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Art. 109 TUIR — Sezione Quinta Civile

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906 provvedimenti

Altri anni per Art. 109 TUIR

Indagini finanziarie e deduzione dei costi: la svolta
Un imprenditore ha impugnato un avviso di accertamento basato su indagini finanziarie che presumevano maggiori ricavi da versamenti e prelievi bancari. La Corte di Cassazione, pur rigettando la maggior parte dei motivi di ricorso, ha accolto quello fondamentale sulla deduzione dei costi. In linea con una recente sentenza della Corte Costituzionale, ha stabilito che, a fronte di ricavi presunti, deve essere riconosciuta al contribuente la possibilità di provare, anche in via presuntiva, i costi correlati, cassando la sentenza precedente e rinviando la causa per un nuovo esame su questo punto.
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Accertamento induttivo: costi deducibili, ok Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12988/2025, ha stabilito un principio fondamentale in materia di accertamento induttivo basato su indagini finanziarie. A seguito di una pronuncia della Corte Costituzionale, è stato confermato che a fronte di maggiori ricavi presunti derivanti da prelevamenti bancari non giustificati, l'amministrazione finanziaria deve riconoscere una deduzione forfettaria dei costi. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio per un nuovo esame del merito che tenga conto di questo principio.
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Credito imposta Mezzogiorno: la data che conta
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 13009/2025, ha stabilito un principio fondamentale per accedere al credito d'imposta Mezzogiorno. L'agevolazione spetta solo se l'investimento è avviato dopo il 1° gennaio 2016. Nel caso esaminato, una società di carburanti si è vista negare parte del beneficio perché il progetto era iniziato con un contratto di appalto del 2011, quindi prima della data prevista dalla legge. La Corte ha specificato che per 'avvio' si intende qualsiasi atto giuridico vincolante. Ha invece ritenuto ammissibili le spese per arredi e attrezzature funzionali all'attività complessiva.
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Credito d’imposta Mezzogiorno: sentenza nulla
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza d'appello per 'motivazione apparente' in un caso relativo al credito d'imposta Mezzogiorno. La controversia riguardava l'ammissibilità di alcuni investimenti e la corretta qualificazione del credito utilizzato. La Corte ha chiarito che anche i beni d'arredo possono essere agevolabili se strumentali all'attività e ha confermato la sanzione più lieve per credito 'non spettante' anziché 'inesistente'.
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Motivazione apparente: Cassazione cassa la sentenza
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Corte di Giustizia Tributaria per motivazione apparente. L'Agenzia Fiscale aveva contestato la deducibilità di vari costi a un gruppo societario, ma i giudici di secondo grado avevano respinto l'appello con motivazioni generiche e superficiali. La Cassazione ha stabilito che una motivazione apparente, che non spiega l'iter logico della decisione, rende la sentenza nulla, rinviando il caso per un nuovo esame.
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Utili extracontabili socio: limiti alla contestazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7676/2025, ha chiarito i limiti della difesa del socio di una società a ristretta base di fronte a un accertamento per utili extracontabili. La Corte ha stabilito che il socio non può contestare l'esistenza dei ricavi non dichiarati dalla società se l'avviso di accertamento a quest'ultima è divenuto definitivo. La sua difesa è limitata a dimostrare la mancata distribuzione di tali utili. Tuttavia, ha accolto il ricorso riguardo le sanzioni, affermando l'applicazione retroattiva della normativa più favorevole (ius superveniens).
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Deducibilità ammortamento: le regole della Cassazione
Con una recente ordinanza, la Corte di Cassazione ha stabilito che per la deducibilità ammortamento dei beni aziendali non è sufficiente provarne l'utilizzo nell'attività d'impresa. È necessario dimostrare anche il rispetto dei criteri di sistematicità civilistici e dei coefficienti fiscali. La Corte ha ribaltato una decisione di merito, sottolineando che l'onere della prova grava interamente sul contribuente, che deve indicare analiticamente i costi e giustificare il processo di ammortamento seguito.
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Principio di competenza: quando dedurre i costi
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha chiarito importanti aspetti fiscali per le imprese. Il caso riguardava un avviso di accertamento notificato a una società di servizi. La Corte ha stabilito che, in base al principio di competenza, il costo per una prestazione professionale è deducibile nell'anno in cui la prestazione è ultimata, non quando viene pagata. Ha inoltre confermato che la perdita su un credito verso un'azienda fallita è deducibile dall'anno della dichiarazione di fallimento. Altri motivi di ricorso, relativi a svalutazioni e deduzioni IRAP, sono stati respinti.
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Deducibilità costi aziendali: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7723/2025, ha stabilito importanti principi sulla deducibilità costi aziendali. Ha confermato che le somme pagate da un istituto di credito per transazioni con i clienti, al fine di prevenire contenziosi, sono deducibili in quanto inerenti all'attività d'impresa. Inoltre, per i soggetti che adottano i principi contabili internazionali (IAS/IFRS), i costi di ammortamento di un bene sono deducibili dal momento in cui il bene è 'disponibile all'uso', anche se non ancora concretamente utilizzato. Infine, ha chiarito che una lista clienti, se identificabile e separabile, costituisce un bene immateriale autonomo e non parte dell'avviamento, con conseguente applicazione di un'aliquota di ammortamento più favorevole.
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Costi di sponsorizzazione: quando sono deducibili?
Una società operante nel settore medicale si vedeva contestare la deducibilità dei costi di sponsorizzazione a favore di una scuderia automobilistica. L'Agenzia Fiscale riteneva la spesa non inerente, data la natura B2B dell'impresa. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che per i costi di sponsorizzazione l'inerenza va valutata in senso qualitativo, come potenziale beneficio per l'attività, e non quantitativo, non essendo necessario dimostrare un diretto aumento del fatturato.
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Errore di fatto: quando non si può revocare la Cassazione
Una società ha chiesto la revocazione di un'ordinanza della Cassazione per un presunto errore di fatto nell'interpretazione di una sentenza d'appello. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che la doglianza riguardava una valutazione giuridica e non una svista materiale su un fatto non controverso, delineando così i limiti della revocazione.
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Spese di sponsorizzazione: deducibilità e prova
La Corte di Cassazione conferma la piena deducibilità delle spese di sponsorizzazione a favore di un'associazione sportiva dilettantistica, anche in assenza di un contratto scritto con data certa e a prescindere dalla congruità economica dell'operazione. Secondo l'ordinanza, l'art. 90 della Legge 289/2002 introduce una presunzione assoluta di inerenza, che richiede solo la prova dell'effettiva attività promozionale e del relativo pagamento, rendendo irrilevanti le valutazioni sull'antieconomicità della spesa sostenuta dall'impresa.
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Motivazione apparente: sentenza fiscale annullata
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Commissione Tributaria Regionale per motivazione apparente. Il giudice d'appello si era limitato a confermare la decisione di primo grado, basata su una perizia tecnica, senza esporre un'autonoma argomentazione e senza rispondere alle specifiche critiche mosse dall'Amministrazione Finanziaria riguardo la deducibilità di costi sostenuti da una società. La Corte ha ribadito che un mero richiamo ad altri atti non costituisce una valida motivazione, determinando la nullità della sentenza e il rinvio del caso per un nuovo esame.
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Fatture inesistenti: onere della prova per il Fisco
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha chiarito i principi sull'onere della prova in caso di contestazione di fatture inesistenti. Se l'Amministrazione Finanziaria fornisce indizi gravi, precisi e concordanti sulla fittizietà delle operazioni, spetta al contribuente dimostrare l'effettiva esistenza delle stesse. La Corte ha inoltre ribadito l'indeducibilità delle sanzioni tributarie e dei relativi interessi passivi, e i criteri per la motivazione degli avvisi di accertamento.
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Delega di firma: la Cassazione rinvia a pubblica udienza
L'Agenzia Fiscale contesta un maggior reddito a due società in regime di consolidato. La Commissione Tributaria Regionale annulla l'avviso di accertamento per un difetto relativo alla delega di firma del funzionario che lo ha emesso, ritenendo tardiva la produzione del documento probatorio. L'Agenzia ricorre in Cassazione sostenendo che la prova fosse già agli atti. La Suprema Corte, data la complessità della questione relativa al possibile travisamento della prova, non decide nel merito ma rinvia la causa a una pubblica udienza per un esame più approfondito.
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Raddoppio dei termini: la Cassazione esclude l’IRAP
Una società informatica ha ricevuto un avviso di accertamento per l'anno d'imposta 2004, basato su fatture per operazioni ritenute soggettivamente inesistenti. L'Amministrazione Finanziaria ha applicato il raddoppio dei termini di accertamento, giustificato dalla presenza di un'ipotesi di reato tributario. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 8042/2025, ha parzialmente accolto il ricorso della società. Ha confermato la validità dell'accertamento per IRES e IVA, ma lo ha annullato per quanto riguarda l'IRAP. La Corte ha stabilito che il raddoppio dei termini non è applicabile all'IRAP, poiché per tale imposta non sono previste sanzioni penali che possano giustificare l'estensione del periodo di accertamento.
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Credito IVA: come provarlo senza dichiarazione
Una società omette la dichiarazione IVA ma pretende di utilizzare un credito dell'anno precedente. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 8127/2025, chiarisce che per dimostrare l'esistenza del credito IVA non sono sufficienti le sole risultanze contabili come bilancio e libro giornale. È onere del contribuente fornire prove analitiche, quali fatture e registri IVA, che dimostrino l'effettiva formazione del credito. La Corte ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, ribadendo il principio secondo cui la prova del diritto alla detrazione deve essere rigorosa e non può basarsi su documenti di sintesi.
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Delega di firma: onere della prova sull’Agenzia
Una società impugna due avvisi di accertamento, contestando tra l'altro il difetto di delega di firma del funzionario sottoscrittore. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8505/2025, dichiara estinto il giudizio per il primo avviso grazie a una definizione agevolata. Per il secondo avviso, accoglie il ricorso, stabilendo che in caso di contestazione della delega di firma, spetta all'Amministrazione Finanziaria e non al contribuente fornire la prova della sua esistenza. La sentenza impugnata viene cassata con rinvio.
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Stock Lending: Cassazione su abuso e deducibilità
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di accertamento fiscale IRES relativo a un'operazione di stock lending. L'Agenzia delle Entrate aveva contestato la deducibilità dei costi, sostenendo alternativamente la nullità del contratto per mancanza di alea e l'abuso del diritto. La Corte ha rigettato il ricorso delle società contribuenti, chiarendo che la commissione versata nell'ambito di un contratto di stock lending non è deducibile ai sensi dell'art. 109, comma 8, del TUIR. Pur correggendo la motivazione della sentenza di secondo grado, che si era basata sulla figura generica dell'abuso del diritto, la Cassazione ha confermato l'esito della lite, stabilendo un principio specifico per la qualificazione fiscale di tali operazioni finanziarie.
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Triangolazione comunitaria: la Cassazione decide
La Cassazione ha respinto il ricorso di un'azienda ortofrutticola, confermando un avviso di accertamento. I giudici hanno chiarito che per la triangolazione comunitaria ai fini IVA conta la destinazione finale dei beni, non la consegna fisica in Italia. Rigettati anche i motivi su contraddittorio preventivo e valutazione delle prove.
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