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Sequestro Preventivo — Anno 2025

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775 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Sequestro Preventivo

Provvedimenti

Inammissibilità appello cautelare: cosa sapere
La Corte di Cassazione conferma la decisione di inammissibilità di un appello cautelare relativo a un veicolo sotto sequestro. La sentenza chiarisce che un'impugnazione è inammissibile se non contiene richieste specifiche e se confonde la competenza del Giudice, affrontando questioni (la restituzione del bene) diverse da quelle dell'atto impugnato (l'affidamento in custodia). Questo caso sottolinea l'importanza del rigore formale nella presentazione dei ricorsi per evitare una declaratoria di inammissibilità dell'appello cautelare.
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Sequestro preventivo: la motivazione del periculum
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro un'ordinanza di sequestro preventivo di una cospicua somma di denaro. La Corte ha ritenuto che il Tribunale del riesame avesse adeguatamente motivato il 'periculum in mora', ossia il rischio concreto di dispersione del bene, basandosi su una serie di elementi logici, tra cui l'origine illecita del denaro, la sua riconducibilità a un familiare condannato per associazione mafiosa e usura, e la precarietà della situazione abitativa del ricorrente.
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Sequestro preventivo: motivazione apparente annulla l’atto
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di sequestro preventivo riguardante un trattore agricolo. La decisione è fondata sulla motivazione solo apparente del Tribunale del Riesame, che non aveva adeguatamente valutato le argomentazioni della difesa relative all'assenza di una clausola di riserva della proprietà nel contratto di vendita, elemento decisivo per escludere il reato di appropriazione indebita.
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Diritto di difesa: riesame senza atti, la Cassazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che la decisione del Tribunale del Riesame su un sequestro preventivo, emessa senza la tempestiva disponibilità degli atti del Pubblico Ministero, non è automaticamente nulla. Per invalidare la decisione, il ricorrente deve dimostrare un concreto pregiudizio al suo diritto di difesa, specificando quali argomenti difensivi non ha potuto sollevare a causa di tale mancanza. Una lamentela generica non è sufficiente.
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Procura speciale: ricorso inammissibile del terzo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una terza interessata contro un sequestro preventivo, poiché il suo difensore non era munito di procura speciale. La mancanza di questo requisito formale ha impedito l'esame nel merito della questione, confermando il sequestro di un immobile considerato profitto di un reato di appropriazione indebita.
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Sequestro veicolo: quando l’acquisto è incerto
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro un'ordinanza di sequestro veicolo. Nonostante l'acquirente sostenesse l'acquisto in buona fede basandosi sulla registrazione al PRA, la proprietà del mezzo era incerta a causa di rivendicazioni contrapposte (una da una società di leasing, l'altra dall'acquirente stesso). La Corte ha ritenuto corretto mantenere il sequestro veicolo e rinviare la questione della proprietà al giudice civile.
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Ricorso cassazione sequestro: limiti e motivi
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un Pubblico Ministero contro l'annullamento di un sequestro preventivo. La decisione chiarisce che il ricorso per cassazione sequestro può essere fondato solo su una violazione di legge, escludendo i vizi di motivazione come l'illogicità o la contraddittorietà, in linea con l'art. 325 del codice di procedura penale.
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Rinuncia all’impugnazione: inammissibilità e sanzione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso a seguito della formale rinuncia all'impugnazione presentata dal difensore. Il caso riguardava il sequestro di autovelox per un'ipotesi di frode in pubbliche forniture. La Corte ha confermato che la rinuncia comporta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria, come previsto dalla legge.
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Rinuncia al ricorso: inammissibilità e condanna
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso presentato dal legale rappresentante di una società contro un sequestro preventivo di rilevatori di velocità. La decisione non entra nel merito, ma si fonda sulla formale rinuncia al ricorso da parte del ricorrente. La Corte ribadisce che tale atto comporta l'automatica condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Rinuncia al ricorso: conseguenze e inammissibilità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso a seguito della formale rinuncia presentata dal ricorrente. La sentenza chiarisce che la rinuncia al ricorso comporta non solo la chiusura del procedimento, ma anche la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria, poiché la legge non distingue tra le varie cause di inammissibilità.
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Uso immobile sequestrato: la Cassazione dice no
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto che chiedeva di poter continuare a utilizzare il proprio immobile, sottoposto a sequestro preventivo finalizzato alla confisca per reati fiscali. La Corte ha ribadito che l'uso immobile sequestrato è incompatibile con le finalità della misura cautelare, il cui scopo primario è sottrarre il bene alla disponibilità dell'indagato per garantirne l'integrità in vista della futura confisca, indipendentemente dalla tipologia di sequestro applicata.
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Diritto del terzo sequestro: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un investitore che chiedeva la restituzione di oro oggetto di sequestro preventivo. La Corte ha stabilito che, una volta che il bene fungibile (oro) è stato venduto e il ricavato versato al Fondo Unico di Giustizia, il diritto del terzo sequestro si trasforma in un mero diritto di credito. L'investitore, seppur in buona fede, deve quindi far valere le sue ragioni nell'apposita procedura di verifica dei crediti, non potendo più ottenere la restituzione del bene specifico. L'appello è stato inoltre ritenuto inammissibile perché ripropositivo di questioni già decise.
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Diritti dei terzi e sequestro: quando l’appello è out
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto terzo che chiedeva la restituzione di oro, o del suo controvalore, oggetto di un contratto di investimento con una società poi sottoposta a sequestro preventivo. La decisione si fonda sulla trasformazione del diritto di proprietà in un mero diritto di credito, data l'impossibilità di distinguere i beni del terzo da quelli della società. La Corte ha chiarito che la tutela dei diritti dei terzi in buona fede deve avvenire tramite le procedure concorsuali previste dal Codice Antimafia, non con un'istanza di dissequestro quando manca un interesse concreto e attuale.
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Sequestro preventivo: tutela dei beni di terzi
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un investitore che chiedeva la restituzione di oro oggetto di un contratto di investimento, confluito nel patrimonio di una società sottoposta a sequestro preventivo. La Corte chiarisce che, in caso di beni non più specificamente identificabili, il diritto del terzo si trasforma in un diritto di credito da far valere nelle apposite procedure di verifica del passivo, rendendo l'istanza di dissequestro priva di un interesse concreto ed attuale.
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Sequestro beni terzi: ricorso inammissibile
Una terza di buona fede, che aveva investito in oro tramite una società, si è vista sequestrare i propri beni. L'oro è stato poi venduto con autorizzazione giudiziaria. La sua istanza di dissequestro del bene o del controvalore è stata respinta. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che la via corretta non è la richiesta di dissequestro, ma la procedura di insinuazione al passivo prevista dal Codice Antimafia. Il caso chiarisce le procedure a tutela dei terzi nel contesto di un sequestro beni terzi.
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Diritti del terzo in buona fede: sequestro e credito
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'investitrice che chiedeva la restituzione di oro da una società soggetta a sequestro preventivo. La sentenza stabilisce che, una volta che il bene specifico non è più identificabile o è stato liquidato, i diritti del terzo in buona fede si trasformano da diritto di proprietà a diritto di credito, da far valere nelle procedure previste dal Codice Antimafia.
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Dissequestro terzo creditore: quando l’appello è inammissibile
Un terzo, creditore in buona fede di una società sottoposta a sequestro, chiedeva il dissequestro di metalli preziosi. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha stabilito che la corretta procedura per il recupero del credito non è l'appello per il dissequestro, specialmente se l'asset è stato venduto, ma l'insinuazione al passivo secondo il Codice Antimafia. L'appello meramente ripetitivo di istanze già respinte è inammissibile.
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Sequestro preventivo e ne bis in idem: la Cassazione
La Corte di Cassazione si è pronunciata sulla legittimità di un secondo sequestro preventivo emesso dopo l'annullamento di un primo provvedimento. Il caso riguarda un'imprenditrice accusata di reati fiscali. La Corte ha stabilito che il principio del 'ne bis in idem' non si applica se l'annullamento iniziale era basato su vizi formali, come la carenza di motivazione sul 'periculum in mora', e non su una valutazione di merito. La sentenza chiarisce che la presentazione di nuovi elementi investigativi o la necessità di sanare un difetto di motivazione possono giustificare un nuovo provvedimento cautelare, respingendo così il ricorso dell'indagata.
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Ne bis in idem cautelare: i limiti al nuovo sequestro
Una società, indagata per frode fiscale, impugna un secondo decreto di sequestro preventivo emesso dopo l'annullamento del primo. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso, chiarendo i limiti del principio del ne bis in idem cautelare. La Corte stabilisce che, se il primo annullamento avviene per vizi formali (come la carenza di motivazione sul 'periculum in mora') e prima del deposito delle motivazioni, non si forma un giudicato cautelare. Di conseguenza, è legittima l'emissione di un nuovo provvedimento, specialmente se basato su nuovi elementi investigativi che dimostrano il rischio di dispersione del patrimonio.
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Ne bis in idem cautelare: il nuovo sequestro è valido
Un imprenditore, accusato di reati fiscali, si oppone a un secondo sequestro preventivo sui suoi beni, sostenendo la violazione del principio del 'ne bis in idem cautelare', dopo che un primo provvedimento era stato annullato per un difetto di motivazione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che è possibile emettere una nuova misura cautelare se l'annullamento precedente è avvenuto per ragioni puramente formali, come la carenza di motivazione sul 'periculum in mora', e non ha toccato il merito della questione. La Corte ha inoltre sottolineato la legittimità del nuovo provvedimento in presenza di nuovi elementi investigativi.
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