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Sequestro Preventivo — Anno 2025

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775 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Sequestro Preventivo

Provvedimenti

Sequestro preventivo: prova della titolarità dei beni
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un terzo che rivendicava la proprietà di una cospicua somma di denaro e beni di lusso oggetto di sequestro preventivo. La Corte ha ritenuto la versione dei fatti del ricorrente inverosimile e la documentazione prodotta non sufficiente a provare in modo inequivocabile la titolarità, confermando che il ricorso contro tali misure è limitato alla sola violazione di legge e non può contestare la logicità della motivazione del giudice.
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Sequestro preventivo: denaro e droga, la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due individui condannati per traffico di stupefacenti. La sentenza conferma la legittimità del sequestro preventivo di un'ingente somma di denaro, ritenuta strumentale al reato, e la correttezza della valutazione sulla diversa gravità dei ruoli tra cedente e corriere. La Corte ha stabilito che per giustificare il sequestro preventivo è sufficiente il nesso di pertinenzialità tra il bene e l'attività criminosa, anche se non si tratta del profitto diretto del reato contestato.
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Periculum in mora: sequestro preventivo e frode fiscale
La Corte di Cassazione conferma un sequestro preventivo per una frode fiscale da oltre 1,3 milioni di euro. La decisione si fonda sulla sussistenza del periculum in mora, ovvero il rischio concreto che gli indagati disperdano i beni. La Corte ha ritenuto che l'intestazione fittizia di tutti i beni a un coniuge, mentre l'altro, considerato l'amministratore di fatto, risulta nullatenente, costituisca un valido indice di tale pericolo, giustificando il sequestro finalizzato alla confisca.
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Reato presupposto: necessario per il sequestro
La Corte di Cassazione ha annullato un sequestro preventivo di 97.500 euro, stabilendo che per il reato di ricettazione è indispensabile individuare la tipologia del reato presupposto da cui proviene il denaro. Il semplice possesso della somma, anche se ingente, non è sufficiente a giustificare la misura cautelare se manca l'indicazione dell'origine delittuosa dei beni.
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Sequestro quote societarie: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un socio per l'annullamento del sequestro quote societarie. Anche se estraneo al reato, il suo interesse a riavere le quote è nullo quando l'intera azienda è sequestrata e posta sotto amministrazione giudiziaria per prevenire la continuazione di attività illecite. La decisione sottolinea che, in tali contesti, la priorità è impedire la protrazione del reato, rendendo irrilevante la posizione soggettiva del singolo socio se l'impresa nel suo complesso è considerata uno strumento per commettere illeciti.
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Legittimazione ricorso sequestro: chi può impugnare?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da due indagati per la restituzione di materiali da scavo sequestrati. La decisione si fonda sulla mancanza di legittimazione a proporre ricorso, poiché tale diritto spetta esclusivamente alla società titolare dei beni e dell'interesse alla restituzione, la quale deve agire tramite un legale con procura speciale, e non agli indagati stessi.
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Motivazione apparente: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro un'ordinanza di sequestro preventivo, ribadendo che la nozione di 'motivazione apparente' si applica solo in caso di assenza totale di argomentazione o di frasi di stile, non per contestare la logicità delle valutazioni di merito del giudice. Il caso riguardava la cessione di un ramo d'azienda nel settore dei rifiuti, sospettata di essere finalizzata a eludere misure patrimoniali e a proseguire attività illecite.
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Sequestro preventivo opere abusive: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un proprietario contro un'ordinanza di sequestro preventivo per opere abusive. Il caso riguardava interventi edilizi su porticati preesistenti, già abusivi, trasformati in nuove unità abitative. La Corte ha stabilito che la modifica di un'opera abusiva costituisce un nuovo reato, giustificando pienamente il sequestro preventivo per la sussistenza del 'fumus del reato' e del 'periculum in mora', dato l'aggravio del carico urbanistico e l'impatto paesaggistico.
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Sequestro preventivo: senza limiti di tempo? Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imprenditore contro un'ordinanza che manteneva un sequestro preventivo sui beni della sua società. Il ricorrente lamentava l'assenza di un termine massimo di durata della misura, ritenendola incostituzionale. La Corte ha stabilito che, a differenza delle misure cautelari personali, il sequestro preventivo non è soggetto a termini di decadenza, poiché la tutela della libertà personale è diversa e più intensa rispetto a quella del patrimonio. La scelta del legislatore di non prevedere limiti temporali è stata quindi giudicata ragionevole e non incostituzionale.
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Diritto di credito del terzo: bene sotto sequestro
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'investitrice che chiedeva la restituzione di oro depositato presso una società e poi sottoposto a sequestro preventivo. Il suo diritto di proprietà si è trasformato in un diritto di credito del terzo da far valere nelle procedure concorsuali previste dal Codice Antimafia, non potendo più ottenere il dissequestro del bene specifico, ormai venduto dall'amministratore giudiziario.
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Terzo in buona fede: come tutelarsi nel sequestro
Un investitore aveva depositato oro presso una società tramite un contratto di investimento. A seguito di un sequestro preventivo dei beni della società per reati tributari, l'investitore ha chiesto la restituzione del suo oro. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il suo ricorso, chiarendo che il terzo in buona fede non può agire con un appello diretto per il dissequestro, ma deve insinuare il proprio diritto di credito nelle apposite procedure di verifica dello stato passivo previste dal Codice Antimafia. La decisione si basa sull'impossibilità di identificare fisicamente l'oro specifico dell'investitore, che era confluito nel patrimonio generale della società sequestrata.
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Diritti dei terzi su beni sequestrati: la Cassazione
La Corte di Cassazione chiarisce la tutela dei diritti dei terzi in buona fede i cui beni sono coinvolti in un sequestro preventivo. La sentenza analizza il caso di un'investitrice che, a seguito del sequestro di oro depositato presso una società, ha visto il suo diritto di proprietà trasformarsi in un diritto di credito. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso per la restituzione del bene, specificando che la corretta procedura da seguire è quella della verifica dei crediti prevista dal Codice Antimafia, dato che il bene originario era stato venduto e il ricavato versato al Fondo Unico Giustizia.
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Sequestro preventivo: inammissibile appello del terzo
Un investitore, il cui oro era detenuto da una società soggetta a sequestro preventivo, si è visto respingere il ricorso per la restituzione. La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità, stabilendo che, una volta che il bene è stato confuso con il patrimonio aziendale e venduto, il diritto del terzo si trasforma in un credito da far valere nelle procedure previste dal Codice Antimafia.
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Sequestro preventivo: limiti ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della Procura contro l'annullamento di un sequestro preventivo a carico di un'azienda di riciclo. La sentenza chiarisce i rigidi limiti del ricorso in Cassazione in materia cautelare, che può basarsi solo su una 'violazione di legge' e non su una diversa valutazione dei fatti o sulla logicità della motivazione del giudice del riesame. Inoltre, è stato ribadito che il ricorso deve affrontare sia il 'fumus commissi delicti' sia il 'periculum in mora' per essere ammissibile.
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Licenziamento azienda sequestrata: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento di un dipendente di un'azienda soggetta a sequestro preventivo. La sentenza chiarisce che il termine di sei mesi per la decisione sui contratti, previsto dalla normativa antimafia (D.Lgs. 159/2011), non è perentorio ma acceleratorio. Viene inoltre stabilito che in questo contesto speciale non si applicano le tutele ordinarie del diritto del lavoro, come l'obbligo di repechage. Il licenziamento in un'azienda sequestrata segue quindi regole specifiche che prevalgono sulla disciplina comune.
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Reato di truffa aggravata e reati tributari: il confine
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 30540/2025, ha rigettato il ricorso di un Procuratore, stabilendo un importante principio di diritto sul confine tra reato di truffa aggravata ai danni dello Stato e reati tributari. Il caso riguardava una contribuente che aveva ottenuto un indebito rimborso fiscale tramite una dichiarazione dei redditi contenente dati fittizi. La Corte ha chiarito che, se la condotta fraudolenta si esaurisce nella presentazione della dichiarazione falsa senza ulteriori e autonomi 'artifici e raggiri', si applica la normativa speciale sui reati tributari (come la dichiarazione infedele) e non quella generale sulla truffa. Poiché l'importo evaso era al di sotto delle soglie di punibilità previste dalla legge tributaria, è stata confermata la revoca del sequestro preventivo disposto inizialmente.
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Reati tributari: il confine con la truffa aggravata
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un Pubblico Ministero, confermando l'annullamento di un sequestro preventivo. Il caso riguardava una frode fiscale per ottenere rimborsi indebiti tramite dichiarazioni fraudolente. La Corte ha stabilito che, in assenza di un profitto ulteriore e diverso dalla mera evasione fiscale, si applica la normativa speciale sui reati tributari e non quella generale sulla truffa. Poiché gli importi contestati erano al di sotto delle soglie di punibilità previste dalla legge tributaria, il sequestro è stato ritenuto illegittimo per mancanza del 'fumus commissi delicti'.
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Profitto associazione: inammissibile ricorso del PM
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Pubblico Ministero avverso un'ordinanza che annullava un sequestro preventivo. Il sequestro riguardava i proventi di una presunta frode fiscale. La Corte ha stabilito che il ricorso è inammissibile perché non contesta il punto centrale della decisione impugnata: l'accertata estraneità di un indagato all'associazione a delinquere. Di conseguenza, le argomentazioni sulla confisca del profitto associazione risultano irrilevanti per il caso specifico.
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Diritto di credito sequestro: la tutela del terzo
Un investitore, terzo estraneo a un procedimento penale, chiede la restituzione di metalli preziosi finiti sotto sequestro preventivo. La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso, stabilendo che il suo diritto si è trasformato in un diritto di credito da far valere nelle procedure concorsuali previste dal Codice Antimafia, e non con un'istanza di dissequestro. La Corte ha sottolineato che, una volta venduto l'oro o accertata la sua non specifica identificazione, l'interesse alla restituzione del bene specifico viene meno, lasciando spazio solo alla tutela del diritto di credito sequestro.
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Fatture inesistenti: Cassazione su appalto di manodopera
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso degli amministratori di due società contro un sequestro preventivo. Il caso riguarda un'ipotesi di appalto di manodopera mascherato, finalizzato all'evasione dell'IVA tramite l'utilizzo di fatture inesistenti. La Corte ribadisce che il ricorso di legittimità non può riesaminare i fatti e sottolinea l'importanza del principio di autosufficienza degli atti.
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