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Spaccio

67 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Il traffico di droga (propriamente narcotraffico, o traffico di stupefacenti) è il sistema di compravendita illegale delle sostanze stupefacenti. Quest'attività è considerata una delle principali fonti di entrate di tutte le organizzazioni criminali definite di "stampo mafioso", nonché dei cosiddetti cartelli della droga dell'America centrale e dell'America Latina.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Detenzione Stupefacenti: Ricorso Inammissibile, Condanna Confermato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per detenzione stupefacenti ai fini di spaccio. L'imputato contestava la responsabilità, ma la Corte ha ribadito che la quantità di droga, le modalità di occultamento, la suddivisione in dosi e le osservazioni della polizia giudiziaria sono elementi sufficienti a provare la destinazione allo spaccio. Il ricorso è stato ritenuto inammissibile perché basato su questioni di fatto già valutate nei gradi precedenti, e non su violazioni di legge. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di Stupefacenti: Ricorso Inammissibile, Condanna Confermato
Un individuo, condannato per spaccio di stupefacenti a causa della detenzione illecita di 3 kg di marijuana, ha presentato ricorso contro la sentenza. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno ritenuto le argomentazioni difensive infondate, confermando la responsabilità dell'imputato. La sentenza ha sottolineato la gravità delle prove, incluso il sequestro di denaro. L'imputato dovrà pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Spaccio di Stupefacenti: Cassazione Inammissibile, Condanne Confermate
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da tre imputati condannati per spaccio di stupefacenti. Le difese lamentavano vizi di motivazione e l'errata qualificazione dei fatti. Tuttavia, la Corte ha confermato le condanne, basandosi sulle prove raccolte tramite videocamere che dimostravano la sistematicità dello spaccio, la frequenza delle cessioni e il carattere professionale dell'attività criminosa. Un imputato aveva anche sostenuto di essere agli arresti domiciliari, ma le prove video lo smentivano. La Corte ha ritenuto i ricorsi privi di fondamento, condannando i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle Ammende.
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Detenzione droga per spaccio: uso personale o traffico? La Cassazione decide
Un individuo, già agli arresti domiciliari, è stato trovato in possesso di droga suddivisa in dosi, bilancini, materiale per il confezionamento e denaro contante con appunti contabili. L'uomo sosteneva la detenzione per uso personale, data la sua dipendenza e disabilità. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il suo ricorso, confermando la condanna. Ha ritenuto che gli elementi raccolti (divisione della droga, strumenti per lo spaccio, denaro senza provenienza lecita e "contabilità") dimostrassero chiaramente la finalità di **detenzione di droga per spaccio**, superando la sua difesa di uso personale.
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Destinazione allo spaccio o uso personale: ricorso inammissibile
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione per contestare la condanna penale relativa al possesso di droga. La difesa sosteneva che la sostanza fosse destinata al mero consumo personale e che il fatto dovesse rientrare tra gli illeciti amministrativi. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché i motivi presentati erano generici e privi di un reale confronto con la sentenza di appello. I giudici hanno confermato la destinazione allo spaccio valutando le circostanze concrete e le testimonianze raccolte in dibattimento. Di conseguenza, L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Coltivazione e Spaccio di Droga: Uso Personale o Intento di Vendita?
Un Imputato è stato condannato per coltivazione e detenzione illecita di marijuana e hashish. La Corte d'Appello aveva confermato la sua responsabilità penale, rideterminando la pena. L'Imputato ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che la droga fosse destinata al solo uso personale. Tuttavia, la Corte ha ritenuto il ricorso inammissibile. Ha evidenziato che le indagini avevano accertato la coltivazione di 140 piante di marijuana e il possesso di quantità significative di droga, elementi che smentivano la tesi dell'uso personale e confermavano la destinazione alla detenzione di droga per spaccio. La sproporzione tra la quantità di droga e l'uso personale ha portato alla condanna definitiva.
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Detenzione di droga: ricorso inammissibile, Cassazione conferma spaccio
Un individuo è stato condannato per detenzione di droga ai fini di spaccio. La Corte d'Appello aveva confermato la sentenza, basandosi sulla quantità (338 dosi), la varietà delle sostanze (marijuana, hashish, cocaina) e il ritrovamento in un appartamento non di sua proprietà. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo l'uso personale. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, poiché riproponeva argomentazioni già valutate, senza evidenziare vizi logici o giuridici. La Cassazione ha ribadito che la valutazione della finalità di spaccio deve considerare tutti gli elementi. L'individuo dovrà pagare le spese e una somma alla Cassa delle Ammende.
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Possesso di stupefacenti per spaccio: ricorso inammissibile in Cassazione
Un Lavoratore è stato condannato per possesso di stupefacenti per spaccio, con pena ridotta in appello. Ha presentato ricorso in Cassazione, lamentando un vizio di motivazione sulla sua responsabilità. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato che la quantità di droga, le modalità di occultamento in 14 involucri termosaidati e il ritrovamento in un luogo pubblico durante una manifestazione musicale, dimostravano la destinazione allo spaccio, rendendo inverosimile l'uso personale. Il Lavoratore dovrà pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di Stupefacenti: Ricorso Inammissibile, Condanna Confermato
Un individuo è stato condannato per detenzione di stupefacenti per spaccio (cocaina e hashish). I giudici di merito hanno basato la condanna sulla grande quantità di droga, sul suo confezionamento (ovuli termosaldati in una scarpa) e sul ritrovamento di strumenti per il taglio e la pesatura. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione lamentando un vizio di motivazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che la motivazione dei giudici precedenti fosse logica e congrua, evidenziando come le modalità di detenzione e la presenza di strumenti escludessero l'uso personale. La condanna è stata confermata, con l'obbligo di pagare le spese processuali e una sanzione alla Cassa delle Ammende.
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Spaccio di droga: quando il “fatto di lieve entità” non è riconosciuto
Un Lavoratore, già sottoposto a restrizione domiciliare per spaccio, ricorre contro la condanna per detenzione di cocaina, chiedendo il riconoscimento del fatto di lieve entità. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno evidenziato la professionalità criminale del Lavoratore, la violazione delle prescrizioni e l'elevata quantità (141 dosi) e purezza (86% di principio attivo) della droga. Questi elementi, uniti alla sua capacità di diffondere sostanze stupefacenti in modo non occasionale, hanno escluso la possibilità di considerare il fatto come di lieve entità.
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Uso personale di sostanze stupefacenti: quando il contante condanna
L'Imputato veniva fermato subito dopo essersi approvvigionato di droga. Addosso gli veniva trovata una cospicua somma di denaro, nonostante l'assenza di un lavoro stabile. La difesa sosteneva la tesi dell'uso personale di sostanze stupefacenti per escludere la rilevanza penale del fatto. La Corte d'appello prima e la Corte di Cassazione poi hanno respinto questa ricostruzione. I giudici hanno evidenziato che le modalità di detenzione, il contesto di tempo e di luogo e il possesso di denaro contante senza giustificazione lavorativa dimostrano lo svolgimento di un'attività di spaccio in strada. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato, condannandolo al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Confisca del profitto da spaccio: la Cassazione conferma il sequestro
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un individuo condannato per spaccio di stupefacenti. Le autorità avevano sequestrato una somma di denaro, ritenendola il guadagno dell'attività illecita. L'imputato ha presentato ricorso, sostenendo che non vi fosse una prova diretta del collegamento tra il denaro e il reato. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la legittimità della confisca del profitto da spaccio. Secondo i giudici, la motivazione del tribunale precedente era solida e sufficiente a giustificare la misura, rendendo le critiche dell'imputato generiche e inefficaci. Di conseguenza, la confisca è diventata definitiva e l'uomo è stato condannato a pagare le spese processuali.
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Spaccio di Droga: Fuga e Bilancino Battono la Tesi dell’Uso Personale
Un uomo viene condannato per spaccio di droga dopo essere stato visto dalla polizia cedere qualcosa a un ragazzo e fuggire. La perquisizione domiciliare rivela marijuana, un bilancino di precisione e materiale per il confezionamento. L'imputato si difende sostenendo che la droga fosse per uso personale e in parte del fratello ospite. La Cassazione conferma la condanna, ritenendo che la fuga, il bilancino, la quantità di sostanza (pari a oltre 150 dosi) e la sua suddivisione siano prove inequivocabili dell'attività di spaccio di droga, rendendo la tesi difensiva non credibile. Il ricorso viene dichiarato inammissibile.
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Finalità di spaccio: i criteri della Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un soggetto accusato di detenzione di stupefacenti, rigettando il ricorso basato sulla modesta quantità di droga. La sentenza stabilisce che la **finalità di spaccio** è provata dalla suddivisione della sostanza in dieci involucri e dalla flagranza di una cessione in strada. La motivazione del giudice di merito è stata ritenuta logica e insindacabile in sede di legittimità.
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Lieve entità: quando lo spaccio non è un reato minore
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso riguardante la mancata concessione della lieve entità in un caso di spaccio. I giudici hanno confermato che l'articolazione dell'attività, la varietà delle sostanze e il dato quantitativo escludono la natura lieve del reato. La decisione ribadisce che la valutazione del merito operata dalla Corte d'Appello non è sindacabile se adeguatamente motivata.
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Attenuanti generiche e spaccio: i limiti del ricorso
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato da un soggetto condannato per detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio. Il ricorrente lamentava il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche e della circostanza attenuante del danno di speciale tenuità, basandosi sul modico valore di una singola cessione (quindici euro). La Suprema Corte ha stabilito che la condotta di detenzione complessiva assorbe la singola vendita e che il diniego delle attenuanti generiche è legittimo in assenza di elementi positivi nella personalità del reo.
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Confisca e spaccio: quando il denaro è provento
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della Confisca di una somma di denaro rinvenuta durante un controllo per spaccio. Il ricorrente contestava l'ablazione di una piccola somma eccedente il prezzo di una singola vendita documentata. I giudici hanno stabilito che l'intera somma costituisce provento del reato, poiché la condotta includeva anche la detenzione di ovuli di cocaina pronti per la vendita. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile per genericità dei motivi.
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Catinoni sintetici: quando scatta il reato di spaccio
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione ai fini di spaccio di catinoni sintetici, respingendo la tesi dell'uso personale. Nonostante il modesto quantitativo di sostanza rinvenuta, circa otto grammi, la presenza di ottanta bustine per il confezionamento e di messaggi inequivocabili sul cellulare ha dimostrato la finalità di cessione. La sentenza chiarisce che l'efficacia drogante è presunta per le sostanze inserite nelle tabelle ministeriali e che la difesa comune di due imputati è legittima se le loro versioni non sono radicalmente inconciliabili.
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Lieve entità: quando lo spaccio non è tenue
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato volto a ottenere la riqualificazione del reato di spaccio nella fattispecie della lieve entità. I giudici hanno stabilito che la capacità di approvvigionamento e le modalità di collocazione della sostanza sul mercato, emerse anche da testimonianze familiari, sono incompatibili con il riconoscimento del fatto di lieve entità previsto dal Testo Unico Stupefacenti.
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Destinazione illecita: la prova dello spaccio
La Cassazione ha confermato la condanna per un soggetto trovato in possesso di stupefacenti, ribadendo che la destinazione illecita può essere provata dalla suddivisione della sostanza tra abitazione e veicolo. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché contestava valutazioni di merito già correttamente motivate dai giudici precedenti.
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