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Spaccio

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67 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Inammissibilità ricorso per cassazione: i motivi
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità ricorso per cassazione presentato da due imputati condannati per detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio e furto aggravato. I giudici hanno rilevato che le critiche mosse alla sentenza d'appello erano generiche e non scalfivano la solida motivazione basata sul quantitativo di droga e sui rilievi fotografici della manomissione. La decisione comporta la condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Custodia cautelare in carcere per spaccio di droga
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un indagato accusato di detenzione di oltre 850 grammi di cocaina. Nonostante la difesa avesse richiesto l'applicazione del braccialetto elettronico o il trasferimento in altra località, i giudici hanno ritenuto tali misure insufficienti. La decisione si basa sulla gravità oggettiva del fatto, sull'organizzazione del sistema di spaccio presso il domicilio e sui precedenti penali del soggetto, elementi che confermano la necessità della massima restrizione per prevenire la reiterazione del reato.
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Motivazione rafforzata e spaccio di droga
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di assoluzione relativa a due soggetti accusati di detenzione di cocaina. In primo grado, gli imputati erano stati condannati per il possesso di oltre 36 grammi di sostanza (circa 139 dosi) occultata sotto un materasso. La Corte d'Appello aveva riformato la decisione, ritenendo la droga destinata all'uso personale. Tuttavia, la Suprema Corte ha rilevato la mancanza di una motivazione rafforzata, necessaria quando si ribalta una condanna basandosi sullo stesso materiale probatorio. Il giudice d'appello non ha spiegato adeguatamente perché elementi come il possesso di un bilancino, l'assenza di reddito lecito e l'elevato numero di dosi non fossero indicativi di un'attività di spaccio.
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Detenzione ai fini di spaccio: guida al ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro una condanna per detenzione ai fini di spaccio. Il ricorrente sosteneva che la sostanza fosse destinata all'uso personale, ma la Suprema Corte ha rilevato che i motivi del ricorso erano meramente riproduttivi di quanto già discusso e respinto in appello. La sentenza impugnata è stata ritenuta immune da vizi logici, avendo correttamente valorizzato i dati processuali che confermavano la finalità di spaccio della sostanza stupefacente.
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Spaccio di stupefacenti: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro una condanna per spaccio di stupefacenti, confermando la validità della sentenza d'appello. Il ricorrente lamentava vizi nella valutazione delle prove e illogicità della motivazione. Tuttavia, gli Ermellini hanno rilevato che la decisione impugnata era fondata su una ricostruzione dei fatti coerente e lineare, sottolineando come la difesa non avesse fornito elementi idonei a superare la prova della finalizzazione alla vendita della sostanza detenuta.
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Spaccio di lieve entità e ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per spaccio di lieve entità a carico di un soggetto sorpreso con dosi di droga confezionate e differenziate. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché i motivi presentati dalla difesa erano meramente riproduttivi di quanto già discusso in appello, senza una reale confutazione delle logiche decisionali. La Corte ha inoltre ribadito il diniego delle attenuanti generiche a causa dei precedenti penali specifici dell'imputato e dell'assenza di elementi positivi di valutazione.
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Lieve entità stupefacenti: i limiti della Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato da un imputato condannato per detenzione di sostanze stupefacenti. Il ricorrente contestava il mancato riconoscimento della lieve entità stupefacenti nonostante la detenzione di shaboo e hashish. La Suprema Corte ha stabilito che la presenza di strumenti per il confezionamento, la diversità qualitativa delle droghe e l'elevato grado di purezza della metanfetamina escludono la minima offensività della condotta, rendendo legittimo il diniego dell'attenuante prevista dall'art. 73 comma 5 del DPR 309/90.
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Spaccio di stupefacenti: quando scatta la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per spaccio di stupefacenti a carico di un soggetto trovato in possesso di cocaina occultata in un furgone. La difesa sosteneva la mancanza di prova della destinazione a terzi e richiedeva la riqualificazione del fatto come di lieve entità. Gli Ermellini hanno dichiarato il ricorso inammissibile, evidenziando come il ritrovamento di materiale per il confezionamento, nastro isolante e sostanze da taglio (mannitolo) costituisca prova certa dell'attività di spaccio. La decisione ribadisce che la valutazione degli elementi probatori operata nei gradi di merito non può essere riconsiderata in sede di legittimità se logicamente motivata.
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Sostanze stupefacenti: spaccio e tenuità del fatto
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio a carico di un soggetto trovato in possesso di hashish e marijuana. Nonostante la difesa sostenesse l'uso personale, la presenza di 106 dosi singole e di 375 euro in banconote di piccolo taglio ha indotto i giudici a ritenere certa la destinazione alla vendita. La Corte ha inoltre dichiarato inammissibile la richiesta di applicazione della particolare tenuità del fatto, poiché formulata per la prima volta in sede di legittimità nonostante la norma fosse già vigente durante il processo d'appello.
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Lieve entità: i limiti nel reato di spaccio
La Corte di Cassazione ha confermato l'esclusione della **lieve entità** per un caso di spaccio di cocaina. Il ricorrente contestava la mancata applicazione dell'attenuante, ma i giudici hanno rilevato che la presenza di 37 grammi di principio attivo e l'inserimento in una rete criminale collaudata rendono il fatto incompatibile con la fattispecie minore. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese.
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Inammissibilità ricorso cassazione: motivi generici
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità ricorso cassazione presentato da un soggetto condannato per detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio. I giudici di legittimità hanno rilevato che i motivi addotti dal ricorrente erano affetti da una genericità assoluta, non riuscendo a scalfire la motivazione della Corte d'Appello. In particolare, la sentenza impugnata aveva già fornito spiegazioni congrue sia sulla finalità di spaccio che sul diniego della sospensione condizionale della pena. Oltre al rigetto, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di 3.000 euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Spaccio di stupefacenti: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di stupefacenti. Il ricorrente contestava la mancata applicazione dell'ipotesi di lieve entità, ma i motivi sono stati giudicati affetti da genericità assoluta. La Suprema Corte ha rilevato che la sentenza d'appello era correttamente motivata sia sulla finalità di spaccio che sull'esclusione dell'attenuante, condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria di 3000 euro.
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Spaccio di stupefacenti: prove e sospensione pena
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per spaccio di stupefacenti a carico di tre imputati coinvolti in un'attività organizzata di cessione di cocaina. I giudici hanno ribadito che le dichiarazioni degli acquirenti sono pienamente utilizzabili come testimonianze se non emergono indizi di reato a loro carico. È stata inoltre confermata la revoca della sospensione condizionale della pena per uno degli imputati, poiché il cumulo con una precedente condanna superava i limiti legali, operando tale revoca automaticamente per legge.
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Motivazione rafforzata e spaccio di stupefacenti
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione di cocaina ai fini di spaccio, rigettando il ricorso dell'imputato che lamentava la mancanza di una motivazione rafforzata nel ribaltamento della sentenza di assoluzione di primo grado. La Corte d'Appello ha legittimamente riformato la decisione basandosi sulla suddivisione della droga in 26 involucri, sul superamento dei limiti tabellari (23 dosi medie) e sul comportamento elusivo del soggetto, fornendo una spiegazione logica e superiore a quella del primo giudice.
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Spaccio di stupefacenti: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato contro una condanna per spaccio di stupefacenti riguardante circa 308 dosi di cocaina. I giudici hanno rilevato che i motivi del ricorso erano generici e non tenevano conto della doppia conforme decisione di merito. Inoltre, la contestazione relativa alla confisca del denaro è stata respinta poiché non era stata sollevata nel precedente grado di appello, rendendo definitiva la sanzione e il pagamento alla Cassa delle Ammende.
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Spaccio di stupefacenti: difesa e condanne
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di due individui condannati per spaccio di stupefacenti (cocaina, marijuana e hashish). Mentre per il primo ricorrente la condanna è stata confermata, poiché la detenzione di droga suddivisa in dosi è stata ritenuta prova inequivocabile della finalità di spaccio, per il secondo la sentenza è stata annullata. La ragione dell'annullamento risiede in un grave vizio procedurale: il giudice d'appello ha ignorato l'istanza di rinvio per legittimo impedimento del difensore, malato di Covid-19, violando il diritto di difesa e determinando una nullità assoluta.
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Sostanze stupefacenti: quando scatta lo spaccio
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio, rigettando il ricorso del condannato. Gli elementi probatori, tra cui il possesso di banconote di piccolo taglio, la suddivisione della droga in dosi e l'osservazione di un tentativo di scambio, hanno escluso l'ipotesi dell'uso personale. La Corte ha inoltre confermato il diniego delle attenuanti generiche a causa dei precedenti penali specifici del ricorrente.
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Detenzione ai fini di spaccio: prove e condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione ai fini di spaccio nonostante la modesta quantità di droga rinvenuta. Gli elementi decisivi sono stati il ritrovamento di materiale per il confezionamento e di un quaderno con appunti riconducibili a un'attività di vendita. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché riproponeva censure già vagliate e non offriva nuovi elementi per il riconoscimento delle attenuanti generiche.
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Recidiva e spaccio: la decisione della Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per spaccio di lieve entità, rigettando il ricorso dell'imputato. La decisione si concentra sulla legittimità della Recidiva contestata e sul diniego delle attenuanti generiche. La Corte ha stabilito che la motivazione sulla recidiva può essere implicita in caso di doppia conforme, qualora emerga chiaramente la pericolosità sociale del reo.
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Lieve entità: i limiti nel traffico di droga
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato che richiedeva il riconoscimento della fattispecie di lieve entità per reati di spaccio. La decisione conferma che l'organizzazione sistematica, la continuità dell'attività e la disponibilità di diverse tipologie di droghe escludono la natura tenue del fatto, evidenziando un inserimento stabile nel narcotraffico.
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