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Confisca e spaccio: quando il denaro è provento

La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della Confisca di una somma di denaro rinvenuta durante un controllo per spaccio. Il ricorrente contestava l’ablazione di una piccola somma eccedente il prezzo di una singola vendita documentata. I giudici hanno stabilito che l’intera somma costituisce provento del reato, poiché la condotta includeva anche la detenzione di ovuli di cocaina pronti per la vendita. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile per genericità dei motivi.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 2926 Anno 2023
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Pubblicato il 15 aprile 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale

Confisca di denaro e reati di spaccio: la decisione della Cassazione

La Confisca del denaro rinvenuto durante un’operazione di polizia rappresenta uno degli strumenti più efficaci nel contrasto al traffico di stupefacenti. La Suprema Corte ha recentemente chiarito i criteri per l’ablazione delle somme trovate in possesso di chi detiene sostanze illecite. La questione centrale riguarda il nesso tra il denaro e l’attività criminale complessiva accertata dagli inquirenti.

Il caso: la contestazione sulla somma residua e la Confisca

Un soggetto è stato condannato a seguito di patteggiamento per il reato di spaccio di sostanze stupefacenti. Durante l’operazione, le autorità hanno sequestrato una somma di denaro superiore a quella derivante dalla singola vendita di tre dosi documentata dagli agenti. Il ricorrente ha impugnato il provvedimento sostenendo che la parte eccedente del denaro non fosse direttamente collegata al reato e che mancasse una giustificazione specifica per la sua acquisizione da parte dello Stato.

La decisione della Suprema Corte sulla Confisca

I giudici di legittimità hanno respinto il ricorso dichiarandolo inammissibile. La Corte ha evidenziato come la condotta contestata non si limitasse alla sola vendita delle tre dosi. L’imputato era stato trovato in possesso di ulteriori ovuli di cocaina, ingeriti al momento del controllo per occultare le prove. Questa circostanza dimostra una condotta di detenzione ai fini di spaccio più ampia, che giustifica l’apprensione dell’intera somma di denaro rinvenuta nella sua disponibilità.

Il nesso tra detenzione e proventi illeciti

Il denaro trovato addosso a chi esercita lo spaccio viene considerato provento del reato anche se non corrisponde esattamente al prezzo di una singola cessione. La presenza di altra droga pronta per essere immessa sul mercato crea un nesso logico e giuridico con le somme di denaro rinvenute nel medesimo contesto. La motivazione del tribunale territoriale è stata ritenuta corretta e non adeguatamente contestata dal ricorrente, il cui motivo di impugnazione è risultato troppo generico.

Le motivazioni

La Cassazione ha sottolineato che il motivo di ricorso era manifestamente infondato. Il tribunale aveva già ampiamente motivato il nesso tra il denaro e l’attività illecita complessiva. La condotta di detenzione di quattro ovuli di cocaina, del peso complessivo di 2,5 grammi, integra perfettamente la fattispecie di reato. Di conseguenza, ogni somma di denaro trovata nella disponibilità del soggetto in quel contesto è legittimamente soggetta a misura ablativa in quanto frutto dell’attività criminale.

Le conclusioni

Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con conseguente condanna al pagamento delle spese processuali. Oltre alle spese, il ricorrente deve versare una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle Ammende a causa della natura manifestamente infondata dell’impugnazione. Questa sentenza ribadisce che la prova del nesso tra denaro e spaccio può derivare dal contesto complessivo dell’attività illecita accertata, rendendo legittima l’acquisizione patrimoniale da parte dello Stato.

È possibile confiscare denaro oltre quello derivante da una singola vendita?
Sì, se il giudice ritiene che l’intera somma sia comunque riconducibile all’attività di spaccio complessiva, inclusa la detenzione di altra droga pronta per la cessione.

Cosa succede se il ricorso in Cassazione contro la confisca è generico?
Il ricorso viene dichiarato inammissibile e il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria alla Cassa delle Ammende.

Il patteggiamento impedisce di contestare la confisca del denaro?
No, ma i motivi di ricorso devono essere specifici e devono confutare logicamente il nesso tra il denaro sequestrato e l’attività illecita contestata.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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