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Ricorrente — Anno 2023

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436 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Ricorrente

Provvedimenti

Estinzione del giudizio di cassazione: un caso pratico
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio di cassazione a seguito della rinuncia al ricorso da parte dei ricorrenti e della contestuale accettazione della controparte. La decisione si basa sull'applicazione dell'art. 390 c.p.c., che regola appunto la rinuncia al ricorso. Le spese del procedimento sono state compensate tra le parti, chiudendo definitivamente la controversia in sede di legittimità.
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Ricorso improcedibile: cosa succede se manca la copia
Una società ha intentato una causa contro un istituto di credito per presunte anomalie bancarie. Dopo aver perso in primo e secondo grado, il suo ricorso in Cassazione è stato dichiarato improcedibile. La Suprema Corte ha rilevato il mancato deposito della copia autentica della decisione impugnata e della relativa notifica, un requisito procedurale fondamentale che ha reso impossibile l'esame del merito del ricorso.
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Segnalazione Centrale Rischi: il danno non è automatico
Una cittadina ha citato in giudizio un istituto di credito per un'illegittima segnalazione alla Centrale Rischi. La Corte d'Appello aveva negato il risarcimento per mancanza di prove concrete del danno. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha confermato questa decisione, ribadendo un principio fondamentale: il danno derivante da una Segnalazione Centrale Rischi non è mai automatico o presunto ('in re ipsa'), ma deve essere specificamente allegato e dimostrato da chi lo subisce. L'appello della cittadina è stato quindi respinto perché considerato un tentativo di riesaminare nel merito i fatti, attività non consentita in sede di legittimità.
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Decadenza rimborso IRPEF: la Cassazione decide
Un contribuente ha richiesto un rimborso IRPEF basandosi su una legge agevolativa successiva ai pagamenti. La Cassazione ha stabilito che la richiesta era tardiva, chiarendo che il termine di decadenza rimborso IRPEF di due anni decorre dall'entrata in vigore della legge che crea il diritto al rimborso (jus superveniens), e non da proroghe successive relative ad altre fattispecie.
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Prescrizione crediti lavoro: quando decorre il termine?
Un lavoratore ha richiesto differenze retributive per mansioni superiori. La società ha eccepito la prescrizione. La Corte di Cassazione ha stabilito che, a seguito delle riforme dal 2012, il rapporto di lavoro non è più considerato stabile. Pertanto, la prescrizione dei crediti lavoro decorre solo dalla cessazione del rapporto, per tutelare il lavoratore dal timore di ritorsioni. Il ricorso dell'azienda è stato respinto.
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Lista Falciani: prova valida per l’accertamento
La Corte di Cassazione ha stabilito la piena legittimità dell'utilizzo della cosiddetta 'lista Falciani' ai fini dell'accertamento fiscale. L'Agenzia delle Entrate aveva contestato a un contribuente redditi non dichiarati derivanti da capitali detenuti all'estero, basandosi sui dati provenienti dalla lista. Sebbene la commissione tributaria regionale avesse annullato l'avviso di accertamento, ritenendo i dati un mero indizio insufficiente, la Suprema Corte ha ribaltato la decisione. È stato affermato che le informazioni contenute nella lista Falciani costituiscono una presunzione grave, precisa e concordante, idonea a fondare la pretesa fiscale e a invertire l'onere della prova, ponendolo a carico del contribuente.
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Prescrizione crediti lavoro: quando decorre il termine?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30193/2023, ha stabilito che la prescrizione crediti lavoro, come le differenze retributive, non decorre in costanza di rapporto. A seguito delle riforme del 2012 e 2015, il lavoro a tempo indeterminato non gode più di un regime di stabilità reale, pertanto il termine di prescrizione inizia a correre solo dalla cessazione del rapporto per tutelare il lavoratore dal timore di ritorsioni. La Corte ha così rigettato il ricorso di un'azienda, confermando il diritto di un dipendente a ricevere le differenze retributive maturate dal 2007.
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Estinzione del giudizio: la rinuncia al ricorso
Un cittadino aveva presentato ricorso in Cassazione contro una decisione del Giudice di Pace. Tuttavia, prima della discussione, ha formalmente rinunciato al ricorso. La Corte di Cassazione, prendendo atto della rinuncia, ha applicato la legge e dichiarato l'estinzione del giudizio. Questo caso chiarisce come un atto di parte possa determinare la fine definitiva del processo.
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Espulsione e legami familiari: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che confermava l'espulsione di un cittadino straniero, stabilendo un principio fondamentale in materia di espulsione e legami familiari. La Corte ha chiarito che il giudice di merito ha l'obbligo di valutare la natura e l'effettività dei vincoli familiari dell'individuo, anche in assenza di una formale richiesta di ricongiungimento. La decisione del Giudice di Pace è stata cassata perché si era limitata a constatare la mancanza di un titolo di soggiorno, omettendo completamente l'analisi dei rapporti familiari, come invece imposto dalla normativa vigente.
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Accompagnamento alla frontiera: quando è legittimo
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un cittadino straniero contro un provvedimento di accompagnamento alla frontiera. La Corte ha stabilito che la mancata traduzione dell'ordinanza giudiziaria di convalida non ne causa la nullità, che il diritto a restare non sussiste se la domanda di protezione è già stata respinta, e che la mancanza di passaporto giustifica l'accompagnamento coattivo anziché la partenza volontaria.
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Ricorso inammissibile per mancata notifica al Ministero
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da un cittadino straniero contro un decreto del Giudice di Pace. La decisione si fonda su un vizio procedurale decisivo: la mancata notifica dell'atto di ricorso al Ministero dell'Interno, legittimo contraddittore nel procedimento. Questo errore ha impedito l'instaurazione di un corretto contraddittorio, rendendo impossibile l'esame nel merito delle censure sollevate dal ricorrente.
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Trattenimento stranieri: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino straniero contro la convalida di un decreto di trattenimento. Il ricorso era basato su argomentazioni relative alla proroga del trattenimento, mentre il caso concreto riguardava un nuovo e autonomo provvedimento restrittivo emesso a seguito di un nuovo decreto di espulsione. La Corte ha stabilito che i motivi del ricorso devono essere aderenti alla situazione di fatto accertata, rendendo le doglianze sul tema della proroga non pertinenti e quindi inammissibili per il caso di un nuovo provvedimento di trattenimento stranieri.
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Onere della prova nel lavoro: la badante deve provare
Una lavoratrice domestica ha citato in giudizio il nipote della persona assistita per ottenere differenze retributive, sostenendo che fosse il suo datore di lavoro o erede. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando le decisioni dei gradi precedenti. Il motivo principale è che la lavoratrice non ha soddisfatto l'onere della prova, non riuscendo a dimostrare che il convenuto fosse effettivamente il soggetto obbligato al pagamento, al di là della semplice prestazione lavorativa.
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Notificazione ricorso: errore? La Cassazione ordina
Una società, in qualità di custode giudiziario, ha proposto ricorso in Cassazione per ottenere un compenso maggiore. Tuttavia, ha commesso un errore nella notificazione del ricorso, non notificandolo alla Procura della Repubblica, parte necessaria del processo. La Corte di Cassazione, anziché dichiarare inammissibile il ricorso, ha ordinato alla società di sanare il vizio entro 60 giorni, garantendo così il diritto di difesa di tutte le parti.
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Patto commissorio: quando il lease back è nullo
Una società di leasing ha visto il suo contratto di sale and lease back dichiarato nullo per violazione del divieto di patto commissorio. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, ritenendo che l'operazione mascherasse una garanzia per un debito preesistente, data la difficoltà economica del venditore e le condizioni sproporzionate. Il ricorso della società è stato dichiarato inammissibile poiché mirava a una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità.
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Estinzione processo: rinuncia al ricorso in Cassazione
In un caso di differenze retributive, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo a seguito della rinuncia al ricorso da parte della parte ricorrente, accettata dalla controparte. La Corte ha chiarito che in caso di estinzione del processo non sono dovute né le spese legali né il raddoppio del contributo unificato, previsto solo per i casi di rigetto o inammissibilità.
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Licenziamento condizionato: quando è valido?
Una lavoratrice impugna un secondo licenziamento condizionato, sostenendo che avesse revocato il primo. La Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, confermando la validità del primo licenziamento, regolarmente notificato tramite 'compiuta giacenza'. La sentenza chiarisce che il secondo licenziamento, subordinato a una condizione, era privo di effetti.
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Prescrizione crediti di lavoro: quando decorre?
La Corte di Cassazione ha stabilito che la prescrizione dei crediti di lavoro, come le differenze retributive, inizia a decorrere solo dalla cessazione del rapporto e non durante il suo svolgimento. Questa decisione si basa sulla constatazione che le riforme del lavoro, a partire dal 2012, non garantiscono una stabilità reale del posto, esponendo il lavoratore a un potenziale 'metus' (timore) nel far valere i propri diritti. Di conseguenza, il ricorso di una società di trasporti, che sosteneva l'avvenuta prescrizione del diritto di un dipendente al riconoscimento dell'anzianità maturata in apprendistato, è stato respinto.
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Leasing pre-fallimento: onere della prova del credito
Una società di leasing ha visto respingere la sua domanda di ammissione al passivo nel fallimento di un'azienda cliente. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che in un caso di leasing pre-fallimento, spetta al creditore (la società di leasing) fornire la prova necessaria a quantificare il proprio credito, in particolare allegando elementi sul valore del bene recuperato. Senza questa prova, la domanda non può essere accolta.
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Rinuncia al ricorso: estinzione e spese legali
La Corte di Cassazione chiarisce le conseguenze della rinuncia al ricorso accettata dalla controparte. Con l'ordinanza in esame, i giudici hanno dichiarato l'estinzione del giudizio, compensato le spese legali e escluso l'obbligo di versare il doppio del contributo unificato, poiché tale sanzione non si applica in caso di rinuncia.
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