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Tribunale Di Sorveglianza — Anno 2022

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492 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Tribunale Di Sorveglianza

Provvedimenti

41 bis: Cassazione conferma proroga, limiti al ricorso del detenuto
Un detenuto, ritenuto un elemento di spicco in un clan camorristico, ha contestato la proroga del suo regime detentivo speciale (41 bis). Il Tribunale di Sorveglianza aveva confermato la misura, basandosi sul suo ruolo e legami familiari. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che il suo controllo si limita alla verifica della violazione di legge o della mancanza di motivazione, non al riesame dei fatti. La Corte ha ritenuto la motivazione del Tribunale di Sorveglianza logica e completa, confermando la legittimità della proroga del regime detentivo speciale.
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Liberazione anticipata negata se il reato successivo cancella il recupero
Un detenuto ha chiesto la liberazione anticipata per un semestre di espiazione della pena compreso tra marzo e settembre 2021. Pochi giorni dopo la fine di tale periodo, le forze dell'ordine lo hanno arrestato presso la sua abitazione per la detenzione illecita di quattro chilogrammi di marijuana. Il Tribunale di Sorveglianza ha conseguentemente negato il beneficio penitenziario. L'uomo ha proposto ricorso per Cassazione contestando la decisione. I giudici supremi hanno respinto l'istanza e confermato il diniego. La Corte ha stabilito che la commissione di un reato grave, anche se commesso subito dopo, riverbera i propri effetti negativi sui semestri precedenti perché manifesta il totale rifiuto del percorso di risocializzazione.
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Affidamento Terapeutico Negato: Ricorso Inammissibile e Condanna alle Spese
Un Condannato ha chiesto l'affidamento terapeutico per tossicodipendenza, ma il Tribunale di Sorveglianza ha rifiutato la richiesta. Il Tribunale ha motivato il rifiuto con la mancata adesione del Condannato a un progetto di riabilitazione, la sua condotta irregolare durante una precedente detenzione domiciliare, altre pendenze e la natura strumentale della sua richiesta. Il Condannato ha presentato ricorso, ma la Corte di Cassazione lo ha dichiarato inammissibile. La Corte ha ritenuto che il ricorso non contestasse in modo specifico le ragioni del rifiuto. Il Condannato deve pagare le spese processuali e una somma di tremila euro alla cassa delle ammende per il ricorso inammissibile.
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Affidamento in prova negato: tra speranza e realtà carceraria
Il Tribunale di Sorveglianza ha respinto la richiesta di `affidamento in prova` (sia terapeutico che ordinario) presentata da un condannato. La decisione si basava sulla gravità del reato, la condotta in carcere (con un test antidroga positivo) e la mancanza di una chiara proposta lavorativa o risocializzante, ritenendo prematura una prognosi favorevole di reinserimento sociale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso del condannato inammissibile, confermando la logicità della valutazione del Tribunale di Sorveglianza.
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Detenzione domiciliare negata: pesa il quartiere a rischio
Un condannato richiede la concessione della detenzione domiciliare per scontare la propria pena fuori dal carcere. Il Tribunale di Sorveglianza respinge l'istanza evidenziando i precedenti penali del soggetto, la frequentazione di persone pregiudicate e il rischio collegato al quartiere di residenza indicato, noto per l'alta densità criminale. Tale contesto favorirebbe la conservazione di legami con ambienti devianti. L'interessato impugna la decisione lamentando un difetto di motivazione. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile: i giudici di merito hanno motivato in modo logico e coerente il pericolo di recidiva. Il ricorrente perde la causa e subisce la condanna al pagamento delle spese legali oltre a una sanzione di tremila euro.
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Regime 41-bis: Ricorso Inammissibile, confermata la detenzione speciale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un detenuto contro la proroga del suo **regime detentivo speciale 41-bis**. Il detenuto contestava la decisione del Tribunale di Sorveglianza di Roma che aveva esteso il regime. La Corte ha ritenuto che il ricorso non fosse logicamente fondato. Il Tribunale aveva correttamente valutato la capacità del detenuto di mantenere legami con la criminalità organizzata e la sua pericolosità sociale. Pertanto, la Corte ha confermato la proroga del **regime detentivo speciale 41-bis**, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.
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Colloqui in Carcere Via Video: Diritto Confermato per Detenuti 41-bis
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di un Detenuto, soggetto al regime differenziato (41-bis), di effettuare colloqui in carcere via video con i familiari durante l'emergenza pandemica. L'Amministrazione Penitenziaria e il Ministero della Giustizia avevano contestato questa possibilità, ma il loro ricorso è stato dichiarato inammissibile. La sentenza ribadisce che i colloqui a distanza sono giustificati quando le visite in presenza sono impossibili o molto difficili, garantendo comunque le necessarie cautele di sicurezza.
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Permesso premio negato, ricorso inammissibile: la Cassazione decide
Un detenuto aveva richiesto un permesso premio, ma il Magistrato di Sorveglianza lo ha negato. Il Tribunale di Sorveglianza ha confermato il diniego. Il detenuto ha quindi presentato ricorso alla Corte di Cassazione, lamentando vizi procedurali e mancanza di motivazione. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché generico e manifestamente infondato. Il ricorrente non aveva contestato in modo specifico le argomentazioni del Tribunale. La decisione ha comportato la condanna del detenuto al pagamento delle spese processuali e di una somma alla cassa delle ammende.
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Detenuto 41-bis: CD musicali negati per sicurezza, Cassazione annulla
Un detenuto, sottoposto al regime detentivo differenziato (41-bis), ha chiesto di acquistare compact disk musicali e un lettore. La Direzione del carcere ha negato l'autorizzazione per motivi di sicurezza. Dopo un primo rigetto del Magistrato di sorveglianza, il Tribunale di sorveglianza ha accolto il reclamo del detenuto, ordinando l'acquisto. Il Ministero della Giustizia ha presentato ricorso in Cassazione. La Corte ha accolto il ricorso, annullando la decisione del Tribunale. Ha ribadito che il diniego è legittimo se l'Amministrazione penitenziaria non può garantire la messa in sicurezza dei dispositivi, aspetto non adeguatamente verificato dal Tribunale. La Cassazione ha quindi rinviato la questione per un nuovo esame.
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Liberazione anticipata: la Cassazione annulla il diniego automatico
Un detenuto ha chiesto la liberazione anticipata per un periodo di detenzione. Il Tribunale di Sorveglianza ha negato il beneficio, ritenendo che una condanna per reato di droga, commesso successivamente, fosse automaticamente ostativa. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione. Ha stabilito che un reato commesso in un periodo successivo non può precludere automaticamente la liberazione anticipata per periodi precedenti. Il giudice deve invece valutare attentamente l'occasionalità del fatto e la reale partecipazione del detenuto al percorso rieducativo, fornendo una motivazione specifica.
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Collaborazione impossibile: negata ai vertici del narcotraffico
Una donna condannata con ruolo di vertice in un'associazione per narcotraffico ha chiesto il riconoscimento dello stato di collaborazione impossibile per accedere ai benefici penitenziari. Il Tribunale di Sorveglianza ha respinto la richiesta a causa della sua posizione apicale nel clan familiare, dell'ampio patrimonio informativo non rivelato su traffici e armi e dell'assenza di rescissione dei legami con la criminalità. La Suprema Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando inammissibile il ricorso e condannando la ricorrente al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ricorso Inammissibile: La Cassazione ferma l’appello penale sui fatti
Un condannato ha presentato un ricorso contro una decisione del Tribunale di Sorveglianza, contestando la valutazione della sua salute, la gravità dei reati e la disponibilità di cure. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I motivi presentati erano mere doglianze di fatto, già esaminate e respinte dal giudice di merito. La Corte ha ribadito che la sede di legittimità non riesamina i fatti. Il condannato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende per l'Inammissibilità ricorso penale.
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Colloqui in Carcere: Videochiamata Legittima anche per 41-bis
Un detenuto sottoposto al regime speciale (Art. 41-bis) ha chiesto di poter effettuare colloqui in carcere con i familiari tramite videochiamata durante l'emergenza Covid-19. Il Magistrato di Sorveglianza ha accolto la richiesta, e il Tribunale di Sorveglianza ha confermato. Il Ministero della Giustizia ha presentato ricorso, sostenendo che la normativa emergenziale consentisse solo colloqui telefonici per i detenuti in regime speciale e che il Tribunale avesse invaso le competenze delle forze dell'ordine. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha stabilito che l'uso della videochiamata per i colloqui in carcere è legittimo quando i colloqui in presenza sono impossibili o molto difficili, anche per i detenuti in regime speciale. La Corte ha anche confermato la legittimità del supporto logistico per i familiari.
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Affidamento in prova negato: il nuovo lavoro non cambia la sentenza
Un Lavoratore ha presentato ricorso contro la decisione del Tribunale di Sorveglianza che gli negava l'affidamento in prova. Il Lavoratore sosteneva che un nuovo contratto di lavoro giustificasse la misura alternativa. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che la motivazione del Tribunale di Sorveglianza fosse corretta, basandosi sull'assenza di attività lavorativa e prospettive di reinserimento al momento della decisione originaria. Il nuovo lavoro era un fatto successivo. Il Lavoratore ha perso e deve pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Affidamento in prova terapeutico: stop al divieto di permessi
Un detenuto richiedeva un permesso-premio per fare visita ai propri familiari. Il Tribunale di Sorveglianza rigettava la richiesta applicando il blocco triennale previsto dalla legge penitenziaria a seguito della precedente revoca di una misura alternativa. Tuttavia, tale misura consisteva in un affidamento in prova terapeutico finalizzato al recupero da dipendenze. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del detenuto, stabilendo che la revoca dell'affidamento in prova terapeutico non comporta automaticamente il divieto di tre anni per la concessione di successivi benefici penitenziari. Tale preclusione riguarda solo le misure ordinarie e non può estendersi a quelle con natura prettamente sanitaria e riabilitativa. I giudici hanno annullato l'ordinanza, rinviando gli atti per una nuova valutazione.
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Affidamento in prova al servizio sociale: conta il risarcimento
Il Condannato ha richiesto l'affidamento in prova al servizio sociale a seguito di una condanna per usura ed estorsione. Il Tribunale di sorveglianza ha respinto l'istanza a causa della gravità dei reati, dei rapporti di polizia negativi e del mancato risarcimento del danno alle vittime. Il Condannato ha proposto ricorso evidenziando di possedere un'offerta di lavoro documentata. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto. I giudici hanno stabilito che l'affidamento in prova al servizio sociale richiede due condizioni fondamentali: la rieducazione e l'assenza del rischio di recidiva. Per i reati di usura ed estorsione, il mancato risarcimento delle vittime costituisce un elemento decisivo che impedisce la concessione della misura alternativa, superando anche la presenza di un'opportunità lavorativa.
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Colloqui a distanza detenuti 41-bis: Cassazione conferma il diritto
Il Tribunale di Sorveglianza di Sassari aveva autorizzato un detenuto sottoposto al regime differenziato (41-bis) a effettuare colloqui a distanza con i familiari durante l'emergenza pandemica. L'Amministrazione Penitenziaria e il Ministero della Giustizia hanno presentato ricorso contro questa decisione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che i Colloqui a distanza detenuti 41-bis sono legittimi in caso di impossibilità o grave difficoltà a svolgere quelli in presenza, come avvenuto durante la pandemia.
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Regime 41-bis: Cassazione conferma la pericolosità del detenuto
Un detenuto ha contestato la proroga del suo Regime 41-bis, il regime carcerario speciale. Il Tribunale di Sorveglianza aveva confermato la proroga, ritenendo che il detenuto mantenesse legami attivi con un clan camorristico e fosse ancora pericoloso. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il Tribunale avesse motivato correttamente la sua decisione, basandosi su elementi validi. Così, il Regime 41-bis per il detenuto è stato mantenuto, con la condanna alle spese processuali.
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Affidamento in prova ai servizi sociali: ricorso bocciato
Un condannato ha presentato richiesta per ottenere la misura alternativa dell'affidamento in prova ai servizi sociali e la detenzione domiciliare. Il Tribunale di Sorveglianza ha rigettato la prima istanza e ha dichiarato inammissibile la seconda. Il soggetto ha proposto ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione, lamentando l'errata applicazione della legge penitenziaria. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso del tutto inammissibile per genericità dei motivi, rilevando una sterile riproposizione di doglianze già esaminate in precedenza. La Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di tremila euro alla cassa delle ammende.
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Controllo corrispondenza detenuto: monito mafioso o libertà?
Un detenuto ha presentato ricorso contro l'ordine del Tribunale di Sorveglianza che aveva bloccato una sua lettera. La missiva, indirizzata alla madre, conteneva un riferimento criptico a un "giuramento". Il Tribunale ha interpretato questo come un possibile monito legato alla sua appartenenza a un'organizzazione mafiosa, temendo che il detenuto mantenesse contatti illeciti. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del **controllo corrispondenza detenuto**, dichiarando il ricorso inammissibile e condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di una somma alla Cassa delle ammende.
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