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Spaccio

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67 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Uso personale e spaccio: i criteri della Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione di stupefacenti a fini di spaccio, respingendo la tesi dell'uso personale. Il ricorrente era stato trovato in possesso di 8 grammi di cocaina in una zona nota per lo spaccio. La Suprema Corte ha ritenuto inammissibile il ricorso poiché basato su questioni di fatto già valutate dai giudici di merito, confermando la logicità della condanna basata sulle modalità di occultamento e sul contesto del ritrovamento.
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Piccolo spaccio: i limiti della lieve entità
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un imputato accusato di cessione continuata di cocaina e tentata estorsione. Il ricorso puntava a ottenere la riqualificazione del reato nella fattispecie di piccolo spaccio (art. 73, comma 5, d.P.R. 309/1990). La Suprema Corte ha però stabilito che la reiterazione sistematica delle cessioni e le modalità dell'azione escludono la lieve entità, poiché l'attività non presentava una ridotta circolazione di merce e denaro, né guadagni limitati.
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Spaccio di stupefacenti: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per spaccio di stupefacenti a carico di un soggetto coinvolto in un'attività di vendita capillare e prolungata. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché i motivi presentati erano meramente riproduttivi di quanto già esaminato e respinto in sede di appello. La Corte ha valorizzato l'abitualità della condotta, la vastità del territorio coinvolto e l'elevato quantitativo di droga movimentato, elementi che precludono la concessione delle attenuanti generiche.
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Attenuanti generiche: guida al diniego in Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità dei ricorsi presentati da tre imputati condannati per reati legati agli stupefacenti. Il fulcro della controversia riguardava il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha stabilito che il diniego operato nei gradi precedenti era correttamente motivato dalla gravità del fatto, dalla quantità di droga detenuta e dalla professionalità dell'attività di spaccio. Inoltre, per uno dei ricorrenti, ha pesato negativamente la commissione del reato mentre era già sottoposto alla misura dell'obbligo di firma, rendendo il ricorso manifestamente infondato.
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Trattamento sanzionatorio e spaccio di droga
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio. Il ricorrente contestava il trattamento sanzionatorio, ritenendolo eccessivo, ma i giudici hanno rilevato la genericità delle doglianze. La pena è stata considerata congrua in virtù della quantità di droga rinvenuta (circa 100 dosi) e della personalità del soggetto, già gravato da precedenti penali specifici per il possesso di ingenti quantitativi di marijuana. La decisione ribadisce che il trattamento sanzionatorio non può essere censurato in sede di legittimità se adeguatamente motivato dal giudice di merito.
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Lieve entità spaccio: quando viene esclusa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per traffico di stupefacenti, confermando l'esclusione della fattispecie di **lieve entità spaccio**. La decisione si basa sulla natura professionale dell'attività, caratterizzata dall'uso di collaboratori, dalla gestione di diverse tipologie di droghe (leggere e pesanti) e da oltre 1.300 cessioni documentate. La Corte ha ribadito che l'inserimento in un circuito criminale strutturato e la continuità operativa sono elementi incompatibili con il riconoscimento del fatto di lieve entità.
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Detenzione stupefacenti: prova dello spaccio e sanzioni
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione stupefacenti a carico di un soggetto sorpreso con circa 50 grammi di marijuana. La sostanza era stata occultata all'interno di un contatore elettrico condominiale. I giudici hanno ritenuto provata la destinazione allo spaccio grazie al rinvenimento di bilancini e materiale per il confezionamento, oltre all'incompatibilità economica dell'acquisto rispetto al reddito dell'imputato. È stata esclusa l'ipotesi della lieve entità poiché il fatto è avvenuto mentre il soggetto era già sottoposto a misure restrittive per reati analoghi.
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Trattamento sanzionatorio: criteri di calcolo pena
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione di hashish ai fini di spaccio, dichiarando inammissibile il ricorso dell'imputato. Il fulcro della controversia riguardava il trattamento sanzionatorio applicato dai giudici di merito. La Suprema Corte ha stabilito che la determinazione della pena è stata correttamente motivata attraverso i criteri dell'Art. 133 c.p., valorizzando il quantitativo di droga e la continuità criminale desunta dai precedenti penali. Il ricorso è stato giudicato generico e manifestamente infondato, comportando anche la condanna al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Detenzione ai fini di spaccio: i criteri di prova
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione ai fini di spaccio e resistenza a pubblico ufficiale nei confronti di due imputati. Gli elementi probatori, tra cui il possesso di circa 300 grammi di cocaina (pari a oltre 1700 dosi), strumenti di confezionamento e ingenti somme di denaro in contanti a fronte di uno stato di disoccupazione, hanno reso evidente la finalità commerciale. La Corte ha inoltre ribadito che il passeggero di un veicolo risponde di resistenza se partecipa attivamente alla fuga per occultare le prove del reato, escludendo l'ipotesi della lieve entità per la professionalità dimostrata.
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Reato continuato: quando spetta lo sconto di pena
La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio un'ordinanza del Tribunale di Roma che negava il riconoscimento del reato continuato tra i delitti di resistenza a pubblico ufficiale e detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio. Il giudice dell'esecuzione aveva escluso l'unicità del disegno criminoso basandosi su dichiarazioni difensive dell'imputato già smentite dalle sentenze definitive. La Suprema Corte ha stabilito che la contiguità temporale e il contesto operativo dei fatti impongono una valutazione più rigorosa degli indici di continuazione, vietando al giudice di utilizzare argomenti fattuali incompatibili con il giudicato per negare il beneficio sanzionatorio.
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Detenzione ai fini di spaccio: i rischi del reato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione ai fini di spaccio a carico di tre soggetti, rigettando la tesi dell'uso personale. La decisione si fonda sul rinvenimento di sostanza già suddivisa in dosi e di materiale per il confezionamento. La Corte ha inoltre chiarito che il comportamento dei familiari volto a ritardare l'ingresso della polizia costituisce un ausilio concreto alla detenzione illecita. Sono state negate le attenuanti generiche e la sospensione condizionale della pena a causa dei precedenti penali degli imputati.
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Detenzione di stupefacenti: purezza e limiti
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione di stupefacenti a carico di un soggetto trovato in possesso di cocaina con un grado di purezza del 95%. Tale purezza, idonea a produrre oltre 300 dosi, è stata ritenuta incompatibile con l'ipotesi del fatto di lieve entità. La difesa, che sosteneva la tesi della mera custodia per conto di terzi, non ha fornito prove adeguate, portando la Suprema Corte a dichiarare il ricorso inammissibile con conseguente condanna alle spese e alla sanzione pecuniaria.
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Ragionevole dubbio e spaccio in casa condivisa
La Corte di Cassazione ha confermato l'assoluzione di due imputati accusati di detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio, applicando il principio del ragionevole dubbio. Nonostante il ritrovamento di cocaina e crack in un giubbotto all'interno di un appartamento da loro occupato, la difesa ha dimostrato che l'immobile era frequentato da numerosi altri soggetti in modo promiscuo. La Suprema Corte ha ritenuto che la mera disponibilità dell'alloggio non fosse un indizio sufficiente a collegare con certezza la droga agli imputati, specialmente in assenza di riscontri oggettivi durante le perquisizioni personali.
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spaccio di stupefacenti: quando scatta il concorso
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per due soggetti accusati di spaccio di stupefacenti in concorso. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché la Corte territoriale ha correttamente motivato la partecipazione del proprietario dell'immobile all'attività illecita. Il rinvenimento di eroina e cocaina nella sua camera da letto, unitamente a un libro mastro, prova la sua consapevolezza e agevolazione del reato.
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Presunzione di spaccio: contanti e SIM contano più del peso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio. La decisione si basa sulla presunzione di spaccio derivante non dalla quantità di droga, ma dal possesso di una cospicua somma di denaro, due telefoni e tre SIM, a fronte di disoccupazione. Elementi ritenuti sufficienti a provare la destinazione alla vendita.
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Destinazione stupefacente: Cassazione inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un individuo condannato per detenzione di droga. La Corte ha confermato la valutazione dei giudici di merito, che avevano escluso l'uso personale basandosi su chiari indicatori della destinazione stupefacente alla vendita, come il confezionamento in dosi, il luogo del controllo e la quantità totale rinvenuta.
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Uso personale stupefacenti: quando è spaccio?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per spaccio di lieve entità. La difesa sosteneva la tesi dell'uso personale stupefacenti, ma la Corte ha ritenuto corretta la valutazione dei giudici di merito. Una serie di indizi, tra cui il possesso di droghe diverse (ketamina ed ecstasy) già suddivise in dosi, una cospicua somma di denaro contante e precedenti specifici, sono stati considerati sufficienti a escludere l'uso personale e a configurare l'ipotesi dello spaccio.
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Ricorso inammissibile spaccio: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di stupefacenti. La decisione si fonda sulla natura meramente ripetitiva dei motivi di ricorso, già ampiamente argomentati e respinti in appello. La condanna per spaccio, e non per uso personale, è stata confermata sulla base di plurimi elementi come la messaggistica e l'assenza di un'attività lavorativa stabile. L'inammissibilità comporta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile spaccio: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile per spaccio di stupefacenti. L'appello è stato respinto perché si limitava a ripetere motivi già esaminati e respinti dalla Corte d'Appello, che aveva logicamente motivato la destinazione alla vendita della sostanza sequestrata. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Attenuanti generiche: no se mancano elementi positivi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di sostanze stupefacenti. La Corte ha confermato che la suddivisione della sostanza e il possesso di materiale per il confezionamento sono indizi sufficienti per escludere l'uso personale. In tema di attenuanti generiche, ha ribadito che la sola incensuratezza non basta e la loro negazione è legittima se motivata dall'assenza di elementi positivi a favore dell'imputato.
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