordinando ai giudici di riesaminare il regolamento per capire quale fosse la reale intenzione delle parti: una vendita, un diritto d'uso personale o altro. La semplice dicitura 'uso esclusivo' non è sufficiente a creare un diritto reale valido.
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Scissione del condominio: lite in Cassazione, ma finisce con un accordo
Alcuni proprietari immobiliari hanno contestato la legittimità della scissione del condominio originario, sostenendo che la creazione di un nuovo condominio autonomo per il loro edificio fosse irregolare. Secondo loro, le delibere del nuovo ente non avevano alcun valore. La controversia è arrivata fino alla Corte di Cassazione. Tuttavia, prima della decisione finale, le parti hanno raggiunto un accordo privato (transazione). Di conseguenza, la Corte Suprema non si è pronunciata sul merito della vicenda, ma ha semplicemente dichiarato l'estinzione del processo. La questione sulla validità della scissione del condominio è stata quindi risolta privatamente tra le parti, senza una sentenza che stabilisse un principio di diritto.
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Spese condominiali non pagate: la lite si estingue con un accordo
Un Condominio ottiene un decreto ingiuntivo contro alcuni proprietari per quote insolute. I proprietari si oppongono, sostenendo l'inesistenza giuridica del Condominio stesso. Dopo una lunga battaglia legale, le parti raggiungono un accordo privato mentre la causa è pendente in Cassazione. Di conseguenza, i giudici non entrano nel merito della questione ma dichiarano l'estinzione del giudizio per transazione. La vicenda si chiude quindi con un accordo che soddisfa entrambe le parti, evitando una sentenza finale e dimostrando come la negoziazione possa porre fine anche alle controversie più complesse.
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Accesso privato, spese comuni: la presunzione di comunione vince
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale sulla ripartizione delle spese condominiali. Il proprietario di un locale seminterrato, con accesso autonomo dalla strada, si opponeva al pagamento delle spese per androne, scale e ascensore. Sosteneva che il suo atto di acquisto lo escludesse. La Corte ha respinto la sua richiesta, affermando che la **presunzione di comunione** di tali parti, essenziali per l'esistenza stessa dell'edificio, può essere vinta solo dal primo atto di vendita del costruttore. In assenza di tale prova, anche chi ha un accesso indipendente deve contribuire alle spese per la conservazione delle parti comuni, poiché servono a mantenere l'intero stabile. Il proprietario ha quindi perso la causa.
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Ex portineria: vende casa ma tiene la quota? La Cassazione dice sì
Un ex condomino vende il proprio appartamento ma, nel contratto, si riserva la proprietà della sua quota sulla vecchia portineria, da tempo inutilizzata e affittata a terzi. Il Condominio si oppone, sostenendo che la quota non può essere separata dall'appartamento. La Corte di Cassazione dà ragione all'ex condomino. Stabilisce che la **natura condominiale ex portineria** può cessare non solo con una delibera formale, ma anche di fatto, quando i condòmini ne cambiano stabilmente la destinazione d'uso. Il bene si trasforma così in una comunione ordinaria, rendendo la quota liberamente trasferibile e separabile dalla proprietà principale. La sentenza precedente viene annullata.
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Demolizione Parti Comuni: Costruttore Perde Contro il Condomino
Un'impresa costruttrice, proprietaria di una porzione di un edificio, demolisce la sua parte per costruire nuove villette, invadendo suolo, sottosuolo e strutture portanti comuni. L'altro proprietario si oppone. La Corte di Cassazione stabilisce che la demolizione di parti comuni condominiali e l'appropriazione di aree condivise sono illegittime. Tale condotta viola il diritto degli altri condomini al pari uso della cosa comune. Anche l'eliminazione dei parcheggi con vincolo di destinazione è illecita. La Corte accoglie il ricorso del proprietario danneggiato, affermando che un singolo condomino non può alterare la struttura e le aree comuni a proprio esclusivo vantaggio.
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Comproprietà lastrico solare: privato o comune? La Cassazione decide
La Corte di Cassazione affronta il tema della comproprietà del lastrico solare in un condominio orizzontale, composto da edifici autonomi. Un condomino aveva trasformato in terrazza privata il tetto che copriva esclusivamente la sua unità. Altri condomini sostenevano che fosse un bene comune. La Corte ha stabilito che, in questo contesto, il lastrico non si presume automaticamente comune. Per affermare la comproprietà del lastrico solare, non basta un generico riferimento ai 'tetti' nel regolamento condominiale. È necessario un atto scritto specifico che manifesti l'inequivoca volontà di tutti i proprietari di renderlo un bene condiviso. Di conseguenza, la Corte ha accolto il ricorso del proprietario dell'unità immobiliare, annullando la precedente decisione.
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Danni all’immobile: legittimazione attiva senza prova di proprietà
Una proprietaria subisce danni al suo sottotetto a causa di lavori eseguiti sulla terrazza soprastante. Il proprietario della terrazza, citato in giudizio, contesta la sua legittimazione attiva a chiedere il risarcimento, sostenendo che non avesse fornito la prova rigorosa della sua proprietà. La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale: per ottenere un risarcimento danni su un immobile, non è richiesta la cosiddetta 'probatio diabolica' (la prova ferrea della proprietà). È sufficiente dimostrare di essere il titolare del diritto al risarcimento attraverso elementi documentali o presuntivi, senza dover produrre l'atto di acquisto. La richiesta del proprietario della terrazza è stata quindi respinta.
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Infiltrazioni e presunzione di condominialità del tetto conteso
La vicenda esamina la richiesta di risarcimento danni avanzata dalla proprietaria di un magazzino contro il condominio adiacente, a causa di gravi infiltrazioni d'acqua provenienti dalla copertura. In primo grado, il tribunale condanna il condominio all'esecuzione dei lavori di ripristino e al pagamento dei danni. La Corte d'Appello ribalta la decisione, escludendo la natura comune della copertura poiché posta a servizio del solo magazzino. La Suprema Corte accoglie il ricorso della proprietaria, ribadendo i rigidi principi sulla presunzione di condominialità del tetto. I giudici di legittimità chiariscono che tale presunzione si basa sulla funzione accessoria del bene e può essere superata solo da indicazioni contrarie contenute nel primo atto di trasferimento dell'immobile. La Corte d'Appello ha inoltre omesso di valutare un fatto decisivo: il tetto raccoglieva le acque piovane dell'intero edificio, confermando la sua funzione comune. La sentenza viene pertanto annullata con rinvio.
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Piazzale comune o servitù? La presunzione di condominialità
La controversia riguarda la proprietà di un piazzale adiacente a un edificio. Alcuni condòmini hanno chiesto l'accertamento della natura comune dell'area, mentre le controparti sostenevano la proprietà esclusiva basandosi su un precedente giudizio che riconosceva solo una servitù di passaggio. La Corte di Cassazione ha confermato la presunzione di condominialità del piazzale, spiegando che l'esistenza di una servitù non esclude la comproprietà e che l'area, per caratteristiche fisiche e funzionali, serve l'intero fabbricato. La decisione chiarisce che il giudicato sulla servitù non impedisce il successivo accertamento della proprietà comune ai sensi dell'articolo 1117 del codice civile.
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Condominialità delle parti comuni: tra altana e scale
La controversia riguarda la natura di una rampa di scale e di un'altana in un edificio storico. Una condomina aveva incorporato tali spazi nella propria abitazione, sostenendo la proprietà esclusiva in base ai propri titoli d'acquisto. La Corte d'Appello aveva dichiarato entrambi i beni come comuni. La Cassazione, tuttavia, ha distinto le due situazioni. Per le scale vige la presunzione di condominialità delle parti comuni, superabile solo con l'atto d'acquisto originario del condominio. Per l'altana, invece, la Corte ha annullato la decisione poiché il giudice di merito non ha verificato se il manufatto fosse oggettivamente destinato al servizio dell'intero edificio o della singola unità. La decisione ribadisce che la condominialità delle parti comuni dipende dalla funzione strutturale dei beni e dalla prova rigorosa del titolo contrario.
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