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Art. 109 TUIR — Sezione Quinta Civile

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906 provvedimenti

Altri anni per Art. 109 TUIR

Definizione agevolata lite: estinzione del giudizio
L'ordinanza analizza un caso in cui un contenzioso fiscale tra l'Agenzia delle Entrate e un istituto bancario, giunto in Cassazione, è stato risolto tramite la definizione agevolata della lite. A seguito dell'adesione del contribuente alla procedura e del relativo pagamento, la Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, senza pronunciarsi nel merito della questione tributaria. La decisione chiarisce che in tali circostanze le spese legali restano a carico di chi le ha anticipate e non è dovuto il doppio contributo unificato.
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Fatture soggettivamente inesistenti: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7102/2024, ha rigettato i ricorsi di una società e dell'Agenzia delle Entrate in un caso di fatture soggettivamente inesistenti. La vicenda riguardava una società del settore metallurgico che aveva dedotto costi e detratto l'IVA da fatture emesse da un fornitore. È emerso che le prestazioni non erano state rese dalla società emittente, ma personalmente dal suo ex amministratore. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito: i costi sono deducibili ai fini delle imposte dirette, poiché la prestazione è stata effettivamente eseguita, ma l'IVA è indetraibile, dato che il contribuente non ha agito con la dovuta diligenza per verificare la reale identità del fornitore.
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Accettazione tacita eredità: difendersi è un rischio
La Corte di Cassazione ha stabilito che un chiamato all'eredità, il quale si costituisce in un giudizio tributario relativo a un debito del defunto e contesta nel merito la pretesa fiscale, compie un atto di accettazione tacita dell'eredità. Tale comportamento, che presuppone la qualità di erede, rende inefficace una successiva e formale rinuncia. La Corte ha quindi rigettato il ricorso del contribuente, confermando che le sue azioni processuali hanno superato la mera conservazione del patrimonio ereditario, integrandolo.
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Costi infragruppo: come provare la deducibilità
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 6584/2024, ha stabilito i principi per la deducibilità dei costi infragruppo e la prova di esportazione. Per i costi infragruppo, non basta un accordo formale, ma è necessario dimostrare l'effettiva utilità del servizio per la società ricevente ("benefit test") attraverso una documentazione completa. Per le esportazioni, in assenza del documento doganale standard, la prova può essere fornita con altri mezzi certi e incontrovertibili, come un manifesto di carico vidimato dalla dogana di uscita.
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Inerenza costi: la Cassazione chiarisce i criteri
Una società del settore lattiero-caseario si è vista contestare la deducibilità di costi per servizi logistici per presunta mancanza di inerenza. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, chiarendo che l'inerenza dei costi va valutata in relazione all'attività d'impresa nel suo complesso e non ai singoli ricavi. La Corte ha stabilito che una documentazione contrattuale lacunosa può essere superata se altri elementi, come una stabile collaborazione e la carenza di mezzi propri del contribuente, dimostrano la pertinenza della spesa.
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Inerenza passività: quando i debiti sono deducibili?
Una società impugnava un avviso di accertamento relativo all'imposta di registro su una cessione di ramo d'azienda. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che per la deduzione dei debiti dalla base imponibile è necessaria la prova della loro inerenza, ovvero il loro stretto collegamento funzionale con l'azienda ceduta. Secondo la Corte, la mera iscrizione delle passività nelle scritture contabili non è sufficiente a dimostrare tale requisito, e l'onere di fornire la prova documentale ricade interamente sul contribuente. La sentenza chiarisce anche che l'amministrazione finanziaria può precisare le proprie contestazioni in corso di causa, senza che ciò costituisca un'illegittima introduzione di nuovi motivi.
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Costi infragruppo: la Cassazione sulla deducibilità
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 6100 del 2024, ha respinto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, confermando la deducibilità dei costi infragruppo e di quelli derivanti da operazioni con imprese in paesi 'black list'. La Corte ha stabilito che, per i costi infragruppo, il contribuente deve fornire prova documentale dell'effettiva utilità del servizio ricevuto. Per le operazioni con paradisi fiscali, è sufficiente dimostrare l'effettivo interesse economico dell'operazione, quale condizione alternativa allo svolgimento di un'attività commerciale da parte del partner estero. La sentenza sottolinea l'importanza di una documentazione robusta e dettagliata per difendersi dalle contestazioni fiscali.
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Documentazione extracontabile: prova di evasione
Una società di arredamento è stata oggetto di un accertamento fiscale per redditi non dichiarati, basato su documentazione extracontabile rinvenuta dalla Guardia di Finanza. La società sosteneva che tali documenti fossero semplici prenotazioni d'acquisto, non vendite concluse. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei giudici di merito, ha respinto il ricorso, stabilendo che in presenza di prove presuntive gravi, precise e concordanti, spetta al contribuente fornire la prova contraria per dimostrare la natura non reddituale di tali operazioni. La semplice affermazione non è sufficiente.
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Documentazione extracontabile: prova di evasione?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28491/2025, ha stabilito che la documentazione extracontabile trovata presso un'azienda costituisce prova presuntiva valida per un accertamento fiscale. Se tali documenti contengono elementi dettagliati di una vendita (acquirente, prezzo, acconto), si presume che rappresentino operazioni non dichiarate. In questo caso, una società di arredamento sosteneva che gli appunti fossero semplici 'prenotazioni', ma non ha fornito alcuna prova a sostegno. La Corte ha confermato la decisione di merito, rigettando il ricorso e sottolineando che l'onere di smentire la presunzione grava sul contribuente.
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Detassazione ambientale: diritto al rimborso valido
Una società aveva richiesto il rimborso di imposte per un investimento in un impianto fotovoltaico, basandosi sulla normativa di detassazione ambientale. L'Agenzia delle Entrate aveva negato il rimborso, sostenendo che la norma fosse stata abrogata e che la richiesta fosse tardiva. La Corte di Cassazione ha dato ragione alla società, stabilendo due principi chiave: il diritto al beneficio fiscale sorge al momento dell'investimento e non può essere annullato da una legge successiva; inoltre, il termine di 48 mesi per la richiesta di rimborso decorre dalla data di scadenza per la presentazione della dichiarazione dei redditi, rendendo la richiesta della società tempestiva.
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Errore percettivo: Cassazione revoca la propria sentenza
La Corte di Cassazione ha revocato una propria precedente decisione a causa di un errore percettivo riguardo la data di notifica di un verbale di constatazione (PVC). Nonostante la correzione dell'errore, che inizialmente favoriva il contribuente, il ricorso dell'Agenzia delle Entrate è stato comunque respinto. La vittoria del contribuente è stata confermata perché la sentenza di secondo grado si basava su una duplice motivazione, e l'Agenzia non ha efficacemente contestato la parte relativa al merito della pretesa fiscale, che è rimasta quindi valida.
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Costi infragruppo: come provare la loro deducibilità
Una società si vede negare la deducibilità dei costi infragruppo per servizi di regia. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 6099/2024, ha stabilito che la prova della deducibilità può essere fornita tramite un compendio di documenti, inclusi contratto, fatture e relazione di revisione, che dimostrino l'utilità effettiva del servizio per la controllata, non essendo sufficiente la mera fatturazione.
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Presunzione assoluta di inerenza: la Cassazione decide
Una società aveva dedotto costi per sponsorizzazioni a favore di associazioni sportive dilettantistiche, ma l'Agenzia delle Entrate li aveva contestati. La Corte di Cassazione ha confermato che, in presenza di specifici requisiti di legge, tali costi godono di una presunzione assoluta di inerenza. Di conseguenza, l'amministrazione finanziaria non può sindacarne la congruità o l'economicità, rendendoli pienamente deducibili.
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Inerenza dei costi: onere della prova sul contribuente
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 6061/2024, ha ribadito un principio fondamentale in materia fiscale: l'onere della prova sull'inerenza dei costi deducibili grava sempre sul contribuente. Il caso riguardava una società a cui l'Agenzia delle Entrate aveva contestato la deducibilità di alcuni costi. La Commissione Tributaria Regionale aveva erroneamente focalizzato il giudizio sulla presunta inesistenza delle operazioni, anziché sulla loro inerenza. La Suprema Corte ha cassato la sentenza, chiarendo che, a fronte di una contestazione sulla certezza e inerenza, spetta al contribuente dimostrare la legittimità della deduzione, e non all'amministrazione finanziaria provare l'inesistenza dell'operazione.
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Deducibilità costi: Cassazione sui servizi infragruppo
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria, confermando la deducibilità dei costi per servizi forniti da una società collegata a uno studio professionale. La Corte ha stabilito che, a fronte di due decisioni di merito conformi che hanno accertato l'inerenza e l'effettività delle prestazioni, non è possibile un riesame dei fatti in sede di legittimità. Ribadito il principio che spetta al contribuente provare l'esistenza e l'inerenza del costo.
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Scissione effetti notificazione: quando è valida?
Una società del settore automobilistico ha impugnato un avviso di accertamento per una presunta frode IVA, sostenendo che la notifica fosse tardiva. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, riaffermando il principio della scissione effetti notificazione. Secondo tale principio, per l'ente impositore, la notifica si perfeziona alla data di spedizione dell'atto, non a quella di ricezione da parte del contribuente, salvando così l'accertamento dalla decadenza.
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Deducibilità costi: legittima se c’è ragione economica
L'Agenzia delle Entrate ha contestato la deducibilità dei costi di un'associazione professionale per servizi ricevuti da una società collegata. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che la deducibilità dei costi è legittima se il contribuente dimostra la loro inerenza all'attività e la presenza di valide ragioni economiche e organizzative che giustifichino l'operazione. In questo caso, non si configura un abuso del diritto, anche in presenza di un vantaggio fiscale.
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Deduzione dei costi: la Cassazione e l’inerenza
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria contro un'associazione professionale, confermando la legittimità della deduzione dei costi per servizi esternalizzati a una società collegata. La sentenza ribadisce che, a fronte di una prova documentale sufficiente fornita dal contribuente (contratto, incarichi, fatture), spetta all'Ufficio dimostrare l'eventuale antieconomicità o l'abuso del diritto, non essendo sufficiente una generica contestazione sull'inerenza.
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Inerenza dei costi: la Cassazione conferma la deducibilità
Un'associazione professionale ha dedotto i costi per servizi forniti da una società collegata. L'Amministrazione Finanziaria ha contestato l'inerenza dei costi, sostenendo si trattasse di abuso del diritto. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'ente impositore, confermando la valutazione di merito dei giudici precedenti, secondo cui il contribuente aveva adeguatamente provato che i costi erano pertinenti all'attività d'impresa e supportati da valide ragioni economiche, legittimandone così la deduzione.
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Principio di competenza: Cassazione chiarisce i ricavi
Un ex socio di una società di persone impugnava un avviso di accertamento per maggiori redditi da partecipazione. La Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, stabilendo che, in base al principio di competenza, i ricavi sono tassabili nell'anno in cui sorge il diritto a percepirli, indipendentemente dall'effettivo incasso. Inoltre, ha chiarito che l'istanza di accertamento con adesione per la società non sospende i termini di ricorso per l'avviso notificato al socio.
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