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Art. 109 TUIR — Sezione Quinta Civile

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906 provvedimenti

Altri anni per Art. 109 TUIR

Motivazione appello tributario: la Cassazione chiarisce
L'Agenzia delle Entrate ricorre in Cassazione contro una sentenza della Commissione Tributaria Regionale che aveva accolto l'appello di un imprenditore. L'Agenzia lamentava l'inammissibilità dell'appello per difetto di specifica motivazione. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, chiarendo che la riproposizione dei motivi originari può essere sufficiente a integrare una valida motivazione dell'appello tributario, quando il dissenso investe la decisione nella sua interezza.
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Accertamento induttivo puro: onere della prova
Una società agricola riceve un avviso di accertamento basato sul metodo induttivo puro, a seguito di movimentazioni bancarie non giustificate. La Commissione Tributaria Regionale annulla l'atto, ritenendo le presunzioni dell'Ufficio non sufficientemente provate. La Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, chiarisce che in caso di accertamento induttivo puro sono ammesse anche presunzioni 'semplicissime', prive dei requisiti di gravità, precisione e concordanza, con conseguente inversione dell'onere della prova a carico del contribuente.
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Spese sponsorizzazione: deducibilità e presunzione
Un'azienda ha dedotto delle spese di sponsorizzazione a favore di associazioni sportive dilettantistiche. L'Agenzia delle Entrate ha contestato la deduzione, ma la Corte di Cassazione ha confermato il principio di presunzione legale assoluta di deducibilità per tali spese, secondo la Legge 289/2002. L'Agenzia ha poi annullato l'accertamento in autotutela, portando alla cessazione della materia del contendere.
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Motivazione contraddittoria: Cassazione annulla sentenza
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Corte di Giustizia Tributaria di secondo grado a causa di una motivazione contraddittoria. Il caso riguardava un accertamento fiscale per IVA, IRAP e IRES. Il giudice d'appello, pur accogliendo la tesi dell'Agenzia delle Entrate su un punto procedurale, aveva poi inspiegabilmente rigettato l'appello senza esaminare il merito della controversia. La Suprema Corte ha ritenuto tale motivazione illogica e incomprensibile, violando il 'minimo costituzionale' richiesto, e ha rinviato il caso a un nuovo giudice per una decisione coerente.
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Accertamento induttivo: costi e onere della prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8806/2025, ha rigettato il ricorso di una società contro un accertamento induttivo. L'amministrazione finanziaria aveva ricostruito il reddito d'impresa, non dichiarato dal contribuente, partendo da costi presunti e applicando una percentuale di ricarico. La Corte ha chiarito che, sebbene l'accertamento induttivo debba sempre considerare le componenti negative del reddito (i costi) per rispettare il principio di capacità contributiva, una volta che il Fisco ha effettuato una stima presuntiva di tali costi, spetta al contribuente fornire la prova di costi maggiori. Nel caso di specie, la società non ha fornito tale prova, rendendo legittima la ricostruzione operata dall'Agenzia delle Entrate.
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Accertamento induttivo: onere della prova sui costi
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un accertamento induttivo basato sulla percentuale di ricarico dell'anno precedente. Se l'amministrazione finanziaria ha già considerato presuntivamente i costi, spetta al contribuente fornire la prova di costi maggiori per ottenerne la deduzione. La mancata esibizione delle scritture contabili giustifica il ricorso a tale metodo di accertamento.
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Accertamento induttivo puro: onere della prova sui costi
Una società ha impugnato un avviso di accertamento basato su un metodo induttivo puro, sostenendo che il Fisco non avesse considerato adeguatamente i costi, tassando così il reddito lordo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che nell'accertamento induttivo basato su una percentuale di ricarico, i costi sono intrinsecamente inclusi nel calcolo. Pertanto, spetta al contribuente l'onere di provare l'esistenza di costi ulteriori e maggiori rispetto a quelli già considerati presuntivamente dall'amministrazione finanziaria.
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Inerenza dei costi: la Cassazione chiarisce l’onere
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, chiarendo il principio di inerenza dei costi. Sebbene spetti al contribuente dimostrare che una spesa è collegata all'attività d'impresa, l'Amministrazione Finanziaria non può contestare la deducibilità di un costo basandosi su una valutazione di mera convenienza economica. La sentenza sottolinea che l'antieconomicità può essere un indizio, ma non una prova, della mancanza di inerenza, salvaguardando così l'autonomia delle scelte imprenditoriali.
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Motivazione apparente: quando la sentenza è valida?
Una società si è vista negare la deducibilità di alcuni costi a causa di fatture generiche. Dopo aver perso in appello, ha fatto ricorso in Cassazione lamentando una motivazione apparente da parte dei giudici di secondo grado. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, chiarendo che una motivazione, seppur sintetica, è valida se permette di comprendere il ragionamento del giudice. In questo caso, la genericità della documentazione è stata ritenuta una ragione sufficiente per negare la deducibilità dei costi, escludendo quindi il vizio di motivazione apparente.
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Costi intercompany: quando non sono deducibili?
La Corte di Cassazione ha confermato un avviso di accertamento che negava la deducibilità dei costi intercompany addebitati da una casa madre estera alla sua controllata italiana per servizi di logistica. La Corte ha stabilito che tali costi non erano deducibili perché ritenuti inerenti all'attività della controllante, proprietaria del magazzino e della merce, e non a quella della società italiana. L'onere di provare l'inerenza del costo ricade sul contribuente.
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Sgravio Contributivo e Tassazione: la Cassazione decide
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un imprenditore la mancata tassazione di uno sgravio contributivo ottenuto a seguito di un sisma. L'imprenditore aveva saldato i debiti INPS pagando solo il 40%, vedendosi cancellare il restante 60%. La Corte di Cassazione ha stabilito che tale cancellazione del debito costituisce una sopravvenienza attiva tassabile. La motivazione risiede nel fatto che i contributi originari erano stati dedotti come costi; pertanto, la loro successiva cancellazione genera un componente positivo di reddito che deve essere assoggettato a imposta per evitare un ingiustificato doppio beneficio fiscale.
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Dichiarazione di intenti: IVA non imponibile anche se tardiva
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 6258/2025, si è pronunciata su un caso di accertamento fiscale. Ha respinto i motivi di ricorso relativi alla deducibilità dei costi e all'uso di presunzioni da parte dell'Agenzia delle Entrate, ma ha accolto quello sull'imponibilità IVA. La Corte ha stabilito che la ricezione tardiva della dichiarazione di intenti da parte del fornitore non preclude l'applicazione del regime di non imponibilità IVA, a condizione che sussistano tutti i presupposti sostanziali che caratterizzano la cessione all'esportazione.
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Plusvalenza principio di competenza: quando si paga?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 6327/2025, ha stabilito che la tassazione della plusvalenza derivante dalla cessione d'azienda segue il principio di competenza, non quello di cassa. Di conseguenza, l'imposta è dovuta sull'intero corrispettivo pattuito nell'anno in cui avviene la cessione, indipendentemente dal suo effettivo incasso. L'eventuale mancato pagamento da parte dell'acquirente costituisce un evento separato, che potrà generare una perdita deducibile in un periodo d'imposta successivo.
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Accertamento analitico-induttivo: onere della prova
La Corte di Cassazione ha chiarito che, in caso di accertamento analitico-induttivo, l'onere della prova per la deducibilità dei costi ricade interamente sul contribuente. La Suprema Corte ha annullato la decisione di merito che aveva riconosciuto una deduzione forfettaria dei costi a fronte di maggiori ricavi accertati, ribadendo che tale meccanismo si applica solo all'accertamento induttivo "puro". Pertanto, il contribuente deve fornire prove concrete dei costi sostenuti per poterli detrarre.
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Motivazione apparente: sentenza tributaria annullata
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Commissione Tributaria Regionale per vizio di motivazione apparente. I giudici d'appello avevano accolto il ricorso di due società contro un avviso di accertamento per costi indeducibili, ma lo avevano fatto richiamando acriticamente una precedente decisione relativa ad altre annualità, senza esporre un'autonoma argomentazione. La Suprema Corte ha ravvisato anche un vizio di ultrapetizione, poiché la sentenza d'appello aveva deciso su motivi di ricorso presentati per la prima volta in quella sede. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Deducibilità sponsorizzazioni sportive: la presunzione
Una contribuente si è vista contestare la deducibilità dei costi per la sponsorizzazione di un'associazione sportiva dilettantistica, ritenuti eccessivi dal Fisco. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, riaffermando il principio della presunzione legale assoluta per la deducibilità delle sponsorizzazioni sportive fino a 200.000 euro. Secondo la Corte, se sono rispettate le condizioni di legge, l'Agenzia delle Entrate non può sindacare l'economicità o la congruità della spesa, poiché la norma speciale mira a incentivare il sostegno allo sport amatoriale.
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Spese di sponsorizzazione: presunzione di deducibilità
Una società di autotrasporti si è vista contestare la deducibilità dei costi per la sponsorizzazione di una società sportiva dilettantistica. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'azienda, ribadendo che le spese di sponsorizzazione godono di una presunzione legale assoluta di deducibilità ai sensi dell'art. 90 della L. 289/2002. Tale presunzione impedisce all'amministrazione finanziaria di sindacare l'inerenza o la congruità del costo, a condizione che siano rispettati specifici requisiti, come la finalità promozionale e l'effettiva attività svolta dal soggetto sponsorizzato.
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Costi interest rate swap: quando sono deducibili?
Una società si vede negare la deducibilità dei costi interest rate swap dall'Agenzia delle Entrate. La Cassazione accoglie il ricorso dell'Agenzia, stabilendo che spetta alla società provare la finalità di copertura e l'inerenza dei contratti, ribaltando la decisione di merito.
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Consolidato nazionale: impugnazione per la capogruppo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha affrontato un caso relativo al regime del consolidato nazionale. È stato stabilito che, nel sistema antecedente alla riforma del 2010, la società capogruppo ha piena legittimazione a impugnare un avviso di accertamento relativo a una società controllata, data l'incidenza diretta sul reddito complessivo di gruppo. La Corte ha inoltre chiarito che le spese per la formazione del personale rientrano tra quelle per 'studi e ricerche' e sono quindi deducibili a scelta del contribuente, integralmente nell'anno o in quote costanti. L'appello dell'Agenzia delle Entrate è stato rigettato.
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Operazioni inesistenti: come difendersi dall’Agenzia
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di una società a responsabilità limitata e del suo socio contro un avviso di accertamento per operazioni inesistenti. I ricorrenti sostenevano la litispendenza, dato che un precedente accertamento era stato annullato in autotutela. La Corte ha rigettato il ricorso, chiarendo che l'emissione di un nuovo avviso di accertamento non genera litispendenza. Inoltre, ha ribadito che in caso di contestazione di operazioni inesistenti, l'onere di provare l'effettività delle transazioni commerciali ricade sul contribuente, che non può limitarsi a produrre la sola documentazione contabile.
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